Nel 2926 le variazioni tendenziali dell’export italiano verso gli Usa hanno registrato un andamento anomalo e discontinuo, passando dal -9,6% di febbraio 2025 al +41,2% di marzo, per poi alternare cali e rimbalzi fino al picco di luglio (+24,1%) e al crollo di agosto (-21,2%).
Questi gli effetti immediati dell’incertezza provocata dai dazi Usa sul commercio italo-americano.
Più che la domanda effettiva, a guidare le scelte delle imprese è stato l’effetto-attesa, con spedizioni anticipate per eludere l’impatto delle tariffe. Lo evidenzia il capitolo del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2025, dedicato a “I soggetti economici dello sviluppo”.
Intanto la forbice si allarga
Tra il primo trimestre 2011 e il primo trimestre 2025 la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita in termini reali dell’8,5%.
Dividendo gli italiani per decili di ricchezza detenuta, il 50% delle famiglie più povere ha visto diminuire la propria ricchezza del 23,2%, le famiglie distribuite tra il sesto e l’ottavo decile hanno subito una riduzione del patrimonio iniziale tra il 35,3% e il 24,3%, mentre il 10% delle famiglie più ricche ha visto aumentare la propria ricchezza del 5,9%.
All’inizio del 2025, il 60% della ricchezza nazionale è posseduto da 2,6 milioni di famiglie appartenenti al decimo decile. Di più: il 48% della ricchezza è in mano al 5% di quelle più abbienti (1,3 milioni).
La quota di ricchezza detenuta dalle famiglie alla base della piramide patrimoniale (13 milioni) è scesa dall’8,7% del 2011 al 7,3% del 2025.
Più robot che addetti
L’Italia risulta al sesto posto nel mondo per numero di robot industriali installati nel 2023, con più di 10.000 nuove installazioni. Pur incomparabile con le 276.000 nuove installazioni cinesi, il dato ha portato l’Italia alla quattordicesima posizione tra le economie mondiali per intensità di automazione, con una quantità di robot installati per numero di addetti superiore alla media europea, statunitense e asiatica.
Tra il 1995 e il 2022 nel settore automotive sono cresciuti in termini reali sia produzione (+61,4%) sia valore aggiunto (+17,2%), a fronte di una riduzione costante della forza lavoro (da 207.000 addetti a 163.000, -21,3%).
Questa combinazione mostra come un aumento della produttività sia reso possibile dalla maggiore automazione dei processi produttivi. Tuttavia, se nello stesso periodo il valore aggiunto per occupato è lievitato del 48,8%, i salari sono aumentati solo del 9,3%.
Neanche i titolari stranieri compensano l’invecchiamento dell’imprenditorialità italiana
Dal 2004 al 2024 il numero dei titolari d’impresa in Italia è diminuito da 3.428.000 a 2.844.000 (-585.000 unità, -17,0%).
In particolare, i titolari d’impresa fino a 29 anni oggi sono 153.425 (-46,0% rispetto al 2004), rappresentando così il 5,4% del totale. Nel 2004 pesava per l’8,3%.
Fino al 2016 gli imprenditori con età compresa tra 30-49 anni erano maggioritari (50,6% nel 2008), mentre adesso sono il 40,7%. Nel frattempo, gli imprenditori over50 sono arrivati a rappresentare il 10,0% del totale (8,1% nel 2004).
Non basta più nemmeno il contributo dei titolari stranieri (461.000, 16,2% del totale) a compensare la deriva di invecchiamento della classe imprenditoriale italiana.