Cloud: l’Intelligenza artificiale fa correre il mercato. In Italia +24%

I dati della quattordicesima edizione dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, parlano chiaro. Grazie all’Intelligenza artificiale, nel 2024 il mercato del Cloud italiano cresce del +24% rispetto al 2023, raggoungendo un valore di 6,8 miliardi di euro. Si tratta dell’incremento più alto registrato negli ultimi 6 anni, superiore anche a quello del 2020 caratterizzato dai lockdown, quando aveva toccato il +20%.

“All’interno delle grandi organizzazioni italiane l’87% delle soluzioni con funzionalità di AI sfrutta modelli di servizio in Cloud – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio -. La nuvola si conferma dunque un pilastro imprescindibile per il percorso di digitalizzazione delle imprese del nostro Paese e consentirà di rispondere all’enorme domanda di servizi connessi all’AI”.

Public & Hybrid Cloud, +30%

Anche nel 2024 è il Public & Hybrid Cloud a evidenziare la dinamica di crescita più significativa (4,8 miliardi di euro, +30%). In questo comparto, gli Infrastructure As-A-Service (IaaS, 2,1 miliardi, +42%) sorpassano i servizi Software (SaaS), posizionandosi per la prima volta come componente principale nel mix complessivo (44%).

A guidare, sono i servizi infrastrutturali di computazione, con un forte incremento registrato nella spesa delle Virtual Machine per ambienti di sviluppo, test e produzione, che riflette come le aziende scelgano il cloud come infrastruttura su cui sperimentare, e poi costruire, le applicazioni, soprattutto quelle più innovative.

Il Virtual & Hosted Private Cloud, cioè i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, raggiunge invece 1,139 miliardi (+10%), mentre la Data Center Automation, ossia la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, cresce del +9% (817 milioni).

Platform-as-Service, +23%

Segno più anche per il Platform-as-Service (PaaS), che registra una crescita del +23% (845 milioni), spinto dall’utilizzo di componenti di AI quali, ad esempio, gli LLM messi a disposizione tramite API.

Crescita superiore alla media anche per la spesa in Serverless Computing per una maggiore efficienza nella gestione dei sistemi informativi. Quanto al SaaS, registra +21% (1,8 miliardi). Una dinamica di crescita ancora una volta legata alla possibilità di accedere a tecnologie di AI, sia con l’acquisto di software pronti all’uso sia con l’integrazione di funzionalità AI nelle piattaforme di gestione documentale e collaboration.

Pmi meno investire dall’hype generativo

Nel 2024, meno investite dall’hype generativo, le Pmi, per le quali l’adozione del Cloud rimane stabile (67%), ma cresce la spesa in Public e Hybrid Cloud (+21%, 581 milioni).
Al contrario, l’84% delle grandi imprese ha migrato in cloud la totalità dei dati critici legati alle attività di core business (32%) o una parte (52%). Il livello di fiducia da parte delle aziende si evince dalla propensione pressoché nulla a far ricorso alla cosiddetta ‘repatriation’, il trasferimento di dati e applicazioni dal cloud pubblico a sistemi on-premise o privati (2%).

Il 58% delle grandi organizzazioni, però, riscontra difficoltà nel governare la spesa dei servizi. Resta centrale anche il tema delle competenze (il 54% non dispone di skill adeguate) e della gestione della sicurezza (43%).

Fra due anni il 50% dei notebook avrà l’Intelligenza artificiale

Entro il 2026 il settore dei computer dotati di hardware e software di Intelligenza artificiale crescerà quasi del 100% (99,8%). E se alla fine del prossimo anno, il numero di spedizioni di computer portatili con l’AI arriverà a oltre 100 milioni, entro il 2024 saranno poco più di 40 milioni. 

Secondo gli analisti di Gartner, fra due anni il 51% di tutti i notebook acquistati al mondo sarà con l’Intelligenza artificiale.
Stando all’agenzia, quindi, un portatile su due spedito rientrerà nella cosiddetta categoria degli ‘AI Pc’, ovvero, i computer di nuova generazione.

II boom farà decrescere velocemente il segmento dei pc tradizionali 

Come ha spiegato in una nota ufficiale Ranjit Atwal, senior director analyst di Gartner, il boom farà decrescere velocemente il segmento dei computer tradizionali, notoriamente nelle mani della piattaforma x86 di Intel.

“I dispositivi AI basati su chip di Arm prenderanno quota – ha sottolineato Ranjit Atwal -. I primi però non scompariranno, con un consolidamento nel settore dei prodotti per uso aziendale”.

I desktop sono destinati a scomparire?

Quanto alla categoria dei computer desktop, i cosiddetti pc ‘fissi’, a fine 2023 sono stati solo 1,3 milioni quelli spediti con funzionalità di nuova generazione. A fine 2024, il numero raggiungerà i 2,5 milioni, per superare gli 11,8 milioni il prossimo anno. 
In ogni caso, in una finestra di riferimento non così lontana, è probabile che i computer desktop perderanno sempre più interesse, a vantaggio dei più versatili notebook.

“La domanda sarà presto: ‘quale’ PC AI acquistare, e non, ‘se’ comprarne uno -. ha aggiunto Ranjit Atwal -. È tuttavia improbabile che persone e aziende paghino un extra per le funzionalità di Intelligenza artificiale. Piuttosto, acquisteranno questi dispositivi perché sarà l’unica scelta per un ambiente di elaborazione sicuro e privato”.

Aspettando Apple Intelligence a bordo dei Mac

In attesa di vedere Apple Intelligence a bordo dei Mac, l’altra faccia della medaglia, Windows, ha già un vasto parco macchine di computer abilitati all’Intelligenza artificiale.

La certificazione Copilot+ Pc, riporta Ansa, identifica infatti i prodotti che montano, oltre a il processore (Cpu) e unità grafica (Gpu) anche una parte hardware specifica per i calcoli di Intelligenza artificiale, la neural processing unit (Npu).
Ed è proprio sull’unità ‘neurale’ che si sta giocando una nuova battaglia per il dominio del mercato da parte dei fornitori, da Intel a Qualcomm e Nvidia.

Instagram: arrivano gli account per teenager. Più limitazioni, filtri e parental control

Proteggere gli adolescenti dalle insidie del web è la motivazione alla base dell’ultima novità di Meta in fatto di tutela dei minori. La società ha infatti annunciato l’introduzione su Instagram degli account per teenager. Nelle intenzioni del gruppo, si tratta di “una nuova esperienza per gli adolescenti, guidata dai loro genitori”.

Con un limite di tempo all’utilizzo dell’app, restrizioni sui messaggi, e filtri per parole e frasi offensive, Instagram mette in campo una serie di nuove impostazioni per rendere il social un luogo più sicuro per i minorenni.
“Gli account per teenager – spiega il gruppo – hanno impostazioni di protezione integrate che limitano chi può contattare gli adolescenti e i contenuti che possono visualizzare”.

Una risposta alla preoccupazione dei genitori

Con chi parlano gli adolescenti sui social? Quanto tempo passano su Instagram? Quali contenuti guardano? Sono queste le domande che spesso si pongono i genitori. E le nuove impostazioni di Instagram vogliono rispondere alle preoccupazioni degli adulti in merito alla vita online dei loro figli.

In pratica, entro gennaio 2025 gli account degli adolescenti di tutto il mondo cambieranno. I primi ad affrontare il cambiamento saranno i teenager di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, i cui account verranno automaticamente trasformati entro 60 giorni dall’annuncio.
In seguito, Meta passerà all’Unione Europea, intervenendo sugli account dei teeneger europei nei prossimi mesi di quest’anno.

Per gli under16 profili “privati” di default

Di fatto, una volta attivato l’account per adolescenti saranno impostate automaticamente determinate limitazioni per i ragazzi con meno di 16 anni, e solo i genitori potranno scegliere se modificarle per renderle meno rigide.

A cominciare dalla privacy degli account: i profili degli under 16 saranno ‘privati’ di default. I teenager dovranno accettare i nuovi follower, e solo chi li segue potrà vedere i loro contenuti e interagire con loro.
Lo stesso vale per i messaggi privati, che subiranno alcune limitazioni. I teenager potranno infatti ricevere messaggi soltanto da chi seguono o dalle persone con cui sono già in contatto.

Regole più restrittive e disattivazione automatica dopo le 22 

Anche le interazioni saranno limitate. I teenager potranno essere taggati e menzionati solo dalle persone che seguono. Inoltre, i commenti e le richieste di messaggi privati che contengano parole o frasi offensive verranno filtrati.

Non scamperanno alle nuove regole nemmeno le sezioni ‘Cerca’ e ‘Reels’. In questo caso, i teenager saranno automaticamente inseriti nelle impostazioni più restrittive del content control, quello che limita i contenuti sensibili.

Quanto al tempo concesso per l’uso dell’app, i ragazzi riceveranno una notifica con l’invito a uscire da Instagram dopo 60 minuti di utilizzo quotidiano. E sarà attivata la modalità di sospensione automatica fra le ore 22 e le 7, con la disattivazione delle notifiche e l’invio di risposte automatiche ai messaggi in ‘Direct’.

Pubblicato
Categorie: Società

Mare: sulle coste italiane un illecito ambientale ogni 119 metri

A delineare lo scenario relativo alle illegalità ambientali su coste e mari italiani è il report Mare Monstrum 2024, presentato da Legambiente alla vigilia del 14° anniversario dell’uccisione del sindaco pescatore Angelo Vassallo a Pollica (SA). 
Nel 2023 sono stati 22.956 i reati accertati da forze dell’ordine e Capitanerie di porto, +29,7% rispetto al 2022. I più diffusi sono il ciclo illegale del cemento (10.257 reati, +11,2% vs 2022), quello dei rifiuti e il mare inquinato (6.372, +59,3%) e la pesca illegale (4.268 illeciti penali, +11,3%).

Ma c’è anche la violazione delle normative che regolano la nautica da diporto: 2.059 illeciti penali accertati nel 2023, + 230% rispetto al 2022. 
In pratica, insieme alle violazioni amministrative, la media del numero di illegalità ambientali sui nostri litorali è di 8,4 illeciti per km di costa. Uno ogni 119 metri.

Nel 2023 sono 25.545 le persone denunciate, +43%

Se sono 25.545 le persone denunciate nel 2023 (+43% vs 2022) cresce, però, l’efficacia dell’azione repressiva, come dimostra il numero di persone arrestate (204, +98,1%) e quello dei sequestri, pari a 4.026 (+22,8%).

Un reato su due (50,3%) si concentra in Campania (3.095 illeciti penali), Sicilia (3.061), Puglia (3.016) e Calabria (2.371), che guidano nell’ordine, come numeri assoluti, la classifica regionale, seguite da Lazio (1.529 reati) e Toscana (1.516).
La regione delle Marche è, invece, la prima come numero di illeciti complessivi per km di costa (38,9), seguita da Friuli-Venezia Giulia (31,9) e Basilicata (30,9).

“Una miriade di abusi edilizi continua a sfregiare l’Italia”

“Il ciclo illegale del cemento rappresenta la quota più significativa dei reati ambientali analizzati anche in questa edizione di Mare Monstrum, a causa, principalmente, della miriade di abusi edilizi che continuano a sfregiare l’Italia – commenta Enrico Fontana, responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente -. Un fenomeno devastante per lo sviluppo sociale, ambientale ed economico dell’intero Paese, che colpisce principalmente il Sud, in particolare le regioni a tradizionale insediamento mafioso, e le aree costiere, le perle estive del Belpaese, e su cui bisogna intervenire con una mano decisa e con abbattimenti non più rimandabili. L’abusivismo edilizio lungo le coste, inoltre, fa da moltiplicatore dei fenomeni d’inquinamento, a causa degli scarichi diretti in mare degli immobili costruiti illegalmente”.

Legambiente: 10 proposte ai decisori politici

“La nostra associazione, da sempre impegnata in attività di monitoraggio e di volontariato, come quelle svolte grazie a Goletta verde, alle indagini Beach litter e alla campagna ‘Spiagge e fondali puliti’, avanza dieci proposte a Parlamento e Governo per tutelare in maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del Belpaese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Bisogna potenziare l’attività di demolizione degli immobili abusivi, e non prevedendo nuovi condoni, ammodernare e completare il sistema di fognature e depuratori, potenziare l’economia circolare e prevedere sanzioni più severe per la pesca illegale”.

Pubblicato
Categorie: Società

Earth Overshoot Day 2024: l’umanità è in debito con il Pianeta

Giovedì 1° agosto la domanda di risorse naturali da parte dell’umanità ha superato la capacità della Terra di rigenerarle nell’arco di un anno. Si tratta dell’Earth Overshoot Day.

In pratica, l’Earth Overshoot Day caduto il 1° agosto indica che attualmente l’umanità sta utilizzando la natura 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerarsi.
A calcolare ogni anno l’Overshoot Day globale e dei singoli Paesi è il Global Footprint Network.

Danni che si accumulano nel tempo

“Tale utilizzo eccessivo compromette la sicurezza delle risorse – avverte il Global Footprint Network -. Le conseguenze di una ‘spesa’ ecologica eccessiva sono evidenti nella deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità e nell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, che porta a eventi meteorologici estremi più frequenti e a una riduzione della produzione alimentare. Sebbene l’Earth Overshoot Day sia rimasto stabile per un decennio, si verifica subito dopo che sono trascorsi 7 mesi. Nel resto dell’anno l’umanità vive di un uso eccessivo, impoverendo ulteriormente la biosfera. Pertanto, anche se la data rimane stabile, la pressione sul pianeta continua ad aumentare, poiché i danni derivanti dal superamento si accumulano nel tempo”.

Come si calcola il Global Footprint

Per determinare la data dell’Earth Overshoot Day, il Global Footprint Network mette a confronto, sulla base dei dati più recenti, la biocapacità annuale della Terra (aree terrestri e marittime biologicamente produttive) con l’impronta ecologica dell’umanità, che misura la domanda di risorse per l’intero anno- Ovvero, prodotti alimentari e fibre di origine vegetale, bestiame e prodotti ittici, legname e altri prodotti forestali, spazio per le infrastrutture urbane e foreste per assorbire le emissioni di anidride carbonica provenienti dai combustibili fossili. La data viene annunciata ogni anno il 5 giugno nella Giornata mondiale dell’Ambiente.

I dati per le singole nazioni

Guardando alle singole nazioni, l’Overshoot Day di un paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come la popolazione di quel paese.
Quest’anno per l’Italia è stato il 19 maggio, con il risultato che sarebbero necessari quasi 3 pianeti se tutti vivessero come gli italiani.

In ‘testa’ nel ranking delle singole nazioni Qatar e Lussemburgo, che già a febbraio facevano toccare il fondo alle risorse del Pianeta, ed Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada, seguiti anche da paesi europei come Danimarca e Belgio, che hanno esaurito ‘l’offerta’ della natura già a marzo.
Quanto alla UE nel suo complesso, riferisce Adnkronos, nel 2024 il limite è stato raggiunto il 3 maggio.

Università italiane, i nuovi ranking 

Quali sono le migliori università italiane? A questa domanda risponde il Censis, che ha appena pubblicato le classifiche degli atenei del Belpaese, diventate ormai un punto di riferimento per l’orientamento di migliaia di studenti. L’analisi si basa sulla valutazione delle università, sia statali che non statali, suddivise per dimensioni, tenendo conto di vari fattori: strutture, servizi offerti, borse di studio, internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, e occupabilità.

A queste classifiche si aggiungono i ranking per le classi di laurea triennali, i corsi a ciclo unico e le lauree magistrali biennali, basati sulla progressione di carriera degli studenti e sui rapporti internazionali. In totale, si tratta di 70 graduatorie derivanti da 963 variabili,.

Immatricolazioni: trend e dati territoriali

Le immatricolazioni per l’anno accademico 2023-2024 mostrano un leggero calo del 0,2%, corrispondente a 579 studenti in meno rispetto all’anno precedente. A livello territoriale, gli atenei del Sud e delle isole (+4,2%) e del Nord-Est (+1,2%) registrano un aumento degli iscritti, mentre al Centro (-3,6%) e nel Nord-Ovest (-2,5%) si osserva una diminuzione.

Per quanto riguarda le aree disciplinari, quella sanitaria e agro-veterinaria vede il maggior incremento di nuovi iscritti (+7,0%), trainata soprattutto dai corsi medico-sanitari e farmaceutici (+10,1%) e di scienze motorie e sportive (+5,5%). Anche l’area artistica, letteraria e dell’educazione registra un lieve aumento (+0,5%), grazie soprattutto ai corsi di educazione e formazione (+5,9%). Al contrario, le aree economica, giuridica e sociale e quelle delle discipline STEM mostrano entrambe una contrazione del 2,2%.

Aumenta la presenza femminile nelle discipline scientifiche 

Un dato interessante riguarda l’aumento delle donne nelle discipline scientifiche. I nuovi iscritti maschi sono diminuiti del 1,1%, mentre le nuove iscritte sono aumentate dello 0,5%. Le studentesse sono cresciute non solo nei corsi tradizionalmente a vocazione femminile, ma anche in ambito medico-sanitario e farmaceutico (+10,0%) e nelle discipline STEM.

Ad esempio, in architettura e ingegneria civile, le nuove immatricolate sono aumentate del 6,4% mentre i nuovi immatricolati sono diminuiti del 1,9%. Nelle discipline informatiche e ICT, le donne sono cresciute del 12,5% contro un aumento dell’1,2% degli uomini.

Quali sono i migliori mega atenei statali?

Per quanto riguarda i mega atenei statali (oltre 40.000 iscritti), l’Università di Padova è al primo posto con 89,5 punti, seguita dall’Università di Bologna e dalla Sapienza di Roma. L’Università di Palermo sale al quarto posto, seguita dall’Università Statale di Milano e dall’Università di Pisa. La classifica prosegue con l’Università di Torino, l’Università di Firenze e l’Università di Napoli Federico II.

Grandi, medi e piccoli atenei statali

Tra i grandi atenei statali (20.000-40.000 iscritti), l’Università della Calabria si colloca al vertice, mentre tra i medi atenei statali (10.000-20.000 iscritti) primeggia l’Università di Trento. Nei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti), l’Università di Camerino mantiene la prima posizione, seguita dall’Università della Tuscia e dall’Università di Macerata.

Milano al primo posto nella classifica dei politecnici

Nei politecnici, il Politecnico di Milano è al primo posto, seguito dal Politecnico di Torino e dal Politecnico di Bari. Chiude la classifica lo IUAV di Venezia.

Infine, tra gli atenei non statali, la Luiss si distingue tra i grandi atenei, seguita dall’Università Bocconi e dall’Università Cattolica. Nei medi atenei non statali primeggia la Lumsa, seguita dallo Iulm e dall’Università Suor Orsola Benincasa. Tra i piccoli atenei non statali, la Libera Università di Bolzano mantiene la posizione di vertice.

Pubblicato
Categorie: Società

Privacy: arrivano le limitazioni ai cookie di terze parti

Entro il 2025 le big tech dovranno adeguarsi alla normativa che impone alle aziende la rimozione dei cookie di terze parti.
Negli ultimi anni, l’ecosistema dei browser web ha intrapreso un percorso verso l’evoluzione delle piattaforme, al fine di ridurre l’acquisizione di dati sensibili degli utenti che ‘atterrano’ su un sito.

Per questo motivo è fondamentale che siti web e di e-commerce inizino a prepararsi alla dismissione dei cookie di terze parti nei prossimi mesi, esplorando e implementando alternative che mantengano funzioni essenziali come il targeting pubblicitario e la misurazione. E oggi, Google Chrome e Microsoft Edge annunciano importanti sviluppi per l’industria del web, e di conseguenza, dei tracciamenti. 

Al via i test per Chrome ed Edge

Per dare alle aziende il tempo di adottare nuove tecnologie che preservano la privacy, e con l’obiettivo di posticipare la dismissione dei cookie di terze parti nel suo browser Chrome, Google ha avviato un periodo di test.

Durante questi test, l’acquisizione di cookie è stata ridotta per impostazione predefinita per l’1% degli utenti delle versioni stable e per il 20% degli utenti delle versioni Canary, Dev e Beta.
Anche Microsoft si sta preparando a rimuovere i cookie di terze parti dal suo browser Edge, cominciando a testare questa modifica sull’1% degli utenti di dispositivi non gestiti (dispositivi non controllati o amministrati da aziende o organizzazioni), e continuerà a farlo per tutto il 2024.
Questo permetterà di valutare gli effetti su clienti e partner, incoraggiando l’ecosistema a prepararsi in anticipo.

Microsoft annuncia l’API di selezione degli annunci

Edge protegge già gli utenti dai cookie di tracciamento di terze parti e dai contenuti dannosi, grazie alla prevenzione del tracciamento integrata e altre funzionalità di sicurezza.

Ma Microsoft ha annunciato un ulteriore miglioramento, con l’introduzione dell’API di selezione degli annunci.
Si tratta di una nuova funzionalità del browser, che integra solide protezioni della privacy e consente a inserzionisti ed editori di mostrare annunci pertinenti senza utilizzare cookie di terze parti, o altri identificatori di tracciamento tra siti.

Adottare nuove strategie di tag tracking

Ma come dovranno muoversi le aziende per adeguarsi alle nuove disposizioni? Secondo gli esperti di Calicantus, la transizione verso un web senza cookie di terze parti richiede un approccio proattivo da parte delle aziende. Implementando soluzioni come il Server Side Tagging e adottando nuove strategie di tag tracking, i brand possono continuare a fornire esperienze personalizzate agli loro utenti proteggendone al contempo la privacy.
“La chiave è iniziare subito a testare e adattarsi alle nuove tecnologie per essere pronti al cambiamento definitivo previsto per il 2025 – sostiene Valentino Bergamo, ceo di Calicantus – Il Server Side Tagging consente il tracciamento dei dati in modo sicuro e anonimo, trasferendo il processo di raccolta e gestione dei dati dal browser ai server. Questa tecnologia protegge la privacy degli utenti, minimizzando l’uso dei cookie di terze parti”.

Addio codice a barre: dal 2027 arriva lo standard QR code

Entro il 2027 il codice a barre verrà sostituito dal QR code? Pare di sì: a 50 anni dal primo bip alla cassa di un supermercato, 22 grandi aziende del largo consumo firmano una dichiarazione congiunta che dà il via alla transizione globale ai codici 2D di nuova generazione. I QR code standard GS1 possono contenere una grande quantità di informazioni sui prodotti e renderle facilmente accessibili tramite smartphone. Tra i firmatari, Alibaba, Barilla, Carrefour, L’Oréal, Lidl, Mondelēz, Nestlé, Procter & Gamble e Savencia.

Dal 26 giugno 1974 il codice a barre è adottato da retailer e produttori come metodo universale per identificare i prodotti di largo consumo, e viene scansionato miliardi di volte ogni giorno. Attualmente è presente sulle confezioni di oltre 1 miliardo di referenze. Ma l’iniziativa dei 22 top player, denominata Sunrise 2027, ne ha fissato la data di scadenza.

Più vantaggi per i consumatori

A differenza dei codici a barre tradizionali, i QR code standard GS1 possono collegare i consumatori a una vasta quantità di informazioni sui prodotti, come le istruzioni per l’uso e il riciclo, indicazioni sulla sicurezza, informazioni nutrizionali e certificazioni.

Grazie alla facilità di accesso alle informazioni tramite smartphone, i QR code standard GS1 aprono una serie di nuove possibilità, ovvero, fornire tutte le informazioni di cui i consumatori hanno bisogno e che desiderano, migliorare la tracciabilità e promuovere l’efficienza attraverso la catena di fornitura, consentendo allo stesso tempo la scansione alla cassa.

L’etichetta diventa smart

I QR code standard GS1 permettono alle informazioni di superare il limite dello spazio disponibile sul packaging dei prodotti.
Con la crescente richiesta da parte dei consumatori di comprendere l’impatto ambientale dei prodotti da acquistare, i QR code standard GS1 possono fornire informazioni come la provenienza di un prodotto, i suoi componenti, l’impronta di carbonio e indicazioni sul riciclo o il riutilizzo degli imballaggi.

Oltre a indicazioni su salute e nutrizione, i QR code standard GS1 forniranno informazioni normative, consigli dettagliati su allergie e date di scadenza, consentendo di respingere alla cassa gli alimenti scaduti e di vendere quelli prossimi alla scadenza a prezzi ridotti, con conseguente riduzione dello spreco alimentare.

Una rivoluzione per i beni di consumo

L’iniziativa Sunrise 2027 è uno sforzo innovativo per far progredire il settore dei beni di consumo in termini di efficienza, sicurezza e sostenibilità.
Per far ciò, le aziende dovranno valutare tecnologia e processi interni per sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi codici, e aggiungere informazioni più dettagliate sul prodotto, anche in modo graduale per consentire di pianificare le modifiche secondo i propri ritmi.

Sarà anche necessario uno sforzo coordinato tra produttori e distributori, I produttori dovranno iniziare a implementare i QR code standard GS1 sulle confezioni dei prodotti, mentre i retailer dovranno assicurarsi che gli scanner delle casse nei punti vendita siano attrezzati per leggere i codici di nuova generazione.

Case green: perchè gli italiani sono pronti a vendere la propria abitazione?

Quasi 2,5 milioni di italiani hanno deciso di mettere in vendita la propria abitazione per evitare futuri costi di ristrutturazione. È infatti entrata da poco in vigore la normativa UE sulle case green, e i primi effetti si fanno sentire, anche su chi vuole comprare casa.

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, quasi 3 milioni di italiani in cerca di un immobile hanno cambiato i propri criteri di selezione, limitando la ricerca alle sole abitazioni efficienti (non toccate dalla direttiva UE). Una tendenza diffusa maggiormente nelle regioni del Nord-Ovest (60%, a fronte di una media nazionale del 50%).

Chi ha paura della nuova norma?

In Italia, la direttiva UE sulle case green potrebbe riguardare potenzialmente quasi 5 milioni di immobili residenziali, con spese di ristrutturazione variabili tra 20 e 55mila euro a famiglia. Cifre importanti, che fanno paura a molti italiani.

Tra chi è a conoscenza della norma, il 43% è spaventato dalla possibilità di dover far fronte a costi così importanti per ristrutturare la casa, e non sorprende vedere come in molti stiano pensando di vendere la propria piuttosto che mettere mano al portafogli.
Ma ci sono anche quasi 800mila italiani che stanno cercando di comprare una casa con basse prestazioni energetiche nella speranza di risparmiare sul prezzo d’acquisto. Una dinamica più presente nelle regioni del Centro Italia (18%, media nazionale 13%).

Il 15% fa affidamento sugli aiuti statali

Ma non tutti sono preoccupati. Il 15%, ad esempio, è fiducioso del fatto che ci saranno aiuti statali per far fronte alle spese di ristrutturazione, convinzione particolarmente diffusa tra i residenti del Centro Italia, dove la percentuale arriva a sfiorare il 18%.

Sono poi circa 2,9 milioni gli italiani che credono che la norma non diventerà mai operativa in Italia. In questo caso, la percentuale raggiunge il picco nelle regioni del Nord-Ovest (10,5%), a fronte di una media nazionale pari al 9%.

Ristrutturazione: mutuo o prestito?

Per finanziare oggi i lavori di ristrutturazione, meglio un prestito personale o un mutuo? Per importi fino a 40-50mila euro la strada percorribile è quella del prestito personale, poiché gli istituti di credito tendono a non erogare mutui di tale entità.

Ipotizzando un prestito da 35.000 euro da restituire in 10 anni, per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 7,5%, con una rata mensile di 415 euro al mese.
Se invece l’importo è superiore a 60.000 euro, l’opzione adeguata è quella del mutuo ristrutturazione. Per un finanziamento da 60.000 euro in 20 anni, con valore dell’immobile di 200.000 euro, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 3,10%, con una rata mensile pari a 335 euro.
Valori ancora più bassi se la ristrutturazione consente di raggiungere la classe energetica A o B, così da accedere ai mutui green. In questo caso, i migliori tassi (TAN) partono dal 2,70%.

Pubblicato
Categorie: Società

Cybersecurity: il bollettino degli incidenti nel 2023

Nel 2023, i sistemi di monitoraggio del Security Operation Center di Yarix hanno rilevato circa 311mila eventi di sicurezza (+87% vs 2022), quasi il doppio rispetto al dato dell’anno precedente. Di questi, circa 83mila (+190%, dato triplicato rispetto al 2022) sono evoluti in incidenti di sicurezza. Inoltre, gli eventi di gravità critica hanno subìto un aumento del 300%, conseguenza delle numerose vulnerabilità emerse in applicativi software di uso comune.

Secondo il nuovo Y-Report, i settori più impattati sono stati il Manufacturing (15%), il Fashion (14%) e l’area Energy & Utilities (10%).

I ransomware

Sempre secondo l’Y-Report, l’Italia si conferma al quinto posto tra i Paesi più bersagliati dai ransomware, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada.
Dei 4.474 incidenti su perimetro globale mappati dal team di Yarix Cyber Threat Intelligence, causati da 65 gruppi ransomware, LockBit risulta il gruppo più attivo, contribuendo da solo al 22% degli attacchi totali.

Anche rispetto al ransomware, il Manufacturing si conferma il settore più colpito (19%), seguito da IT (12%), Banking & Finance (11%), Healthcare (9%) e settore Educational (6%).
Complessivamente, questi settori hanno registrato il 57% attacchi totali a opera dei ransomware. 

Italia al 20° posto per sistemi compromessi

Nel corso del 2023 il team YCTI ha identificato oltre 193 milioni di credenziali compromesse a livello globale da malware Infostealer (+180% rispetto al 2022) esfiltrate da oltre 2,8 milioni di sistemi compromessi. Oltre 60mila credenziali esfiltrate erano riconducibili a portali aziendali (come, ad esempio, VPN e firewall di diversi vendor), rivendute poi nei mercati underground e sfruttate per ottenere l’accesso iniziale a un sistema aziendale.

L’Italia si posiziona al 20° posto su scala mondiale per sistemi compromessi identificati, con un totale di oltre 38mila dispositivi compromessi (+123 % rispetto al 2022), e al terzo posto su scala europea, preceduta da Spagna (60mila) e Germania (47mila), e seguita da Francia (36mila), Polonia (32mila) e Regno Unito (29mila).

Aumenta l’hacktivismo

L’hacktivismo (crasi di hacking e activism, hackeraggio per motivi politici e ideologici) contro target europei e italiani è aumentato. Nel 2023 sono nati e si sono consolidati gruppi hacktivisti pro-Russia, che hanno attuato nuove tattiche volte a destabilizzare i Paesi europei sfruttando le tensioni sociali interni alle società occidentali.

Il settore trasporti è preso di mira dai gruppi hacktivisti con attacchi di tipo DDoS – Distributed Denial of Service, che impediscono il funzionamento di un sito o un server. Nel primo trimestre 2024, Danimarca (10%), Italia (10%), Repubblica Ceca (9%) sono stati i 3 Paesi più colpiti da attacchi di questo tipo, una sorta di vandalismo digitale in cui viene modificata senza consenso l’aspetto di una pagina web o dell’intero sito, allo scopo di lanciare messaggi offensivi o politici.

Pubblicato
Categorie: Consigli