Quando sostituire la caldaia?

La caldaia, uno dei più importanti dispositivi di casa, come ogni altro apparecchio ha un ciclo di vita ben definito.

Trattandosi tra l’altro di un dispositivo particolarmente soggetto ad usura e all’azione del caldo e del freddo, dato che spesso è posizionata in zona esterna, non è raro che si usuri e si danneggi. Per questo di tanto in tanto è normale chiedersi quando arrivi il momento di sostituirla.

Prima di pensare a questo, va comunque ricordato che è bene far effettuare un intervento di manutenzione periodica alla propria caldaia almeno una volta l’anno, così da assicurarsi che tutto sia in ordine dal punto di vista della sicurezza ma anche per quel che riguarda l’efficienza del dispositivo e dunque i consumi.

Una regolare manutenzione inoltre, allunga i tempi di vita della caldaia. Ci sono comunque dei segnali che ci lasciano intuire sia più o meno arrivato il momento di cominciare a pensare alla sostituzione caldaia. Vediamo di seguito quali sono.

La caldaia diventata rumorosa

Uno dei primi segnali di anzianità della nostra caldaia è l’aumento del rumore che essa produce.

Questi rumori sono il più delle volte riconducibili ad un sottile sibilìo oppure a dei piccoli colpi come se fossero delle piccole esplosioni.

Questi suoni possono indicare un tipo di anomalia alla pompa o la rottura di valvole o altri elementi.

Chiaramente in questo caso è bene chiamare un tecnico, ma bisogna considerare che l’importo relativo alla riparazione della caldaia renderebbe in realtà più conveniente acquistarne una nuova.

I termosifoni non si riscaldano bene

Il fatto che termosifoni non si riscaldino bene, o non lo facciano rapidamente, può essere il segno che la caldaia cominci a non funzionare più bene come prima. Le moderne caldaie infatti fanno in modo che i termosifoni si riscaldino molto più rapidamente.

Quindi quando i termosifoni appaiono tiepidi anche dopo diversi minuti e quando il tempo necessario a riscaldarsi completamente diventa troppo, arriva il momento di cominciare a pensare di sostituire la caldaia e acquistarne una più efficiente.

La caldaia emana un odore sgradevole

Se la caldaia emana un odore alquanto sgradevole, che possa sembrare gas o meno, si tratta di un’anomalia che richiede con una certa urgenza l’ispezione da parte di un tecnico qualificato.

Possono infatti esserci dei problemi di combustione o un’eventuale perdita del pericoloso monossido di carbonio.

Anche una produzione eccessiva di condensa può lasciare intendere che la caldaia non stia funzionando bene, così come quelle classiche macchioline di fuliggine abbastanza scura che si formano proprio sopra la caldaia.

Ad ogni modo per tutte queste eventualità è bene contattare direttamente un tecnico.

Ci sono perdite d’acqua sotto la caldaia

Nel caso in cui tu dovessi riscontrare delle perdite d’acqua sotto la caldaia, fai bene a cercare di individuare rapidamente da dove partono esattamente le gocce.

Potrebbe infatti non trattarsi del normale sfiato della caldaia ma eventualmente di un raccordo danneggiato o altro pezzo che necessita di essere sostituito.

L’acqua infatti può causare ossidazione e corrosione dei materiali che incontra, ragion per cui è bene individuare rapidamente la perdita e ripararla.

Nel caso di caldaia piuttosto vecchia che ha anche altri problemi, puoi considerare direttamente di sostituirla.

Ecco dunque i motivi per i quali fai bene a considerare di sostituire la tua caldaia con una nuova che sia più efficiente, più moderna ma soprattutto più sicura.

Per quel che riguarda la nuova caldaia da acquistare, considera che le moderne caldaie a condensazione sono molto più efficienti delle vecchie caldaie a gas e ti consentono di avere anche un interessante risparmio in bolletta.

Come progettare un salone da parrucchiere?

Progettare un salone da parrucchiera è un delicato equilibrio di aspetti tecnici e decorativi di fondamentale importanza per il successo di un’attività.

Soprattutto nel caso di una parrucchiera, l’immagine che vogliamo dare dei locali è fondamentale dato che contribuisce in maniera decisiva alla percezione che i clienti si faranno dell’attività.

Dunque bisogna prestare grande cura a tutti quegli aspetti che riguardano il design e l’architettura, ma anche gli allestimenti più funzionali e gli arredi che garantiscono sempre una piacevole permanenza.

Ecco il motivo per il quale quando si va a progettare un salone da parrucchiera bisogna tener conto di tutti questi elementi per avere la certezza di offrire veramente il meglio alle clienti e partire con il piede giusto.

La pianificazione degli spazi

Solitamente la pianificazione degli spazi è la prima cosa da gestire dopo aver individuato i locali.

Bisogna riuscire ad immaginare in anticipo le aree in cui sarà necessario avere campo libero per poter lavorare bene e quella in cui prevedere la reception nonché la zona cassa, la zona dedicata al lavaggio e al taglio dei capelli ed infine quella destinata all’area per il relax nell’attesa di essere serviti.

La zona di ingresso deve sempre essere ampia, luminosa e sgombera da qualsiasi arredo: essa non deve Infatti dare l’impressione di essere una zona buia e confusionaria ma al contrario infondere benessere e senso di ampiezza.

La zona in cui avviene il lavoro vero e proprio deve prevedere invece un minimo di due mobili lavatesta ed eventuali mobili a parete in cui riporre shampoo e lozioni, nonché asciugamani e altre attrezzature.

Per quel che riguarda la zona in cui avviene il taglio dei capelli bisogna fare in modo da pensarla in maniera tale che questa riceva quanta più luce naturale è possibile.

Inoltre l’illuminazione artificiale non deve essere diretta ma al contrario essere diffusa, arrivando prevalentemente dall’alto. In questa maniera eviteremo di creare delle ombre che impediscono di percepire bene i dettagli.

Arredi e attrezzature

Elementi d’arredo vanno selezionati appositamente per riuscire ad infondere nel cliente quella sensazione di benessere e relax di cui avverte il bisogno quando riceve questo tipo di servizio.

È meglio per questo prevedere delle comode poltrone e divanetti per l’attesa, con un tavolino per poggiare gli oggetti. Anche il bancone che ospita la cassa va considerato come un importante mobile che concorre a creare il design individuato.

Possiamo abbinare al nostro bancone anche dei piccoli espositori in cui mostrare dei prodotti che i clienti possono decidere di acquistare. È importante scegliere con cura anche le varie forniture per parrucchieri quali spazzole, phon, sterilizzatori, poltrone e caschi da parrucchiere, ad esempio.

Si tratta infatti di elementi che concorrono a creare nel cliente quella piacevole sensazione di sapere di essere serviti con le migliori risorse a disposizione, facendo così in modo che l’esperienza percepita possa essere sempre la migliore possibile.

In breve

Dunque tenendo conto di tutti questi fattori sarà possibile riuscire a progettare adeguatamente il proprio salone da parrucchiere, facendo in modo che tutto possa essere organizzato nel migliore dei modi e con grande cura dei dettagli.

Ricorda sempre che gli elementi che concorrono a rendere unica un’esperienza all’interno di un salone sono tanti e che è bene curarli tutti se desideriamo fare in modo che i clienti tornino ad usufruire dei nostri servizi anche in futuro.

Perché l’acqua del rubinetto è torbida?

Perché l’acqua che esce dal rubinetto di casa sembra essere torbida?

Delle volte sembra proprio che l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa abbia un colore poco invitante che nulla ha a che fare con la limpidezza che ci aspetteremmo da un’acqua che desideriamo bere o utilizzare per scopi alimentari.

Quando abbiamo anche il semplice sospetto che l’acqua di casa non sia propriamente pura e sicura, facciamo bene a smettere per il momento di berla e procedere con delle analisi per poter capire se questa sia buona o meno.

Una analisi empirica

La prima cosa che possiamo fare per accertarci che l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa sia effettivamente buona da bere è quella di osservarla attentamente.

Delle volte infatti, l’acqua può sembrare torbida per un semplice motivo: la pressione con cui l’acqua esce dal rubinetto può infatti agitarla in maniera tale da farla apparire torbida, ma si tratta soltanto di un fenomeno che nulla ha a che vedere con la salubrità dell’acqua.

Per potercene assicurare, è sufficiente riempire un bicchiere di vetro d’acqua e lasciarla decantare qualche secondo dopo aver riempito il bicchiere. Se essa permane ad essere torbida dopo qualche secondo, probabilmente ci sarà qualche elemento o sostanza a renderla tale.

Se invece dopo qualche secondo l’acqua torna ad essere perfettamente trasparente e non si vede alcun tipo di elemento o residuo in sospensione, Ciò significa che l’acqua sembrava essere torbida appunto soltanto a causa della pressione del getto.

E se l’acqua ha un colore che tende al rosso?

Nel caso in cui l’acqua del rubinetto abbia un colore che tende al rossastro, questo può essere un indicatore della presenza di ferro.

Il più delle volte in questo caso il responsabile è la rete idrica e dunque le tubature, che possono essere vetuste e dunque ossidate. Questo tipo di fenomeno si verifica principalmente nel tratto finale delle tubature, ovvero quello che arriva fino al rubinetto di casa.

Ad ogni modo, se l’acqua dovesse avere un colore rossastro, presumibilmente il motivo sarà questo. Dunque in questo caso bisogna contattare l’acquedotto per accertarsi che il problema non sia lungo tutto il percorso che porta l’acqua fino all’edificio.

Se invece venisse appurato che il problema è relativo soltanto all’ultimo tratto, in questo caso è il condominio a dover provvedere a sostituire le tubature.

È un problema avere un acqua troppo ricca di calcare?

Quello della presenza eccessiva di calcare nell’acqua è un problema riguarda buona parte del nostro paese. Bisogna dire da questo punto di vista che se l’acqua è più dura perché vi è una grande presenza di carbonati di magnesio e calcio, non c’è alcun tipo di pericolo per la nostra salute.

L’unico problema in questo caso potrebbe essere che le tubature potrebbero tendere a formare più frequentemente delle incrostazioni. Inoltre potrebbero macchiarsi più rapidamente anche lavelli e piatti doccia, per cui se l’acqua che arriva al rubinetto di casa presenta troppo calcare non vi sono dei pericoli per la salute ma bisogna considerare che potrebbero esserci dei problemi a lungo termine con quel che riguarda alcuni complementi di casa.

Come è possibile migliorare la qualità dell’acqua?

Se l’acqua che arriva al rubinetto di casa è troppo torbida, la soluzione immediata, efficace e risolutiva è quella di montare il miglior depuratore acqua.

Grazie a questo dispositivo infatti, è possibile andare ad eliminare dall’acqua qualsiasi sostanza o elemento nocivo che ne pregiudica la qualità e la salubrità. si tratta di dispositivi facili da installare e che non necessitano di alcuna manutenzione se non il cambio periodico dei filtri.

Adottando un depuratore d’acqua efficiente è possibile risolvere il problema ed avere tutta la certezza di poter bere tranquillamente in famiglia l’acqua del rubinetto di casa.

Mutui per i giovani, si risparmia fino a 22.500 euro

Mutui per i giovani, si risparmia fino a 22.500 euro

Alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), un valore ai minimi storici .Il mondo bancario risponde quindi alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa. Grazie a queste condizioni, secondo le simulazioni di Facile.it,gli under 36 possono infatti risparmiare decine di migliaia di euro in interessi. Un esempio? Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro.
Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro. Il risparmio risulta quindi di quasi 900 euro l’anno, e di circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

Unico limite, età del richiedente e importo massimo erogabile

Ma se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.
“Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile – afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it – oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi”.

Come beneficiare delle novità introdotte dal Governo

Oltre a queste condizioni, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare anche delle novità introdotte dal Governo, tra cui l’ampliamento fino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, e di diverse esenzioni, tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, e in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

Salgono le richieste di finanziamenti da parte degli under 36

Come evidenzia l’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target. Nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

Forme e strutture dei migliori tavoli di design

Il tavolo è un accessorio che dal 1700 è diventato elemento fondamentale nella vita di tutti. Non è solo un mero supporto, ma rappresenta un pilastro di arredo vero e proprio. Negli ultimi anni sono sempre più diffusi i tavoli di design.

Parliamo di tipologie di tavolo che sono in grado di garantire un carattere ed una precisa impronta ad un’intera stanza. Infatti, grazie alla loro bellezza e unicità riescono ad irradiare personalità in ogni angolo della casa.

Esistono in varie forme e materiali: in ogni caso, sono in grado di rappresentare il cuore di un allestimento domestico. Per scegliere l’opzione che possa più adattarsi alle vostre esigenze, bisogna anche tener conto del tipo di messaggio che si vuole comunicare.

Cosa considerare nella scelta di un tavolo di design

Nella scelta di un tavolo di design è molto importante tener conto delle proprie esigenze. In genere, tutto dipende dalla grandezza della stanza e anche dall’utilizzo che si vorrà fare di questo elemento.

La priorità nella scelta di un tavolo artistico in un soggiorno ed in una cucina, sta anche nella sua funzionalità. Si può optare per tavoli rettangolari, quadrati, rotondi oppure ovali. Inoltre, a fare la differenza sono anche le sue funzioni. Vi sono quelli estendibili oppure quelli realizzati in materiali più o meno resistenti.

La forma rappresenta poi, un aspetto fondamentale per un tavolo artistico. È meglio optare per quelli un po’ più grandi negli ambienti abbastanza spaziosi. Negli ambienti più piccoli, invece è consigliabile optare per una forma geometrica tondeggiante, così da rendere un’immagine caratteristica dello spazio che state arredando.

Colori e tendenze dei tavoli artistici

La scelta di un tavolo di design deve tener conto anche di quelle che sono le tendenze di arredo per una casa, uno studio o un’attività commerciale. In genere, bisogna optare per dei colori adeguati.

Meglio neutrali all’interno di uno spazio domestico, anche eccentrici invece in uno spazio commerciale. Le linee poi, possono essere essenziali o esagerate: tutto dipende da quello che è l’effetto finale che volete creare!

Come misurare il livello di silenziosità di un condizionatore d’aria?

Se stai pensando di acquistare un nuovo condizionatore d’aria, sicuramente la potenza ed il livello di efficienza energetica sono dei fattori importanti da considerare. Assieme a questi però, va anche considerata la rumorosità.

Più un condizionatore d’aria è silenzioso infatti, migliore è il comfort percepito e soprattutto è possibile adoperarlo anche in camera da letto durante la notte senza che per questo il nostro sonno venga disturbato.

Quali sono i condizionatori d’aria più silenziosi?

Sicuramente, i condizionatori d’aria più silenziosi sono quelli che hanno un livello di rumorosità inferiore ai 45 decibel, ed in particolar modo quelli che sono sotto i 30 decibel vengono considerati i più silenziosi in assoluto.

Per poter capire quanti decibel abbia il condizionatore d’aria che si sta esaminando, è sufficiente leggere la scheda tecnica o direttamente l’indicazione della rumorosità espressa in decibel che si trova sulla confezione stessa. Tra tutti, i condizionatori Daikin sono riconosciuti tra i più silenziosi in assoluto.

Come norma generale, bisogna ricordare che i condizionatori d’aria portatili sono più rumorosi di quelli fissi. Infatti, il motore dei condizionatori portatili è decisamente più rumoroso dei modelli che si fissano a parete, anche perché questo si trova all’interno del dispositivo stesso e non viene invece fissato all’esterno dell’edificio come avviene per le unità dei condizionatori portatili.

Sicuramente, la silenziosità di un condizionatore d’aria dipende anche dalle caratteristiche di progettazione del dispositivo e dagli split interni, così come dalle ventole ed all’eventuale presenza della tecnologia inverter la quale è decisamente utile a rendere il dispositivo assolutamente silenzioso.

La tecnologia inverter

La tecnologia inverter infatti, evita che il dispositivo debba continuamente accendersi e spegnersi andando a disturbare tutte le persone che si trovano nei pressi di casa nostra inclusi i nostri vicini, dato che in sua assenza l’unità esterna va ad accendersi continuamente (si per raggiungere la temperatura desiderata e si spegne dopo averla raggiunta) e questo può essere fastidioso soprattutto di notte.

Meglio dunque scegliere un climatizzatore moderno e dotato di tecnologia inverter, ossia di quelli fissi (con il motore che viene piazzato all’esterno) e con un livello di rumorosità che sia al di sotto dei 45 decibel.

Smart working, 1 donna su 3 lavora più di prima

Smart working, 1 donna su 3 lavora più di prima

Per garantire continuità al proprio business e tutelare la salute dei dipendenti in questo periodo le aziende sono ricorse a un uso massiccio dello smart working. Dalla ricerca #IOLAVORODACASA, condotta da Valore D Oltre su oltre 1300 lavoratori, tra dipendenti e non di multinazionali e Pmi, emerge che il 93% degli intervistati sta lavorando da casa. Ma per le donne lo smart working, più che smart, è extreme. Secondo l’analisi, infatti, una donna su tre lavora più di prima, mentre tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5. Il 60% del campione femminile dipendente però era già abituato a lavorare in modalità lavoro agile. Ma non è facile concentrarsi in un momento di convivenza familiare prolungata e forzata. E c’è chi non riesce, o fa fatica, a mantenere un equilibrio tra il lavoro e la vita domestica.

Millennials più confuse rispetto alle Baby Boomers 

Pur avendo una forte tenuta emotiva (oltre il 60% delle donne ha espresso sentimenti positivi e di rinnovamento) il 40% delle donne vive questo periodo con ansia, rabbia e confusione. In particolare la generazione delle Millennials, che si sentono molto più confuse rispetto alle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde).

“La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne, che soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale – commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D -. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale, che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale”.

Parola d’ordine, resilienza

La resilienza è un aspetto che caratterizza in modo importante la fascia femminile sopra i 40 anni. Oltre il 48% di loro ha espresso una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso, la speranza è un sentimento trasversale, che in questo momento accomuna le donne di tutte le generazioni, con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

In ogni caso, quasi la totalità degli intervistati (90%) ritiene che le aziende siano intervenute prontamente, e spesso abbiano anticipato le disposizioni governative.

Pause caffè e pranzi virtuali, o video call di gruppo

Anche la dimensione ludica aiuta a tenere alto il morale. Alcune aziende mantengono viva la Community attraverso il gruppo Facebook aziendale o apposite piattaforme utilizzate per attività sia business sia leisure (sport, cucina ecc.). Importanti, poi, si rivelano anche le relazioni tra colleghi, che per condividere la difficoltà del momento e allentare la tensione si ritrovano per pause caffè e pranzi virtuali, o video call di gruppo. E il futuro? La maggior parte (85%) crede che in futuro questa situazione contribuirà a introdurre, modificare, e rinforzare il modello di smart working in azienda.

Criptovalute, vola la capitalizzazione: +44,1% nel 2019

Criptovalute, vola la capitalizzazione: +44,1% nel 2019

L’intera capitalizzazione del mercato delle criptovalute chiude il 2019 a 180 miliardi di dollari. Un aumento record del 44,1%, per guadagni di 60 miliardi di dollari dall’inizio del 2019. Lo evidenzia il Secondo il Rapporto annuale di CoinGecko relativo al 2019, secondo il quale all’impennata delle criptovalute si intreccia la crescita vorticosa dei bancomat Atm che cambiano i bitcoin, in aumento di 11 unità al giorno. Allo sviluppo del settore criptovalute hanno contribuito in maniera decisiva gli investimenti nel settore di grandi aziende globali, come  Facebook, JPMorgan, Microsoft, Shopify, Tesla, Telegram, Ibm, ma anche di governi, come quello cinese.

Bitcoin, la risorsa più performante del 2019

In particolare, il volume degli scambi del mercato basato sulla tecnologia blockchain è aumentato del 600% nel 2019 e continua a crescere. Con una capitalizzazione di mercato superiore ai 150 miliardi di dollari, non sorprende che Bitcoin (Btc) sia stata la risorsa più performante del 2019. Dopo il suo lancio nel 2009, è diventata la criptovaluta più popolare al mondo e da allora domina il mercato, mentre al secondo posto troviamo Ethereum, nata nel 2015 e con una capitalizzazione di 17,50 miliardi di dollari. Ricerche e sondaggi di istituzioni come il World Economic Forum, Deloitte o McKinsey calcolano che fino al 10% del Pil globale,  ovvero 10 trilioni di dollari su un totale di 100 trilioni di dollari, sarà gestito mediante l’aiuto della tecnologia blockchain entro il 2027.

Rivoluzione blockchain, un punto di non ritorno

Si tratta di numeri che aiutano a capire la prospettiva e il potenziale della rivoluzione blockchain. “Ormai banche, governi e multinazionali stanno adattando le proprie infrastrutture monetarie a nuovi concetti di crittografia e decentralizzazione, è un punto di non ritorno – spiega Gian Luca Comandini, membro della Task Force Blockchain del Mise, professore di Blockchain all’Università Guglielmo Marconi di Roma e fondatore di Blockchain Core -. In un futuro in costante e rapida trasformazione è importantissimo che anche l’Italia faccia la sua parte e si affacci da leader nel settore fintech anche nel panorama globale”.

Nel prossimo decennio si assisterà al collasso di tanti sistemi intermediari

Secondo Comandini, riporta Adnkronos, dobbiamo quindi prepararci “ad assistere nel prossimo decennio al collasso di tanti sistemi intermediari che hanno causato fin troppe crisi e problemi globali e ad accogliere nel bene e nel male una nuova era di decentralizzazione”. Questo, osserva ancora Comandini, “impatterà su tutto, non solo sul nostro sistema economico e monetario che tuttavia è il primo a essere rivoluzionato. Speriamo solo che la gente decida di utilizzare bitcoin e non altre tipe di monete pseudo-decentralizzate”.

Produzione industriale in ripresa a gennaio. I dati Istat

Produzione industriale in ripresa a gennaio. I dati Istat

Il 2019 si è aperto con un segno positivo per la produzione industriale italiana. L’indice destagionalizzato a gennaio 2019 è aumentato dell’1,7% rispetto a dicembre. L’indice destagionalizzato mensile mostra inoltre aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti, e se aumenta in misura marcata l’energia (+6,4%), con una dinamica meno accentuata crescono anche i beni di

consumo (+2,4%), i beni intermedi (+1,0%) e i beni strumentali (+0,3%).

Nella media del trimestre novembre-gennaio, secondo dati Istat, il livello destagionalizzato della produzione però è diminuito dell’1,8% rispetto ai tre mesi precedenti. E se corretto per gli effetti di calendario, a gennaio 2019 l’indice è diminuito in termini tendenziali dello 0,8%, poiché i giorni lavorativi sono stati 22, come a gennaio 2018.

Aumento per energia, diminuzione per beni intermedi, di consumo e strumentali

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a gennaio 2019 un accentuato aumento tendenziale per l’energia (+11,7%), mentre diminuiscono i beni intermedi (-3,3%), i beni di consumo (-2,7%) e, in misura più contenuta i beni strumentali (-1,7%).

I settori di attività che registrano le variazioni tendenziali positive più rilevanti sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+14,8%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+4,4%), e fabbricazione di apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (+2,2%).

Le diminuzioni maggiori si registrano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,5%), metallurgia e prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (-8,8%) e attività estrattive (-4,6%).

Una dinamica dei prezzi stazionaria

A gennaio 2019 l’Istituto di statistica stima inoltre una dinamica congiunturale stazionaria dell’indice dei prezzi alla produzione dell’industria, mentre, su base annua, registra una crescita del 3,4%. Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell’industria rimangono invariati su dicembre e aumentano del 4,4% su base annua. Al netto del comparto energetico la dinamica congiunturale è positiva (+0,2%) mentre si riduce in misura ampia l’incremento tendenziale (+0,9%).

Nel trimestre novembre 2018-gennaio 2019 l’Istat stima inoltre un incremento dei prezzi alla produzione nell’industria dello 0,1% sul trimestre precedente, riferisce Adnkronos.

Prodotti farmaceutici e industria tessile ampio aumento sul mercato interno

La dinamica congiunturale dei prezzi è positiva sul mercato interno (+0.2%) e negativa su quello estero (-0.3%). I settori manifatturieri che si caratterizzano per il più ampio aumento tendenziale sul mercato interno sono la fabbricazione di prodotti farmaceutici e l’industria tessile (rispettivamente +2,0% e +1,9%). In calo invece i prodotti petroliferi raffinati (-2,9%). Sul mercato estero area euro la variazione positiva più intensa (+2,8%) si registra per l’industria chimica e per le altre industrie manifatturiere, mentre il settore dei mezzi di trasporto mostra la flessione maggiore (-1,7%). Per l’area non euro la crescita tendenziale più rilevante si registra per i prodotti chimici (+4,1%), mentre il decremento più marcato si rileva per i prodotti petroliferi raffinati (-5,3%).

Come rinegoziare lo stipendio

Come rinegoziare lo stipendio

Si guadagna il giusto sul proprio posto di lavoro? Lo stipendio è in linea con la propria mansione e con l’andamento del mercato? In alcuni casi può essere necessario rinegoziare il proprio stipendio. Per farlo, però, bisogna essere preparati al meglio per affrontare una situazione che potrebbe essere non proprio facile, anche sotto il profilo personale.

Non farsi prendere dall’emotività

“Negoziare lo stipendio è sfidante, è qualcosa che mette in discussione non solo gli aspetti legati alla propria carriera ma anche quelli più vicini alla vita personale. Per questo motivo, bisogna prepararsi seriamente in vista del confronto con il proprio datore di lavoro. Bisogna essere pronti a parlare di aspettative specifiche e realistiche basate sulle proprie capacità, esperienze e tendenze del mercato, senza farsi prendere dall’emotività”, spiega Adriano Giudici, executive manager divisione engineering & manufacturing di Michael Page, gruppo specializzato nella selezione di professionisti, middle e top manager. Un altro passaggio fondamentale è quello di verificare se la propria retribuzione è il linea con la media nazionale. “Poi – suggerisce ancora Giudici – è necessario conoscere la situazione finanziaria della società ed è opportuno sapere se il proprio stipendio, o quello desiderato, è in linea con la retribuzione del mercato”.

Riflettere sulle esigenze personali

Prima di effettuare una richiesta bisogna capire quale livello salariale minimo potrebbe essere soddisfacente e quale è invece la retribuzione ideale, in modo da iniziare a negoziare sempre dal valore più alto e lasciare spazio alle proposte. Per identificare la cifra corretta bisogna pensare al costo della vita, alle tendenze del mercato e alla propria istruzione ed esperienza, senza tralasciare i desideri collegati al proprio percorso professionale per il breve, medio e lungo termine.

Non solo stipendio, le altre proposte da valutare

Quando ci si trova a negoziare bisogna sempre ricordarsi che il pacchetto retributivo non si limita solo al salario. L’offerta aziendale può comprendere formazione, orari flessibili, smart working, benefit etc. Inoltre, è molto importante valutare l’esistenza di un percorso di crescita e promozione chiaro e ben delineato.

Negoziare in modo deciso ma giusto

Importante il tempismo, inoltre, deve essere sempre il datore di lavoro ad affrontare per primo il tema del salario. All’interno di una negoziazione è fondamentale essere preparati e non perdere di vista i punti sostanziali della propria richiesta. Entrambe le parti auspicano alla situazione più vantaggiosa per loro e, per questo motivo, bisogna sempre rispettare l’interlocutore senza però mostrare indecisioni o insicurezze.