Quanto guadagnano i dipendenti italiani? In media 98 euro al giorno

Quanto guadagnano i dipendenti italiani? In media 98 euro al giorno

L’Inps ha rilasciato il suo XXI Rapporto annuale sulle retribuzioni: e la retribuzione media giornaliera per i dipendenti a full time è pari a 98 euro.
Esistono però oscillazioni significative tra un contratto collettivo nazionale di lavoro e l’altro, poiché in sei dei principali ccnl la retribuzione media giornaliera è inferiore a 70 euro, mentre nell’industria chimica è pari a 123 euro. Ma superiori a 100 euro giornalieri risultano anche i valori medi nei gruppi di ccnl con meno dipendenti.
Per i dipendenti a part time la retribuzione media giornaliera è invece pari a 45 euro, e risulta inferiore a 40 euro al giorno per i dipendenti di alcuni comparti artigiani, come metalmeccanico, sistema moda, e acconciatura/estetica.

Il Tfs e i termini per l’erogazione ai dipendenti pubblici

Per quanto riguarda il Tfs, i termini per l’erogazione ai dipendenti pubblici variano a seconda delle cause di cessazione del rapporto di lavoro. Se la normativa vigente prevede il pagamento entro 105 giorni in caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso del lavoratore, nel caso di cessazione per raggiungimento dei limiti di età o servizio, il pagamento va effettuato non prima di 12 mesi dalla data di cessazione dal servizio. In tutti gli altri casi, come ad esempio dimissioni e licenziamento, il pagamento sarà effettuato non prima di 24 mesi. L’erogazione della prestazione può avvenire in un’unica soluzione se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro, in due rate annuali (superiore a 50.000 e inferiore a 100.000), o in tre rate annuali (pari o superiore a 100.000 euro).
In caso di pagamento rateale, la seconda e la terza tranche saranno pagate rispettivamente dopo 12 e 24 mesi dalla data di decorrenza del diritto al pagamento della prima.

Andare in pensione prima di aver raggiunto i requisiti anagrafici o contributivi

Ai termini di pagamento previsti sulla base della causale di cessazione, la normativa aggiunge 90 giorni per gli adempimenti istruttori duranti i quali non maturano interessi di mora. Operazione che talvolta può determinare un ampliamento dei tempi di lavorazione delle istanze che si presentino incomplete sotto il profilo degli elementi utili al calcolo della prestazione. Inoltre, quando si va in pensione prima di aver raggiunto i requisiti anagrafici o contributivi, ad esempio usufruendo del beneficio Quota 100, i termini per l’erogazione del Tfs decorrono dalla data di raggiungimento del diritto teorico più favorevole, non dalla data di effettivo collocamento a riposo.

È possibile inoltrare la domanda per la richiesta di anticipazione 

Al momento dell’accesso alla pensione, riferisce Adnkronos, è possibile presentare una richiesta di finanziamento per una somma pari all’importo dell’indennità di fine servizio maturata, entro un massimo di 45.000 euro. L’Inps in tal caso, a fronte della presentazione della domanda online di anticipazione da parte dell’iscritto, ha 90 giorni di tempo per rilasciare la certificazione, e 30 giorni dalla data di notifica del contratto da parte della banca per produrre la presa d’atto, decorsi i quali la richiesta di anticipazione deve essere ripresentata. Il finanziamento dell’anticipazione autorizzata viene garantito dallo Stato tramite un apposito fondo di garanzia gestito dall’Inps.

Aumentano i prezzi all’ingrosso. I dati lombardi

Aumentano i prezzi all’ingrosso. I dati lombardi

I prezzi dell’agroalimentare, dei materiali da costruzione e dell’energia stanno toccando soglie decisamente elevate, che pesano sulle tasche delle famiglie e delle imprese. Per quanto riguarda l’agroalimentare, il settore dei cereali, in particolare frumento, mais, soia e oli vegetali, ha subito un forte rincaro a partire dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia, con conseguenze sui settori dell’hospitality e ristorazione, già gravati dal caro energia. Identificare le cause per il caro vita odierno è un’operazione complessa, ma necessaria. Di fatto, il 2022 si sta confermando come un anno di forte inflazione, dovuta a una combinazione di fattori, tra i quali i più recenti eventi geopolitici.

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte, che proviene da un periodo di grande difficoltà a causa del Covid-19. Gli allevatori sono costretti a diminuire il numero di mucche da produzione, e di conseguenza, la quantità di latte sul mercato, da qui il rincaro di latte spot e formaggi. Aumenti anche nel settore della carta e dei materiali per l’edilizia, che forti di una rapida ripresa post Covid-19 non hanno potuto soddisfare con la propria offerta l’abbondante domanda di beni. I prezzi sono lievitati a causa della scarsità di materie prime, e alcuni sostengono, spinti da un ulteriore speculazione dei soggetti intermediari. 

La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East

“La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East, Cina, Malesia, Indonesia, a causa dei costi di nolo e forti speculazioni – dichiara Alberto Zanotti, vicepresidente della Commissione Prezzi per le materie prime per saponeria, raffineria e stearineria -. Gli effetti sono devastanti per le nostre industrie”. 
Davanti a tempi tanto incerti per le imprese diventa quindi indispensabile stare al passo con i prezzi.
Secondo alcune variazioni dei prezzi all’ingrosso monitorate dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi, per il mais nazionale ad aprile 2022 la quota è pari a 382 euro a tonnellata contro i 292 euro di febbraio 2022 (pre-guerra). Vertiginoso aumento anche per gli oli vegetali: se da settembre a dicembre 2021 si era verificato un aumento di 30 euro/t, da dicembre 2021 ad aprile 2022 l’aumento è stato di 460 euro/t.

Grande rincaro per la carta e i materiali da costruzione

Il latte spot invece in un anno è passato dal prezzo alla tonnellata di 315 euro ad aprile 2021 a 525 euro/t oggi. Grande rincaro annuale anche per il Cartone in fogli, che subisce un aumento del 68% dal 2021, e per la Carta per fotocopiatrici, che segue con un +23% nello stesso periodo. E ancora, per i materiali da costruzione, un aumento annuale del 50% per il polietilene reticolato espanso, un’isolante acustico, mentre i rottami di metallo e acciaio balzano al 75% in più in un anno.

Le autostrade italiane? “Bocciate” dai viaggiatori

Le autostrade italiane? “Bocciate” dai viaggiatori

Gli italiani sono severi nel giudizio nel confronto delle autostrade italiane. Lo rivela un recentissimo report di SWG, che evidenzia come i nostri connazionali siano generalmente poco contenti del principale servizio di mobilità del Paese, criticandone vari aspetti, dal costo dei pedaggi alla manutenzione del manto stradale, e promuovendo – seppur con voti non proprio eccelsi – i limiti di velocità attualmente in vigore e il sistema di controllo della velocità. L’altro aspetto interessante è che i giudizi, raccolti fra chi utilizza la rete autostradale italiana almeno una volta l’anno, non sono molto omogenei fra le diverse aree geografiche del Paese.

Oltre 6 italiani su 10 sono critici

Le percentuali raggiunte da chi si dice poco contento sono decisamente importanti: il 63% degli italiani si dichiara insoddisfatto con una votazione media pari a 5,7 su una scala da 1 a 10. Tale insoddisfazione emerge soprattutto nelle isole, dove il giudizio medio scende a 5,1, ma anche nel Nord-ovest, 5,5. Va un po’ meglio al Sud, dove il punteggio sale a 5,8, e al Centro, con una valutazione che arriva a 5,9. La sufficienza piena si registra solo nell’area del Nord Est, dove chi utilizza l’autostrada almeno una volta all’anno assegna una valutazione pari a 6,1. In particolare, l’aspetto più criticato è il costo dei pedaggi, che registra un voto medio pari a 3,7 con l’88% degli automobilisti che dà un giudizio negativo. Giudizi nettamente negativi anche per la percorribilità e la manutenzione delle infrastrutture autostradali. Giudizi ancora sotto la sufficienza anche per modernità (5,2) e sicurezza (5,5). Raggiungono invece la sufficienza la distribuzione delle stazioni di rifornimento e di servizio, la segnaletica e la copertura del territorio (carente però nelle Isole). 

I limiti di velocità? Sì, approvati

In termini di velocità, più della metà degli italiani ritiene che i limiti imposti in autostrada siano adeguati. A pensarla così sono soprattutto i più giovani, mentre il 42% degli uomini considera necessario un aumento dei limiti. Anche per quanto riguarda i sistemi di controllo della velocità quali autovelox e tutor, una parte consistente degli utenti delle autostrade crede che siano distribuiti correttamente. Meno di 1 rispondente su 3 ritiene che siano troppi, mentre solo il 22% li considera insufficienti, percentuale che però sale al 38% nelle isole. Insomma, la morale sembra essere una: seppur con qualche giudizio positivo, le autostrade ne devono ancora fare di strada per piacere davvero ai propri utenti.

Il 94% degli europei non sa quanta plastica c’è nei vestiti

Il 94% degli europei non sa quanta plastica c’è nei vestiti

Il tema della sostenibilità legata all’abbigliamento è uno degli aspetti più ‘misconosciuti’ dai consumatori. Tanto che il 94% degli europei non sa quanta plastica sia contenuta nei vestiti che indossa. È quanto è emerso dal nuovo rapporto di Electrolux, l’azienda produttrice di elettrodomestici, dal titolo The Truth About Laundry – Microplastic Edition, che ha coinvolto 15.000 adulti in quindici mercati europei. Chiamati a rispondere a un test sulle fibre, il 68% degli europei non sapeva infatti che il nylon è una fibra di plastica, e il 62% che il poliestere, la fibra più usata al mondo, è anch’essa plastica.
Parte del problema, secondo Sarah Schaefer, Electrolux VP Sustainability (Europe), è proprio la mancanza di consapevolezza del significato di ‘sintetico’.

Cosa significa ‘materiale sintetico’?

“Siamo diventati così abituati alla frase ‘materiale sintetico’ che la maggior parte di noi ha perso di vista il fatto che la maggioranza di questi materiali sintetici sono in realtà plastica – ha affermato Sarah Schaefer -. La nostra ricerca mostra che c’è un urgente bisogno di aiutare le persone a capire di più sui materiali che stanno acquistando e su come prendersene cura al meglio, oltre a incoraggiare il maggior numero di persone possibile ad adottare pratiche di lavaggio più rispettose dell’ambiente – ha continuato Schaefer -. Facendo una serie di piccoli passi, tra cui l’installazione di un Filtro per le Microplastiche, ognuno di noi può ridurre l’impatto ambientale dei prodotti tessili”.

Un filtro per non disperdere le microplastiche con i lavaggi in lavatrice

Electrolux, infatti, ha lanciato sul mercato un nuovo Filtro per le Microplastiche, che aiuta a prevenire il rilascio di fibre di microplastica dai tessuti lavati in lavatrice. Con questo dispositivo è possibile evitare il rilascio di microplastiche nell’ambiente in una quantità che può raggiungere fino a due sacchetti di plastica all’anno per famiglia. Di fatto, il nuovo Filtro per le Microplastiche può catturare fino al 90% delle fibre di microplastica, ovvero più grandi di 45 micron, rilasciate dagli indumenti sintetici durante il lavaggio.

Nel mare mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica all’anno 

Ma quanto pesa sull’ambiente il rilascio di microplastiche dagli indumenti sintetici? In pratica, riporta Adnkronos, ogni anno con il lavaggio dei tessuti circa mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica vengono rilasciate in mare. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), questa quantità equivale alla dispersione in mare di tre miliardi di magliette in poliestere ogni anno.

Export arredamento e illuminazione: nel 2021 +20,9%

Export arredamento e illuminazione: nel 2021 +20,9%

Il macrosistema arredamento e illuminazione pesa per quasi tre quarti delle vendite estere totali della filiera L-A, e sul fronte esportazioni cresce del +20,9% sul 2020, superando i livelli del 2019 con una variazione del +9,4%. Tutti i mercati principali sono caratterizzati da netti incrementi, e nel periodo che va da gennaio a novembre 2021, la Francia si conferma la prima destinazione. Con un +25,1% sul 2020, e un fatturato alla produzione di 2 miliardi di euro nel 2021, la Francia è uno sbocco commerciale che rimane promettente, dove il contract, nonostante fatichi a tornare alla normalità, trova uno dei principali hub mondiali. Sono alcuni dati resi noti da FederlegnoArredo in occasione della presentazione della 60esima edizione del Salone del Mobile (dal 7 al 12 giugno 2022 a Milano).

Dopo la Francia, Stati Uniti e Germania completano il podio 

Al secondo posto dei mercati di destinazione, gli Stati Uniti (+42,8% sul 2020, fatturato alla produzione 1 miliardo e 356 milioni di euro nel 2021), con andamenti particolarmente dinamici per i comparti camere da letto, imbottiti, materassi, complementi d’arredo, mobili e accessori bagno e illuminazione. Seguono Germania (+15,3% sul 2020), che registra andamenti positivi nelle esportazioni dei comparti area living e termo arredi, Regno Unito (+25,5% sul 2020) Svizzera (+18% sul 2020) e Cina (+28,9% sul 2020), in marcata crescita per i comparti vasche da bagno e chiusure doccia, imbottiti, camere da letto, pavimenti. La Russia passa invece dal +14,9 sul 2020 al -5,9 sul 2019.

I sistemi più dinamici: arredamento e arredobagno

Tra i sistemi più dinamici, l’arredamento (+15,6% sul 2019) e l’arredobagno (+10,1% sul 2019), entrambi con un andamento positivo sia per le vendite Italia sia per quelle estere. In linea con il sistema arredamento anche il comparto cucine (+12,2% sul 2019) che recupera sul 2020 e supera i livelli pre-pandemia, beneficiando più di altri delle condizioni positive sul mercato interno.
Parziale recupero anche per i comparti legati al non residenziale (uffici, arredamenti commerciali, hospitality) sebbene ancora sia lontano il ritorno alla normalità. 

Una crescita determinata anche dall’effetto-prezzo

Anche nel 2021 si confermano meno dinamici i comparti più connessi con il mondo contract rispetto a quelli legati alla casa. Se l’andamento del sistema ufficio rispetto al 2020 è positivo (+20,0% il fatturato alla produzione), non sono tuttavia ancora recuperati i valori registrati nel 2019 (-4%) prima del periodo pandemico. A causa dell’export ancora rallentato, il sistema illuminazione si mantiene al di sotto dei livelli 2019. Bene invece le vendite sul mercato italiano, che tornano ai livelli pre-pandemia (+2,8%). A determinare l’entità della crescita del 2021 contribuisce anche l’effetto-prezzo. Per fronteggiare i maggiori costi di materie prime ed energia le imprese hanno dovuto ricorrere a un aumento dei listini, spesso affiancato alla riduzione della marginalità, e in misura minore, anche al ricorso all’autoproduzione energetica.

Space Economy, un volano per l’economia italiana 

Space Economy, un volano per l’economia italiana 

Nel mercato della Space Economy crescono i ricavi e i satelliti in orbita, anche per quanto riguarda l’Italia. A dirlo è l’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano, che ha analizzato lo stato dell’arte del comparto spaziale a livello globale e in relazione al nostro Paese. Qualche numero di questo comparto, di cui si parla poco ma che ha un peso rilevante nell’economia mondiale: nel 2021 sono stati 11,5 miliardi i dollari investiti per lo spazio dall’Unione Europea, secondo budget al mondo dopo gli USA. L’Italia è il sesto paese nel mondo per spese spaziali in relazione al PIL. Miniaturizzazione dei satelliti, riduzione dei costi di lancio e regolamentazioni meno stringenti hanno spinto la nascita di startup che nel 2021 hanno raccolto 12,3 miliardi di euro di finanziamenti.

Un mercato che oggi vale 371 miliardi di dollari

A fronte di questi investimenti, si stima che il mercato della Space Economy valga oggi 371 miliardi di dollari di ricavi a livello globale, di cui il 73% riconducibile all’industria satellitare (che include servizi satellitari di telecomunicazione, navigazione ed osservazione della Terra, prodotti per l’equipaggiamento a Terra come sensori, antenne o GPS). Complessivamente, le stime 2021 di crescita sono rimaste costanti rispetto all’anno precedente (il cui valore era stimato a 366 miliardi di dollari). Ma la Space Economy cresce anche in termini di satelliti in orbita. Nel 2021 se ne contano in totale 4838, con un aumento in particolare dei piccoli satelliti (sotto i 600 kg): solo nel 2020 ne sono stati lanciati il 40% (pari a 1202 satelliti) di quelli lanciati negli ultimi 10 anni. La massa totale dei satelliti orbitanti è di circa 564 tonnellate, in un trend di aumento costante che porta con sé certamente grandi opportunità, ma anche il rischio di inquinamento dello spazio e di collisioni involontarie tra carichi operativi e detriti spaziali.

Gli investimenti nel mondo

Gli investimenti in Space Economy sono già significativi in tutto il mondo. Per i programmi spaziali si stima una somma dei budget governativi a livello globale tra 86,9 miliardi e 100,7 miliardi di dollari. Per entità di spesa, nell’anno fiscale 2021, appena dopo gli Stati Uniti (ampiamente al primo posto nel mondo con gli 43,01 miliardi di dollari), viene l’Europa con 11,48 miliardi di dollari, seguita da Cina, Russia, Giappone e India: grazie a Copernicus, EGNOS e Galileo, l’UE possiede sistemi spaziali di livello mondiale, con più di 30 satelliti in orbita (e l’intenzione di raddoppiarli nei prossimi 10-15 anni) e una previsione di spesa di 14,8 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, la somma più alta mai stanziata prima. Ben 88 paesi nel mondo investono in programmi spaziali, 14 dei quali hanno capacità di lancio; l’Italia è tra i 9 dotati di un’agenzia spaziale con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all’anno. Analizzando gli investimenti dei singoli paesi in relazione al PIL (0,06% nel 2019), il nostro paese si colloca al sesto posto al mondo, dopo Russia, Usa, Francia, India e Germania, e al terzo in Europa. Con 589,9 milioni di euro, l’Italia è il terzo contribuente all’European Space Agency nel 2021, dopo Francia (1065,8 milioni) e Germania (968,6).
Ma sono significativi anche gli investimenti privati nelle startup della Space Economy. Nel 2021, si stimano complessivamente 12,3 miliardi di euro di finanziamenti a livello globale, una cifra rilevante con un sempre maggiore coinvolgimento del mercato azionario: ben 606 imprese nel 2021 si sono quotate tramite il meccanismo di SPAC (Special Purpose Acquisition Company), contro una sola nel 2020.

Black Friday 2021, la tecnologia di consumo non rallenta la sua corsa

Black Friday 2021, la tecnologia di consumo non rallenta la sua corsa

Nella settimana del Black Friday 2021, dal 22 al 28 novembre, il mercato italiano del tech di consumo ha registrato un risultato a valore positivo del 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Secondo le rilevazioni effettuate da GfK sul Panel Weekly le vendite dei Technical Consumer Goods mostrano un trend positivo le categorie più importanti del mercato, tra cui TV, PC, Smartphone, Tablet, Frigoriferi, Lavatrici, Aspirapolvere, e Stampanti. Nelle settimane precedenti il Black Friday l’anticipo delle promozioni non ha frenato la crescita dei mercati della Tecnologia, che segna un incremento nelle vendite del +116%. 

Molti retailer ed e-tailer hanno giocato d’anticipo

Per questo perimetro di prodotti durante la settimana del Black Friday 2021 è stato generato un controvalore pari a 492 milioni di euro. Come avvenuto negli ultimi anni, molti retailer ed e-tailer hanno giocato d’anticipo, e le promozioni sono iniziate fin dall’inizio di novembre, con importanti campagne pubblicitarie a sostegno.
Questo ha portato a un trend positivo anche nelle settimane precedenti a quella del Black Friday. Ma è la domanda di Tecnologia a sostenere la performance della settimana più importante dell’anno. Rispetto al valore della settimana media riferita all’ultimo anno, la settimana del Black Friday 2021 ha fatto registrare un incremento delle vendite del +116%.

Performance migliori, fatturato, e crescite più rilevanti

I comparti che hanno ottenuto la migliore performance sono il Grande Elettrodomestico (+16%), seguito dall’Informatica e Ufficio (+5%), dall’Elettronica di Consumo (+4%), e dal Piccolo Elettrodomestico (+4%). I prodotti più importanti in termini di fatturato si confermano gli Smartphone (124 milioni di euro), le TV (107 milioni) spinti anche dal Bonus Rottamazione legato allo Switch-off, e i PC Portatili (53 milioni). Le categorie che hanno mostrato le crescite più rilevanti, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono i Condizionatori (+44%), i Core Wearables (+41%), le Asciugatrici (+32%) e Sistemi Audio (+23%), trainati dagli Assistenti Vocali.

Le vendite online hanno contribuito per il 32,7%

Anche l’impatto delle attività promozionali nella settimana del Black Friday è tornato a crescere rispetto agli ultimi anni, arrivando al 46% dei volumi venduti con un taglio prezzo di almeno il 15%. Ma si conferma anche l’approccio omnichannel degli italiani, già adottato dall’inizio dello scorso anno, che ha contribuito alla crescita del canale online (+1%), e ancor più del canale tradizionale (+9%). Di fatto, per la settimana del Black Friday le vendite online contribuiscono al 32,7% del fatturato di tutte le vendite di prodotti Tech. Sarà quindi importante continuare a monitorare la crescita dei prodotti tecnologici anche per gli acquisti di Natale, alla luce dei fenomeni di ‘shortage’ che stanno influenzando i mercati, e alle difficoltà nel reperimento delle materie prime da parte dei produttori.

Il Phygital è la nuova prospettiva dello shopping

Il Phygital è la nuova prospettiva dello shopping

Durante la pandemia i consumatori hanno sofferto la mancanza dell’aspetto più sociale dello shopping, ma allo stesso tempo il canale digitale è riuscito a fare fronte ai loro bisogni, portando novità e servizi ormai irrinunciabili. Gli italiani hanno quindi rivisto il proprio rapporto con lo shopping, e guardano sempre più al phygital, l’esperienza di acquisto ibrida che coniuga le modalità tradizionali dell’offline con le novità portate dall’online e dal digitale. Quanto al futuro, ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto se le esperienze phygital sapranno diventare sempre più emozionanti. È quanto emerge da ‘Phygital Shopping Experience: opportunità per i retailers per incrementare loyalty e sales’, la ricerca in ambito retail di BVA Doxa in collaborazione con Salesforce sulle esperienze di acquisto phygital.

Oltre tre italiani su quattro hanno fatto acquistati con modalità ibrida

Molti, infatti, sono gli esempi in cui canale fisico e digitale sono andati intersecandosi, come, ad esempio, con la prenotazione o l’acquisto del prodotto online e il successivo ritiro in negozio o la consegna a casa. In diversi casi, inoltre, sono stati i negozianti stessi, non presenti online, a trovare soluzioni e proporre servizi che permettessero di interagire con il proprio negozio, mantenendo il contatto con la propria clientela. Queste, così come la possibilità di prenotare il proprio posto in coda o l’aumento dei sistemi di pagamento digitali e contactless, sono state accolte positivamente, tanto da desiderare che vengano mantenute anche in prospettiva. Nell’ultimo anno oltre tre italiani su quattro (74%) hanno fatto acquisti con modalità phygital. In particolare, per l’abbigliamento (28%), l’elettronica (24%) e il comparto del beauty (21%).

Store fisici, supermercati e negozi di abbigliamento i più ‘omnicanale’

Tra gli store fisici, i supermercati e i negozi di abbigliamento sono le categorie dove con maggiore frequenza si adottano le modalità phygital. Ma se in tanti settori il phygital si sta ritagliando uno spazio sempre più importante, allo stato attuale i percorsi per rendere ottimale l’esperienza del cliente vanno ancora perfezionati. Deve infatti ancora concretizzarsi una reale omnicanalità tra offline e online, dal momento che ancora il 22% di chi visita il negozio compra online altrove, magari attratto da offerte più convenienti trovate in rete.

Affiancare assistenti virtuali al personale di vendita “reale”

In questo processo di ibridazione, i consumatori italiani si dividono sull’affiancamento di assistenti virtuali al personale di vendita ‘reale’. Il personale di vendita reale è centrale a patto però che costituisca un valore aggiunto soprattutto in termini di competenza. È comunque consistente (52%) la quota di chi vede positivamente l’affiancamento di assistenti virtuali, e a essere più favorevoli sono soprattutto i giovani uomini, mentre decisamente meno le donne. In ogni caso, se gli strumenti digital permettessero al personale di vendita di identificare i clienti e conoscerne le preferenze, i consumatori italiani si direbbero felici, soprattutto perché potrebbero ottenere consigli su prodotti e servizi specifici (48%). Tuttavia, resta ancora centrale il nodo della privacy: il 59% è preoccupato per la salvaguardia dei propri dati sensibili.

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il nostro presente e il nostro futuro sono sempre più digitali, ma dobbiamo garantire che le donne e le ragazze occupino la loro giusta quota nel settore tecnologico e siano incoraggiate a contribuire alla sua crescita. Uno dei maggiori problemi che frenano l’uguaglianza di genere però è la segregazione nell’istruzione e nel lavoro, ovvero una concentrazione di donne o uomini in determinate materie o lavori. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, lo European Institute for Gender equality è un programma specifico della Comunità Europea istituito per promuovere la parità e combattere le discriminazioni di genere. Nel suo Index annuale ratifica progressi e arretramenti del gender gap, e rileva come ci sia ancora molta strada da fare sotto molti aspetti, in particolare nel mondo digitale. 

Dal 2010 aumenta la segregazione professionale

Nonostante le iniziative speciali per incoraggiare le donne a studiare scienze, ingegneria o ICT, la segregazione è effettivamente aumentata dal 2010. Nell’UE, solo due lavori su dieci nel settore ICT , le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono occupati da donne. Al contrario, nel settore dell’assistenza mancano gli uomini, che costituiscono solo il 15% dei lavoratori in infermieristica, ostetricia e cura della persona nei servizi sanitari. L’Indice dell’istituto per la gender equality di quest’anno si concentra in particolare sugli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. Le donne corrono un rischio maggiore di essere sostituite nel loro lavoro da robot e sono sotto rappresentate nello sviluppo di Intelligenza artificiale, start-up digitali e prodotti ad alta tecnologia come astronavi, fibre ottiche, laser e microchip.

L’espansione del lavoro online riproduce le tradizionali disuguaglianze

Se le donne non virano decisamente verso le discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), quelle più in linea con l’imponente sviluppo del digitale, il gap di genere rischia di essere ancora più drammatico. L’espansione del lavoro organizzato attraverso piattaforme online, avverte l’istituto europeo, sta riproducendo le tradizionali disuguaglianze di genere, come il divario retributivo e la segregazione. Ad esempio, gli uomini hanno maggiori probabilità di lavorare nello sviluppo di software o nella consegna di cibo, mentre le donne lavorano di più nella traduzione online o nei servizi domestici.

Stem, un settore caratterizzato da un forte gender gap

In Italia solo il 18.9% delle laureate ha scelto discipline Stem, e nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei compagni, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione.
D’altronde, le discipline Stem sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro: si stima che nei prossimi 10 anni le occupazioni in questo campo cresceranno due volte più velocemente rispetto alle altre occupazioni e garantiranno maggiori possibilità di carriera e di guadagno. Nonostante questo, si tratta di un settore caratterizzato da un forte gender gap.

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

A maggio TikTok è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo, sia su Play Store di Google sia sull’Apple Store. Il social cinese, di proprietà della società ByteDance, batte quindi Instagram e Facebook, e di fatto nel mese di maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni. Soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), e dai cinesi (12%), dove però il suo nome è Douyin. Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization di SensorTower ha evidenziato infatti come l’app cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa anche nei mesi di marzo e aprile.

Le installazioni aumentano del 35%, ma non anno su anno

Sempre nel mese di maggio, secondo gli analisti di SensorTower le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nella top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Sull’Apple Store YouTube al secondo posto, su Play Store Facebook

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Bandita in India e minacciata da Trump

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden, riporta Ansa, però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.