Forme e strutture dei migliori tavoli di design

Il tavolo è un accessorio che dal 1700 è diventato elemento fondamentale nella vita di tutti. Non è solo un mero supporto, ma rappresenta un pilastro di arredo vero e proprio. Negli ultimi anni sono sempre più diffusi i tavoli di design.

Parliamo di tipologie di tavolo che sono in grado di garantire un carattere ed una precisa impronta ad un’intera stanza. Infatti, grazie alla loro bellezza e unicità riescono ad irradiare personalità in ogni angolo della casa.

Esistono in varie forme e materiali: in ogni caso, sono in grado di rappresentare il cuore di un allestimento domestico. Per scegliere l’opzione che possa più adattarsi alle vostre esigenze, bisogna anche tener conto del tipo di messaggio che si vuole comunicare.

Cosa considerare nella scelta di un tavolo di design

Nella scelta di un tavolo di design è molto importante tener conto delle proprie esigenze. In genere, tutto dipende dalla grandezza della stanza e anche dall’utilizzo che si vorrà fare di questo elemento.

La priorità nella scelta di un tavolo artistico in un soggiorno ed in una cucina, sta anche nella sua funzionalità. Si può optare per tavoli rettangolari, quadrati, rotondi oppure ovali. Inoltre, a fare la differenza sono anche le sue funzioni. Vi sono quelli estendibili oppure quelli realizzati in materiali più o meno resistenti.

La forma rappresenta poi, un aspetto fondamentale per un tavolo artistico. È meglio optare per quelli un po’ più grandi negli ambienti abbastanza spaziosi. Negli ambienti più piccoli, invece è consigliabile optare per una forma geometrica tondeggiante, così da rendere un’immagine caratteristica dello spazio che state arredando.

Colori e tendenze dei tavoli artistici

La scelta di un tavolo di design deve tener conto anche di quelle che sono le tendenze di arredo per una casa, uno studio o un’attività commerciale. In genere, bisogna optare per dei colori adeguati.

Meglio neutrali all’interno di uno spazio domestico, anche eccentrici invece in uno spazio commerciale. Le linee poi, possono essere essenziali o esagerate: tutto dipende da quello che è l’effetto finale che volete creare!

Come misurare il livello di silenziosità di un condizionatore d’aria?

Se stai pensando di acquistare un nuovo condizionatore d’aria, sicuramente la potenza ed il livello di efficienza energetica sono dei fattori importanti da considerare. Assieme a questi però, va anche considerata la rumorosità.

Più un condizionatore d’aria è silenzioso infatti, migliore è il comfort percepito e soprattutto è possibile adoperarlo anche in camera da letto durante la notte senza che per questo il nostro sonno venga disturbato.

Quali sono i condizionatori d’aria più silenziosi?

Sicuramente, i condizionatori d’aria più silenziosi sono quelli che hanno un livello di rumorosità inferiore ai 45 decibel, ed in particolar modo quelli che sono sotto i 30 decibel vengono considerati i più silenziosi in assoluto.

Per poter capire quanti decibel abbia il condizionatore d’aria che si sta esaminando, è sufficiente leggere la scheda tecnica o direttamente l’indicazione della rumorosità espressa in decibel che si trova sulla confezione stessa. Tra tutti, i condizionatori Daikin sono riconosciuti tra i più silenziosi in assoluto.

Come norma generale, bisogna ricordare che i condizionatori d’aria portatili sono più rumorosi di quelli fissi. Infatti, il motore dei condizionatori portatili è decisamente più rumoroso dei modelli che si fissano a parete, anche perché questo si trova all’interno del dispositivo stesso e non viene invece fissato all’esterno dell’edificio come avviene per le unità dei condizionatori portatili.

Sicuramente, la silenziosità di un condizionatore d’aria dipende anche dalle caratteristiche di progettazione del dispositivo e dagli split interni, così come dalle ventole ed all’eventuale presenza della tecnologia inverter la quale è decisamente utile a rendere il dispositivo assolutamente silenzioso.

La tecnologia inverter

La tecnologia inverter infatti, evita che il dispositivo debba continuamente accendersi e spegnersi andando a disturbare tutte le persone che si trovano nei pressi di casa nostra inclusi i nostri vicini, dato che in sua assenza l’unità esterna va ad accendersi continuamente (si per raggiungere la temperatura desiderata e si spegne dopo averla raggiunta) e questo può essere fastidioso soprattutto di notte.

Meglio dunque scegliere un climatizzatore moderno e dotato di tecnologia inverter, ossia di quelli fissi (con il motore che viene piazzato all’esterno) e con un livello di rumorosità che sia al di sotto dei 45 decibel.

Asciugamani Elettrici Mediclinics

Spesso i dettagli sono in grado di fare la differenza e al tempo stesso la fortuna di una attività commerciale di qualsiasi tipo. La cura per i particolari e l’attenzione verso qualsiasi aspetto legato al benessere dell’utente, in particolar modo alla sua piacevole esperienza all’interno della nostra struttura o dei nostri locali, sono in grado di far percepire agli ospiti la nostra attività come più confortevole  rispetto altre dello stesso tipo. Una delle cose più fastidiose ad esempio, quando ci si trova nei servizi igienici, è il constatare che dopo essersi lavate le mani sarà necessario asciugarle con dei fazzoletti o tovagliette di spugna. I fazzoletti ad esempio, non asciugano del tutto le mani e lasciano quei fastidiosi piccoli residui di carta sulla pelle. Gli asciugamani di spugna invece asciugano meglio le mani ma rischiano di essere poco igienici, dato che batteri e sporcizia possono depositarsi su di essi prima che qualcuno li utilizzi.

Esiste invece una soluzione pratica e assolutamente igienica, che garantisce una perfetta asciugatura delle mani sia dal punto di vista del tatto che dell’igiene: stiamo parlando degli asciugamani elettrici Mediclinics, ovvero asciugamani di ultima generazione perfetti per essere impiegati all’interno di strutture ricettive di ogni tipo ma anche ristoranti, attività commerciali e aziende. Questi veri e propri gioielli della tecnologia sono in grado di asciugare perfettamente le mani nell’arco di 10 – 15 secondi, hanno un sistema ad imbuto che consente di raccogliere le gocce d’acqua e una tecnologia che consente di risparmiare energia. È la soluzione perfetta per te che sei così attento alle necessità dei tuoi clienti e vuoi offrire loro sempre il massimo del benessere, potendo ovviamente contare su un prodotto come questo che rispetta pienamente tutte le normative europee in tema di sicurezza. Per un preventivo o richiesta di informazioni puoi contattare il recapito telefonico 0264672220.

Estate 2021: per le vacanze i giovani (e non solo) preferiscono l’outdoor

Estate 2021: per le vacanze i giovani (e non solo) preferiscono l’outdoor

Inutile negare che anche l’estate 2021 sarà contraddistinta dalla sgradevole presenza del Covid. Certo, rispetto all’anno scorso ci sono le coperture vaccinali e la protezione assicurata dal Green Pass, ma stando agli ultimi dati la pandemia farà andare in vacanza poco più di un italiano su due. Di questi, ed è il dato più interessante, un quarto pianifica una vacanza outdoor. A rivelare la tendenza è l’ultimo Osservatorio del Turismo Open Air commissionato all’Istituto Piepoli da Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e da Human Company:  lo studio ha indagato le vacanze all’aria aperta dell’ultimo anno, i cambiamenti indotti dalla pandemia, le previsioni di soggiorni outdoor per l’estate 2021 e l’influsso della campagna vaccinale sulle prossime vacanze estive.

Il profilo di chi ama la vacanza “natura”

Il profilo del viaggiatore outdoor 2021 è simile a quello dell’ultimo anno, con una decisa presenza di giovani (21%) e scarsa di over 64 (3%). Non sorprende che il periodo preferito per concedersi le meritate vacanze sia agosto, che  si conferma il mese dominante per il 48% degli italiani e per il 54% dei turisti outdoor, però sale l’appeal del mese di settembre scelto dal 28% dei viaggiatori propensi all’outdoor.

Soprattutto al mare, in sicurezza

Secondo le stime dell’indagine per l’estate 2021 più di un italiano su due ha programmato una vacanza in media per più di una settimana, di questi un quarto pianifica una struttura outdoor, villaggio e agriturismo in testa seguiti da camping e rifugio montano. Il 65% di chi pianifica outdoor sceglierà una destinazione di mare, il 20% la montagna, il 16% città e località d’arte. Oltre l’80% sceglierà una struttura in Italia, Sicilia in testa (16%), seguita da Sardegna (14%) e Liguria (12%). Ma quali sono le principali leve che fanno scegliere una location piuttosto che un’altra? Innanzitutto il prezzo: con il 29% la convenienza è la prima ragione, seguita però a ruota (con il 26%) dalla garanzia di rispetto delle norme igieniche preventive del contagio, evidenziando sempre una grande sensibilità al tema pandemico. In effetti l’andamento della campagna vaccinale ha un grande impatto sulla propensione alla prenotazione: invoglia alle vacanze sette italiani su dieci, addirittura nove su dieci tra i propensi a fare una vacanza in strutture outdoor.

Un’altra estate italiana

“Questa per i nostri concittadini sarà un’altra estate italiana, ma stavolta sembra esserlo per scelta” commenta Livio Gigliuto, Vice Presidente Istituto Piepoli. “L’accelerazione della campagna vaccinale libera la nostra voglia di vacanze e nel farle abbiamo riscoperto l’open air, che ci fa sentire sicuri, la natura, con cui durante la pandemia abbiamo recuperato un rapporto che non vogliamo più perdere, e l’Italia, cui ci sentiamo anche emotivamente più connessi di prima. Sarà in ogni caso un’estate all’insegna della prudenza, tanto che il rispetto delle norme igieniche e sanitarie è ormai il criterio principale di scelta delle destinazioni e delle strutture, alla pari con la convenienza”.

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il nostro presente e il nostro futuro sono sempre più digitali, ma dobbiamo garantire che le donne e le ragazze occupino la loro giusta quota nel settore tecnologico e siano incoraggiate a contribuire alla sua crescita. Uno dei maggiori problemi che frenano l’uguaglianza di genere però è la segregazione nell’istruzione e nel lavoro, ovvero una concentrazione di donne o uomini in determinate materie o lavori. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, lo European Institute for Gender equality è un programma specifico della Comunità Europea istituito per promuovere la parità e combattere le discriminazioni di genere. Nel suo Index annuale ratifica progressi e arretramenti del gender gap, e rileva come ci sia ancora molta strada da fare sotto molti aspetti, in particolare nel mondo digitale. 

Dal 2010 aumenta la segregazione professionale

Nonostante le iniziative speciali per incoraggiare le donne a studiare scienze, ingegneria o ICT, la segregazione è effettivamente aumentata dal 2010. Nell’UE, solo due lavori su dieci nel settore ICT , le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono occupati da donne. Al contrario, nel settore dell’assistenza mancano gli uomini, che costituiscono solo il 15% dei lavoratori in infermieristica, ostetricia e cura della persona nei servizi sanitari. L’Indice dell’istituto per la gender equality di quest’anno si concentra in particolare sugli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. Le donne corrono un rischio maggiore di essere sostituite nel loro lavoro da robot e sono sotto rappresentate nello sviluppo di Intelligenza artificiale, start-up digitali e prodotti ad alta tecnologia come astronavi, fibre ottiche, laser e microchip.

L’espansione del lavoro online riproduce le tradizionali disuguaglianze

Se le donne non virano decisamente verso le discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), quelle più in linea con l’imponente sviluppo del digitale, il gap di genere rischia di essere ancora più drammatico. L’espansione del lavoro organizzato attraverso piattaforme online, avverte l’istituto europeo, sta riproducendo le tradizionali disuguaglianze di genere, come il divario retributivo e la segregazione. Ad esempio, gli uomini hanno maggiori probabilità di lavorare nello sviluppo di software o nella consegna di cibo, mentre le donne lavorano di più nella traduzione online o nei servizi domestici.

Stem, un settore caratterizzato da un forte gender gap

In Italia solo il 18.9% delle laureate ha scelto discipline Stem, e nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei compagni, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione.
D’altronde, le discipline Stem sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro: si stima che nei prossimi 10 anni le occupazioni in questo campo cresceranno due volte più velocemente rispetto alle altre occupazioni e garantiranno maggiori possibilità di carriera e di guadagno. Nonostante questo, si tratta di un settore caratterizzato da un forte gender gap.

Pesce e bollicine, i più gettonati nel primo trimestre del 2021

Pesce e bollicine, i più gettonati nel primo trimestre del 2021

Nel primo trimestre del 2021 procede, anche se a ritmo meno sostenuto, l’aumento degli acquisti alimentari domestici. Secondo il panel Ismea-Nielsen, dopo aver chiuso il 2020 con un +7,4% sui primi tre mesi dello stesso anno la spesa di cibi e bevande registra un ulteriore spunto di crescita di quasi il 3% sul 2019, attestandosi comunque di ben il 12% sopra un’annata “normale” come il 2019. In attesa della riapertura a pieno ritmo dei ristoranti gli italiani si sono organizzati a casa, facendo volare gli acquisti di prodotti gourmet come il pesce (+21%) e le bollicine (+55%), tra i top sellers nei primi tre mesi del 2021.

Per la prima volta da inizio pandemia la crescita è trainata dai prodotti freschi

L’aumento del 2021 risente ancora del perdurare delle restrizioni alla socialità e delle limitazioni del canale Horeca. Un trend destinato ad affievolirsi con le progressive riaperture, ma che secondo l’Ismea, non si esaurirà del tutto, anche per effetto del diffuso ricorso allo home-working, che ha spostato tra le mura di casa parte dei consumi dell’extradomestico. Il primo scorcio dell’anno si distingue per alcune tendenze opposte rispetto al quadro di inizio pandemia: per la prima volta a trainare la crescita sono i prodotti freschi sfusi rispetto ai confezionati (+3,7% contro un +2,5%), e soprattutto, le bevande (+13%) rispetto ai generi alimentari (+1,7%).

Volano i prodotti gourmet e la categoria degli apertivi 

Il contesto di maggior fiducia verso un’uscita sempre più vicina dalle restrizioni imposte dalla pandemia conferisce nuovo slancio ai prodotti che fungono “da compensazione alle privazioni”. Volano prodotti gourmet come il pesce e gli alcolici: vini, spumanti, birra e in generale tutta la categoria degli aperitivi. Tra i top sellers troviamo infatti vini e spumanti (+14,5%), trainati soprattutto dalle bollicine (+55%) per riflesso alla rinnovata voglia di festeggiare, e i prodotti ittici freschi (+21%).

Un nuovo incremento anche per carni, salumi, e uova

Dopo la ripartenza nel 2020, anche il comparto dei proteici di origine animale, come le carni (+9,8%), i salumi (+8,3%), e le uova (+14,5%), mettono a segno un nuovo incremento nel 2021, seppur con minore slancio (+1,3% le carni e +4,2% i salumi) e con alcuni segmenti in ripiegamento. Quello delle uova, ad esempio, che nel 2020 era stato il segmento più dinamico, apre il 2021 con un’attesa flessione (-4,3%), mantenendo comunque un divario positivo sui livelli di spesa del periodo pre-Covid.

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

A maggio TikTok è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo, sia su Play Store di Google sia sull’Apple Store. Il social cinese, di proprietà della società ByteDance, batte quindi Instagram e Facebook, e di fatto nel mese di maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni. Soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), e dai cinesi (12%), dove però il suo nome è Douyin. Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization di SensorTower ha evidenziato infatti come l’app cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa anche nei mesi di marzo e aprile.

Le installazioni aumentano del 35%, ma non anno su anno

Sempre nel mese di maggio, secondo gli analisti di SensorTower le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nella top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Sull’Apple Store YouTube al secondo posto, su Play Store Facebook

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Bandita in India e minacciata da Trump

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden, riporta Ansa, però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

 lockdown ci hanno fatto riscoprire i piaceri della cucina e della buona tavola, facendoci apprezzare più che mai la pasta: un successo planetario che ha trasformato questa icona italiana in un piatto ormai completamente globale. In base alle previsioni firmate da Statista, infatti, nel 2021 il maggior mercato mondiale sarà la Cina che, da sola, vale quasi 25 miliardi di dollari. Significativi anche i dati mondiali: in media, il consumo pro capite all’anno è di 7,7 kg di pasta,a fronte di una spesa di 16,3 dollari. 

I record del 2020 

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo i dati di Unione Italiana Food il 2020 è stato un anno d’oro sia per quanto riguarda i consumi nazionali, sia per l’export.  In Italia l’anno scorso si sono vendute oltre 50 milioni di confezioni in più, con punte di circa il +40% a marzo e +10% tra ottobre e novembre; le esportazioni sono cresciute del 16%, superando i 3,1 miliardi di euro. Con un incremento record del 40%, gli Stati Uniti sono diventati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, superando la Francia (+4,3%) e la Germania (+16%). Ottimi i risultati in arrivo anche dalla Gran Bretagna (+19%), nonostante la Brexit.

Previsioni in crescita per i prossimi 4 anni

La passione per la pasta non sembra una moda passeggera. I dati di Statista prevedono infatti che, dopo aver sfiorato i 123 miliardi di dollari nel 2021 (122.925 milioni per la precisione), a livello globale le vendite di pasta continueranno a crescere del 2,35% l’anno nei prossimi quattro anni. 

Un “insolito” successo

Più tempo trascorso in cucina e a tavola uguale più voglia di cimentarsi con nuovi formati e nuove ricette. I lockdown del 2020 hanno aumentato la propensione all’acquisto di prodotti particolari, con cui gratificarsi e divertirsi, cucinando qualcosa di nuovo. Sì, siamo diventati tutti un po’ chef, a caccia di sperimentazioni, innovazioni e abbinamenti mai osati prima. Tra i successi dell’ultimo periodo c’è sicuramente la pasta fresca surgelata, alternativa molto più pratica rispetto alla versione “home made” ed estremamente simile alla produzione artigianale per aspetto, consistenza e sapore. Oltre al successo della pasta, il 2020 ha consacrato anche quello degli gnocchi, spaziando dalla ricetta classica a base di patate per arrivare a quelli ripieni. Pure in questo caso, è stato l’insolito a conquistare  consumatori, che in più si sono rivelati particolarmente attenti al packaging, dimostrando di preferire le confezioni e gli imballi riciclabili e comunque sostenibili.  

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

È nata una nuova generazione di manager, che si potrebbe definire come Nativi Covid-19. Se l’emergenza sanitaria globale ha sicuramente generato incertezze e grandi difficoltà al contempo ha creato nuove opportunità per i professionisti disposti a cambiare ruolo o lavoro, acquisendo responsabilità manageriali all’interno della stessa azienda.
“I manager ‘Nativi Covid-19’ si trovano a lavorare in uffici completamente smaterializzati, con persone che non hanno mai incontrato dal vivo – afferma Francesca Contardi, managing director di EasyHunters, società di ricerca e selezione tramite Digital Operating Process – ed è per questo che, insieme alle competenze tecniche, diventa indispensabile saper leggere le emozioni proprie e altrui, saper anticipare i cambiamenti, sempre più repentini, ed essere estremamente flessibili”.

L’intelligenza emotiva

Ma quali sono le competenze dei manager Nativi Covid-19?  “La situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e che, purtroppo, viviamo ancora è certamente complicata – continua Contardi -, anche a livello professionale, e obbliga i manager a compiere un grande sforzo per risolvere tutti i problemi legati al remote working e alla gestione dei team a distanza”. È importante quindi acquisire intelligenza emotiva. I manager Nativi Covid-19 si sono trovati a gestire una situazione lavorativa nuova, in una nuova azienda o in un nuovo ruolo, in un momento estremamente complicato che nessuno aveva immaginato. Appare evidente, quindi, quanto sia importante comprendere le emozioni proprie e altrui per evitare che il clima diventi troppo pesante e che, a lungo andare, comprometta il successo e lo sviluppo del business.

Gestire i team a distanza

Un’altra competenza richiesta ai manager Nativi Covid è la capacità di gestire a distanza le risorse umane. Saper gestire le persone a distanza, magari mai incontrate dal vivo, richiede un approccio completamente diverso per farsi conoscere e per conoscere i singoli componenti del team. Quando le informazioni viaggiano soltanto online è indispensabile che le comunicazioni siano puntuali, chiare e precise affinché tutti possano lavorare nella giusta direzione per raggiungere gli obiettivi.

La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale

Muoversi in un contesto in continua evoluzione e ricco di incertezze come quello segnato dall’emergenza Covid-19 richiede necessariamente grande flessibilità per reagire in modo repentino ai cambiamenti. E i manager Nativi Covid-19, riporta Adnkkronos, sono flessibili per definizione. Ma poiché il Coronavirus è ancora presente in tutto il mondo, i manager Nativi Covid-19 hanno dovuto fare i conti con questo scenario dal “giorno zero”. La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale, quindi, per creare una struttura capace di reagire alle avversità. Se informarsi e confrontarsi è sempre stato importante, ora è indispensabile.

Industria lombarda, bene il primo trimestre del 2021: +0,2%

Industria lombarda, bene il primo trimestre del 2021: +0,2%

Segnali positivi per l’industria lombarda nel primo trimestre del 2021: la ripresa prosegue e si attesta allo 0,2%, con cali solo per il comparto dell’artigianato. A dare queste indicazioni è l’indice manifatturiero di Unioncamere Lombardia, che evidenzia in particolare come sia positivo il dato tendenziale (+8,7%) e gli ordinativi esteri e interni dell’industria (+10,5% e +12,6% su base tendenziale), che ritornano a livelli pre Covid. Appaiono però ancora in sofferenza il settore artigiano e la moda, mentre destano una certa preoccupazione gli incrementi di prezzo per le materie prime.

C’è ancora da recuperare per tornare ai livelli pre-crisi

La ripresa, anche se esiste, è tuttavia ancora insufficiente per tornare ai livelli produttivi pre-crisi. Come spiega il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio, “Per raggiungerli l’industria deve ancora recuperare 2,3 punti percentuali rispetto alla media del 2019 e l’artigianato ben 11,3 punti percentuali. Segnali positivi dagli ordinativi per l’industria che si mostrano dinamici sia per il mercato estero che per quello interno (+1,3% congiunturale per entrambi), mentre per l’artigianato si registra una contrazione congiunturale degli ordini. Generano preoccupazione le tensioni sui prezzi delle materie prime con incrementi congiunturali dell’8-9% registrati sia dall’industria che dall’artigianato. Gli imprenditori mostrano ottimismo con aspettative migliorate per la produzione, la domanda interna ed estera e l’occupazione”.

I livelli di industria e artigianato

Il primo trimestre 2021 registra un nuovo lieve incremento congiunturale della produzione industriale (variazione congiunturale destagionalizzata +0,2%) e un rimbalzo tendenziale consistente (la variazione è del +8,7%). Queste dinamiche non riescono però a compensare il gap della produzione con il periodo pre-crisi, che è ancora inferiore del 2,3% rispetto alla media 2019. In contrazione la produzione delle aziende artigiane manifatturiere: -2,2% la variazione congiunturale destagionalizzata ma è più modesto il rimbalzo tendenziale (+5,5% la corrispondente variazione). In questo caso la distanza dal periodo pre-crisi è ancora più rilevante arrivando al -11,3%. Più nel dettaglio, per l’industria l’indice della produzione industriale si ferma a quota 109,0 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) senza raggiungere il livello di fine 2019 (111,7). Per l’artigianato l’indice della produzione scende a quota 91,1 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora al disotto non solo del periodo pre-crisi, ma anche del livello di riferimento dell’anno base.

I settori in rimonta

Sono cinque i settori che mettono a segno aumenti a due cifre rispetto al primo trimestre del 2020. Sono i Mezzi di trasporto (+19,6%), la Siderurgia (+19,4%), Minerali non metalliferi (+17,0%), Legno- mobilio (+13,6%) e Meccanica (12,3%). Bene anche la Gomma-plastica (+9,4% tendenziale) e la Chimica (+6,6% tendenziale). Dall’altra parte, Abbigliamento (-15,4%), Tessile (-6,1%) e Alimentari (-3,3%) vedono ulteriormente ridursi i livelli produttivi.

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

La pandemia e la conseguenza necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie alla sicurezza sanitaria ha fatto sì che il mercato delle tecnologie touchless registrasse un’importante accelerazione. Stando alle stime degli analisti, infatti, il comparto dovrebbe in soli 5 anni triplicare il proprio fatturato. Un report Piplsay ha intervistato 30.173 americani e 6.090 britannici per valutare la penetrazione delle tecnologie touchless e ha evidenziato come il 51% degli americani e il 44% dei britannici abbiano espresso la loro preferenza per questo tipo di tecnologie in tempo di pandemia. Un dato doppiato dall’82% per cento degli americani e dal 71% dei britannici che si aspetta una continuità nello sviluppo e nell’utilizzo di queste tecnologie.

Non solo metodi di pagamento

D’altronde la tecnologie touchless era già ampiamente utilizzata per i sistemi di pagamento a distanza, ben prima dell’emergenza sanitaria, ma ora sta registrando un vero e proprio boom che cambierà il senso stesso di molte abitudini. Secondo Markets and Markets  questo mercato, per quanto riguarda il riconoscimento dei movimenti, dovrebbe raggiungere i 32,3 miliardi di dollari nel 2025 da 9,8 miliardi di dollari nel 2020, mentre per quello che concerne il rilevamento senza contatto raggiungerà i 15,3 miliardi di dollari nel 2025 da 6,8 miliardi di dollari nel 2020.

Dagli aeroporti ai ristoranti

Gli esempi di nuove innovazioni e applicazioni in questo ambito sono già numerosi. Ad esempio, negli aeroporti e sugli aerei si traduce nell’uso di tecnologie biometriche e di riconoscimento del volto, nell’implementazione dei cancelli e delle procedure di self-boarding. In questo senso, l’aeroporto di Abu Dhabi ha installato una tecnologia touch-free Keypad che permette ai passeggeri di scegliere il piano semplicemente muovendo la mano davanti a un pannello posto all’interno dell’ascensore, il tutto senza premere alcun pulsante. E, ancora, i chioschi automatici di Emirates per il self-check-in hanno cominciato a operare all’Aeroporto Internazionale di Dubai con funzioni touchless come la possibilità di gestire i controlli attraverso il proprio smartphone. “Nei ristoranti le occasioni di contatto fisico si stanno riducendo: dalle porte d’ingresso ai pagamenti, fino al menu personalizzato, tutto può essere declinato in modalità touchless” spiega una nota su Adnkronos. E anche il coffee break può diventare touchless, semplicemente usando una app che gestisce l’odine del caffè direttamente dal telefono, senza toccare nemmeno un tasto. Addirittura, si potrebbe installare un distributore d’acqua santa nel chiese che si attiva automaticamente attraverso un sensore.

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Il 54% delle imprese italiane utilizzerà lo smart working anche dopo l’emergenza sanitaria. Cresce quindi la preparazione delle imprese per questa modalità di lavoro, e aumenta il gradimento degli interessati. Ma nel disegnare la settimana lavorativa ideale, l’opinione prevalente è che si dovrebbe fare a metà, ovvero 2,6 giorni in presenza e 2,4 a distanza. Sono alcuni risultati della ricerca di Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione dei manager, promosso da Confindustria e Federmanager.

“Abbiamo investito nella formazione manageriale, aumentando del 70% i progetti dedicati alla Fad rispetto a undici mesi fa – afferma Costanza Patti, direttore generale del Fondo – e i risultati dimostrano che la readiness aziendale in meno di un anno è salita del 16%, portandosi al 56%”.

Covid-19, un acceleratore per il lavoro a distanza

Prima dell’emergenza sanitaria faceva ricorso allo smart working solo il 13% delle imprese, mentre oggi solo il 4% non lo ha mai sperimentato. Le più propense a utilizzarlo anche in tempi post emergenziali saranno le cooperative (86%), seguite da enti no profit (85%) e da aziende di beni e servizi (58%). Questa modalità sarà più diffusa nei servizi, meno in quelle manifatturiere, coinvolte più spesso nelle filiere produttive dei beni necessari, per i quali sono indispensabili attività in presenza. Il Centro è l’area territoriale caratterizzata dal maggior numero di lavoratori coinvolti dallo smart working (54,8%) seguito dal Nord (47,2 %) e il Sud (43,1%).

Quanto si sente soddisfatto chi pratica il lavoro agile?

Nella scala da 1 (molto poco) a 5 (moltissimo), il dato medio è incoraggiante, 3,79, con una punta massima per gli imprenditori (4) seguiti da impiegati e funzionari (3,85). Tra gli aspetti positivi del lavoro da casa il primo è l’equilibrio con la vita privata, a cui in media viene dato il voto 3,91 su 5, seguono la gestione e flessibilità del tempo (3,72), il livello di concentrazione (3,48), la produttività individuale (3,44) e il raggiungimento degli obiettivi (3,32). Più in generale, gli impiegati attribuiscono maggiori effetti positivi alla qualità del lavoro in smart working rispetto ai manager, che in media si attestano su un punteggio di 3,1 su 5.

Gli aspetti problematici di un’esperienza ancora in fase di transizione

Attribuendo sempre un voto da 1 a 5, dove 1 significa ‘non critico’, e 5 ‘molto critico’, la mancanza di rapporti sociali ottiene in media 3,76, e l’impossibilità di interagire fisicamente con il proprio gruppo di lavoro 3,6. Non vanno sottovalutati nemmeno alcuni problemi tecnico-logistici, come i problemi di connessione (3,19), gli spazi limitati a disposizione (3,09) e l’assenza di infrastrutture e strumenti idonei al lavoro da casa (3,05). I manager si trovano, poi, d’accordo sul rischio di un ricorso eccessivo a videoconferenze, l’alienazione del lavoro, e l’operare senza limiti orari. Come riporta Adnkronos, ben venga poi la formazione online (3,5 su 5), anche se quella in presenza resta la più apprezzata, con un punteggio di 4,4 su 5.