Generazione Z: i giovani e il sogno della casa di proprietà

I ragazzi della Generazione Z, ovvero i nati fra gli anni 90 e i primi 2000, hanno ancora il mito della casa di proprietà. Lo rivela una recente indagine condotta dal Gruppo Gabetti in collaborazione con la società di ricerche Toluna. Si scopre così che il 38% dei giovani tra i 20 e i 30 anni ha l’intenzione di acquistare un’abitazione nei prossimi cinque anni. 

Acquisto o affitto?

All’interno della Gen Z, circa il 40% dei giovani desidera possedere una casa, mentre il 27% preferisce l’affitto. In generale, il potenziale acquirente “tipo” ha tra i 25 e i 30 anni, un lavoro stabile e convive già.
Al contrario, chi opta per l’affitto tende ad avere un’età inferiore (20-24 anni), studia ancora e vive con i genitori o coinquilini.

Come si ricerca la casa perfetta

La maggior parte dei giovani ha già iniziato a cercare la sua futura dimora. Il 47% degli appartenenti alla Generazione Z controlla le offerte online, il 40% condivide i propri progetti e desideri con amici e parenti, mentre il 38% si concentra soprattutto sulle possibilità di spendere meno.  In questo contesto, i canali digitali giocano un ruolo predominante nella ricerca della proprietà ideale.

Il 65% degli intervistati utilizza siti web o app specializzate, canali digitali di agenzie immobiliari, blog e gruppi sui social. Il 60% si affida ai consigli e alle raccomandazioni di amici e familiari, mentre il 46% si basa sui canali tradizionali, come agenzie immobiliari, pubblicità, annunci e cartelloni.

Il ruolo delle agenzie immobiliari

Nel caso delle agenzie immobiliari, lo studio ha dimostrato che esse sono fondamentali, soprattutto per chi ci ha già avuto a che fare (52% contro il 35%). Le agenzie rappresentano il canale principale per l’ingresso nel mercato immobiliare, specialmente tra i giovani interessati all’acquisto rispetto a coloro che preferiscono l’affitto (38% e 32% rispettivamente).
La percezione dell’agente immobiliare è quindi più che positiva, anche perchè i giovani acquirenti riconoscono ai professionisti il ruolo di facilitatori nel processo d’acquisto, prestando particolare attenzione agli aspetti burocratici e all’assistenza legale.

La necessità di rapporti reali 

Nonostante il canale digitale sia solitamente considerato più rapido e agevole per le operazioni immobiliari, la maggioranza dei giovani (60%) ha espresso il desiderio di avere un contatto diretto con un agente esperto.
I potenziali acquirenti cercano una relazione con un professionista serio, affidabile, empatico e in grado di comprendere le loro esigenze.

Pubblicato
Categorie: Società

Il Cloud italiano? Oggi vale 5,5 miliardi di euro

Il mercato del Cloud italiano nel 2023 ha continuato a crescere in modo significativo, raggiungendo un valore complessivo di 5,51 miliardi di euro, con un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Questo consolidamento del mercato è il risultato di una crescente consapevolezza tecnologica tra le imprese italiane, che hanno intrapreso percorsi di digitalizzazione sempre più orientati verso l’uso del Cloud. 

La vera trasformazione è ancora lunga

Tuttavia, la strada verso una vera trasformazione culturale e organizzativa è ancora lunga. La componente Public & Hybrid Cloud, che comprende i servizi offerti da fornitori esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, ha registrato la crescita più significativa, con una spesa di 3,729 miliardi di euro, rappresentando un aumento del 24% rispetto al 2022. Questo settore sta diventando sempre più centrale nel panorama del Cloud italiano.

I servizi infrastrutturali (IaaS) hanno registrato una crescita del 29%, raggiungendo un valore di 1,511 miliardi di euro, alla pari con i servizi Software (SaaS), storicamente più diffusi. Questo aumento è stato sostenuto dalle grandi imprese, che hanno allocato i loro budget su progetti strategici pluriennali con contratti a tariffe bloccate, mitigando così gli effetti dell’aumento dell’inflazione.

Il Public & Hybrid Cloud registra la crescita maggiore 

Il Public & Hybrid Cloud rappresenta una parte significativa del mercato, con una spesa di 3,729 miliardi di euro e una crescita del 24% rispetto al 2022. Allo stesso tempo, il Virtual & Hosted Private Cloud, che comprende i servizi infrastrutturali presso fornitori esterni, ha raggiunto 1,034 miliardi di euro, con un aumento del 9%. La Data Center Automation, che riguarda la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, è cresciuta del 10%, raggiungendo un totale di 748 milioni di euro.
All’interno del Public & Hybrid Cloud, l’IaaS ha registrato la crescita più significativa, raggiungendo un valore di 1,511 miliardi di euro (+29% rispetto al 2022) e rappresentando il 41% del totale. Questo aumento è stato favorito soprattutto dalle Virtual Machine, che sono strumenti abilitanti per lo sviluppo di nuovi servizi legati all’Intelligenza Artificiale generativa. Il PaaS ha registrato una crescita del 27%, raggiungendo un totale di 686 milioni di euro, grazie alle opportunità legate all’Intelligenza Artificiale e all’Analytics.

Le grandi imprese concentrano la spesa

La spesa Cloud in Italia è ancora prevalentemente rappresentata dalle grandi imprese (87%), ma le PMI stanno aumentando l’adozione di servizi nel Public Cloud (+34%), raggiungendo un totale di 478 milioni di euro nel 2023.

Le grandi imprese hanno ormai spostato oltre la metà delle loro applicazioni aziendali (51%) nel Cloud, ma ci sono ancora sfide da affrontare per una vera trasformazione nell’uso della tecnologia. Una cultura organizzativa diffusa misura ancora l’apporto del Cloud principalmente in termini di risparmio sui costi, invece di considerarlo come un catalizzatore per l’innovazione e la digitalizzazione. Questa mentalità inibisce la vera trasformazione.

La sfida del Cloud Financial Management

Una delle sfide future per le grandi organizzazioni sarà il Cloud Financial Management, ovvero la gestione delle risorse e dei costi del Cloud in modo più adatto ai modelli as-a-service. La revisione dei processi di IT Financial Management, che oggi rappresentano una priorità per molte imprese, potrebbe essere un passo importante verso nuove modalità di lavoro tra la Direzione IT e il business. Tuttavia, moltissime imprese italiane (74%) continuano a gestire le risorse e i costi del Cloud secondo le logiche tradizionali dei sistemi on-premise, creando difficoltà gestionali e rallentando gli investimenti digitali.

In sintesi, il mercato Cloud italiano sta crescendo in modo significativo, ma è necessario affrontare sfide culturali e organizzative per sfruttare appieno il potenziale del Cloud come motore di innovazione e trasformazione digitale.

Pubblicato
Categorie: Consigli

Imprese familiari: formazione necessaria per rimanere sul mercato

Sette imprese familiari su dieci stanno investendo in formazione nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024, e hanno già fatto altrettanto nel triennio precedente alla pandemia. Questo impegno mira a sviluppare le competenze dei dipendenti e ad affrontare con successo le sfide dei cambiamenti in corso. Tra i giovani imprenditori, la propensione a investire nel capitale umano è particolarmente elevata, con il 73% di loro che sta dedicando risorse alla formazione. Al contrario, le donne alla guida di aziende (66%) e le piccole imprese (65%) faticano di più a investire in formazione, anche se avrebbero maggiormente bisogno di sviluppare le competenze dei loro dipendenti per affrontare le sfide del cambiamento. Tuttavia, in generale, la percentuale di imprese familiari che investono in formazione sia nel periodo 2017-2019 che nel 2022-2024 è inferiore rispetto alle imprese non familiari (rispettivamente il 69% contro il 77%).

Un’analisi su 4.000 aziende

Questi dati emergono dal rapporto “Strategie e politiche di formazione nelle imprese familiari”, condotto da ASFOR, il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e la CUOA Business School su un campione di 4.000 imprese, di cui 3.000 nel settore manifatturiero e 1.000 nei servizi, con un numero di dipendenti compreso tra 5 e 499. Il rapporto comprende anche l’analisi di 10 casi di successo di imprese familiari e è stato presentato a Roma nell’ambito dell’evento “Il capitale umano e strategie nelle imprese familiari” in collaborazione con Unioncamere. Il presidente del Centro Studi Tagliacarne, Giuseppe Molinari, sottolinea l’importanza dell’investimento nel capitale umano per sostenere la crescita delle imprese familiari, che costituiscono l’89% del tessuto produttivo italiano. La formazione può contribuire ad aumentare le competenze necessarie per gestire i cambiamenti e l’innovazione.

Investimenti per migliorare competenze esistenti e nuove

Il rapporto rivela che il 66% delle imprese familiari ha investito o continuerà a investire nella formazione per migliorare le competenze tecniche e professionali esistenti (up-skilling), mentre il 52% punterà allo sviluppo di nuove competenze tecniche e professionali (re-skilling). Solo il 35% delle imprese sta programmando corsi per migliorare la responsabilizzazione, l’intraprendenza e l’innovazione delle risorse umane (intrapreneurship), e solo il 25% intende migliorare le competenze manageriali per gestire nuovi modelli di business. Tuttavia, il livello di istruzione dell’imprenditore sembra influenzare la propensione all’investimento in formazione, con il 78% delle imprese guidate da laureati che investono in formazione.

L’80% delle imprese si autofinanzia 

Per finanziare i percorsi formativi, l’80% delle imprese familiari si affida all’autofinanziamento, mentre solo il 29% utilizza i fondi regionali e il 23% i fondi interprofessionali.
Tuttavia, nel Mezzogiorno e tra gli imprenditori under 35, c’è una maggiore consapevolezza dell’importanza di investire nella formazione orientata al cambiamento. Queste imprese mostrano un interesse maggiore nell’intrapreneurship e nella formazione manageriale per nuovi modelli di business rispetto alle imprese del Centro-Nord.

Pubblicato
Categorie: Società

Anche i cybercriminali aspettano il lancio del nuovo iPhone 15

L’entusiasmo per il lancio imminente del nuovo iPhone 15 non riguarda solo i fan di Apple, ma anche i cyber truffatori. Gli esperti di Kaspersky hanno infatti scoperto numerose truffe che sfruttano la passione per questa attesa innovazione tech, e prevedono diversi schermi fraudolenti con rischi distinti per gli utenti, tra cui possibili perdite di dati e finanziarie. Una delle tecniche più utilizzate fa leva sul desiderio di essere tra i primi a possedere l’ultimo modello Apple, offrendo la possibilità di acquistarlo prima del lancio ufficiale. Generalmente, i truffatori dichiarano di poter fornire gli iPhone in anteprima e offrono agli utenti l’opportunità di acquistarli, spesso a un prezzo maggiorato. Ma per assicurarsi l’acquisto ‘esclusivo’, le vittime devono effettuare un pagamento anticipato. Oppure, fornire i propri dati finanziari, oltre a quelli di identificazione personale.

Non solo rischi finanziari

Dopo aver effettuato il pagamento, ovviamente i truffatori scompaiono, lasciando le vittime senza l’iPhone promesso e senza i loro soldi. Ma oltre ai rischi finanziari questa truffa solleva importanti preoccupazioni relative alla privacy, dal momento che i dati rubati possono essere venduti sul dark market. Un’altra truffa, invece, offre la possibilità di vincere il nuovo iPhone 15 a fronte del versamento anticipato di una somma minima. Gli utenti sono infatti piuttosto attratti dal desiderio di ottenere gratuitamente un iPhone 15, a dimostrazione di quanto questo lancio sia atteso. Per partecipare al give away è necessario versare una piccola quota, spesso descritta come tassa di ‘gestione’ o ‘registrazione’.  Tuttavia, dopo il pagamento, gli utenti non ricevono nulla, con conseguenti perdite finanziarie.

I truffatori sfruttano l’entusiasmo per le novità tech

“Nell’era digitale, i truffatori si evolvono costantemente e sfruttano il nostro entusiasmo per le novità tech – ha dichiarato Tatyana Kulikova, Security Expert di Kaspersky -. È fondamentale essere attenti, verificare le offerte e proteggere le proprie informazioni personali. Se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, probabilmente è così”. 
Per evitare di essere vittime di queste truffe, gli esperti di Kaspersky consigliano anzitutto di rivolgersi a venditori affidabili e autorizzati, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti in anteprima.

I consigli per evitare le truffe

Inoltre, è sempre bene diffidare delle offerte che richiedono pagamenti anticipati per giveaway o per prodotti in pre-vendita. Al contrario, utilizzare canali ufficiali, come il sito Apple o di rivenditori autorizzati, oppure, fare una ricerca sul venditore e controllare le recensioni online dei clienti.
Per quanto riguarda la sicurezza online Kaspersky, consiglia di abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA) per proteggere i propri account, soprattutto quelli collegati ai metodi di pagamento, e utilizzare una soluzione di sicurezza avanzata, Ma è bene anche rimanere aggiornati sulle truffe più comuni e sulle best practice di cybersecurity.

Pubblicato
Categorie: Consigli

Tech & Durables: rallenta la domanda, ma non per tutti i settori 

Nella prima metà del 2023 tutti i comparti della Tecnologia di consumo registrano un calo dei ricavi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, il settore IT e il Piccolo Elettrodomestico rimangono sopra i livelli pre-pandemici. Nello stesso periodo il mercato globale registra una contrazione del -6,3% a valore, con un fatturato di 390 miliardi di dollari. GfK prevede per l’intero 2023 una contrazione a valore del -3,4%. Insomma, a livello globale la domanda di prodotti Tech & Durables continua a rallentare. Il mercato subisce infatti gli effetti del contesto macro-economico, dell’eccesso di scorte e della saturazione della domanda collegata alla crescita record degli scorsi anni.

Italia: -4,9%, fatturato a 7,3 miliardi di euro

Nei primi sei mesi del 2023 in Italia il mercato della Tecnologia di Consumo segna un trend negativo a valore (-4,9%) e un fatturato di 7,3 miliardi di euro. Dopo la crescita degli ultimi anni, anche il mercato italiano sta rallentando, ma non in tutti i settori. La tendenza negativa è legata principalmente dalla performance dell’Audio-Video (-34%) e dell’Information Technology (vendite a valore -8%).
La Telefonia, il settore più importante per fatturato, registra un trend positivo (+3%) e crescono anche i comparti Grande Elettrodomestico e Piccolo Elettrodomestico (rispettivamente +6% e +4%).
Le vendite online rimangono stabili intorno al 26% del fatturato, ma solo la fine dell’anno dirà quanto cresceranno a seguito dei grandi eventi promozionali che generalmente spingono gli acquisti in rete nel Q4.

Inflazione e prezzi elevati le preoccupazioni principali dei consumatori

Secondo lo studio globale GfK Consumer Life, inflazione e prezzi elevati sono tra le preoccupazioni principali per il 35% dei consumatori a livello internazionale. Questo è anche uno dei motivi principali dietro alla contrazione della domanda di prodotti Tech, dove i prezzi medi a livello globale sono aumentati notevolmente rispetto ai livelli pre-pandemici: +29% a giugno 2023 rispetto a gennaio 2020. Il rallentamento del mercato T&D varia comunque da regione a regione, a causa delle differenze nel potere d’acquisto e nei livelli di prezzo. Così, mentre l’Europa occidentale e i Paesi sviluppati dell’Asia registrano una contrazione delle vendite a valore (rispettivamente -6% e -11%), Europa orientale e Medio Oriente continuano a crescere.

I trend del futuro? Sostenibilità e semplificazione

Brand e Retailer devono puntare su trend a lungo termine in grado di attirare i consumatori. I prodotti che stanno continuano a crescere nonostante le difficoltà sono quelli che si caratterizzano per efficienza energetica e sostenibilità, maggiore praticità e flessibilità o caratteristiche premium a prezzi accessibili. Un altro trend di lungo periodo che influenza positivamente il mercato globale è il desiderio di flessibilità dei consumatori, a causa delle postazioni di lavoro più piccole e del fenomeno workation. Inoltre, i modelli di fascia alta continuano a performare meglio della media del mercato, soprattutto nell0Elettronica di consumo. Ad esempio, mentre il mercato TV nel complesso è in calo (-15%), i televisori di fascia alta da oltre 75 pollici crescono del +5% a livello globale.

Nei primi 6 mesi del 2023 sono 200mila le offerte di lavoro

Sono quasi 200.000 le offerte da parte delle aziende italiane nel primo semestre dell’anno. A rilevarlo è InfoJobs, che ha realizzato il nuovo Osservatorio InfoJobs sul mercato del lavoro – Primo semestre 2023. Il mondo del lavoro si conferma quindi dinamico e propositivo. A crescere e a evolvere è anche il modo in cui le aziende cercano nuove risorse, con modalità sempre più legate alla ricerca proattiva e alla consultazione dei cv che i candidati caricano in piattaforma.
In cima alla classifica delle regioni con maggior numero di offerte di lavoro svetta ancora una volta la Lombardia (31%), e confermate anche le medaglie d’argento per l’Emilia-Romagna (18%) e il bronzo per il Veneto (13,5%). Il Piemonte (9%) è stabile al quarto posto, mentre il Lazio è al quinto (6,2%).

Ricerche sempre più mirate

In generale, nei primi sei mesi dell’anno in corso, InfoJobs ha registrato un atteggiamento delle aziende sempre più propenso alla ricerca mirata di candidati in database, tanto che sono stati oltre 60.000 i cv scaricati (+23,7% vs 2022) e di conseguenza i professionisti contattati direttamente dalle aziende dopo avere consultato la piattaforma scaricando i cv.
Una soluzione che attesta un crescente entusiasmo, perché scelta dal +10,8% delle aziende rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.

Milano resta in testa a livello nazionale

Nel primo semestre 2023 sono state oltre 1.600.000 le ricerche da parte delle aziende di professionisti, a prescindere dagli annunci pubblicati. Tra le categorie professionali che hanno ricevuto maggior interesse da parte delle aziende al primo posto, come nel 2022, Operai, Produzione, Qualità (16,4%), seguita da Amministrazione, Contabilità, Segreteria (7,5%), Acquisti, Logistica, Magazzino (6,2%), Commercio al dettaglio, Gdo, Retail (5,1%), Informatica, It e Telecomunicazioni (4,7%).
A livello nazionale, dal punto di vista delle province Milano resta in testa (11,4%), Roma supera Torino (al terzo posto con il 5% del totale nazionale) e si posiziona al secondo posto (5,3%).
A emergere nella top 10 tra le province in crescita rispetto al 2022 è Treviso, che conquista l’ottavo posto (+3,4%) e raccoglie il 3% delle offerte nazionali.

Le professioni più cercate

La categoria professionale più cercata si conferma quella che racchiude Operai, Produzione, Qualità (30,5%), seguita da Acquisti, Logistica, Magazzino (9%) a pari merito con Commercio al dettaglio, Gdo, Retail, Amministrazione Contabilità Segreteria (8,5%) al terzo posto.
Chiudono la top 5 Turismo e Ristorazione (5,9%), che denota la crescita maggiore (+7,5% rispetto al 2022). Le categorie professionali si rispecchiano anche nel dettaglio delle professioni più cercate su InfoJobs in questi primi sei mesi dell’anno, che sono Magazziniere, Addetto vendita, Agente di commercio, Manutentore elettromeccanico, Operatore della produzione alimentare, Specialista di back office, Addetto pulizia camere, Operatore di macchine cnc, Addetto alla fatturazione e Assistente amministrativo.

Pubblicato
Categorie: Società

Metaverso, è vero che è già… finito?

Il Metaverso è stata la novità tecnologica che ha monopolizzato l’attenzione di tutti l’anno scorso. Tuttavia, si è parlato anche di un possibile “flop”, di investimenti diversi da parte di Meta (ex Facebook) e di una tecnologia che sembrava già al capolinea. La domanda principale è: il Metaverso è davvero morto? E se esiste, che cos’è esattamente? Si riferisce a quello “inventato” da Facebook o è qualcosa di completamente diverso? L’Osservatorio Extended Reality & Metaverse della School of Management del Politecnico di Milano ha deciso di fare chiarezza e ha analizzato dieci falsi miti riguardanti il Metaverso.

Cos’è il Metaverso

Prima di tutto, il Metaverso viene definito come un ecosistema immersivo, persistente, interattivo e interoperabile, composto da molteplici mondi virtuali interconnessi in cui gli utenti possono socializzare, lavorare, effettuare transazioni, giocare e creare asset, accedendo anche tramite dispositivi immersivi. È una prossima grande evoluzione dell’interazione online, e attualmente ha già attirato l’interesse di numerose aziende che stanno esplorando le opportunità di business offerte da questo nuovo mondo virtuale. Uno dei primi falsi miti riguarda il fatto che esistano più Metaversi, ma, in realtà, il Metaverso è uno solo, composto da diversi mondi virtuali interoperabili e interconnessi tra di loro, assimilabile al rapporto tra universo e galassie.

Non è stato “inventato” da Meta

Inoltre, va chiarito che il concetto di Metaverso non è stato ideato da Facebook (ora Meta) nel suo rebranding, ma è stato affrontato in vari campi, dalla letteratura alla cinematografia, negli ultimi trent’anni. Meta ha semplicemente riportato in luce il termine per rappresentare una rivoluzione digitale portata dalle tecnologie di Extended Reality. Il Metaverso non è sinonimo di realtà virtuale, come spesso viene confuso. La realtà virtuale è solo una delle tecnologie immersive che costituiscono il Metaverso, insieme alla Realtà Aumentata e alla Realtà Mista. Inoltre, il Metaverso non è accessibile solo tramite un visore, ma può essere raggiunto anche da smartphone e PC. L’hardware cambia solo il livello di immersività dell’utente, ma non ne preclude gli aspetti funzionali.

Tutti gli ambiti di applicazione, anche per il business

Un altro falso mito è che il Metaverso sia solo per il gaming, ma può offrire opportunità in diversi ambiti applicativi, come il socializing, il business, la formazione e molto altro. Il Metaverso non deve essere considerato distante dal mondo reale, poiché le attività svolte possono avere legami con il mondo fisico, creando esperienze ibride tra digitale e reale. Esiste la convinzione che il Metaverso non permetta alle aziende di fare business, ma in realtà, potrebbe rappresentare una possibilità per ampliare la propria offerta di beni e servizi, raggiungere nuovi utenti e svolgere attività collaborative a distanza.

Il vero Metaverso non è ancora nato

Il Metaverso non è sinonimo di Web3, anche se potrebbe farne parte. Web3 rappresenta una nuova versione del web fondata su principi chiave di decentralizzazione e accessibilità. Infine, il Metaverso non è morto, perché il vero Metaverso, con tutte le sue caratteristiche peculiari, non esiste ancora. Al momento, esistono solo mondi virtuali che potrebbero diventare interoperabili in futuro, costituendo così le fondamenta del Metaverso digitale. Nessuno sa con certezza come sarà il Metaverso del futuro e se quello che vediamo oggi sia davvero il preludio di quello che sarà. La ricerca e lo sviluppo di questa tecnologia continuano a evolversi e a cambiare, e il Metaverso potrebbe ancora offrire nuove sorprese nei prossimi anni.

Anche Chat Gpt “teme” la matematica: perchè? 

Un recente studio ha rivelato come i modelli di linguaggio GPT-3, GPT-3.5 e persino GPT-4, considerino la matematica come un argomento ostico e difficile, generatore di ansia. Questa percezione negativa si riflette anche nelle esperienze di centinaia di studenti italiani, specie quelli che hanno affrontato gli esami di maturità.
Immaginatevi in navigazione su un mare tumultuoso, le onde rappresentano concetti accademici come la matematica, la scuola e gli insegnanti. È comprensibile che la navigazione in queste acque possa essere fonte di ansia, giusto? Secondo uno studio pubblicato sulla rivista peer-reviewed Big Data and Cognitive Computing, anche i grandi modelli di linguaggio come GPT-3, GPT-3.5 e addirittura GPT-4 associano la matematica ad aspetti fortemente negativi, come “difficile”, “frustrante” o “noiosa”.

Un dato rilevato attraverso le reti del “forma mentis comportamentale”

Questo particolare comportamento è stato misurato attraverso le reti del “forma mentis comportamentale”, una sorta di mappa cognitiva che consente di comprendere la percezione di un concetto osservando le sue associazioni con altri concetti. I risultati sono sorprendenti: nei loro ruoli di divulgatori del sapere, GPT-3 e GPT-3.5 hanno associato la matematica a concetti noiosi, ansiosi, problematici e negativi, in modo simile a un noioso viaggio su un’isola deserta, privo di qualsiasi associazione positiva con le applicazioni avventurose del mondo reale. 
“Questi risultati sono in linea con le percezioni negative della matematica che abbiamo riscontrato negli studenti italiani delle scuole superiori”, afferma il professor Massimo Stella, co-autore dello studio e docente di psicometria presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. “A differenza dei professionisti nelle carriere scientifiche, che vedono la matematica come un tesoro creativo e pratico, questi modelli la considerano qualcosa di astratto, separato dai progressi scientifici e dalla comprensione del mondo reale”.

Le possibili conseguenze

Questa tendenza a percepire la matematica in modo negativo potrebbe avere serie conseguenze. Questi modelli di linguaggio agiscono come specchi psico-sociali, riflettendo pregiudizi e atteggiamenti che sono stati incisi nel loro “DNA” linguistico durante l’allenamento. La mancanza di trasparenza implica difficoltà nel monitorare l’effetto delle risposte di questi modelli. Non è ancora chiaro se queste associazioni negative possano avere un impatto negativo su alcuni utenti, aggravando l’ansia matematica già esistente.
Gli autori dello studio ritengono che le interazioni sociali con questi modelli possano esacerbare gli stereotipi o le insicurezze preesistenti riguardo alla matematica tra gli studenti e persino i genitori. Queste interazioni potrebbero confermare atteggiamenti negativi già presenti o alimentare messaggi subliminali che la matematica è difficile per alcuni gruppi specifici. Questo fenomeno, noto come “minaccia dello stereotipo”, può influenzare le prestazioni accademiche. Tali atteggiamenti negativi possono ostacolare l’apprendimento delle competenze tecniche in matematica e statistica, creando una tempesta che blocca il viaggio verso l’isola della conoscenza.

I modelli di linguaggio e le loro “paure”

È quindi importante prendere in considerazione questo avvertimento: i modelli di linguaggio, pur essendo potenti strumenti, hanno le loro paure. Come noi, possono sentirsi intimiditi dalla matematica. La sfida per il futuro è navigare attraverso queste tempeste, correggendo tali pregiudizi, affinché questi modelli possano guidarci verso un mare di conoscenza più sereno e produttivo.

Perchè un italiano su tre pagherebbe di più per acquisti sostenibili?

Un terzo degli italiani è pronto a pagare di più se il prodotto o il servizio acquistato è sostenibile. Il 31% è infatti disposto a fare acquisti sostenibili, anche se questo ha un impatto sulle finanze.
Inoltre, il 46% accetterebbe di scendere a compromessi sul proprio stile di vita a beneficio dell’ambiente. Ad esempio, consumando meno energia, mangiando meno carne o limitando la plastica monouso. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Ipsos per l’edizione 2023 del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, condotto a maggio 2023 su un campione di 1000 persone over 16.

La transizione ecologica ha un costo

I dati del sondaggio mettono in evidenza una novità importante: ormai è chiaro ai cittadini che la transizione sostenibile ha un costo, e che perseguirla richiede e richiederà la sottrazione di risorse ad altri ambiti, o aumentare il prelievo fiscale, se non addirittura entrambi.
Oggi, a 11 anni dalla prima edizione del Salone, gli italiani sono pronti alla sfida e lo dimostrano nel quotidiano. L’89% delle famiglie si impegna nella raccolta differenziata, l’88% nel risparmio energetico, l’87% nel ridurre il consumo idrico. E il 60% acquista prodotti biologici, pur con un’ampia forbice tra chi lo fa abitualmente (19%) e chi ‘abbastanza’ (41%).
Il quadro è identico nella scelta dei prodotti del marcato equo e solidale, che si attesta al 56% delle preferenze, con il 17% di consumatori abituali e il 39% che diversifica maggiormente l’acquisto.

Ma i benefici supereranno largamente i disagi

“Quello che non cambia, invece, è la consapevolezza che abitare il cambiamento è impegnativo e richiede di uscire dalle proprie abitudini – commenta Andrea Alemanno, Principal di Ipsos Strategy3 -. Molti si sentono pronti a ‘traslocare’, ma questa disposizione ideale è frenata dalle conseguenze negative, se comparate con un effetto non altrettanto certo. Infatti per il 58% degli italiani sarà impossibile realizzare transizioni energetiche, ambientali, digitali e sociali senza avere ripercussioni negative su alcuni membri o settori della società. Quasi la metà (45%) si attende ripercussioni limitate e gestibili, e solo il 18% ritiene che i benefici supereranno largamente i disagi. Accelerare questa fase di trasformazione è fondamentale”.

Un Salone dedicato all’innovazione sociale

Il programma 2023 del Salone della Csr è articolato in 12 aree tematiche che toccheranno diversi ambiti, dalla gestione sostenibile della casa all’innovazione nell’agrifood, dall’energia alla comunicazione e dalla finanza alla cultura.
Un tema centrale sarà la valutazione degli impatti generati: anche per questo il Salone promuove la seconda edizione del Premio Impatto. Dopo il successo del 2022, riferisce Adnkronos, l’augurio è di poter contare sulla partecipazione di un numero sempre maggiore di imprese e associazioni non profit, che raccontino perché è importante misurare il valore creato dalle proprie attività.

Pubblicato
Categorie: Società

Cybersicurezza nazionale: i numeri dell’ACN nel 2022

Il 2022 è stato un anno complesso, che ha visto la maturazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, l’ACN, costituita per decreto nella seconda metà del 2021. Inoltre, la necessità di mettere il Paese in sicurezza ha portato alla creazione della Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 e il relativo Piano di implementazione I numeri della cybersicurezza nazionale nel 2022 si possono leggere nella relazione annuale dell’Agenzia, che fornisce una panoramica sulle attività, i dati e le progettualità dell’ACN per il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022.  Un periodo intenso, che ha impegnato l’Agenzia a operare a tutela degli interessi nazionali nel campo della cybersecurity a 360°.

Protezione, risposta e sviluppo digitale del Paese in 82 misure

La relazione dell’ACN è un documento di indirizzo composto da 82 misure, ed è volto a sostenere il potenziamento cyber del sistema Paese per far fronte alle sfide del mondo digitale rispetto ai tre obiettivi fondamentali di protezione, risposta e sviluppo digitale. Per far fronte alla complessità del panorama della minaccia cibernetica, il CSIRT Italia (Computer Emergency Response Team) nel 2022 ha trattato 1.094 eventi cyber, di cui 126 hanno avuto un impatto confermato dalla vittima.
Sul fronte delle comunicazioni ricevute sono state invece registrate 81 segnalazioni derivanti da obblighi di legge.

Sostenere innovazione, rafforzamento tecnologico e industriale

Nel 2022 ACN ha anche gestito 6 accordi che hanno determinato l’avvio delle iniziative mirate al potenziamento di 129 progettualità rivolte a 51 PA, 16 centrali e 35 locali. Ha inoltre realizzato 67 misure per determinare i livelli minimi di sicurezza, capacità elaborativa, risparmio energetico e affidabilità delle infrastrutture digitali, e garantire le caratteristiche di qualità, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità, portabilità dei servizi cloud. E ha lanciato il Cyber Innovation Network, una rete di collaborazioni per lo sviluppo di programmi congiunti nel settore della cybersicurezza. Ma, soprattutto, ha definito un programma di azioni sinergiche tra ricerca, start-up e alta imprenditoria al fine di sostenere l’innovazione, il rafforzamento tecnologico e industriale del sistema Paese con la stesura di un’Agenda di ricerca e innovazione (R&I) e altre iniziative di collaborazione nazionali ed europee in ambito ricerca sulla cybersecurity.

La resilienza nazionale si misura anche nello spazio cibernetico

La proiezione internazionale dell’Agenzia ha implicato incontri e collaborazione internazionali. Nel 2022 l’Agenzia ha svolto 5 missioni internazionali di vertice a Bruxelles, negli Stati Uniti, Israele, Canada, 19 incontri bilaterali con rappresentanti di autorità di cybersecurity estere o rappresentanti governativi, e 4 meeting con rappresentanti di organizzazioni intergovernative. Al suo attivo anche 27 riunioni del Nucleo per la cybersicurezza (NCS), la sede primaria di coordinamento interministeriale, a livello tecnico-operativo, in materia di cybersicurezza e resilienza nazionale nello spazio cibernetico.

Pubblicato
Categorie: Consigli