Il Phygital è la nuova prospettiva dello shopping

Il Phygital è la nuova prospettiva dello shopping

Durante la pandemia i consumatori hanno sofferto la mancanza dell’aspetto più sociale dello shopping, ma allo stesso tempo il canale digitale è riuscito a fare fronte ai loro bisogni, portando novità e servizi ormai irrinunciabili. Gli italiani hanno quindi rivisto il proprio rapporto con lo shopping, e guardano sempre più al phygital, l’esperienza di acquisto ibrida che coniuga le modalità tradizionali dell’offline con le novità portate dall’online e dal digitale. Quanto al futuro, ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto se le esperienze phygital sapranno diventare sempre più emozionanti. È quanto emerge da ‘Phygital Shopping Experience: opportunità per i retailers per incrementare loyalty e sales’, la ricerca in ambito retail di BVA Doxa in collaborazione con Salesforce sulle esperienze di acquisto phygital.

Oltre tre italiani su quattro hanno fatto acquistati con modalità ibrida

Molti, infatti, sono gli esempi in cui canale fisico e digitale sono andati intersecandosi, come, ad esempio, con la prenotazione o l’acquisto del prodotto online e il successivo ritiro in negozio o la consegna a casa. In diversi casi, inoltre, sono stati i negozianti stessi, non presenti online, a trovare soluzioni e proporre servizi che permettessero di interagire con il proprio negozio, mantenendo il contatto con la propria clientela. Queste, così come la possibilità di prenotare il proprio posto in coda o l’aumento dei sistemi di pagamento digitali e contactless, sono state accolte positivamente, tanto da desiderare che vengano mantenute anche in prospettiva. Nell’ultimo anno oltre tre italiani su quattro (74%) hanno fatto acquisti con modalità phygital. In particolare, per l’abbigliamento (28%), l’elettronica (24%) e il comparto del beauty (21%).

Store fisici, supermercati e negozi di abbigliamento i più ‘omnicanale’

Tra gli store fisici, i supermercati e i negozi di abbigliamento sono le categorie dove con maggiore frequenza si adottano le modalità phygital. Ma se in tanti settori il phygital si sta ritagliando uno spazio sempre più importante, allo stato attuale i percorsi per rendere ottimale l’esperienza del cliente vanno ancora perfezionati. Deve infatti ancora concretizzarsi una reale omnicanalità tra offline e online, dal momento che ancora il 22% di chi visita il negozio compra online altrove, magari attratto da offerte più convenienti trovate in rete.

Affiancare assistenti virtuali al personale di vendita “reale”

In questo processo di ibridazione, i consumatori italiani si dividono sull’affiancamento di assistenti virtuali al personale di vendita ‘reale’. Il personale di vendita reale è centrale a patto però che costituisca un valore aggiunto soprattutto in termini di competenza. È comunque consistente (52%) la quota di chi vede positivamente l’affiancamento di assistenti virtuali, e a essere più favorevoli sono soprattutto i giovani uomini, mentre decisamente meno le donne. In ogni caso, se gli strumenti digital permettessero al personale di vendita di identificare i clienti e conoscerne le preferenze, i consumatori italiani si direbbero felici, soprattutto perché potrebbero ottenere consigli su prodotti e servizi specifici (48%). Tuttavia, resta ancora centrale il nodo della privacy: il 59% è preoccupato per la salvaguardia dei propri dati sensibili.

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il nostro presente e il nostro futuro sono sempre più digitali, ma dobbiamo garantire che le donne e le ragazze occupino la loro giusta quota nel settore tecnologico e siano incoraggiate a contribuire alla sua crescita. Uno dei maggiori problemi che frenano l’uguaglianza di genere però è la segregazione nell’istruzione e nel lavoro, ovvero una concentrazione di donne o uomini in determinate materie o lavori. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, lo European Institute for Gender equality è un programma specifico della Comunità Europea istituito per promuovere la parità e combattere le discriminazioni di genere. Nel suo Index annuale ratifica progressi e arretramenti del gender gap, e rileva come ci sia ancora molta strada da fare sotto molti aspetti, in particolare nel mondo digitale. 

Dal 2010 aumenta la segregazione professionale

Nonostante le iniziative speciali per incoraggiare le donne a studiare scienze, ingegneria o ICT, la segregazione è effettivamente aumentata dal 2010. Nell’UE, solo due lavori su dieci nel settore ICT , le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono occupati da donne. Al contrario, nel settore dell’assistenza mancano gli uomini, che costituiscono solo il 15% dei lavoratori in infermieristica, ostetricia e cura della persona nei servizi sanitari. L’Indice dell’istituto per la gender equality di quest’anno si concentra in particolare sugli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. Le donne corrono un rischio maggiore di essere sostituite nel loro lavoro da robot e sono sotto rappresentate nello sviluppo di Intelligenza artificiale, start-up digitali e prodotti ad alta tecnologia come astronavi, fibre ottiche, laser e microchip.

L’espansione del lavoro online riproduce le tradizionali disuguaglianze

Se le donne non virano decisamente verso le discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), quelle più in linea con l’imponente sviluppo del digitale, il gap di genere rischia di essere ancora più drammatico. L’espansione del lavoro organizzato attraverso piattaforme online, avverte l’istituto europeo, sta riproducendo le tradizionali disuguaglianze di genere, come il divario retributivo e la segregazione. Ad esempio, gli uomini hanno maggiori probabilità di lavorare nello sviluppo di software o nella consegna di cibo, mentre le donne lavorano di più nella traduzione online o nei servizi domestici.

Stem, un settore caratterizzato da un forte gender gap

In Italia solo il 18.9% delle laureate ha scelto discipline Stem, e nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei compagni, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione.
D’altronde, le discipline Stem sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro: si stima che nei prossimi 10 anni le occupazioni in questo campo cresceranno due volte più velocemente rispetto alle altre occupazioni e garantiranno maggiori possibilità di carriera e di guadagno. Nonostante questo, si tratta di un settore caratterizzato da un forte gender gap.

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

A maggio TikTok è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo, sia su Play Store di Google sia sull’Apple Store. Il social cinese, di proprietà della società ByteDance, batte quindi Instagram e Facebook, e di fatto nel mese di maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni. Soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), e dai cinesi (12%), dove però il suo nome è Douyin. Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization di SensorTower ha evidenziato infatti come l’app cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa anche nei mesi di marzo e aprile.

Le installazioni aumentano del 35%, ma non anno su anno

Sempre nel mese di maggio, secondo gli analisti di SensorTower le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nella top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Sull’Apple Store YouTube al secondo posto, su Play Store Facebook

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Bandita in India e minacciata da Trump

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden, riporta Ansa, però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

 lockdown ci hanno fatto riscoprire i piaceri della cucina e della buona tavola, facendoci apprezzare più che mai la pasta: un successo planetario che ha trasformato questa icona italiana in un piatto ormai completamente globale. In base alle previsioni firmate da Statista, infatti, nel 2021 il maggior mercato mondiale sarà la Cina che, da sola, vale quasi 25 miliardi di dollari. Significativi anche i dati mondiali: in media, il consumo pro capite all’anno è di 7,7 kg di pasta,a fronte di una spesa di 16,3 dollari. 

I record del 2020 

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo i dati di Unione Italiana Food il 2020 è stato un anno d’oro sia per quanto riguarda i consumi nazionali, sia per l’export.  In Italia l’anno scorso si sono vendute oltre 50 milioni di confezioni in più, con punte di circa il +40% a marzo e +10% tra ottobre e novembre; le esportazioni sono cresciute del 16%, superando i 3,1 miliardi di euro. Con un incremento record del 40%, gli Stati Uniti sono diventati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, superando la Francia (+4,3%) e la Germania (+16%). Ottimi i risultati in arrivo anche dalla Gran Bretagna (+19%), nonostante la Brexit.

Previsioni in crescita per i prossimi 4 anni

La passione per la pasta non sembra una moda passeggera. I dati di Statista prevedono infatti che, dopo aver sfiorato i 123 miliardi di dollari nel 2021 (122.925 milioni per la precisione), a livello globale le vendite di pasta continueranno a crescere del 2,35% l’anno nei prossimi quattro anni. 

Un “insolito” successo

Più tempo trascorso in cucina e a tavola uguale più voglia di cimentarsi con nuovi formati e nuove ricette. I lockdown del 2020 hanno aumentato la propensione all’acquisto di prodotti particolari, con cui gratificarsi e divertirsi, cucinando qualcosa di nuovo. Sì, siamo diventati tutti un po’ chef, a caccia di sperimentazioni, innovazioni e abbinamenti mai osati prima. Tra i successi dell’ultimo periodo c’è sicuramente la pasta fresca surgelata, alternativa molto più pratica rispetto alla versione “home made” ed estremamente simile alla produzione artigianale per aspetto, consistenza e sapore. Oltre al successo della pasta, il 2020 ha consacrato anche quello degli gnocchi, spaziando dalla ricetta classica a base di patate per arrivare a quelli ripieni. Pure in questo caso, è stato l’insolito a conquistare  consumatori, che in più si sono rivelati particolarmente attenti al packaging, dimostrando di preferire le confezioni e gli imballi riciclabili e comunque sostenibili.  

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

È nata una nuova generazione di manager, che si potrebbe definire come Nativi Covid-19. Se l’emergenza sanitaria globale ha sicuramente generato incertezze e grandi difficoltà al contempo ha creato nuove opportunità per i professionisti disposti a cambiare ruolo o lavoro, acquisendo responsabilità manageriali all’interno della stessa azienda.
“I manager ‘Nativi Covid-19’ si trovano a lavorare in uffici completamente smaterializzati, con persone che non hanno mai incontrato dal vivo – afferma Francesca Contardi, managing director di EasyHunters, società di ricerca e selezione tramite Digital Operating Process – ed è per questo che, insieme alle competenze tecniche, diventa indispensabile saper leggere le emozioni proprie e altrui, saper anticipare i cambiamenti, sempre più repentini, ed essere estremamente flessibili”.

L’intelligenza emotiva

Ma quali sono le competenze dei manager Nativi Covid-19?  “La situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e che, purtroppo, viviamo ancora è certamente complicata – continua Contardi -, anche a livello professionale, e obbliga i manager a compiere un grande sforzo per risolvere tutti i problemi legati al remote working e alla gestione dei team a distanza”. È importante quindi acquisire intelligenza emotiva. I manager Nativi Covid-19 si sono trovati a gestire una situazione lavorativa nuova, in una nuova azienda o in un nuovo ruolo, in un momento estremamente complicato che nessuno aveva immaginato. Appare evidente, quindi, quanto sia importante comprendere le emozioni proprie e altrui per evitare che il clima diventi troppo pesante e che, a lungo andare, comprometta il successo e lo sviluppo del business.

Gestire i team a distanza

Un’altra competenza richiesta ai manager Nativi Covid è la capacità di gestire a distanza le risorse umane. Saper gestire le persone a distanza, magari mai incontrate dal vivo, richiede un approccio completamente diverso per farsi conoscere e per conoscere i singoli componenti del team. Quando le informazioni viaggiano soltanto online è indispensabile che le comunicazioni siano puntuali, chiare e precise affinché tutti possano lavorare nella giusta direzione per raggiungere gli obiettivi.

La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale

Muoversi in un contesto in continua evoluzione e ricco di incertezze come quello segnato dall’emergenza Covid-19 richiede necessariamente grande flessibilità per reagire in modo repentino ai cambiamenti. E i manager Nativi Covid-19, riporta Adnkkronos, sono flessibili per definizione. Ma poiché il Coronavirus è ancora presente in tutto il mondo, i manager Nativi Covid-19 hanno dovuto fare i conti con questo scenario dal “giorno zero”. La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale, quindi, per creare una struttura capace di reagire alle avversità. Se informarsi e confrontarsi è sempre stato importante, ora è indispensabile.

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

La pandemia e la conseguenza necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie alla sicurezza sanitaria ha fatto sì che il mercato delle tecnologie touchless registrasse un’importante accelerazione. Stando alle stime degli analisti, infatti, il comparto dovrebbe in soli 5 anni triplicare il proprio fatturato. Un report Piplsay ha intervistato 30.173 americani e 6.090 britannici per valutare la penetrazione delle tecnologie touchless e ha evidenziato come il 51% degli americani e il 44% dei britannici abbiano espresso la loro preferenza per questo tipo di tecnologie in tempo di pandemia. Un dato doppiato dall’82% per cento degli americani e dal 71% dei britannici che si aspetta una continuità nello sviluppo e nell’utilizzo di queste tecnologie.

Non solo metodi di pagamento

D’altronde la tecnologie touchless era già ampiamente utilizzata per i sistemi di pagamento a distanza, ben prima dell’emergenza sanitaria, ma ora sta registrando un vero e proprio boom che cambierà il senso stesso di molte abitudini. Secondo Markets and Markets  questo mercato, per quanto riguarda il riconoscimento dei movimenti, dovrebbe raggiungere i 32,3 miliardi di dollari nel 2025 da 9,8 miliardi di dollari nel 2020, mentre per quello che concerne il rilevamento senza contatto raggiungerà i 15,3 miliardi di dollari nel 2025 da 6,8 miliardi di dollari nel 2020.

Dagli aeroporti ai ristoranti

Gli esempi di nuove innovazioni e applicazioni in questo ambito sono già numerosi. Ad esempio, negli aeroporti e sugli aerei si traduce nell’uso di tecnologie biometriche e di riconoscimento del volto, nell’implementazione dei cancelli e delle procedure di self-boarding. In questo senso, l’aeroporto di Abu Dhabi ha installato una tecnologia touch-free Keypad che permette ai passeggeri di scegliere il piano semplicemente muovendo la mano davanti a un pannello posto all’interno dell’ascensore, il tutto senza premere alcun pulsante. E, ancora, i chioschi automatici di Emirates per il self-check-in hanno cominciato a operare all’Aeroporto Internazionale di Dubai con funzioni touchless come la possibilità di gestire i controlli attraverso il proprio smartphone. “Nei ristoranti le occasioni di contatto fisico si stanno riducendo: dalle porte d’ingresso ai pagamenti, fino al menu personalizzato, tutto può essere declinato in modalità touchless” spiega una nota su Adnkronos. E anche il coffee break può diventare touchless, semplicemente usando una app che gestisce l’odine del caffè direttamente dal telefono, senza toccare nemmeno un tasto. Addirittura, si potrebbe installare un distributore d’acqua santa nel chiese che si attiva automaticamente attraverso un sensore.

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

La pandemia ha portato diversi cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Gli acquirenti fanno maggiore riferimento ai negozi di vicinato, e gli acquisti si sono spostati dagli ipermercati ai supermercati più vicini a casa o ai negozi più prossimi all’abitazione. Non è un caso che le ricerche ‘vicino a me’ su Google aumentino vertiginosamente. Le ricerche locali sul motore di ricerca sono infatti arrivate a rappresentare il 73% del totale, e le ricerche di attività limitrofe sono cresciute addirittura del 20.000%. Secondo quanto rileva Google, in testa la Lombardia, seguita da Lazio, Veneto, Piemonte, e Toscana.

Aumentano le ricerche effettuate dai consumatori relative a ‘vicino a me’

“Con le ricerche online – spiega Google – si scoprono le attività locali più vicine e se ne scoprono di nuove nei paraggi”. Questo perché le persone si spostano di meno e conoscono meglio i negozi più vicini. La pandemia ha permesso infatti a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona. Non solo però prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere. Secondo Google Trends, in merito a molti prodotti alimentari e attività legate al food, sono molte le ricerche effettuate dai consumatori ricercando ‘vicino a me’ sul motore di ricerca.

Impennata per supermercati, sushi a domicilio, bar più vicino

Qualche esempio? Pescherie vicino a me, +4650%, Pizzeria senza glutine, +4500%, Ristoranti con consegna a domicilio, +4250%. E Supermercati aperti oggi, Panifici, Sushi a domicilio, Bar più vicino, registrano una vera e propria impennata. I dati Google riferiti al periodo da febbraio 2020 a febbraio 2021 parlano chiaro: durante la pandemia le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del 20.000%, riporta Askanews. Di contro, secondo Nielsen, per quanto riguarda la grande distribuzione organizzata, nel corso del 2020 a soffrire maggiormente sono stati ipermercati e cash&carry, registrando trend negativi del -8,9% e -19,2%, mentre discount, negozi specializzati e supermercati si sono mostrati in controtendenza.

Fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità

“Con il Covid-19 – commenta Luca Bove, ceo di Local Strategy – è cresciuto l’ecommerce, ma ci sono molte opportunità per le attività commerciali, sia singoli negozi sia grandi catene. Gli italiani tendono a visitare maggiormente le attività commerciali non lontane dalla propria abitazione, complice il fatto che molte persone non si recano più al lavoro, ma operano in smart working, oppure seguono le restrizioni di movimento adottate dal Governo – aggiunge Bove -. Così oggi è fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. In questo contesto oggi è possibile segnalare ai clienti la distanza verso l’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, e l’attesa prevista per accedere nello store”.

Elettrodomestici, arriva la nuova etichetta energetica

Elettrodomestici, arriva la nuova etichetta energetica

Etichette energetiche sugli elettrodomestici, si cambia. Addio alle categorie con una sequenza – dopo la lettera – di “+”, sì a una classificazione più ordinata e omogenea, stabilita solo in base alla lettera di apparenza. Si tratta di una novità prevista dal Regolamento quadro europeo 2017/1369, che prevede pertanto una scala comune per tutti i prodotti con classi energetiche da A (prodotti più efficienti) a G (prodotti meno efficienti). Spariscono quindi le classi A+, A++, A+++, per certi versi diventate troppo numerose e difficili da interpretare.

Più facile comprendere l’impatto energetico

Sono tantissimi i prodotti che devono sottostare a questo nuovo regolamento: frigoriferi, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie,, cantinette per il vino, lampade e display elettronici inclusi monitor Tv e pannelli digitali. In questo modo, grazie all’introduzione delle nuove etichette energetiche europee, la scelta sarà non solo più semplice, ma sarà anche più immediato comprendere il reale impatto energetico di ogni singolo elettrodomestico. Secondo la Commissione Europea le nuove misure sull’ambiente introdotte, fra cui le nuove etichette energetiche, potranno far risparmiare alle famiglie europee oltre 33 miliardi di euro l’anno, in media 150 euro a nucleo familiare. Il risparmio energetico annuo sarà di 167 TWh (Terawattora) entro il 2030, pari, ad esempio, a quasi il 50% del consumo energetico annuale italiano.

L’introduzione ufficiale dal 1 marzo 2021

Anche se già si trovano modelli di elettrodomestici con la nuova classificazione, il passaggio ufficiale all’etichetta semplificata è stato fissato partire dal 1 marzo 2021 per frigoriferi e congelatori, incluso cantinette per vino ad uso domestico, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, TV e display e dal 1° settembre 2021 per le sorgenti luminose. Le nuove etichette hanno anche una grafica rinnovata che include un QRcode per ottenere molte informazioni aggiuntive sul prodotto accessibili attraverso uno smartphone. Ora il sistema di classificazione andrà solo da A (massima efficienza) a G (bassa efficienza). A partire dal 2024, poi, non potranno più essere venduti i prodotti classe G e alcune classi F (i prodotti meno efficienti).

I consumatori sono attenti ai consumi e alla sostenibilità

Questa semplificazione è importante per compiere acquisti più consapevoli, e i consumatori non sono insensibili a tali tematiche. Secondo l’Eurobarometro Speciale 492 l’etichetta energetica è riconosciuta dal 93% dei consumatori e il 79% la considera quando acquista nuovi elettrodomestici. Ancora, questa novità sarà un ulteriore stimolo per i produttori nella messa a punto e produzione di elettrodomestici sempre più rispettosi dell’ambiente e delle risorse.

Le previsioni 2021 sulla cybersecurity

Le previsioni 2021 sulla cybersecurity

Cosa riserva il 2021 per la sicurezza informatica? Secondo Avast l’anno nuovo porterà un incremento significativo di truffe sui vaccini anti Covid-19, attacchi alle reti domestiche e  aziendali, oltre alla persistenza degli attacchi ransomware. Avast prevede inoltre l’aumento delle campagne deepfake di disinformazione e altre campagne generate dall’AI per ottenere maggiore capacità di diffusione. Inoltre, poiché molti dipendenti continueranno a lavorare da casa, è molto probabile che continuino gli attacchi informatici sull’infrastruttura e sui provider VPN aziendali, con l’obiettivo di infiltrarsi nelle reti delle organizzazioni per sottrarre informazioni riservate e rubare proprietà intellettuale e clienti.

Truffe sui vaccini e attacchi alle organizzazioni sanitarie e farmaceutiche

Verso l’inizio della pandemia falsi store legati al Covid-19 hanno iniziato a circolare, promettendo dubbie cure e consigli di sopravvivenza alla pandemia. Ora, con la disponibilità dei vaccini prevista nel 2021 Avast prevede un aumento delle truffe sulle vaccinazioni, presentate agli utenti tramite falsi store e annunci sui social media.  Quest’anno, poi, diverse istituzioni sanitarie negli Stati Uniti, in Europa e in Asia sono state attaccate da ransomware, che hanno sottratto e pubblicato dati, e gruppi di criminalità informatica hanno anche avviato attacchi di spionaggio contro organizzazioni di ricerca clinica e farmaceutica, e nel 2021 Avast prevede ulteriori attacchi in questi settori.

Deepfake e campagne di disinformazione

La qualità dei deepfake è notevolmente migliorata negli ultimi anni, e secondo gli esperti di Avast nel 2021 probabilmente raggiungeranno una qualità tale per cui potranno essere utilizzati attivamente nelle campagne di disinformazione. L’aumento delle persone che lavorano da casa e la maggiore dipendenza dalla connettività online, oltre alla crescente pressione economica, potrebbero alimentare l’efficacia dell’uso dei deepfake per diffondere notizie false. Inoltre, Avast ha osservato un’accelerazione nella crescita di minacce nuove ed emergenti basate sull’AI. Questa crescita è dovuta all’uso dell’automazione da parte dei criminali in cui l’AI può essere impiegata in combinazione con tecniche più semplici. Campagne dannose, attacchi mirati e minacce avanzate persistenti (APT) generate utilizzando tecniche di AI sono già praticabili, ma gli esperti di Avast prevedono che nel 2021 e oltre i cybercriminali acquisteranno le competenze necessarie a renderle efficaci.

Adware e stalkerware continueranno a prosperare

Per la maggior parte del 2020, l’adware è stata la principale minaccia Android, rappresentando un terzo del totale. Secondo Avast questa tendenza rimarrà dominante anche per il 2021, insieme ai Fleeceware, una truffa in abbonamento che può essere descritta come una combinazione di adware e app false, una delle novità più presenti nel 2020 su iOS e Android. Dalle prime campagne di stalkerware durante la prima ondata di pandemia, il numero di questo tipo di attacchi è rimasto elevato per tutto il 2020. Lo stalkerware include app che vengono installate segretamente per spiare la vittima, controllare la sua posizione fisica, i messaggi e registrare le telefonate. Gli esperti di Avast si aspettano che questa tendenza continui, senza però nuove impennate.

Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento, Mantova e Pordenone sono le tre città più “green”d’Italia. La conferma arriva dalla 27esima edizione del rapporto di Legambiente 2020 in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali delle città italiane. Dagli anni Novanta lo studio di Legambiente compara gli indicatori di 104 comuni capoluogo italiani, basandosi su 18 parametri raggruppati in 5 macroaree, come aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente. E la novità di quest’anno è la crescita delle performance di molto capoluoghi in fatto di aria più pulita, meno rifiuti e una maggiore raccolta differenziata.

Quest’anno ovunque le polveri sottili restano sotto la soglia limite

“Per la prima volta, ovunque, le polveri sottili restano sotto la soglia limite”, ha spiegato Mirko Laurenti, responsabile di Ecosistema Urbano di Legambiente, in riferimento al limite europeo fissato in una media annua di 40 microgrammi per metro cubo. Un risultato, quello di un miglioramento delle polveri sottili, collegato soprattutto alle restrizioni alla mobilità dei veicoli e alle attività industriali imposte dalla pandemia da Covid, ma anche da buone pratiche messe in campo da molti Comuni italiani.

L’unico capoluogo del Sud è Cosenza, all’ottavo posto

Se Trento si riconferma città più green, e Mantova anche quest’anno riconquista il secondo gradino del podio, Bolzano scende di una posizione, la quarta, lasciando a Pordenone la medaglia di bronzo per le performance ambientali. Tra le 20 classificate, ai primi posti spicca al quinto posto anche Reggio Emilia, tallonata da Belluno e Parma, rispettivamente in sesta e settima posizione.

All’ottavo posto compare l’unico capoluogo del Sud, precisamente della Calabria, Cosenza, che precede Biella, Verbania, Treviso, e Forlì-Cesena, alla pari al dodicesimo posto.

Sondrio, Macerata e la marchigiana Pesaro chiudono la Top 20

Al tredicesimo posto si trova Cremona, seguita da Rimini e Cuneo, riporta Italpress. Al sedicesimo si piazza invece Bologna, che porta a sei le città eco-virtuose dell’Emilia-Romagna, mentre alla diciassettesima posizione figura La Spezia, seguita da Sondrio e Macerata, in penultima posizione. Infine, al ventesimo posto chiude la Top 20 di Legambiente la marchigiana Pesaro.

Per quanto invece riguarda la “classifica degli alberi”, che riporta le città con il maggior numero di alberi per 100 abitanti, le prime cinque posizioni sono ricoperte da Cuneo, Modena, Brescia, Reggio Emilia e Arezzo, seguita da Ravenna e Milano. Al primo posto dei capoluoghi di provincia con più isole pedonali c’è invece Lucca, mentre Matera, Trento e Rieti completano il podio delle città con più chilometri quadrati di verde urbano per abitante.