Cicloturismo: nel 2025 è al femminile e rigenerativo

Oggi la bicicletta è il simbolo di un modo di viaggiare che pone al centro il percorso, il rispetto per l’ambiente e il piacere di rallentare per apprezzare ogni dettaglio. Il cicloturismo non è più solo una semplice modalità di viaggio, ma un vero e proprio stile di vita che attrae un pubblico sempre più vasto e diversificato. 
Bikenomist ha evidenziato i 3 trend del cicloturismo nel 2025, e che riflettono un’attenzione crescente verso sostenibilità, avventura e autenticità.

Quello più evidente è il ruolo delle donne nel mondo delle due ruote,  in particolare, le donne over 50.
Nei prossimi anni, queste viaggiatrici rappresenteranno una delle fasce di età più dinamiche, attratte da esperienze avventurose e autentiche, a contatto con la natura e le comunità. La bicicletta diventa per loro uno strumento per abbracciare nuove sfide, conoscere persone e vivere un viaggio oltre la semplice vacanza. 

Desiderio di autenticità e interazione con le comunità locali

Il cicloturismo si inserisce perfettamente nel contesto del turismo rigenerativo, abbracciando un concetto di viaggio che valorizza le connessioni autentiche con le comunità locali, e promuove uno sviluppo sostenibile dei territori attraversati. Sempre più destinazioni stanno cambiando approccio, passando dalla progettazione di servizi esclusivamente dedicati ai turisti a soluzioni che siano vantaggiose anche per i residenti.

Questo segna un distacco dal passato, quando l’attenzione era focalizzata sul soddisfare le esigenze dei visitatori, spesso creando infrastrutture e servizi stagionali che lasciavano pochi benefici alle comunità locali.
Il cicloturismo, invece, offre un modello di viaggio che si integra armoniosamente con il tessuto sociale delle destinazioni, favorendo il rispetto delle risorse locali.

Libertà e spirito d’avventura

Tra le modalità di cicloturismo in maggiore espansione, il gravel si conferma come uno dei protagonisti del futuro. Questo stile di ciclismo offre un’esperienza versatile, accessibile e avventurosa.

Nato dall’idea di combinare la velocità della bici da strada con la capacità di affrontare terreni sconnessi, il gravel non è solo una pratica sportiva, ma un vero e proprio stile di viaggio.
Ogni itinerario gravel permette di esplorare nuovi territori, lontano dai circuiti turistici tradizionali, regalando ai viaggiatori un forte senso di libertà.

Un settore in forte crescita

Secondo il rapporto ‘Viaggiare con la bici 2024’ di ISNART e Legambiente, nel 2023 le presenze cicloturistiche in Italia sono state 56,8 milioni, il 6,7% del totale. L’impatto economico generato ha superato oltre 5,5 miliardi di euro, +35% rispetto al 2022 e +19% rispetto al 2019.

Il cicloturista medio spende circa 95 euro al giorno in beni e servizi, una cifra che sale a 104,5 euro per i turisti stranieri, valori superiori rispetto alla spesa media giornaliera (59,6 euro) dei turisti in generale.
Sono dati che sottolineano il contributo del cicloturismo alla rivitalizzazione economica di molte aree interne del Paese, spesso lontane dai tradizionali flussi turistici.

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Spesa: aumentano i prodotti con i claim sostenibili

Lo rivela il monitoraggio condotto dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: sono saliti a quota 117mila i prodotti confezionati venduti in supermercati e ipermercati italiani con almeno un’informazione relativa all’impegno per la sostenibilità sulle etichette, intesa nella triplice declinazione di ambientale, sociale e benessere animale.

Questi prodotti rappresentano l’84,8% delle referenze e sviluppano il 92,9% delle vendite in valore dell’ampio paniere monitorato dall’Osservatorio.
Complessivamente, nel canale super e ipermercati i prodotti ‘sostenibili’ negli ultimi 12 mesi hanno sviluppato vendite per 44,4 miliardi di euro, in crescita annua di +3,6% a valore e in calo di -1,6% a volume. Dati che evidenziano un andamento leggermente migliore per il paniere di prodotti che riuniscono i claim della sostenibilità sociale.

La sostenibilità ambientale in etichette

Fra le tre aree identificate dall’Osservatorio a prevalere è quella della sostenibilità ambientale, riferita al prodotto o al packaging, che compare sulle etichette di 116.950 prodotti (44,3 miliardi di euro di vendite, +3,6% a valore, -1,6% volume).
Le informazioni più diffuse attraverso le etichette sono relative a indicazioni pratiche (uso/conservazione del prodotto, raccolta differenziata del packaging), individuate sul 77,9% dei prodotti (43 miliardi di euro di sell-out).
Al secondo posto, i claim relativi alle caratteristiche ambientali (monocriterion), come riciclabilità del pack, formulazione speciale degli ingredienti, riduzione del contenuto di plastica o biodegradabilità.

Sono aspetti evidenziati sul 67,1% dei prodotti (40,2 miliardi di vendite, 10,2 miliardi sell-out.) per oltre 20mila referenze (14,9%).
Questi prodotti sfruttano le etichette per comunicare informazioni relative alle modalità green di produzione e approvvigionamento, come l’adozione di disciplinari di filiera oppure le certificazioni di sostenibilità.

Green, ecologico o circolare

I claim generici di sostenibilità (green, ecologico o circolare) rappresentano un altro fenomeno significativo nella comunicazione on-pack dei prodotti di largo consumo.
L’Osservatorio li ha rilevati sulle etichette di 9.799 prodotti (7,1%), che hanno raggiunto un giro d’affari di quasi 5,4 miliardi di euro.

Pari a 1,7 miliardi di euro è invece il sell-out dei 2.263 prodotti che riportano in etichetta un claim o un riferimento all’approccio green del loro ciclo di vita/impronta ambientale. Come i programmi di valutazione, le certificazioni di eccellenza ambientale, e i marchi basati su studi LCA e impronta ambientale.

Sostenibilità sociale e benessere animale

Nella graduatoria per numero di prodotti e per valore delle vendite la sostenibilità sociale si colloca al secondo posto, dietro quella ambientale, con 11.990 referenze che presentano sulle etichette una certificazione etica. Nell’arco di 12 mesi, nel canale supermercati e ipermercati questo paniere ha mostrato una sostanziale stabilità delle vendite in volume (-0,1%) e una crescita di +4,5% di quelle a valore (6,3 miliardi).
Solo il 2,0% dei prodotti rilevati presenta in etichetta una certificazione relativa all’impegno per il benessere animale, o dichiara l’adesione a programmi dedicati.

Si tratta di 2.762 referenze, che hanno ottenuto 1,4 miliardi di euro di sell-out, per vendite salite del +2,0% a valore, e calate del -5,6% a volume.

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Politica industriale: cosa prevede il primo disegno di legge sulle PMI?

Il 14 gennaio è stato approvato dal Consiglio dei ministri il primo disegno di Legge annuale sulle Pmi.
Il provvedimento introduce misure strategiche per rafforzare le micro, piccole e medie imprese italiane incentivando l’aggregazione, l’innovazione del sistema produttivo e l’accesso al credito.

In particolare, alle filiere del comparto Moda sono destinati fino a 100 milioni di euro per i ‘Mini Contratti di Sviluppo’, finalizzati a sostenere programmi di investimento di importo non inferiore a 3 milioni di euro e non superiore a 20 milioni. Sono state anche introdotte le ‘Centrali consortili’, nuovi enti giuridici che mirano a rafforzare la competitività e l’innovazione attraverso modelli di cooperazione efficienti e solidali.

Si tratta di “Una svolta strategica per la politica industriale del nostro Paese”, ha commentato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy promotore della misura.

Favorire l’accesso al credito

Per favorire l’accesso al credito, il disegno di legge attribuisce al Governo una delega per il riordino normativo della disciplina dei Confidi. Obiettivo, semplificare e riorganizzare le regole che disciplinano questo strumento.
Sono inoltre previste misure per ridurre i costi di istruttoria nella valutazione del merito creditizio delle imprese e interventi volti a favorire l’integrazione tra consorzi, consentendo di partecipare ad altri enti senza modificare il proprio oggetto sociale.

Sono poi introdotti incentivi fiscali per le imprese che aderiscono a un contratto di ‘rete soggetto’, permettendo la sospensione d’imposta sulla quota di utili destinata a investimenti previsti dal programma comune di rete. L’agevolazione, finanziata fino a 45 milioni di euro nel 2027-2029, riguarda gli utili realizzati nel 2026-2028, destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio dedicato all’affare.

Incrementare l’occupazione giovanile

Al fine di incrementare l’occupazione giovanile, il Ddl contiene una disposizione sulla ‘staffetta generazionale’ nelle imprese, che mira a liberare in anticipo nuovi posti di lavoro mediante un sistema di pensionamento flessibile, che consenta al lavoratore anziano migliore conciliazione vita/lavoro, e al contempo, attui il trasferimento delle competenze professionali a favore di giovani assunti in parziale sostituzione.

Viene quindi introdotto, per le imprese fino a 50 dipendenti, un sistema di trasferimento generazionale con part-time incentivato per l’accompagnamento alla pensione e assunzioni agevolate di giovani under35 per il passaggio di know-how. Il neoassunto potrà sostituire integralmente la posizione del lavoratore anziano una volta cessato il rapporto di lavoro.

Aggiornata la normativa sulle startup

Per garantire una concorrenza leale ed equa nel mercato della ristorazione e del turismo il Ddl prevede l’obbligo di verificare l’attendibilità della recensione, assicurandosi che sia realmente scritta da chi ha effettivamente usufruito del servizio o acquistato il prodotto recensito.

E a tredici anni dal primo Startup Act, il Ddl delega al Governo l’adozione di un decreto legislativo per la redazione di un testo unico in materia di startup, incubatori e Pmi innovative.
L’obiettivo è coordinare le norme vigenti, apportando modifiche per migliorarne la coerenza giuridica, logica e funzionale, e abrogare le disposizioni obsolete o prive di contenuto normativo.

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Artigianato: in 10 anni meno imprese “autoctone” +20,3% quelle guidate da stranieri

Emerge da uno studio Unioncamere e InfoCamere: in dieci anni le imprese individuali artigiane con titolare nato in Italia arretrano del 14,6%, corrispondente a una riduzione assoluta di133,242 unità.
Di contro, gli imprenditori stranieri che svolgono attività artigiane sono cresciuti del 20%, e a settembre 2024 sono poco più di 200mila.

La metà proviene da soli quattro paesi di origine, il 60% opera nelle costruzioni e quasi la metà opera nel triangolo Lombardia-Emilia Romagna-Toscana. 

Un movimento in progressiva espansione, quello dell’imprenditoria immigrata che ha scelto l’artigianato, il cui dinamismo (+33.847 imprese nel decennio) non basta a contrastare la riduzione in atto da tempo della componente autoctona del comparto.
Sommando le due dinamiche, il bilancio complessivo del comparto artigiano nel decennio segna un deficit di 99.395 imprese.

Parte strutturale del tessuto produttivo locale

Sempre nel periodo esaminato, la percentuale di titolari stranieri nelle imprese artigiane passa dal 15,5% al 20,5%, evidenziando una trasformazione del settore, dove nuove competenze e culture si integrano con la tradizione italiana, alle prese con un difficile processo di ricambio generazionale. 

Regioni come Campania, Calabria e Basilicata registrano tassi di crescita superiori al 40%, mentre in Emilia Romagna e Lombardia le imprese straniere (rispettivamente 25.993 e 45.256 unità) rappresentano oltre il 25% del totale. 

La crescita delle imprese artigiane con titolari stranieri non si limita a un semplice aumento numerico, ma abbraccia una trasformazione profonda di settori chiave.

Gli imprenditori over50 trainano la crescita

Nel settore delle costruzioni, il 29,1% delle imprese artigiane oggi è a titolarità straniera (117mila unità al 30 settembre 2024), con un incremento significativo del 13% in 10 anni, mentre nei servizi alle imprese l’aumento è del 55%, dove rappresentano il 27,8% del totale, superando quota 14mila unità.

L’analisi dell’artigianato a titolarità straniera racconta anche l’evoluzione per età e genere. Sono gli imprenditori over50 a trainare la crescita, con un incremento del 125,7% negli ultimi dieci anni, a cui si aggiunge un aumento ancora più marcato (+223,5%) tra gli over70. Anche la presenza femminile è in forte crescita: nel decennio, il rapporto donne/uomini sale complessivamente da 17,1 a 20, soprattutto nel Nord-Ovest e Nord-Est.

I settori più “presidiati”: costruzioni, ristorazione, trasporti

Questo andamento è indice non solo di una maggiore partecipazione femminile nel comparto artigiano ma, probabilmente, anche di un processo di integrazione e stabilizzazione delle donne straniere nelle economie locali, particolarmente nelle aree più sviluppate del Paese.

La presenza più solida di artigiani stranieri si registra in settori strategici come costruzioni, ristorazione e trasporti, presidiati in modo particolare da imprenditori provenienti da specifici Paesi.

Le aziende nel settore delle costruzioni, ad esempio, vedono una forte presenza di titolari romeni (27.914 unità) e albanesi (26.515), mentre nel settore dei servizi, Cina ed Egitto giocano un ruolo significativo, con un’alta concentrazione di attività nel trasporto, magazzinaggio e ristorazione. 

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Social network: cosa si nasconde dietro l’oversharing

Cosa ci spinge a raccontare così tanto di noi sui social network? Negli ultimi anni i social hanno trasformato il modo in cui viviamo e ci relazioniamo, e l’abitudine di condividere ogni dettaglio della propria vita è una delle espressioni più emblematiche di questa trasformazione.

Come riporta Demografica/Adnkronos, secondo Marco Cacioppo, ordinario di Psicologia Dinamica presso l’Università Lumsa di Roma, è fondamentale distinguere tra un uso problematico dei social e una vera e propria dipendenza psicopatologica.
“L’oversharing è parte di una dinamica complessa ed estremamente rapida nel suo sviluppo – spiega -. L’impulso a condividere è radicato nel desiderio di essere visti e accettati. La necessità di approvazione è diventata parte integrante delle esperienze quotidiane, rendendo i social una piattaforma per validare la propria identità”.

Una questione generazionale?

La rivoluzione tecnologica offre connessione e visibilità, ma ridefinisce anche il valore delle esperienze personali. Sentirsi ‘riconosciuti’ attraverso like o commenti trasforma il modo in cui percepiamo noi stessi e le nostre esperienze.
“Con uno smartphone possiamo raccontare la nostra vita a una platea infinita, ma ciò comporta anche il rischio che un momento della nostra esistenza valga di più solo se condiviso”, aggiunge Cacioppo. 

Ed è nei giovani che l’oversharing assume caratteristiche peculiari. L’esposizione precoce alla visibilità digitale ha normalizzato l’idea che la vita privata sia anche pubblica, un ‘fenomeno culturale’ che riflette il contesto in cui adolescenti e giovani adulti sono nati e cresciuti.
Ma la dipendenza da conferme digitali può portare a conseguenze emotive significative, come insicurezze e sentimenti di inadeguatezza. Le reazioni ai like mancanti, ad esempio, possono essere percepiti come un rifiuto.

Rifugio o trappola emotiva?

“Il crescente interesse per la psicologia e la salute mentale è sicuramente positivo – prosegue Cacioppo -, ma l’idea che l’oversharing possa essere una forma di autoterapia è discutibile”. Spesso, la condivisione eccessiva è un tentativo di regolare emozioni difficili o di compensare fragilità nell’autostima, ma raramente risulta una strategia efficace. E il problema non è Internet in sé. “Condividere troppo può esporre le nostre vulnerabilità senza aiutarci realmente a elaborarle”.

La ricerca di approvazione attraverso i social può portare a dipendere sempre più da un sistema di validazione esterno, rendendo difficile un’autoregolazione emotiva autentica e autonoma.

Il limite tra condivisione sana e patologica è labile

L’oversharing può diventare un problema quando compromette le relazioni interpersonali. Se condividere online diventa più importante delle interazioni fra persone ‘presenti’ c’è un problema”. Un esempio emblematico è il fenomeno del phubbing, ovvero ignorare chi ci sta vicino per concentrarsi sullo smartphone. “È paradossale -, riflette Cacioppo -, ma ignoriamo chi c’è per rivolgerci a chi non c’è”.

Il phubbing si collega a retaggi familiari e relazionali poco coinvolgenti, che spingono gli individui a cercare connessioni emotive altrove. Questo comportamento si intreccia con l’oversharing, evidenziando come la ricerca di popolarità online spesso si sostituisca al bisogno di relazioni autentiche. Condividere ‘troppo’ può indicare una difficoltà nel costruire legami profondi e reciproci.

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SMS: più utilizzati da imprese IT, siti e-commerce, aziende TLC

Poco utilizzati per le conversazioni con parenti, amici e colleghi, dove a farla da padrone oggi è la messaggistica istantanea, gli SMS da alcuni anni sono più popolari per l’invio di comunicazioni in ambito business, soprattutto per inviare password temporanee (OTP), gestire appuntamenti e promemoria, conferme d’ordine e spedizione, o per finalità di marketing, come campagne promozionali, flash sales, lanci di nuovi prodotti o servizi.

In particolare, quasi un SMS su tre viene inviato da parte di imprese del settore IT, oltre a siti di e-commerce, aziende nell’ambito delle telecomunicazioni, ma anche da realtà molto diverse tra loro.

Su 100 milioni di SMS quasi il 30% inoltrato da software house

In base a quanto emerge dall’indagine condotta da Skebby su un campione di 100 milioni di SMS inviati nell’ultimo anno, in Italia, il 29,5% è stato inoltrato da software house e aziende IT, soprattutto per conto di imprese clienti. Spesso, infatti, queste realtà integrano all’interno di applicativi gestionali o altre soluzioni da loro sviluppate una piattaforma per l’invio di SMS.

Dopo software house e imprese IT, al secondo posto si posizionano i siti di e-commerce e di altri servizi online (16,3%), che utilizzano questo tipo di messaggi prevalentemente per aggiornamenti su ordini e spedizioni.

Anche onlus e professionisti

Il terzo posto è occupato da società del settore delle telecomunicazioni (12%), che si avvalgono degli SMS per comunicazioni che riguardano transazioni finanziarie o per campagne promozionali.

Al quarto posto, le attività del settore retail (8,2%), seguite da studi medici e poliambulatori (4,8%), imprese che si dedicano all’erogazione e alla gestione dei servizi ai cittadini (4%), servizi finanziari (3,5%), e assicurazioni (3,2%).
A chiudere la ‘top ten’, le onlus e i professionisti, entrambi con una quota del 2,3%.

“Un posto di rilievo nell’ambito delle comunicazioni business”

“Grazie agli elevati tassi di apertura e alla minor presenza di spam rispetto ad altri canali, quali, ad esempio, le e-mail, gli SMS hanno trovato già da alcuni anni un posto di rilievo nell’ambito delle comunicazioni business – commenta Domitilla Cortelletti, marketing manager di Skebby -. L’utenza è in ogni caso piuttosto frammentata, e i settori che ne fanno ampio uso sono i più diversi, così come sono differenti le finalità di utilizzo, che vanno dalle transazioni al marketing. Il fatto che un SMS su tre sia inviato da software house e aziende IT è la dimostrazione di quanto gli SMS siano oggi spesso anche già integrati in gestionali, CRM e altre piattaforme per l’invio personalizzato di messaggi mobile”.

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Carovita: a settembre aumentano i prezzi all’ingrosso degli alimenti freschi

L’indice dei prezzi all’ingrosso, realizzato da Unioncamere e BMTI, a settembre mostra rialzi mensili per i prodotti freschi, soprattutto, frutta e ortaggi, carni di bovino, pollame e uova.
Nel comparto ittico, invece, i prezzi all’ingrosso sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre tra i prodotti lavorati si registra un ulteriore rincaro per burro e formaggi, e una sostanziale stabilità per olio di oliva e sfarinati di grano e riso.

Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo, sono stati due i fattori che hanno impresso aumenti ai prezzi. Da un lato, l’abbassamento delle temperature registrato dopo la prima decade di settembre ha determinando una maggiore richiesta di prodotti autunnali. Dall’altro, diverse coltivazioni estive sono state colpite dal prolungato caldo estivo.

Zucchine +74,8%, melanzane +65%, pomodori +37%

Tra i rincari maggiori, si registra un +20% per pesche e nettarine e un +11% per le pere, con la comparsa delle varietà autunnali.
Forte incremento rispetto al mese precedente per le zucchine, che crescono del +74,8% rispetto allo scorso anno. Aumenti mensili consistenti anche per le melanzane (+65%) e i pomodori da insalata (+37%).

Tra le carni, aumentano quelle di pollo (+6,4% rispetto ad agosto e +3,4% rispetto al 2023) e tacchino (+5,2% vs settembre e +12,3% vs 2023), spinti da una domanda superiore alle disponibilità di prodotto.
Cresce poi anche la carne di bovino adulto (+4,4% rispetto ad agosto). Il comparto bovino è alle prese con una minore disponibilità di capi da ristallo, legata anche ai minori arrivi dalla Francia, elemento che imprime tensioni al mercato.

Uova più care, pesce stabile

Tra i prodotti zootecnici, aumentano del 2,2% rispetto al mese precedente i prezzi delle uova allevate a terra, sostenuti da una domanda superiore all’offerta. 

Quanto al settore ittico, non ha mostrato variazioni mensili significative a settembre. Tuttavia si è osservata una crescita delle quotazioni delle specie catturate prevalentemente con le reti da traino, sistema bloccato o limitato in molte marinerie a causa del fermo temporaneo di pesca. Tra questi, gamberi e scampi (+56% e +34,6%), dovuti anche a un aumento della richiesta.

Prezzo del burro più che raddoppiato rispetto al 2023

Tra le materie grasse derivate dal latte, si registra un ulteriore aumento mensile del prezzo all’ingrosso del burro (+15%), più che raddoppiato rispetto a un anno fa. Tali aumenti riflettono i forti rialzi dei prezzi osservati nei mercati chiave europei, come la Germania, dove il burro raggiunge livelli record a causa di una disponibilità limitata del prodotto a livello comunitario.

Aumenti ulteriori a settembre anche per i formaggi a lunga stagionatura (+1,3%), a stagionatura media (+1,4%) e in misura maggiore, per formaggi freschi e latticini (+2,9%). 
Rimane stabile l’olio d’oliva (+0,1%) in attesa delle quotazioni dei prodotti della nuova annata, che in Italia si prevede possa subire una significativa contrazione rispetto alla precedente. 

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Perché i professionisti InfoSec lasciano il lavoro? Le cause del turnover

La domanda di esperti in cybersecurity supera di gran lunga l’offerta, portando a tempi di selezione più lunghi e tassi di turnover elevati.
Le posizioni junior in questo settore vengono generalmente coperte entro sei mesi (70%) e solo il 3% delle aziende impiega più di un anno.

Al contrario, il reclutamento per le posizioni senior è molto più impegnativo. Oltre la metà delle aziende (58%) ci mette tra quattro e nove mesi per trovare candidati idonei, mentre il 36% più di nove mesi. Solo il 6% riesce a coprire queste posizioni tra uno e tre mesi.
Secondo un recente studio di Kaspersky, la crescente complessità nel panorama delle minacce informatiche, la persistente carenza di competenze e l’alto livello di stress accumulato dai professionisti della sicurezza informatica  è, rendono difficile per le aziende reclutare e trattenere gli esperti di InfoSec. Tanto che una delle principali cause di turnover è il burnout.

Insoddisfazione, frustrazione, mancanza di opportunità

Le principali ragioni per cui i professionisti InfoSec lasciano il proprio impiego sono legate a problematiche personali e lavorative. I professionisti senior citano spesso anche la necessità di sviluppo continuo delle competenze e la frustrazione per la mancanza di opportunità di lavorare con tecnologie e strumenti aggiornati.

L’insoddisfazione professionale è la causa principale delle dimissioni, con il 59% che indica la mancanza di opportunità di crescita come motivo determinante.
Anche la scarsa qualità del supporto manageriale e la monotonia lavorativa sono fattori rilevanti, causando rispettivamente l’abbandono del 50% e del 49% dei professionisti. Altri elementi che causano il turnover includono alti livelli di stress e politiche lavorative poco flessibili.

Il modo (sbagliato) di gestire i sistemi di cybersecurity

Il burnout è un problema critico per i professionisti InfoSec, ed è spesso legato al modo in cui un’azienda gestisce i propri sistemi di cybersecurity.
Il burnout non è solo il risultato di eventi stressanti o di lunghi orari di lavoro, ma uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da stress cronico e ripetuto.

Chi ne soffre spesso avverte che nulla funziona correttamente e che gli sforzi non portano risultati.
Questo stato, aggravato dalla monotonia lavorativa e dalla continua sorveglianza degli avvisi di sicurezza, può compromettere gravemente sia la vita personale sia quella professionale.

Considerare “normale” vivere in uno stato di stress costante

Il burnout si sviluppa in modo graduale e subdolo, ingannando spesso i professionisti, che si abituano a vivere in uno stato di stress costante, considerandolo normale. Questo rende difficile riconoscerlo e affrontarlo in modo tempestivo.
Per prevenire il burnout, le aziende devono ripensare la gestione dei team InfoSec, alleviando lo stress e offrendo supporto adeguato.

L’automazione gioca un ruolo fondamentale in questo contesto, riducendo il carico di lavoro legato ad attività ripetitive, come il monitoraggio degli avvisi, l’analisi dei log e la gestione delle minacce di basso livello.
Ciò consente ai professionisti di concentrarsi su compiti più complessi e stimolanti, migliorando così la soddisfazione lavorativa e favorendo la crescita professionale.

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Instagram: arrivano gli account per teenager. Più limitazioni, filtri e parental control

Proteggere gli adolescenti dalle insidie del web è la motivazione alla base dell’ultima novità di Meta in fatto di tutela dei minori. La società ha infatti annunciato l’introduzione su Instagram degli account per teenager. Nelle intenzioni del gruppo, si tratta di “una nuova esperienza per gli adolescenti, guidata dai loro genitori”.

Con un limite di tempo all’utilizzo dell’app, restrizioni sui messaggi, e filtri per parole e frasi offensive, Instagram mette in campo una serie di nuove impostazioni per rendere il social un luogo più sicuro per i minorenni.
“Gli account per teenager – spiega il gruppo – hanno impostazioni di protezione integrate che limitano chi può contattare gli adolescenti e i contenuti che possono visualizzare”.

Una risposta alla preoccupazione dei genitori

Con chi parlano gli adolescenti sui social? Quanto tempo passano su Instagram? Quali contenuti guardano? Sono queste le domande che spesso si pongono i genitori. E le nuove impostazioni di Instagram vogliono rispondere alle preoccupazioni degli adulti in merito alla vita online dei loro figli.

In pratica, entro gennaio 2025 gli account degli adolescenti di tutto il mondo cambieranno. I primi ad affrontare il cambiamento saranno i teenager di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, i cui account verranno automaticamente trasformati entro 60 giorni dall’annuncio.
In seguito, Meta passerà all’Unione Europea, intervenendo sugli account dei teeneger europei nei prossimi mesi di quest’anno.

Per gli under16 profili “privati” di default

Di fatto, una volta attivato l’account per adolescenti saranno impostate automaticamente determinate limitazioni per i ragazzi con meno di 16 anni, e solo i genitori potranno scegliere se modificarle per renderle meno rigide.

A cominciare dalla privacy degli account: i profili degli under 16 saranno ‘privati’ di default. I teenager dovranno accettare i nuovi follower, e solo chi li segue potrà vedere i loro contenuti e interagire con loro.
Lo stesso vale per i messaggi privati, che subiranno alcune limitazioni. I teenager potranno infatti ricevere messaggi soltanto da chi seguono o dalle persone con cui sono già in contatto.

Regole più restrittive e disattivazione automatica dopo le 22 

Anche le interazioni saranno limitate. I teenager potranno essere taggati e menzionati solo dalle persone che seguono. Inoltre, i commenti e le richieste di messaggi privati che contengano parole o frasi offensive verranno filtrati.

Non scamperanno alle nuove regole nemmeno le sezioni ‘Cerca’ e ‘Reels’. In questo caso, i teenager saranno automaticamente inseriti nelle impostazioni più restrittive del content control, quello che limita i contenuti sensibili.

Quanto al tempo concesso per l’uso dell’app, i ragazzi riceveranno una notifica con l’invito a uscire da Instagram dopo 60 minuti di utilizzo quotidiano. E sarà attivata la modalità di sospensione automatica fra le ore 22 e le 7, con la disattivazione delle notifiche e l’invio di risposte automatiche ai messaggi in ‘Direct’.

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Mare: sulle coste italiane un illecito ambientale ogni 119 metri

A delineare lo scenario relativo alle illegalità ambientali su coste e mari italiani è il report Mare Monstrum 2024, presentato da Legambiente alla vigilia del 14° anniversario dell’uccisione del sindaco pescatore Angelo Vassallo a Pollica (SA). 
Nel 2023 sono stati 22.956 i reati accertati da forze dell’ordine e Capitanerie di porto, +29,7% rispetto al 2022. I più diffusi sono il ciclo illegale del cemento (10.257 reati, +11,2% vs 2022), quello dei rifiuti e il mare inquinato (6.372, +59,3%) e la pesca illegale (4.268 illeciti penali, +11,3%).

Ma c’è anche la violazione delle normative che regolano la nautica da diporto: 2.059 illeciti penali accertati nel 2023, + 230% rispetto al 2022. 
In pratica, insieme alle violazioni amministrative, la media del numero di illegalità ambientali sui nostri litorali è di 8,4 illeciti per km di costa. Uno ogni 119 metri.

Nel 2023 sono 25.545 le persone denunciate, +43%

Se sono 25.545 le persone denunciate nel 2023 (+43% vs 2022) cresce, però, l’efficacia dell’azione repressiva, come dimostra il numero di persone arrestate (204, +98,1%) e quello dei sequestri, pari a 4.026 (+22,8%).

Un reato su due (50,3%) si concentra in Campania (3.095 illeciti penali), Sicilia (3.061), Puglia (3.016) e Calabria (2.371), che guidano nell’ordine, come numeri assoluti, la classifica regionale, seguite da Lazio (1.529 reati) e Toscana (1.516).
La regione delle Marche è, invece, la prima come numero di illeciti complessivi per km di costa (38,9), seguita da Friuli-Venezia Giulia (31,9) e Basilicata (30,9).

“Una miriade di abusi edilizi continua a sfregiare l’Italia”

“Il ciclo illegale del cemento rappresenta la quota più significativa dei reati ambientali analizzati anche in questa edizione di Mare Monstrum, a causa, principalmente, della miriade di abusi edilizi che continuano a sfregiare l’Italia – commenta Enrico Fontana, responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente -. Un fenomeno devastante per lo sviluppo sociale, ambientale ed economico dell’intero Paese, che colpisce principalmente il Sud, in particolare le regioni a tradizionale insediamento mafioso, e le aree costiere, le perle estive del Belpaese, e su cui bisogna intervenire con una mano decisa e con abbattimenti non più rimandabili. L’abusivismo edilizio lungo le coste, inoltre, fa da moltiplicatore dei fenomeni d’inquinamento, a causa degli scarichi diretti in mare degli immobili costruiti illegalmente”.

Legambiente: 10 proposte ai decisori politici

“La nostra associazione, da sempre impegnata in attività di monitoraggio e di volontariato, come quelle svolte grazie a Goletta verde, alle indagini Beach litter e alla campagna ‘Spiagge e fondali puliti’, avanza dieci proposte a Parlamento e Governo per tutelare in maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del Belpaese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Bisogna potenziare l’attività di demolizione degli immobili abusivi, e non prevedendo nuovi condoni, ammodernare e completare il sistema di fognature e depuratori, potenziare l’economia circolare e prevedere sanzioni più severe per la pesca illegale”.

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