Contenuti digitali: nel 2023 gli italiani hanno speso 3,6 miliardi di euro, +5%

Il mercato dei contenuti digitali si articola in due macro-componenti, la spesa degli utenti per fruire dei contenuti attraverso sottoscrizione di abbonamenti o l’acquisto di singoli contenuti, e la raccolta pubblicitaria.
E a quanto emerge dall’Osservatorio Digital Content, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, nel 2023 la spesa dei consumatori italiani in contenuti digitali raggiunge 3,6 miliardi di euro, +5% rispetto al 2022.

A contribuire allo sviluppo, il rinnovato interesse da parte degli utenti per una vasta gamma di contenuti digitali. In particolare, l’informazione, i video di intrattenimento e i contenuti musicali.

Il 44% della spesa è per video intrattenimento

Il settore più rilevante in valore assoluto è il Video Intrattenimento che pesa il 44% della spesa totale (circa 1,6 miliardi), e cresce anno su anno del +7% in termini di spesa del consumatore e del +14% per la raccolta pubblicitaria. Influiscono sui numeri del settore l’aumento dei prezzi, i nuovi modelli di abbonamento ibridi, che includono anche annunci pubblicitari, e il potenziato contrasto alla pirateria.

Cresce (+18%) anche il settore dell’Audio Digitale (musica, audiolibri, podcast), seppur rappresenti solo il 9% del totale del mercato (circa 325 milioni).
Informazione ed eBook rimangono invece ancora poco rilevanti in termini assoluti (5% della spesa totale, 170 milioni). Mentre il Gaming, grazie alla diffusione di consolle digital only, torna a crescere (+2%) coprendo il 42% della spesa (oltre 1,5 miliardi).

Tra i più fruiti anche informazione e musica

Secondo i dati BVA Doxa, nel 2023 i contenuti più fruiti dagli utenti italiani (80%) sono informazione, video di intrattenimento e contenuti musicali, seguiti da riviste, videogiochi e podcast. Seppur eBook e audiolibri catturino l’interesse solo di circa un terzo del campione, insieme ai podcast risultano quelli con il maggiore potenziale di crescita nel prossimo futuro.
I consumatori italiani dichiarano che il tempo dedicato ai contenuti digitali rimarrà stabile nei prossimi 12 mesi.

I video di intrattenimento on-demand risultano centrali in termini di spesa, con poco meno dei due terzi di consumatori italiani che fruiscono di questo contenuto a pagamento. Nonostante la maggioranza intenda mantenere costante il budget mensile, la tendenza e di aumentare, seppur in modo contenuto, piuttosto che ridurre la spesa, specialmente nell’ambito informazione e audiolibri.

AI generativa batte metaverso

Il concetto di Web3 rende possibile lo sviluppo di nuove modalità di distribuzione e commercializzazione dei contenuti digitali. Alcuni esempi di impatti tangibili potrebbero essere la ridefinizione del concetto di proprietà digitale, una maggiore tracciabilità e trasparenza nella filiera associate all’idea di equo compenso per i differenti attori, e la creazione di mercati secondari.

L’AI generativa, nel 2023 ha avuto la sua consacrazione, e l’industria dei contenuti digitali si sta interrogando su quale sia il perimetro per il suo utilizzo. Per quanto riguarda il metaverso, si è invece assistito a una riduzione degli investimenti, anche a fronte di un cambio di focus proprio verso il tema dell’AI.

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Lavoro: quanto sono ambiziosi gli italiani?

Equilibrio tra vita e lavoro, retribuzione, sicurezza, flessibilità, giorni di ferie, formazione e assicurazione sanitaria: sono questi oggi i fattori più rilevanti per i lavoratori italiani, mentre la carriera è finita solo al nono posto.
In pratica, oggi si dà più importanza alla vita privata e all’equilibrio con il lavoro, all’appartenenza e alla flessibilità, piuttosto che al salto di carriera.

La rilevanza del lavoro percepita nella vita degli italiani è infatti calata del 5% in un solo anno, mentre è crollata del 9% la motivazione nel ruolo attualmente ricoperto.
È quanto emerge dallo studio condotto da Randstad su ambizione e carriera tra gli italiani, il Randstad Workmonitor 2024.
Secondo la ricerca, che ha coinvolto 764 lavoratori in Italia tra 18 e 67 anni, oltre la metà degli intervistati si dichiara però ‘ambizioso’ in merito al proprio lavoro, ma il 42% in questo momento non è concentrato nell’avanzamento di ruolo.

Più ambizione, ma la carriera non è più al primo posto

Inoltre, il 50% dei lavoratori è disposto a rimanere in un luogo di lavoro che gli piace anche se non ci fosse possibilità di avanzamento, mentre il 34% non desidera del tutto una progressione di carriera.
Solo per il 35% una promozione o un nuovo ruolo oggi rappresentano una priorità.

Il 34% degli italiani poi non assumerebbe ruoli manageriali se potesse scegliere di poter accedere alla propria massima ambizione professionale. Ma secondo il Randstad Workmonitor, il 51% del campione si dichiara ambizioso per la propria carriera.

L’ambizione decresce con l’età

Di fatto, mentre l’ambizione decresce con l’avanzare dell’età la motivazione aumenta man mano che sale la seniority.
A influenzare l’ambizione è soprattutto l’età, gli eventi della vita, gli obiettivi personali e le opportunità che si presentano.

Il 94% degli intervistati mette la vita privata al primo posto dei fattori più rilevanti nel lavoro, poi la retribuzione (93%), sicurezza del lavoro (90%), il sentirsi realizzati (87%), la flessibilità di orario (80%) e così via, fino alla possibilità di promozione, al nono posto, con il 74% e di poco sopra la politica sui congedi parentali (70%).

Segnali di un evidente segnale di malessere 

“Il Workmonitor evidenzia una forte calo della motivazione al lavoro tra gli italiani, un evidente segnale di malessere che va ascoltato e compreso – commenta Marco Ceresa, Group Ceo di Randstad -. Il lavoro si conferma fondamentale nel fornire senso e scopo alle persone, ma oltre alla carriera, sempre più lavoratori includono anche altro nella definizione della propria ‘ambizione’ professionale, che oggi non può prescindere da aspetti valoriali, di flessibilità, di equilibrio con la vita personale. Non sono pochi gli intervistati che affermano di poter essere appagati da un lavoro senza prospettive di carriera ma che sia nelle ‘loro corde’, certamente un’eredità della riflessione profonda delle persone nel periodo di pandemia. Esigenze che le aziende devono impegnarsi a soddisfare con politiche Hr a tutto tondo, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori sempre più complessi e articolati”.

Lavoro: come presentarsi al colloquio? I consigli degli esperti

Quando si ricerca un impiego, uno degli aspetti più importanti è il colloquio. È un momento fondamentale, che richiede tempo, preparazione e determinazione. poiché rappresenta la prima vera occasione per mettersi in luce agli occhi di un head hunter o un datore di lavoro.
Ma come presentarsi al colloquio in modo adeguato ed efficace, in modo da intercettare le esigenze e le aspettative della persona che abbiamo di fronte?

Seguendo alcuni consigli mirati si può aumentare la possibilità di successo in termini d’assunzione.
Innanzitutto, è importante cercare di conoscere l’azienda presso cui si vorrebbe lavorare. “Bisogna prendersi il tempo per fare qualche ricerca online sulla storia dell’azienda, sulle sue attività e sui prodotti che produce”, spiega Fabio Splendori, fondatore di QuoJobis. In questo modo, si dimostra di essere motivati e interessati al lavoro offerto.

Alla larga da vestiti troppo casual o sportivi

Un altro aspetto estremamente rilevante da tenere a mente è l’abbigliamento. “Può sembrare scontato o irrilevante ma la prima impressione è quella che conta – continua Splendori -. Indossare un abbigliamento curato e professionale può fare la differenza nella percezione che il datore di lavoro avrà del candidato. Non sempre è corretto giudicare il libro dalla copertina, ma viviamo in una società che dà molta importanza all’apparenza e bisogna fare i conti con questo”.

Tenersi dunque alla larga dai vestiti troppo casual o sportivi per scegliere al contrario abiti adeguati a qualunque ambiente di lavoro e in sintonia con il tipo di lavoro che si sta cercando. “C’è anche da dire che la cosa più importante è sentirsi a proprio agio – aggiunge Splendori -, e un recruiter lo percepisce”.

Il valore della puntualità

“Ricordarsi inoltre di essere puntuali è un dettaglio che preferiamo sempre far presente – consiglia l’esperto -. Arrivare con un leggero anticipo al colloquio mostra la propria puntualità e impegno verso il lavoro e ribadisce la volontà di rispettare gli impegni presi”.
Da tenere a mente anche che, al contrario, arrivare con largo anticipo può creare imbarazzo e problemi all’ambiente di lavoro che in quel momento sta accogliendo il candidato per il colloquio.

Utile poi ribadire che durante il colloquio bisogna sempre cercare di mostrare sicurezza e determinazione. “Non si deve avere paura di dire ciò che si pensa e di rispondere alle domande in modo chiaro e preciso – puntualizza -. Evitare di essere troppo reticente o modesto, potrebbe essere un errore”.

Mantenere sempre un atteggiamento positivo ed educato

Insomma, puntualità, presentabilità, sicurezza, gestione dell’ansia e motivazione sono le pillole per riuscire a realizzare un colloquio eccellente.
“Cerchiamo sempre di suggerire ai candidati di mantenere un atteggiamento positivo ed educato – sottolinea ancora l’esperto -. Mostrare gratitudine per la possibilità che viene offerta e ringraziare il proprio interlocutore per il tempo che ha dedicato al colloquio. Anche se l’incontro non va come sperato, meglio fare in modo di rimanere comunque educato e professionale: potrebbero ricordarsi di te proprio per queste qualità”.

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Cybersecurity: quali sono stati i rischi phishing di fine anno?

Alcuni siti di phishing mirano a ottenere dati infiltrandosi sotto varie spoglie nei social media e negli account di messaggistica personali degli utenti. Quindi, richiedono informazioni che una volta ottenute vengono inviate direttamente nelle mani dei truffatori.
In questo modo, i truffatori ottengono l’accesso completo all’account, portando potenzialmente al furto dell’identità digitale, all’accesso alle conversazioni private e alla possibilità di fingersi la vittima per ulteriori attività dannose.

L’ultimo periodo dell’anno non è immune dalle attività truffaldine. Gli esperti di Kaspersky hanno infatti individuato casi di phishing costruiti proprio intorno alle festività di Natale e Capodanno, dove i truffatori hanno mascherato il furto di dati personali e denaro come omaggi per le feste.

A Singapore il falso sito del Ministero delle Finanze che promette pagamenti

Uno di questi episodi di phishing è stato segnalato a Singapore. I truffatori hanno creato un sofisticato sito di phishing rivolto ai privati con la promessa di pagamenti per il nuovo anno, apparentemente provenienti dal Ministero delle Finanze di Singapore.

Questo sito ingannevole è stato progettato per imitare il profilo del ministero in modo da renderlo credibile. Per ricevere il pagamento, veniva richiesto ai visitatori di inserire i dati del proprio account Telegram.

La lotteria delle banche nelle Filippine 

Un’altra tecnica di phishing era una lotteria con le banche. Poiché Capodanno è un periodo di offerte e regali vantaggiosi, i truffatori hanno creato siti di phishing che invitavano gli utenti a partecipare a lotterie con l’obiettivo di ottenere i loro dati bancari per derubarli.
Un caso di frode di Capodanno è stato rivolto ai cittadini delle Filippine, attirati su un sito web dove sono stati invitati a girare una ruota per avere la possibilità di vincere una somma di denaro.

Dopo il lancio, agli utenti è stata mostrata la presunta vincita, ed è stato chiesto di scegliere tra varie banche dove depositare i presunti guadagni.
Dopo aver effettuato la scelta, gli utenti si sono ritrovati su siti di phishing progettati per simulare interfacce bancarie online legittime. La mossa finale della truffa mirava infatti a ottenere l’accesso alle credenziali bancarie.

La finta gift-box di di Courtyard.io

La posta in gioco nel mercato delle criptovalute è molto alta: rubare un portafoglio anche con solo pochi bitcoin può fruttare ai truffatori un profitto significativo. Pertanto, si impegnano molto a creare e-mail e siti di phishing credibili, rendendo così più difficile per l’utente notare qualcosa di sbagliato.

In uno di questi casi i truffatori hanno creato una pagina di phishing copiando l’offerta ufficiale di Courtyard.io, un sito che consente di convertire oggetti fisici da collezione in token. Courtyard.io invitava gli utenti a registrarsi e ad acquistare una gift-box di Capodanno contenente una carta Pokémon.
I truffatori hanno creato una pagina di phishing con la stessa offerta. Ma per ricevere la scatola i visitatori dovevano collegare un portafoglio di criptovalute.

I giovani cercano un lavoro smart e sostenibile. Con più tempo libero

Oltre a carriera e aspetti economici per le nuove generazioni gli aspetti più importanti dell’attività lavorativa sono flessibilità di orari, smartworking, welfare aziendale, possibilità di conciliare i tempi di vita-lavoro e sostenibilità. 
Insomma, il lavoro ideale per i giovani deve garantire il work-life balance declinabile nella possibilità di lavorare da remoto e uno stipendio adeguato. Non solo alle competenze, ma anche coerente con il costo della vita.

Dalle survey del centro ricerche Aidp (Associazione italiana direzione personale) emerge che le dimissioni volontarie hanno riguardato nel 70% dei casi giovani tra 26 e 35 anni. E le motivazioni sono state proprio migliori condizioni di lavoro in termini di flessibilità di orari e modalità di lavoro.

Il lavoro ideale è un’eredità della pandemia

La pandemia ha innescato una sorta di ‘rivoluzione’ nella concezione del lavoro. Riscoprire l’importanza di coltivare relazioni e passioni, anche al di là della vocazione professionale, è un’eredità della pandemia.
“Il tema della conciliazione di tempi ed esigenze tra vita e lavoro è sempre più al centro dell’attenzione, non solo dei giovani”, spiega all’Adnkronos/Labitalia Rosario Rasizza, presidente Assosomm e ad Openjobmetis.

Ma il lavoro ideale per i giovani deve anche garantire “un ambiente di lavoro aperto alle novità, quindi innovativo, tecnologico, in cui i giovani possano sentirsi liberi di esprimere le loro idee senza timore e in cui possano apportare, in maniera pragmatica, un valore aggiunto”, conferma Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp.

Più inclusività e responsabilità sociale

Dal canto loro, le aziende mostrano disponibilità nei confronti delle esigenze dei giovani. All’interno delle organizzazioni oggi si ascolta di più.
“Si stanno affermando forme di lavoro sempre più inclusive, socialmente responsabili e sostenibili – continua Marandola -. Gli Hr oggi sono più aperti al dialogo e all’ascolto e credo che questo cambiamento rappresenti, in un’ottica sia sociale sia lavorativa, un’importante svolta”.

E per Rasizza, le aziende “si stanno sempre più allineando, come dimostrano le richieste da parte delle nostre aziende clienti che spesso ci chiedono consulenza in tal senso. Qualche volta, rileviamo qualche resistenza nel prendere in considerazione misure più flessibili e inclusive, ma la strada è ormai segnata lungo questo trend”.

“Oggi sono i candidati a fare un colloquio alle aziende”

“Potremmo quasi dire – sottolinea Rasizza – che oggi sono i candidati, e ancor più se parliamo di giovani, a fare un colloquio ai loro potenziali datori di lavoro. È un segno dei tempi, da non far coincidere necessariamente con una scarsa disponibilità all’impegno e al sacrifico. Per contro, mi piacerebbe vedere una maggiore disponibilità di chi entra nel mercato del lavoro a prendere in considerazione opportunità magari non perfettamente in linea con i propri studi o i propri sogni: a volte, serve un po’ di coraggio e di apertura mentale nel costruirsi esperienze che saranno comunque in grado di fortificare hard e soft skill”.

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Il digitale fa bene alla lettura. Lo dicono gli italiani 

Che sia in formato cartaceo, in digitale o un audiolibro gli italiani abituati a leggere libri sono il 49,6% della popolazione. E se la propensione maggiore è ancora per ‘la carta’ (43%) rispetto ai formati digitali (22,3%) e gli audiolibri (11%), quattro italiani su dieci leggono libri su due o più formati.
Inoltre, un lettore italiano su due dichiara di leggere di più grazie alle librerie online. E per sette italiani su dieci il web facilita la scoperta di nuovi titoli e autori.

È quanto emerge dal report NetRetail Books, lo studio su abitudini di lettura e acquisti digitali di libri degli italiani, realizzato da Netcomm, il Consorzio per il Commercio Digitale Italiano, con il supporto di Amazon, e presentato alla Nuvola dell’Eur alla manifestazione Più libri più liberi.

I lettori forti sono over65 e under25

Inoltre, due lettori su tre pensano che i negozi online e le librerie fisiche siano complementari, ma la quota di lettori è decisamente più elevata tra le donne (55% vs 44,2% uomini), e le fasce d’età con maggiore propensione alla lettura sono rappresentate dagli over 65 (53,8% di lettori) e gli under 25 (52,4%).

In particolare, in queste due fasce sono presenti i cosiddetti lettori forti, ovvero quelli che leggono più di 11 libri in un anno, corrispondenti all’8% della popolazione.
Inoltre, i lettori che più si affidano ai canali online per informazioni di lettura sono di età compresa tra 25 e 44 anni.

L’e-commerce aiuta a scoprire le novità

In particolare, chi ha tra 24 e 34 anni indica come primo touchpoint i suggerimenti trasmessi da booktoker e influencer, mentre chi ha tra 35 e 44 usa più i motori di ricerca per scoprire nuovi titoli e autori.

La rilevanza dell’e-commerce per la scoperta di novità editoriali cresce con la propensione alla lettura. Per i lettori forti è il secondo touchpoint (28,8%) dopo le raccomandazioni di amici e conoscenti (44,2%), ma prima dei contenuti social di influencer e BookTokers (25,2%), vetrine (25,2%) e recensioni online (24,5%).
Ma anche per il 37,1% di lettori che acquistano solo in negozi fisici i canali online rappresentano un punto di riferimento importante per la scelta del libro.

Meglio acquistare online o in libreria?

In generale, per il 63,7% dei lettori italiani i negozi online sono complementari alle librerie, ma più il lettore è forte più è propenso a utilizzare formati diversi.
Tra coloro che usano un solo tipo di formato, quelli che leggono solo eBook leggono più frequentemente, a conferma che il canale digitale supporta la domanda di lettura dei lettori forti.

Ma più le persone leggono più acquistano libri differenziando i canali (online e offline). Infatti, oltre il 70% dei lettori forti ha un approccio multicanale all’acquisto, e negli ultimi 12 mesi quasi il 60% degli acquirenti ha acquistato sia in negozio sia online. Il 46,4% della popolazione online, invece, ha acquistato almeno un libro in un negozio fisico e il 46,8% almeno un libro online.

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Le emoticon sulla bolletta riducono i consumi

Inflazione, prezzi dell’energia e caro vita spingono a rivedere le abitudini di consumo. Ma un progetto dell’Università di Trento punta a convincere le persone ad adottare un atteggiamento non solo più sobrio ma anche più consapevole sui consumi. Come? Attraverso una comunicazione immediata, anzi, ‘parlante’, dei propri consumi energetici.

Secondo i risultati della ricerca ‘Emozioni per un consumo energetico sostenibile: un’indagine psicofisiologica’, svolta al Laboratorio di Neuroscienze del Consumatore (NCLab) del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, una ‘faccina rossa’ in segno di disapprovazione, ovvero, che indica un eccessivo utilizzo di energia elettrica, può convincere ad attuare comportamenti più virtuosi e sostenibili. 

Una metodologia sperimentale e neuroscientifica

In pratica, si tratta di ridurre i consumi energetici grazie a un feedback energetico personalizzato ‘emozionale’ (emotional energy-alert).
Di fatto, la ricerca ha confrontato le reazioni comportamentali e fisiologiche dell’utente di fronte a diversi tipi di feedback energetici.

Nella condizione di controllo, come nella bolletta standard, al consumatore venivano comunicati il consumo e il costo. Nella condizione sperimentale (emotional energy-alert), invece, il feedback ricevuto sul telefonino riportava gli stessi dati con l’aggiunta di una faccina scontenta per l’eccessivo consumo.
Veniva poi inserita un’informazione in più: il consumo di energia del vicino di casa, per confrontare comportamenti, spese e risparmi.

Una novità rispetto alla bolletta tradizionale

“Questa è una novità rispetto alla bolletta tradizionale che di solito riporta i consumi in kilowattora e i costi – spiega Nicolao Bonini, responsabile del NCLab -. Aggiungere questo elemento di paragone con un referente sociale, il vicino di casa appunto, aumenta di circa tre volte la probabilità che il consumatore decida di ridurre il consumo elettrico. Oltre a ciò, la faccina rossa, arrabbiata perché si è stati spreconi, aumenta di un 3% la quantità di tale riduzione”.

Ogni consumatore coinvolto è stato testato nel laboratorio. “Abbiamo misurato la sudorazione emozionale, l’espressione facciale e i movimenti oculari, cioè reazioni non controllabili – aggiunge Bonini -. Quando le persone sono esposte al feedback emozionale con faccina e riferimento sociale ‘vicino di casa’, sudano di più rispetto alla situazione di controllo e indicano una maggiore emozionalità negativa”.

Un intreccio tra psicologia ed economia

“I nostri macchinari consentono di misurare dove il consumatore guarda, per quanto tempo, con che dilatazione pupillare, la sudorazione, i cambiamenti del ritmo cardiaco – continua il ricercatore, come riporta Agi -. Tutti questi indici psicofisiologici permettono di misurare l’emozionalità in maniera diretta. In questo modo integriamo dati verbali consapevoli con altri inconsapevoli. Se la politica – riflette il docente – incentivasse i fornitori di energia elettrica a utilizzare questi sistemi, che si chiamano ‘programmi comportamentali per il contenimento dell’energia’, ampiamente utilizzati all’estero, otterremmo gli stessi risultati di quelli a livello internazionale. L’uso di queste tecniche garantisce una riduzione di kilowattora consumati del 2,5%”.

Italiani, quanto ne sanno in fatto di sostenibilità?

La sostenibilità è un concetto noto a tutti, ma solo poco più della metà degli italiani è a conoscenza dell’Agenda 2030, mentre una percentuale ancor minore conosce gli obiettivi ESG.
Questo quadro emerge dall’anticipazione del Rapporto Annuale dell’Esg Culture Lab, intitolato ‘La cultura della sostenibilità in Italia’, curato da Eikon Strategic Consulting Italia Società Benefit.
Secondo il rapporto, il 97% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta della sostenibilità, ma solo il 24% sa cosa significhi il termine ESG, acronimo di Environmental, Social, Governance, che rappresenta i criteri fondamentali per valutare la gestione ambientale, sociale e aziendale di un’impresa o un’organizzazione.

Gli obiettivi ESG sono poco noti, anche sui social

Questo dato sulla conoscenza degli ESG si riflette nei contenuti delle principali aziende italiane sui social network. Secondo l’Esg Social Channel Tracker dell’Esg Culture Lab di Eikon Italia Società Benefit, solo l’11% dei circa 146mila contenuti pubblicati da queste aziende tra gennaio e ottobre riguardava temi ESG. Eppure questi post hanno ottenuto un engagement rate migliore (0,48%) rispetto ai contenuti non legati a tali temi (0,31%).

Le aziende si concentrano soprattutto su temi ambientali

Per quanto riguarda i criteri ESG, il Tracker evidenzia che le aziende si concentrano principalmente sulla comunicazione dei temi ambientali (62%), mentre l’area sociale è più marginale (36%). Solo il 2% dei post è dedicato a progetti o iniziative legati alle donne o ai giovani, nonostante i post su queste tematiche raggiungano un engagement rate molto alto (0,64%).

Paola Aragno, vicepresidente di Eikon Italia Società Benefit, sottolinea l’importanza di tali analisi considerando che i social sono una delle principali fonti di informazione sugli obiettivi ESG. Il Rapporto Annuale dell’Esg Culture Lab rivela che oltre il 30% degli italiani apprende degli obiettivi di sostenibilità attraverso i social network, a pari merito con i giornali, con la televisione che rimane la fonte primaria di informazione (59%).

Le nuove sfide della sostenibilità 

L’intero Rapporto Annuale dell’Esg Culture Lab è presentato il 29 novembre a Palazzo dell’Informazione durante l’evento “Le nuove sfide della sostenibilità”, organizzato da Eikon Italia Società Benefit in collaborazione con il Gruppo Adnkronos. All’evento partecipano figure di spicco, tra cui il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la Presidente Popolari Europeisti Riformatori ed ex ministro per le Pari Opportunità Elena Bonetti.

Benessere Psicologico: nelle aziende il 76% ha sperimentato il burnout

Emerge dalla ricerca BVA Doxa commissionata da Mindwork: il 76% dei lavoratori e lavoratrici ha sperimentato almeno un sintomo del burnout, il 14% in più rispetto al 2022.
Il sintomo più diffuso, tra sensazione di sfinimento, calo dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale, cinismo rispetto al lavoro, è la sensazione di sfinimento, mentre per la GenZ, nello specifico white collar, è più frequente il calo dell’efficienza lavorativa (56%).

Ad avere ricevuto l’effettiva diagnosi di burnout è una persona su 5.
Tuttavia, è diffusa la difficoltà ad assentarsi dal lavoro per prendersi cura di sé, specialmente tra i e le blue collar. Solo il 19% ha effettuato più di 5 giorni di assenza dal lavoro a causa di questo fenomeno. La percentuale sale invece per white collar (55%) e dirigenti (62%).

Quando lavorare fa male

Il 58% di chi sperimenta malessere psicologico nella propria vita personale vive la stessa condizione anche al lavoro e viceversa. In particolare, una persona su 2 dichiara soffre di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro.
Inoltre, una persona su 2 sperimenta condizioni di stress elevato. Un dato ancora più critico per i e le dirigenti (61%).
Purtroppo, sempre in continuità con i dati 2022, l’ambiente di lavoro si conferma come meno adatto a esprimere il proprio malessere rispetto al contesto familiare (41%).
Più della metà degli intervistati afferma di aver lasciato il lavoro per motivi di malessere emotivo a esso correlato (54%), fenomeno in evidenza per Gen Z e Millennials, in cui la percentuale aumenta rispettivamente del 66% e del 59%.

L’impresa dovrebbe promuovere il benessere psicologico

Oltre 9 persone su 10 ritengono quindi essenziale la promozione del benessere psicologico da parte dell’azienda (96%), ma nel 67% delle organizzazioni italiane il servizio di supporto psicologico non è presente.
Dove disponibile, viene valutato positivamente dal 51% dei lavoratori e delle lavoratrici appartenenti alla categoria blue collar.
In notevole crescita anche la quota di persone che valuterebbero positivamente la messa a disposizione del servizio di supporto psicologico (73%), più precisamente relativamente ai white collar (76%) e blue collar (79%).

Manca supporto per chi ha figli

Dato indicativo quello riguardante i e le caregiver, il cui 88% dichiara che questo ruolo ha un impatto considerevole sul proprio benessere psicologico. Sei su 10 dichiarano la necessità di supporto da parte dell’impresa nella gestione del proprio ruolo (59%), sebbene solo il 20% lo riceva.
Allo stesso modo, per l’89% di lavoratori e lavoratrici con figli il ruolo genitoriale ha un impatto significativo sul proprio benessere psicologico.
Più precisamente, 1 genitore su 2 riferisce il bisogno di supporto da parte dell’azienda nella gestione dei propri figli (48%).
Tuttavia, solo il 25% ritiene di riceverlo.

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Parchi divertimento: boom di ingressi, e il futuro è sempre più green

Il comparto dei Parchi Permanenti Italiani è composto da circa 230 aziende tra parchi tematici, faunistici, avventura e acquatici, che assicurano 30.000 posti di lavoro, tra fissi e stagionali, 60.000 con l’indotto.
Secondo i dati SIAE nel 2022 il settore ha generato un giro d’affari di 1 miliardo di euro, tra biglietteria (+75% sul 2021), attività di ristorazione e merchandising.
Cifra che sale a 2 miliardi di euro considerando l’indotto esterno (hotel, centri commerciali e altri servizi). Il miglior risultato dell’ultimo quinquennio, superiore anche ai numeri pre-pandemia (+10,9% sul 2019).
Emerge però la necessità di progettare un futuro green e definire le linee guida di uno sviluppo sostenibile del settore.

Ingressi: 18.463.628 nel 2022

Sul fronte dei visitatori, SIAE certifica per il 2022 18.463.628 ingressi, +72% sul 2021, anche se in lieve flessione (-5%) sul 2019, anno che aveva segnato il record storico.
Al dato SIAE vanno aggiunte le presenze relative a omaggi e operazioni promozionali, per un totale stimato di circa 20 milioni di visitatori.
A livello regionale, il primo gradino del podio è saldamente in mano al Veneto, che ospita la maggiore concentrazione di parchi divertimento, seguito da Emilia Romagna, Lombardia e Lazio.
Quanto alla stagionalità, i mesi estivi si confermano dominanti, seguiti da aprile e ottobre, caratterizzati da un ottimo tasso di affluenza nonostante il numero di parchi aperti sia inferiore.

Investimenti: 450 milioni nel prossimo triennio

Il trend descritto dai dati SIAE prosegue anche nei primi 3 trimestri 2023, complici i 120 milioni di euro investiti da inizio anno in nuove attrazioni, spettacoli e ampliamenti.
La stima è di chiudere al 31 dicembre con un incremento del giro d’affari compreso tra l’8% e il 10%, arrivando a quota 22 milioni di visitatori italiani e 1,7 milioni di stranieri. 
Nel prossimo triennio sono previsti investimenti per circa 450 milioni di euro, che oltre a migliorare la competitività dei parchi italiani sul mercato internazionale, avranno immediate ricadute positive su indotto e occupazione, migliorando anche l’attrattività turistica dei territori di riferimento.

Sostenibilità, fattore crescita per i parchi di domani

“I parchi divertimento vengono considerati energivori, ma in realtà lavorano da anni per ridurre il loro fabbisogno energetico e sono stati tra le prime aziende in Italia a promuovere una vera e propria cultura della sostenibilità, sensibilizzando anche il pubblico: dalla riduzione dei consumi di plastica alle pratiche virtuose basate sul riciclo e sulla circolarità, fino all’impiego di energia da fonti rinnovabili – commenta Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani durante la 22° edizione dei Parksmania Awards -. La sfida di oggi, però, è trasformare questa proattività in una vera e propria strategia progettuale, affinché la sostenibilità diventi fattore stesso di crescita per i parchi di domani. Un elemento imprescindibile per garantire un’offerta di tempo libero di qualità alle generazioni future”.