Lo segnala l’Ufficio studi della CGIA: nel 2024 la platea italiana delle partite Iva in capo alle donne raggiunge 1.621.800 unità, il 16% delle donne occupate, il più elevato della UE a 27.
Seguono Francia (1.531.700), Germania (222.300) e Spagna (1.136.000).
Un record importante che però non cancella il primato negativo riconducibile al nostro tasso di occupazione femminile, che rimane ancora il più basso in tutta la UE.
In Italia la crescita delle imprese guidate da donne prosegue anche nei primi 9 mesi del 2025. Sebbene in termini assoluti le donne imprenditrici siano meno della metà degli uomini, la variazione percentuale registrata è più che doppia rispetto al dato riferito all’imprenditoria maschile (+1,1%).
Sette su dieci guidano un’impresa di servizi o commerciale
In Italia il 71% delle imprese guidate da donne riguarda i servizi/commercio.
Il settore con il maggior numero di aziende capitanate da una imprenditrice è il commercio, con 288.411 attività. Seguono l’agricoltura (186.781), altri servizi (136.173), e alloggio/ristorazione (120.744).
Il basso tasso di occupazione femminile è principalmente attribuibile all’elevato carico di lavoro domestico. L’imprenditoria femminile potrebbe rappresentare una chiave per incrementare l’occupazione. Infatti, le donne che fanno impresa tendono ad assumere altre donne in misura significativamente maggiore rispetto ai loro colleghi maschi.
L’autoimpiego come strumento per tornare nel mercato del lavoro
Sono almeno due fattori che motivano le donne a intraprendere un percorso imprenditoriale. Il primo è correlato alla condizione socio-economica: situazioni di disoccupazione, tradizioni familiari o la presenza di incentivi economici inducono a considerare l’imprenditorialità come necessità.
Il secondo fattore è motivazionale, e concerne ragioni intrinseche che spingono le donne ad abbracciare tale opportunità.
Grazie all’autoimprenditorialità, le donne possono gestire con maggiore flessibilità gli impegni lavorativi con quelli familiari.
L’autoimpiego si è affermato come uno degli strumenti più efficaci per
riconquistare protagonismo nella propria vita professionale e realizzare obiettivi e aspirazioni per ottenere risultati economici gratificanti e maggiore indipendenza.
Le imprese rosa sono soprattutto al Sud
Analizzando la distribuzione geografia delle imprese guidate da donne, la ripartizione con il numero più alto risulta il Mezzogiorno, che al 30 settembre di quest’anno, ne conta 415.242.
Seguono il Nord-Ovest, con 280.121, il Centro, con 245.165 e il Nord Est, con 209.602. Se, invece, si calcola l’incidenza delle imprese femminili sul totale imprese è sempre il Sud a segnare la quota più elevata, il 24,3%.
A livello regionale, il più alto numero di attività guidate da donne è in Lombardia, con 162.190 aziende. Seguono la Campania, con 119.137 e il Lazio, con 112.200. Misurando onvece l’incidenza delle imprese femminili sul totale aziende, il dato più elevato è riconducibile al Molise, con il 27,7%.
Seguono la Basilicata, con il 27,3%, l’Abruzzo, con il 25,9% e l’Umbria, con il 25,3%.