La domanda di esperti in cybersecurity supera di gran lunga l’offerta, portando a tempi di selezione più lunghi e tassi di turnover elevati.
Le posizioni junior in questo settore vengono generalmente coperte entro sei mesi (70%) e solo il 3% delle aziende impiega più di un anno.
Al contrario, il reclutamento per le posizioni senior è molto più impegnativo. Oltre la metà delle aziende (58%) ci mette tra quattro e nove mesi per trovare candidati idonei, mentre il 36% più di nove mesi. Solo il 6% riesce a coprire queste posizioni tra uno e tre mesi.
Secondo un recente studio di Kaspersky, la crescente complessità nel panorama delle minacce informatiche, la persistente carenza di competenze e l’alto livello di stress accumulato dai professionisti della sicurezza informatica è, rendono difficile per le aziende reclutare e trattenere gli esperti di InfoSec. Tanto che una delle principali cause di turnover è il burnout.
Insoddisfazione, frustrazione, mancanza di opportunità
Le principali ragioni per cui i professionisti InfoSec lasciano il proprio impiego sono legate a problematiche personali e lavorative. I professionisti senior citano spesso anche la necessità di sviluppo continuo delle competenze e la frustrazione per la mancanza di opportunità di lavorare con tecnologie e strumenti aggiornati.
L’insoddisfazione professionale è la causa principale delle dimissioni, con il 59% che indica la mancanza di opportunità di crescita come motivo determinante.
Anche la scarsa qualità del supporto manageriale e la monotonia lavorativa sono fattori rilevanti, causando rispettivamente l’abbandono del 50% e del 49% dei professionisti. Altri elementi che causano il turnover includono alti livelli di stress e politiche lavorative poco flessibili.
Il modo (sbagliato) di gestire i sistemi di cybersecurity
Il burnout è un problema critico per i professionisti InfoSec, ed è spesso legato al modo in cui un’azienda gestisce i propri sistemi di cybersecurity.
Il burnout non è solo il risultato di eventi stressanti o di lunghi orari di lavoro, ma uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da stress cronico e ripetuto.
Chi ne soffre spesso avverte che nulla funziona correttamente e che gli sforzi non portano risultati.
Questo stato, aggravato dalla monotonia lavorativa e dalla continua sorveglianza degli avvisi di sicurezza, può compromettere gravemente sia la vita personale sia quella professionale.
Considerare “normale” vivere in uno stato di stress costante
Il burnout si sviluppa in modo graduale e subdolo, ingannando spesso i professionisti, che si abituano a vivere in uno stato di stress costante, considerandolo normale. Questo rende difficile riconoscerlo e affrontarlo in modo tempestivo.
Per prevenire il burnout, le aziende devono ripensare la gestione dei team InfoSec, alleviando lo stress e offrendo supporto adeguato.
L’automazione gioca un ruolo fondamentale in questo contesto, riducendo il carico di lavoro legato ad attività ripetitive, come il monitoraggio degli avvisi, l’analisi dei log e la gestione delle minacce di basso livello.
Ciò consente ai professionisti di concentrarsi su compiti più complessi e stimolanti, migliorando così la soddisfazione lavorativa e favorendo la crescita professionale.