Tra Taxi e NCC: emozioni, differenze e scelte nel mondo dei trasporti privati

Quando la città respira luce al mattino e le strade si animano di volti che corrono verso impegni e sogni, entrano in scena due mondi che condividono lo stesso elemento: la strada. Il mondo dei taxi e quello dei trasporti privati, con in primo piano il servizio di noleggio con conducente (NCC), raccontano storie diverse di mobilità, di fiducia e di aspettative. Ogni corsa è un piccolo teatro in cui il passeggero diventa spettatore e protagonista, e la scelta tra taxi e NCC può trasformare un semplice spostamento in un’esperienza ricca di sfumature.

Un viaggio tra sensazioni e servizi

Il taxi è il battito urbano: improvviso, spesso veloce, capace di rispondere all’urgenza del momento. Lo vedi arrivare, alzi la mano e sali. È poesia istantanea di città, con il suo colore riconoscibile, il tassametro che ticchetta e il dialogo diretto con chi conosce scorci, scorciatoie e aneddoti locali. Il NCC, invece, è la promessa di un viaggio calibrato: prenotazione, orari precisi, eleganza e discrezione. È l’abbraccio della pianificazione, il piacere di conoscere in anticipo il veicolo, l’autista e la qualità del servizio.

La figura del tassista vs l’autista NCC

Il tassista è spesso un narratore di città. Conosce le vie meno battute, sa evitare i nodi del traffico e, se lo desideri, ti regala una battuta o una curiosità sulla strada. La quotidianità del tassista è fatta di lunghe ore al volante, di turni intrecciati tra notte e giorno, di sfide improvvise. L’autista NCC, invece, veste il ruolo di concierge su quattro ruote: formazione, uniforme, puntualità sono elementi attesi. Qui il rapporto è più formale, orientato al comfort, alla privacy e a un servizio tailor-made che si rivolge a chi cerca sicurezza e lusso nel viaggio.

Regole, tariffe e percezioni

Le differenze non sono solo emotive: sono anche normative. Il taxi opera con tariffe regolamentate e un tassametro che scandisce il prezzo in tempo reale, mentre il NCC si basa su preventivi chiari, spesso concordati in anticipo o calcolati per tratta, senza l’uso del tassametro. Questo porta con sé percezioni diverse: il taxi è associato a spontaneità e immediatezza, il NCC a esclusività e previsione dei costi. Per il cliente, comprendere queste regole significa scegliere con consapevolezza il servizio più adatto al proprio bisogno.

Esperienza, comfort e personalizzazione

È nel dettaglio che si capisce il valore di una corsa. Un taxi offre accessibilità e rapidità: ideale per chi vive l’urgenza metropolitana, per spostamenti brevi e per chi apprezza la libertà di chiamare un’auto dall’istante. Il NCC, invece, costruisce l’esperienza attorno al passeggero: sedili in pelle, spazio, acqua fresca, connessione e un senso di cura che trasforma il tragitto in un momento di relax o di produttività. La personalizzazione è il valore aggiunto dell’NCC: preferenze sul tipo di percorso, accoglienza a meeting, transfer aeroportuali pianificati con precisione chirurgica.

Accessibilità e tecnologia

La tecnologia ha ridisegnato entrambi i mondi. App di prenotazione, piattaforme digitali e sistemi di tracciamento rendono il viaggio più semplice e sicuro. I taxi si sono adattati integrando strumenti digitali per la chiamata e il pagamento elettronico; gli NCC hanno elevato l’esperienza con sistemi di gestione delle prenotazioni, fatturazione digitale e interfacce per corporate. Accessibilità non significa solo prezzo: implica anche la facilità di prenotare, il feedback immediato e la trasparenza del servizio offerto.

Etica, sostenibilità e futuro della mobilità privata

Nel mezzo di queste differenze emergono temi più ampi: sostenibilità, trattamento dei lavoratori e innovazione. La transizione verso flotte elettriche, la condivisione intelligente dei veicoli e la regolamentazione attenta possono rendere sia i taxi sia gli NCC più responsabili. Il rispetto per il lavoro degli autisti, il giusto equilibrio tra domanda e offerta e la tutela dei diritti dei passeggeri sono elementi che plasmano la credibilità del settore. Guardare al futuro significa intrecciare tradizione e modernità, conservando l’umanità di un servizio che è, prima di tutto, relazione tra persone.

Scegliere tra taxi e NCC non è solo un atto pratico ma una piccola dichiarazione di stile: preferiamo la spontaneità della città o l’eleganza pianificata? A volte la scelta dipende dall’orologio che scandisce un impegno, a volte dal desiderio di concedersi un frammento di tranquillità. In ogni caso, ricordiamoci che dietro ogni volante c’è una storia, una professionalità e un’attenzione che meritano rispetto. Viaggiare bene significa saper apprezzare le sfumature, riconoscere il valore dei servizi e decidere con cuore e consapevolezza quale esperienza vogliamo vivere sulle strade che attraversano le nostre città.

Un servzio NCC a Milano consigliato dai nostri lettori è quello della Next Transfer, in particolare per la clientela di tipo business che necessità di un’esperienza adeguata per districarsi nel caos cittadino della metropoli lombarda.

Anno nuovo, nuove abitudini green: i buoni propositi tech-sostenibili per il 2026

Vivere in modo più sostenibile significa prestare attenzione alle scelte di oggi per salvaguardare la salute delle generazioni future. Ecco perché adottare pratiche di economia circolare rappresenta un passo significativo per ridurre il proprio impatto ambientale

In Europa, infatti, solo il 30%–40% dei rifiuti elettronici viene raccolto o riciclato correttamente. Il resto finisce incenerito, in discarica o trattato come rifiuto generico, immettendo nell’ambiente sostanze nocive e sprecando una grande quantità di risorse.
Swappie propone una lista di 10 pratiche semplici e concrete da utilizzare come buoni propositi green personali  per il 2026.
L’inizio dell’anno nuovo è sempre il momento giusto per trasformare le intenzioni in propositi tangibili. Anche in favore del Pianeta.

Allungare la vita ai device

Il telefono più ecologico è quello che possediamo già. Utilizzare smartphone, tablet e laptop finché funzionano, allungandone il ciclo di vita, può fare un’enorme differenza per l’ambiente. Ma quando siamo costretti a cambiarli è opportuno considerare i telefoni ricondizionati, che riducono drasticamente le emissioni di carbonio, evitando la produzione di un nuovo dispositivo.

Quanto ai vecchi device, venderli è meglio che conservarli nei cassetti di casa. Oltre a ottenere un ritorno economico, proporli a refurbisher certificati mantiene in circolazione materiali preziosi e previene la produzione di rifiuti elettronici. 
Inoltre, acquistare accessori come cavi, cover e caricabatterie di qualità fa sì che siano durevoli nel tempo, e di conseguenza, più sostenibili.

Ottimizzare la ricarica

E se lo spazio di archiviazione nel cloud richiede enormi quantità di energia per i server, eliminare file inutilizzati, foto duplicate e vecchi backup può essere un ottimo modo per iniziare l’anno al meglio. Un cloud più pulito equivale a un utilizzo di energia minore. 

Ma anche rendere più efficienti le proprie abitudini di ricarica aiuta l’ambiente. Mettere in carica i device durante le ore di minor consumo, scollegare i dispositivi una volta completata la ricarica ed evitare la ricarica notturna sono piccoli accorgimenti che riducono il consumo energetico e lo stato di degrado della batteria.
Ugualmente, quando si tratta di regali la sostenibilità può diventare un’abitudine: second hand e tecnologia di seconda mano possono essere ottime idee regalo.

Scegliere un dispositivo ricondizionato

Buttare i device oramai inservibili, ma riciclando e smaltendo responsabilmente è fondamentale. I rifiuti elettronici non devono mai finire nei bidoni domestici. Per assicurarsi che i materiali vengano recuperati e smaltiti in modo sicuro, è necessario recarsi nei punti di raccolta dedicati o affidarsi a programmi di ritiro certificati.

Per qualsiasi categoria di prodotto, poi, a partire dalla tecnologia, è importante preferire aziende e brand che adottino pratiche di sostenibilità trasparenti.
E se si è in procinto di cambiare lo smartphone, una soluzione è quella di dare in permuta il vecchio device e scegliere un dispositivo ricondizionato. Così è possibile dare un contributo attivo alla riduzione dei rifiuti elettronici risparmiando denaro.

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Polizze catastrofali: dal 1° ottobre 25.000 medie imprese obbligate a sottoscrivere una CAT NET 

Dal 1° ottobre è scattato l’obbligo per le medie imprese di sottoscrivere una polizza Cat Nat, la polizza catastrofale per tutelarsi dalle calamità naturali.
La misura, prevista dalla legge di Bilancio 2024, riguarderà circa 25.000 medie imprese, tranne quelle agricole.

I prezzi della polizza variano in funzione di diversi elementi, tra cui la rischiosità del territorio dove sono ubicati gli immobili sede dell’azienda, la probabilità di eventi calamitosi, la vulnerabilità dei beni assicurati, le caratteristiche costruttive dell’immobile, il tipo di attività svolta dall’impresa, la collocazione dell’immobile all’interno dell’edificio (distanza da terra in numero di piani). Oltre al capitale assicurato e le politiche commerciali e tariffarie delle compagnie assicurative.
Facile.it, in collaborazione con Italfinance e Finital, ha elaborato alcune simulazioni considerando i costi per un’azienda metalmeccanica, una alimentare e un mobilificio in 3 città: Milano, Roma, Palermo.

I costi per un’azienda metalmeccanica, alimentare e un mobilificio

Per un’attività metalmeccanica con terreno da 50.000 euro, fabbricato da 1,5 milioni di euro, attrezzature industriali/commerciali di valore pari a 300.000 euro, impianti/macchinari per 800mila euro, il premio annuale a Milano parte da 584 euro, a Roma 790 euro e a Palermo 1.025 euro. 
Le quotazioni per l’azienda alimentare salgono in virtù di valori assicurati più elevati. In questo caso, un terreno di 50.000 euro, un’immobile dal valore di 2 milioni di euro, attrezzature per 200.000 euro e impianti e macchinari da 1,2 milioni di euro.

La struttura posizionata a Milano deve mettere a budget un costo annuale a partire da 744 euro, a Roma 1.035 euro, mentre a Palermo 1.297 euro.
Per il mobilificio (terreno 50mila euro, fabbricato 1,8 milioni di euro, attrezzature 200.000 euro, impianti/macchinari 1 milione di euro) il premio annuo parte da 654 euro a Milano, 897 euro a Roma e 1.136 euro a Palermo.

Cosa succede a chi non si assicura

I premi, quindi, sono tutt’altro che proibitivi, soprattutto se paragonati ai benefici.
Sebbene al momento non siano previste sanzioni pecuniarie per le aziende che non sottoscrivono la polizza, chi non si adegua all’obbligo non potrà accedere ad agevolazioni o contributi pubblici e, in caso di evento calamitoso, rischia di dover far fronte autonomamente ai danni subiti senza poter contare su eventuali indennizzi da parte dello Stato.

Escluse frane “graduali”, mareggiate, valanghe

Per le polizze Cat Nat è importante fare attenzione agli eventi calamitosi (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) per i quali è obbligatorio assicurarsi, mentre non sono oggetto dell’obbligo altri fenomeni atmosferici quali grandine, trombe d’aria, bombe d’acqua. Per tutelarsi da questi eventi sarà necessario sottoscrivere garanzie accessorie.

Attenzione, inoltre, ad alcune specificità. La frana, ad esempio, è coperta se l’evento si manifesta in maniera “rapida”, se invece si tratta di un evento “graduale”, non è coperto.
Tra le esclusioni rientrano anche mareggiate, valanghe e slavine. Ovviamente, non è possibile assicurare edifici abusivi e non a norma.

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Cybersecurity: il mercato cresce del +15%. Ma le minacce di più

In Italia, nell’ultimo anno, il 73% delle grandi imprese ha subito almeno un attacco informatico, e le organizzazioni stanno cercando di rafforzare la propria cybersicurezza.
Cresce del 15%, infatti, il mercato italiano della cybersecurity, che nel 2024 raggiunge il valore di 2,48 miliardi di euro. E si prevede un ulteriore aumento nel 2025. Per il 57% delle grandi organizzazioni la sicurezza informatica è una priorità di investimento nel digitale, e il 60% è intenzionato ad aumentare la spesa.

Al contempo, l’Italia è ancora all’ultimo posto tra i membri del G7 nel rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano.

Il 58% delle grandi imprese ha un CISO

Contestualmente all’aumento degli attacchi informatici, alimentati da tecnologie potenziate dall’AI, il panorama della cybersecurity in Italia e nel mondo è in rapida evoluzione.

Cresce il numero degli specialisti interni alle aziende dedicati alla cybersecurity, e oggi il 58% delle grandi imprese dispone di un Chief Information Security Officer (CISO), profilo sempre più business-oriented attento a identificare e gestire i rischi. Sussistono però diverse lacune nei processi di gestione del rischio cyber.

Mentre esplodono le minacce, non si diffonde infatti alla stessa velocità la capacità di gestirle, e si amplia il divario tra organizzazioni mature e non. Ancora poche imprese mostrano un approccio proattivo ai rischi cyber.

Il “cyber divide” tra organizzazioni è sempre più evidente

“Il mercato della Cybersecurity in Italia continua a crescere – conferma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio -. Nonostante questo segnale incoraggiante il ‘cyber divide’ tra organizzazioni mature e non è sempre più evidente, rappresentando una criticità silenziosa: la protezione rischia di rimanere un ‘privilegio’ per poche organizzazioni. È essenziale che le istituzioni locali e internazionali continuino a lavorare per abbattere le barriere che impediscono l’introduzione di tecnologie e competenze. Nonostante l’aumento degli investimenti, infatti, ancora oggi la cybersecurity viene vista in molte realtà come un’attività onerosa, e c’è il rischio che sia compromessa la capacità di resilienza e risposta alle minacce. Inoltre il progresso dell’AI generativa rischia di creare nuove vulnerabilità e un’ulteriore intensificazione degli attacchi”.

“La cybersecurity diventerà un pilastro della competitività economica e dell’equilibrio politico sociale” 

“Il panorama delle minacce informatiche si conferma allarmante: nel 2024 sono stati registrati 3.541 incidenti cyber gravi di dominio pubblico a livello globale, di cui circa il 10% in Italia, ma la capacità di gestire efficacemente i rischi cyber moderni non si sta diffondendo alla stessa velocità. Di certo, si evidenzia una crescente centralità della cybersecurity nelle priorità aziendali e istituzionali – afferma Gabriele Faggioli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Ma persone con scarsa alfabetizzazione digitale possono essere sempre più vittima di disinformazione, frodi online e violazioni della privacy. La cybersecurity si appresta a diventare un pilastro della competitività economica e dell’equilibrio sociale e politico”.

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Crisi d’impresa: la Lombardia sceglie sempre di più la Composizione Negoziata

Nel 2024 si è registrato un forte aumento delle istanze di Composizione Negoziata della crisi d’impresa. In Lombardia, il numero di richieste depositate presso la Camera Arbitrale di Milano è cresciuto dell’87% rispetto all’anno precedente, passando da 138 a 258.

A livello nazionale, l’incremento è stato dell’83%, con 1.089 istanze nel 2024 contro le 594 del 2023.

Il bilancio a livello nazionale e regionale

Dall’avvio del servizio, il 15 novembre 2021, fino al 31 dicembre 2024, in Italia sono state presentate 2.221 istanze, di cui il 23% provenienti dalla Lombardia. Questo dato conferma il ruolo centrale della regione nel panorama nazionale.

“La Composizione Negoziata è uno strumento fondamentale per le imprese in difficoltà, offrendo un’opportunità concreta per prevenire il default e favorire la continuità aziendale” ha dichiarato Rinaldo Sali, Vicedirettore Generale della Camera Arbitrale di Milano. L’ente gestisce il 23% delle istanze italiane e coordina il 18,8% degli esperti nazionali dedicati al servizio.

Identikit delle imprese lombarde coinvolte

Le aziende che ricorrono alla procedura sono in gran parte Società a Responsabilità Limitata (70,7%). Per quanto riguarda il fatturato, il 30% rientra nella fascia tra 1 e 5 milioni di euro, mentre il 22% supera i 10 milioni.

Dal punto di vista settoriale, l’industria è il comparto più rappresentato con il 18% delle istanze, seguita da servizi e commercio (14%), edilizia (10%) e immobiliare (7%). Horeca, agroalimentare, editoria, ICT e tessile-abbigliamento si attestano al 4%, mentre logistica e holding raggiungono il 3%.

Come si può tutelare l’occupazione 

Nel 2024, 38 imprese lombarde hanno concluso con successo la procedura, preservando 2.164 posti di lavoro. Le istanze si concentrano soprattutto nella provincia di Milano, che raccoglie il 55% delle richieste lombarde e il 13% di quelle nazionali. Brescia segue con il 13%, mentre Cremona-Mantova-Pavia raggiunge il 9%.

Molte imprese chiedono misure protettive per tutelarsi dalle azioni dei creditori durante le trattative. In Italia, il 78% delle istanze contiene questa richiesta, percentuale che in Lombardia si attesta al 75%.
Un elemento chiave della procedura è la figura dell’esperto, che assiste l’imprenditore nel dialogo con i creditori. In Italia ci sono 4.434 esperti, di cui 837 in Lombardia. La maggioranza (78,9%) è composta da commercialisti, seguiti da avvocati (18,8%).

In Lombardia il tasso di successo più alto 

Dal 2021 al 2024, in Italia 233 imprese hanno concluso positivamente la Composizione Negoziata, di cui 69 in Lombardia, pari al 29,6% del totale nazionale. Il tasso di successo regionale è del 24%, superiore alla media nazionale del 19%.

La Composizione Negoziata si conferma uno strumento prezioso per il risanamento aziendale e la stabilità economica del Paese, con la Lombardia in prima linea nella gestione delle crisi d’impresa.

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Cybersecurity: il bollettino degli incidenti nel 2023

Nel 2023, i sistemi di monitoraggio del Security Operation Center di Yarix hanno rilevato circa 311mila eventi di sicurezza (+87% vs 2022), quasi il doppio rispetto al dato dell’anno precedente. Di questi, circa 83mila (+190%, dato triplicato rispetto al 2022) sono evoluti in incidenti di sicurezza. Inoltre, gli eventi di gravità critica hanno subìto un aumento del 300%, conseguenza delle numerose vulnerabilità emerse in applicativi software di uso comune.

Secondo il nuovo Y-Report, i settori più impattati sono stati il Manufacturing (15%), il Fashion (14%) e l’area Energy & Utilities (10%).

I ransomware

Sempre secondo l’Y-Report, l’Italia si conferma al quinto posto tra i Paesi più bersagliati dai ransomware, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada.
Dei 4.474 incidenti su perimetro globale mappati dal team di Yarix Cyber Threat Intelligence, causati da 65 gruppi ransomware, LockBit risulta il gruppo più attivo, contribuendo da solo al 22% degli attacchi totali.

Anche rispetto al ransomware, il Manufacturing si conferma il settore più colpito (19%), seguito da IT (12%), Banking & Finance (11%), Healthcare (9%) e settore Educational (6%).
Complessivamente, questi settori hanno registrato il 57% attacchi totali a opera dei ransomware. 

Italia al 20° posto per sistemi compromessi

Nel corso del 2023 il team YCTI ha identificato oltre 193 milioni di credenziali compromesse a livello globale da malware Infostealer (+180% rispetto al 2022) esfiltrate da oltre 2,8 milioni di sistemi compromessi. Oltre 60mila credenziali esfiltrate erano riconducibili a portali aziendali (come, ad esempio, VPN e firewall di diversi vendor), rivendute poi nei mercati underground e sfruttate per ottenere l’accesso iniziale a un sistema aziendale.

L’Italia si posiziona al 20° posto su scala mondiale per sistemi compromessi identificati, con un totale di oltre 38mila dispositivi compromessi (+123 % rispetto al 2022), e al terzo posto su scala europea, preceduta da Spagna (60mila) e Germania (47mila), e seguita da Francia (36mila), Polonia (32mila) e Regno Unito (29mila).

Aumenta l’hacktivismo

L’hacktivismo (crasi di hacking e activism, hackeraggio per motivi politici e ideologici) contro target europei e italiani è aumentato. Nel 2023 sono nati e si sono consolidati gruppi hacktivisti pro-Russia, che hanno attuato nuove tattiche volte a destabilizzare i Paesi europei sfruttando le tensioni sociali interni alle società occidentali.

Il settore trasporti è preso di mira dai gruppi hacktivisti con attacchi di tipo DDoS – Distributed Denial of Service, che impediscono il funzionamento di un sito o un server. Nel primo trimestre 2024, Danimarca (10%), Italia (10%), Repubblica Ceca (9%) sono stati i 3 Paesi più colpiti da attacchi di questo tipo, una sorta di vandalismo digitale in cui viene modificata senza consenso l’aspetto di una pagina web o dell’intero sito, allo scopo di lanciare messaggi offensivi o politici.

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Risorse naturali e innovazione: il boom delle rinnovabili in Piemonte

Il Piemonte, e la città di Torino in particolare, sta vivendo un autentico boom nel settore delle energie rinnovabili.

La regione, ricca di risorse naturali e caratterizzata da uno splendido patrimonio paesaggistico, si sta rapidamente trasformando in archetipo dell’innovazione energetica in Italia, e di seguito analizzeremo i dettagli di questo fenomeno.

Il contesto ambientale

Il Piemonte è caratterizzato da una straordinaria ricchezza paesaggistica. Montagne imponenti, valli verdi e fiumi creano un ambiente ideale per la produzione di energia pulita.

L’energia eolica trova la sua naturale collocazione nelle zone montuose, dove i venti possono raggiungere velocità considerevoli.

Il sole, invece, splende generosamente sulle colline e sulle pianure, offrendo un’enorme potenziale per l’energia solare da sfruttare anche in città, come è stato fatto di recente con l’aeroporto di Caselle.

Inoltre, grazie ai numerosi corsi d’acqua che attraversano la regione, l’energia idroelettrica rappresenta un’altra risorsa di grande importanza, tanto che il Piemonte vanta la presenza di ben 930 centrali idroelettriche: il numero più alto nel nostro paese.

Torino: il centro dell’innovazione energetica

Torino sta dimostrando di essere una vera e propria avanguardia dell’innovazione energetica in Italia.

La città è impegnata nell’implementazione di nuovi progetti e politiche sostenibili per ridurre l’impatto ambientale e promuovere l’uso delle energie rinnovabili.

Grazie alla sua tradizione industriale, Torino è oggi diventata un laboratorio per la sperimentazione di nuove soluzioni a livello energetico.

Le iniziative urbane sostenibili messe in atto riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici, l’incremento del fotovoltaico Torino sui tetti degli edifici pubblici e privati e la promozione della mobilità sostenibile, con l’implementazione di reti di trasporto pubblico efficienti o l’incoraggiamento all’uso di mezzi di trasporto ecologici come le biciclette.

Inoltre, la città sta sviluppando progetti di riqualificazione urbana che prevedono soluzioni innovative che mirano a ridurre l’impatto ambientale e promuovere la sostenibilità.

Ruolo dell’industria e dell’università

L’industria e l’università svolgono un ruolo fondamentale nell’innovazione e nello sviluppo di tecnologie sostenibili in Piemonte e a Torino in particolare.

Numerose aziende locali si sono infatti impegnate nella produzione di componenti per impianti di energia rinnovabile come turbine eoliche e pannelli solari.

Queste imprese stanno contribuendo alla crescita economica della regione e all’occupazione, offrendo nuove opportunità di lavoro.

Inoltre, l’università svolge un ruolo di primo piano nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative nel settore delle energie rinnovabili.

Infatti, i dipartimenti scientifici e tecnologici delle università del Piemonte collaborano con l’industria e le istituzioni locali per promuovere la ricerca applicata e lo sviluppo di soluzioni sostenibili.

Questa sinergia tra mondo accademico, industriale e istituzionale sta portando a importanti scoperte e innovazioni nel campo delle energie rinnovabili.

Impatti socio-economici

L’interesse verso le fonti energetiche rinnovabili nel Piemonte ha avuto numerosi impatti positivi sia sul piano economico che su quello sociale.

Dal punto di vista economico, l’industria delle energie rinnovabili sta vivendo una crescita significativa, creando anche nuovi posti di lavoro e stimolando la creazione di imprese innovative.

Dal punto di vista sociale, l’adozione delle energie rinnovabili ha rappresentato numerosi benefici per la comunità. La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ha migliorato la qualità dell’aria, contribuendo a migliore la salute pubblica e a una diminuzione delle malattie respiratorie.

Inoltre, l’uso delle energie rinnovabili ha ridotto l’impatto ambientale complessivo, preservando gli ecosistemi locali e proteggendo la biodiversità.

Sfide e futuro

Nonostante i risultati positivi finora ottenuti nel settore delle energie rinnovabili nel Piemonte e a Torino, ci sono ancora alcune sfide da affrontare.

Una delle principali sfide è rappresentata dalle condizioni meteorologiche che influiscono sulla produttività delle fonti energetiche rinnovabili, come l’energia solare e quella eolica.

È necessario sviluppare soluzioni di stoccaggio dell’energia e migliorare la gestione delle reti elettriche per garantire una fornitura energetica continua e affidabile.

Inoltre, è fondamentale continuare con gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie sostenibili per superare le sfide tecniche e migliorare l’efficienza degli impianti.

Per quanto riguarda il futuro, il Piemonte e la città di Torino hanno grandi ambizioni nel campo delle energie rinnovabili. L’obiettivo è quello di continuare a crescere nel settore e diventare un punto di riferimento per l’intero paese.

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Il Cloud italiano? Oggi vale 5,5 miliardi di euro

Il mercato del Cloud italiano nel 2023 ha continuato a crescere in modo significativo, raggiungendo un valore complessivo di 5,51 miliardi di euro, con un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Questo consolidamento del mercato è il risultato di una crescente consapevolezza tecnologica tra le imprese italiane, che hanno intrapreso percorsi di digitalizzazione sempre più orientati verso l’uso del Cloud. 

La vera trasformazione è ancora lunga

Tuttavia, la strada verso una vera trasformazione culturale e organizzativa è ancora lunga. La componente Public & Hybrid Cloud, che comprende i servizi offerti da fornitori esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, ha registrato la crescita più significativa, con una spesa di 3,729 miliardi di euro, rappresentando un aumento del 24% rispetto al 2022. Questo settore sta diventando sempre più centrale nel panorama del Cloud italiano.

I servizi infrastrutturali (IaaS) hanno registrato una crescita del 29%, raggiungendo un valore di 1,511 miliardi di euro, alla pari con i servizi Software (SaaS), storicamente più diffusi. Questo aumento è stato sostenuto dalle grandi imprese, che hanno allocato i loro budget su progetti strategici pluriennali con contratti a tariffe bloccate, mitigando così gli effetti dell’aumento dell’inflazione.

Il Public & Hybrid Cloud registra la crescita maggiore 

Il Public & Hybrid Cloud rappresenta una parte significativa del mercato, con una spesa di 3,729 miliardi di euro e una crescita del 24% rispetto al 2022. Allo stesso tempo, il Virtual & Hosted Private Cloud, che comprende i servizi infrastrutturali presso fornitori esterni, ha raggiunto 1,034 miliardi di euro, con un aumento del 9%. La Data Center Automation, che riguarda la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, è cresciuta del 10%, raggiungendo un totale di 748 milioni di euro.
All’interno del Public & Hybrid Cloud, l’IaaS ha registrato la crescita più significativa, raggiungendo un valore di 1,511 miliardi di euro (+29% rispetto al 2022) e rappresentando il 41% del totale. Questo aumento è stato favorito soprattutto dalle Virtual Machine, che sono strumenti abilitanti per lo sviluppo di nuovi servizi legati all’Intelligenza Artificiale generativa. Il PaaS ha registrato una crescita del 27%, raggiungendo un totale di 686 milioni di euro, grazie alle opportunità legate all’Intelligenza Artificiale e all’Analytics.

Le grandi imprese concentrano la spesa

La spesa Cloud in Italia è ancora prevalentemente rappresentata dalle grandi imprese (87%), ma le PMI stanno aumentando l’adozione di servizi nel Public Cloud (+34%), raggiungendo un totale di 478 milioni di euro nel 2023.

Le grandi imprese hanno ormai spostato oltre la metà delle loro applicazioni aziendali (51%) nel Cloud, ma ci sono ancora sfide da affrontare per una vera trasformazione nell’uso della tecnologia. Una cultura organizzativa diffusa misura ancora l’apporto del Cloud principalmente in termini di risparmio sui costi, invece di considerarlo come un catalizzatore per l’innovazione e la digitalizzazione. Questa mentalità inibisce la vera trasformazione.

La sfida del Cloud Financial Management

Una delle sfide future per le grandi organizzazioni sarà il Cloud Financial Management, ovvero la gestione delle risorse e dei costi del Cloud in modo più adatto ai modelli as-a-service. La revisione dei processi di IT Financial Management, che oggi rappresentano una priorità per molte imprese, potrebbe essere un passo importante verso nuove modalità di lavoro tra la Direzione IT e il business. Tuttavia, moltissime imprese italiane (74%) continuano a gestire le risorse e i costi del Cloud secondo le logiche tradizionali dei sistemi on-premise, creando difficoltà gestionali e rallentando gli investimenti digitali.

In sintesi, il mercato Cloud italiano sta crescendo in modo significativo, ma è necessario affrontare sfide culturali e organizzative per sfruttare appieno il potenziale del Cloud come motore di innovazione e trasformazione digitale.

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Anche i cybercriminali aspettano il lancio del nuovo iPhone 15

L’entusiasmo per il lancio imminente del nuovo iPhone 15 non riguarda solo i fan di Apple, ma anche i cyber truffatori. Gli esperti di Kaspersky hanno infatti scoperto numerose truffe che sfruttano la passione per questa attesa innovazione tech, e prevedono diversi schermi fraudolenti con rischi distinti per gli utenti, tra cui possibili perdite di dati e finanziarie. Una delle tecniche più utilizzate fa leva sul desiderio di essere tra i primi a possedere l’ultimo modello Apple, offrendo la possibilità di acquistarlo prima del lancio ufficiale. Generalmente, i truffatori dichiarano di poter fornire gli iPhone in anteprima e offrono agli utenti l’opportunità di acquistarli, spesso a un prezzo maggiorato. Ma per assicurarsi l’acquisto ‘esclusivo’, le vittime devono effettuare un pagamento anticipato. Oppure, fornire i propri dati finanziari, oltre a quelli di identificazione personale.

Non solo rischi finanziari

Dopo aver effettuato il pagamento, ovviamente i truffatori scompaiono, lasciando le vittime senza l’iPhone promesso e senza i loro soldi. Ma oltre ai rischi finanziari questa truffa solleva importanti preoccupazioni relative alla privacy, dal momento che i dati rubati possono essere venduti sul dark market. Un’altra truffa, invece, offre la possibilità di vincere il nuovo iPhone 15 a fronte del versamento anticipato di una somma minima. Gli utenti sono infatti piuttosto attratti dal desiderio di ottenere gratuitamente un iPhone 15, a dimostrazione di quanto questo lancio sia atteso. Per partecipare al give away è necessario versare una piccola quota, spesso descritta come tassa di ‘gestione’ o ‘registrazione’.  Tuttavia, dopo il pagamento, gli utenti non ricevono nulla, con conseguenti perdite finanziarie.

I truffatori sfruttano l’entusiasmo per le novità tech

“Nell’era digitale, i truffatori si evolvono costantemente e sfruttano il nostro entusiasmo per le novità tech – ha dichiarato Tatyana Kulikova, Security Expert di Kaspersky -. È fondamentale essere attenti, verificare le offerte e proteggere le proprie informazioni personali. Se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, probabilmente è così”. 
Per evitare di essere vittime di queste truffe, gli esperti di Kaspersky consigliano anzitutto di rivolgersi a venditori affidabili e autorizzati, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti in anteprima.

I consigli per evitare le truffe

Inoltre, è sempre bene diffidare delle offerte che richiedono pagamenti anticipati per giveaway o per prodotti in pre-vendita. Al contrario, utilizzare canali ufficiali, come il sito Apple o di rivenditori autorizzati, oppure, fare una ricerca sul venditore e controllare le recensioni online dei clienti.
Per quanto riguarda la sicurezza online Kaspersky, consiglia di abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA) per proteggere i propri account, soprattutto quelli collegati ai metodi di pagamento, e utilizzare una soluzione di sicurezza avanzata, Ma è bene anche rimanere aggiornati sulle truffe più comuni e sulle best practice di cybersecurity.

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Cybersicurezza nazionale: i numeri dell’ACN nel 2022

Il 2022 è stato un anno complesso, che ha visto la maturazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, l’ACN, costituita per decreto nella seconda metà del 2021. Inoltre, la necessità di mettere il Paese in sicurezza ha portato alla creazione della Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 e il relativo Piano di implementazione I numeri della cybersicurezza nazionale nel 2022 si possono leggere nella relazione annuale dell’Agenzia, che fornisce una panoramica sulle attività, i dati e le progettualità dell’ACN per il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022.  Un periodo intenso, che ha impegnato l’Agenzia a operare a tutela degli interessi nazionali nel campo della cybersecurity a 360°.

Protezione, risposta e sviluppo digitale del Paese in 82 misure

La relazione dell’ACN è un documento di indirizzo composto da 82 misure, ed è volto a sostenere il potenziamento cyber del sistema Paese per far fronte alle sfide del mondo digitale rispetto ai tre obiettivi fondamentali di protezione, risposta e sviluppo digitale. Per far fronte alla complessità del panorama della minaccia cibernetica, il CSIRT Italia (Computer Emergency Response Team) nel 2022 ha trattato 1.094 eventi cyber, di cui 126 hanno avuto un impatto confermato dalla vittima.
Sul fronte delle comunicazioni ricevute sono state invece registrate 81 segnalazioni derivanti da obblighi di legge.

Sostenere innovazione, rafforzamento tecnologico e industriale

Nel 2022 ACN ha anche gestito 6 accordi che hanno determinato l’avvio delle iniziative mirate al potenziamento di 129 progettualità rivolte a 51 PA, 16 centrali e 35 locali. Ha inoltre realizzato 67 misure per determinare i livelli minimi di sicurezza, capacità elaborativa, risparmio energetico e affidabilità delle infrastrutture digitali, e garantire le caratteristiche di qualità, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità, portabilità dei servizi cloud. E ha lanciato il Cyber Innovation Network, una rete di collaborazioni per lo sviluppo di programmi congiunti nel settore della cybersicurezza. Ma, soprattutto, ha definito un programma di azioni sinergiche tra ricerca, start-up e alta imprenditoria al fine di sostenere l’innovazione, il rafforzamento tecnologico e industriale del sistema Paese con la stesura di un’Agenda di ricerca e innovazione (R&I) e altre iniziative di collaborazione nazionali ed europee in ambito ricerca sulla cybersecurity.

La resilienza nazionale si misura anche nello spazio cibernetico

La proiezione internazionale dell’Agenzia ha implicato incontri e collaborazione internazionali. Nel 2022 l’Agenzia ha svolto 5 missioni internazionali di vertice a Bruxelles, negli Stati Uniti, Israele, Canada, 19 incontri bilaterali con rappresentanti di autorità di cybersecurity estere o rappresentanti governativi, e 4 meeting con rappresentanti di organizzazioni intergovernative. Al suo attivo anche 27 riunioni del Nucleo per la cybersicurezza (NCS), la sede primaria di coordinamento interministeriale, a livello tecnico-operativo, in materia di cybersicurezza e resilienza nazionale nello spazio cibernetico.

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