Earth Overshoot Day 2024: l’umanità è in debito con il Pianeta

Giovedì 1° agosto la domanda di risorse naturali da parte dell’umanità ha superato la capacità della Terra di rigenerarle nell’arco di un anno. Si tratta dell’Earth Overshoot Day.

In pratica, l’Earth Overshoot Day caduto il 1° agosto indica che attualmente l’umanità sta utilizzando la natura 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerarsi.
A calcolare ogni anno l’Overshoot Day globale e dei singoli Paesi è il Global Footprint Network.

Danni che si accumulano nel tempo

“Tale utilizzo eccessivo compromette la sicurezza delle risorse – avverte il Global Footprint Network -. Le conseguenze di una ‘spesa’ ecologica eccessiva sono evidenti nella deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità e nell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, che porta a eventi meteorologici estremi più frequenti e a una riduzione della produzione alimentare. Sebbene l’Earth Overshoot Day sia rimasto stabile per un decennio, si verifica subito dopo che sono trascorsi 7 mesi. Nel resto dell’anno l’umanità vive di un uso eccessivo, impoverendo ulteriormente la biosfera. Pertanto, anche se la data rimane stabile, la pressione sul pianeta continua ad aumentare, poiché i danni derivanti dal superamento si accumulano nel tempo”.

Come si calcola il Global Footprint

Per determinare la data dell’Earth Overshoot Day, il Global Footprint Network mette a confronto, sulla base dei dati più recenti, la biocapacità annuale della Terra (aree terrestri e marittime biologicamente produttive) con l’impronta ecologica dell’umanità, che misura la domanda di risorse per l’intero anno- Ovvero, prodotti alimentari e fibre di origine vegetale, bestiame e prodotti ittici, legname e altri prodotti forestali, spazio per le infrastrutture urbane e foreste per assorbire le emissioni di anidride carbonica provenienti dai combustibili fossili. La data viene annunciata ogni anno il 5 giugno nella Giornata mondiale dell’Ambiente.

I dati per le singole nazioni

Guardando alle singole nazioni, l’Overshoot Day di un paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come la popolazione di quel paese.
Quest’anno per l’Italia è stato il 19 maggio, con il risultato che sarebbero necessari quasi 3 pianeti se tutti vivessero come gli italiani.

In ‘testa’ nel ranking delle singole nazioni Qatar e Lussemburgo, che già a febbraio facevano toccare il fondo alle risorse del Pianeta, ed Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada, seguiti anche da paesi europei come Danimarca e Belgio, che hanno esaurito ‘l’offerta’ della natura già a marzo.
Quanto alla UE nel suo complesso, riferisce Adnkronos, nel 2024 il limite è stato raggiunto il 3 maggio.

Università italiane, i nuovi ranking 

Quali sono le migliori università italiane? A questa domanda risponde il Censis, che ha appena pubblicato le classifiche degli atenei del Belpaese, diventate ormai un punto di riferimento per l’orientamento di migliaia di studenti. L’analisi si basa sulla valutazione delle università, sia statali che non statali, suddivise per dimensioni, tenendo conto di vari fattori: strutture, servizi offerti, borse di studio, internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, e occupabilità.

A queste classifiche si aggiungono i ranking per le classi di laurea triennali, i corsi a ciclo unico e le lauree magistrali biennali, basati sulla progressione di carriera degli studenti e sui rapporti internazionali. In totale, si tratta di 70 graduatorie derivanti da 963 variabili,.

Immatricolazioni: trend e dati territoriali

Le immatricolazioni per l’anno accademico 2023-2024 mostrano un leggero calo del 0,2%, corrispondente a 579 studenti in meno rispetto all’anno precedente. A livello territoriale, gli atenei del Sud e delle isole (+4,2%) e del Nord-Est (+1,2%) registrano un aumento degli iscritti, mentre al Centro (-3,6%) e nel Nord-Ovest (-2,5%) si osserva una diminuzione.

Per quanto riguarda le aree disciplinari, quella sanitaria e agro-veterinaria vede il maggior incremento di nuovi iscritti (+7,0%), trainata soprattutto dai corsi medico-sanitari e farmaceutici (+10,1%) e di scienze motorie e sportive (+5,5%). Anche l’area artistica, letteraria e dell’educazione registra un lieve aumento (+0,5%), grazie soprattutto ai corsi di educazione e formazione (+5,9%). Al contrario, le aree economica, giuridica e sociale e quelle delle discipline STEM mostrano entrambe una contrazione del 2,2%.

Aumenta la presenza femminile nelle discipline scientifiche 

Un dato interessante riguarda l’aumento delle donne nelle discipline scientifiche. I nuovi iscritti maschi sono diminuiti del 1,1%, mentre le nuove iscritte sono aumentate dello 0,5%. Le studentesse sono cresciute non solo nei corsi tradizionalmente a vocazione femminile, ma anche in ambito medico-sanitario e farmaceutico (+10,0%) e nelle discipline STEM.

Ad esempio, in architettura e ingegneria civile, le nuove immatricolate sono aumentate del 6,4% mentre i nuovi immatricolati sono diminuiti del 1,9%. Nelle discipline informatiche e ICT, le donne sono cresciute del 12,5% contro un aumento dell’1,2% degli uomini.

Quali sono i migliori mega atenei statali?

Per quanto riguarda i mega atenei statali (oltre 40.000 iscritti), l’Università di Padova è al primo posto con 89,5 punti, seguita dall’Università di Bologna e dalla Sapienza di Roma. L’Università di Palermo sale al quarto posto, seguita dall’Università Statale di Milano e dall’Università di Pisa. La classifica prosegue con l’Università di Torino, l’Università di Firenze e l’Università di Napoli Federico II.

Grandi, medi e piccoli atenei statali

Tra i grandi atenei statali (20.000-40.000 iscritti), l’Università della Calabria si colloca al vertice, mentre tra i medi atenei statali (10.000-20.000 iscritti) primeggia l’Università di Trento. Nei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti), l’Università di Camerino mantiene la prima posizione, seguita dall’Università della Tuscia e dall’Università di Macerata.

Milano al primo posto nella classifica dei politecnici

Nei politecnici, il Politecnico di Milano è al primo posto, seguito dal Politecnico di Torino e dal Politecnico di Bari. Chiude la classifica lo IUAV di Venezia.

Infine, tra gli atenei non statali, la Luiss si distingue tra i grandi atenei, seguita dall’Università Bocconi e dall’Università Cattolica. Nei medi atenei non statali primeggia la Lumsa, seguita dallo Iulm e dall’Università Suor Orsola Benincasa. Tra i piccoli atenei non statali, la Libera Università di Bolzano mantiene la posizione di vertice.

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Privacy: arrivano le limitazioni ai cookie di terze parti

Entro il 2025 le big tech dovranno adeguarsi alla normativa che impone alle aziende la rimozione dei cookie di terze parti.
Negli ultimi anni, l’ecosistema dei browser web ha intrapreso un percorso verso l’evoluzione delle piattaforme, al fine di ridurre l’acquisizione di dati sensibili degli utenti che ‘atterrano’ su un sito.

Per questo motivo è fondamentale che siti web e di e-commerce inizino a prepararsi alla dismissione dei cookie di terze parti nei prossimi mesi, esplorando e implementando alternative che mantengano funzioni essenziali come il targeting pubblicitario e la misurazione. E oggi, Google Chrome e Microsoft Edge annunciano importanti sviluppi per l’industria del web, e di conseguenza, dei tracciamenti. 

Al via i test per Chrome ed Edge

Per dare alle aziende il tempo di adottare nuove tecnologie che preservano la privacy, e con l’obiettivo di posticipare la dismissione dei cookie di terze parti nel suo browser Chrome, Google ha avviato un periodo di test.

Durante questi test, l’acquisizione di cookie è stata ridotta per impostazione predefinita per l’1% degli utenti delle versioni stable e per il 20% degli utenti delle versioni Canary, Dev e Beta.
Anche Microsoft si sta preparando a rimuovere i cookie di terze parti dal suo browser Edge, cominciando a testare questa modifica sull’1% degli utenti di dispositivi non gestiti (dispositivi non controllati o amministrati da aziende o organizzazioni), e continuerà a farlo per tutto il 2024.
Questo permetterà di valutare gli effetti su clienti e partner, incoraggiando l’ecosistema a prepararsi in anticipo.

Microsoft annuncia l’API di selezione degli annunci

Edge protegge già gli utenti dai cookie di tracciamento di terze parti e dai contenuti dannosi, grazie alla prevenzione del tracciamento integrata e altre funzionalità di sicurezza.

Ma Microsoft ha annunciato un ulteriore miglioramento, con l’introduzione dell’API di selezione degli annunci.
Si tratta di una nuova funzionalità del browser, che integra solide protezioni della privacy e consente a inserzionisti ed editori di mostrare annunci pertinenti senza utilizzare cookie di terze parti, o altri identificatori di tracciamento tra siti.

Adottare nuove strategie di tag tracking

Ma come dovranno muoversi le aziende per adeguarsi alle nuove disposizioni? Secondo gli esperti di Calicantus, la transizione verso un web senza cookie di terze parti richiede un approccio proattivo da parte delle aziende. Implementando soluzioni come il Server Side Tagging e adottando nuove strategie di tag tracking, i brand possono continuare a fornire esperienze personalizzate agli loro utenti proteggendone al contempo la privacy.
“La chiave è iniziare subito a testare e adattarsi alle nuove tecnologie per essere pronti al cambiamento definitivo previsto per il 2025 – sostiene Valentino Bergamo, ceo di Calicantus – Il Server Side Tagging consente il tracciamento dei dati in modo sicuro e anonimo, trasferendo il processo di raccolta e gestione dei dati dal browser ai server. Questa tecnologia protegge la privacy degli utenti, minimizzando l’uso dei cookie di terze parti”.

Addio codice a barre: dal 2027 arriva lo standard QR code

Entro il 2027 il codice a barre verrà sostituito dal QR code? Pare di sì: a 50 anni dal primo bip alla cassa di un supermercato, 22 grandi aziende del largo consumo firmano una dichiarazione congiunta che dà il via alla transizione globale ai codici 2D di nuova generazione. I QR code standard GS1 possono contenere una grande quantità di informazioni sui prodotti e renderle facilmente accessibili tramite smartphone. Tra i firmatari, Alibaba, Barilla, Carrefour, L’Oréal, Lidl, Mondelēz, Nestlé, Procter & Gamble e Savencia.

Dal 26 giugno 1974 il codice a barre è adottato da retailer e produttori come metodo universale per identificare i prodotti di largo consumo, e viene scansionato miliardi di volte ogni giorno. Attualmente è presente sulle confezioni di oltre 1 miliardo di referenze. Ma l’iniziativa dei 22 top player, denominata Sunrise 2027, ne ha fissato la data di scadenza.

Più vantaggi per i consumatori

A differenza dei codici a barre tradizionali, i QR code standard GS1 possono collegare i consumatori a una vasta quantità di informazioni sui prodotti, come le istruzioni per l’uso e il riciclo, indicazioni sulla sicurezza, informazioni nutrizionali e certificazioni.

Grazie alla facilità di accesso alle informazioni tramite smartphone, i QR code standard GS1 aprono una serie di nuove possibilità, ovvero, fornire tutte le informazioni di cui i consumatori hanno bisogno e che desiderano, migliorare la tracciabilità e promuovere l’efficienza attraverso la catena di fornitura, consentendo allo stesso tempo la scansione alla cassa.

L’etichetta diventa smart

I QR code standard GS1 permettono alle informazioni di superare il limite dello spazio disponibile sul packaging dei prodotti.
Con la crescente richiesta da parte dei consumatori di comprendere l’impatto ambientale dei prodotti da acquistare, i QR code standard GS1 possono fornire informazioni come la provenienza di un prodotto, i suoi componenti, l’impronta di carbonio e indicazioni sul riciclo o il riutilizzo degli imballaggi.

Oltre a indicazioni su salute e nutrizione, i QR code standard GS1 forniranno informazioni normative, consigli dettagliati su allergie e date di scadenza, consentendo di respingere alla cassa gli alimenti scaduti e di vendere quelli prossimi alla scadenza a prezzi ridotti, con conseguente riduzione dello spreco alimentare.

Una rivoluzione per i beni di consumo

L’iniziativa Sunrise 2027 è uno sforzo innovativo per far progredire il settore dei beni di consumo in termini di efficienza, sicurezza e sostenibilità.
Per far ciò, le aziende dovranno valutare tecnologia e processi interni per sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi codici, e aggiungere informazioni più dettagliate sul prodotto, anche in modo graduale per consentire di pianificare le modifiche secondo i propri ritmi.

Sarà anche necessario uno sforzo coordinato tra produttori e distributori, I produttori dovranno iniziare a implementare i QR code standard GS1 sulle confezioni dei prodotti, mentre i retailer dovranno assicurarsi che gli scanner delle casse nei punti vendita siano attrezzati per leggere i codici di nuova generazione.

Case green: perchè gli italiani sono pronti a vendere la propria abitazione?

Quasi 2,5 milioni di italiani hanno deciso di mettere in vendita la propria abitazione per evitare futuri costi di ristrutturazione. È infatti entrata da poco in vigore la normativa UE sulle case green, e i primi effetti si fanno sentire, anche su chi vuole comprare casa.

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, quasi 3 milioni di italiani in cerca di un immobile hanno cambiato i propri criteri di selezione, limitando la ricerca alle sole abitazioni efficienti (non toccate dalla direttiva UE). Una tendenza diffusa maggiormente nelle regioni del Nord-Ovest (60%, a fronte di una media nazionale del 50%).

Chi ha paura della nuova norma?

In Italia, la direttiva UE sulle case green potrebbe riguardare potenzialmente quasi 5 milioni di immobili residenziali, con spese di ristrutturazione variabili tra 20 e 55mila euro a famiglia. Cifre importanti, che fanno paura a molti italiani.

Tra chi è a conoscenza della norma, il 43% è spaventato dalla possibilità di dover far fronte a costi così importanti per ristrutturare la casa, e non sorprende vedere come in molti stiano pensando di vendere la propria piuttosto che mettere mano al portafogli.
Ma ci sono anche quasi 800mila italiani che stanno cercando di comprare una casa con basse prestazioni energetiche nella speranza di risparmiare sul prezzo d’acquisto. Una dinamica più presente nelle regioni del Centro Italia (18%, media nazionale 13%).

Il 15% fa affidamento sugli aiuti statali

Ma non tutti sono preoccupati. Il 15%, ad esempio, è fiducioso del fatto che ci saranno aiuti statali per far fronte alle spese di ristrutturazione, convinzione particolarmente diffusa tra i residenti del Centro Italia, dove la percentuale arriva a sfiorare il 18%.

Sono poi circa 2,9 milioni gli italiani che credono che la norma non diventerà mai operativa in Italia. In questo caso, la percentuale raggiunge il picco nelle regioni del Nord-Ovest (10,5%), a fronte di una media nazionale pari al 9%.

Ristrutturazione: mutuo o prestito?

Per finanziare oggi i lavori di ristrutturazione, meglio un prestito personale o un mutuo? Per importi fino a 40-50mila euro la strada percorribile è quella del prestito personale, poiché gli istituti di credito tendono a non erogare mutui di tale entità.

Ipotizzando un prestito da 35.000 euro da restituire in 10 anni, per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 7,5%, con una rata mensile di 415 euro al mese.
Se invece l’importo è superiore a 60.000 euro, l’opzione adeguata è quella del mutuo ristrutturazione. Per un finanziamento da 60.000 euro in 20 anni, con valore dell’immobile di 200.000 euro, i migliori tassi (TAN) disponibili online partono dal 3,10%, con una rata mensile pari a 335 euro.
Valori ancora più bassi se la ristrutturazione consente di raggiungere la classe energetica A o B, così da accedere ai mutui green. In questo caso, i migliori tassi (TAN) partono dal 2,70%.

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Cybersecurity: il bollettino degli incidenti nel 2023

Nel 2023, i sistemi di monitoraggio del Security Operation Center di Yarix hanno rilevato circa 311mila eventi di sicurezza (+87% vs 2022), quasi il doppio rispetto al dato dell’anno precedente. Di questi, circa 83mila (+190%, dato triplicato rispetto al 2022) sono evoluti in incidenti di sicurezza. Inoltre, gli eventi di gravità critica hanno subìto un aumento del 300%, conseguenza delle numerose vulnerabilità emerse in applicativi software di uso comune.

Secondo il nuovo Y-Report, i settori più impattati sono stati il Manufacturing (15%), il Fashion (14%) e l’area Energy & Utilities (10%).

I ransomware

Sempre secondo l’Y-Report, l’Italia si conferma al quinto posto tra i Paesi più bersagliati dai ransomware, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada.
Dei 4.474 incidenti su perimetro globale mappati dal team di Yarix Cyber Threat Intelligence, causati da 65 gruppi ransomware, LockBit risulta il gruppo più attivo, contribuendo da solo al 22% degli attacchi totali.

Anche rispetto al ransomware, il Manufacturing si conferma il settore più colpito (19%), seguito da IT (12%), Banking & Finance (11%), Healthcare (9%) e settore Educational (6%).
Complessivamente, questi settori hanno registrato il 57% attacchi totali a opera dei ransomware. 

Italia al 20° posto per sistemi compromessi

Nel corso del 2023 il team YCTI ha identificato oltre 193 milioni di credenziali compromesse a livello globale da malware Infostealer (+180% rispetto al 2022) esfiltrate da oltre 2,8 milioni di sistemi compromessi. Oltre 60mila credenziali esfiltrate erano riconducibili a portali aziendali (come, ad esempio, VPN e firewall di diversi vendor), rivendute poi nei mercati underground e sfruttate per ottenere l’accesso iniziale a un sistema aziendale.

L’Italia si posiziona al 20° posto su scala mondiale per sistemi compromessi identificati, con un totale di oltre 38mila dispositivi compromessi (+123 % rispetto al 2022), e al terzo posto su scala europea, preceduta da Spagna (60mila) e Germania (47mila), e seguita da Francia (36mila), Polonia (32mila) e Regno Unito (29mila).

Aumenta l’hacktivismo

L’hacktivismo (crasi di hacking e activism, hackeraggio per motivi politici e ideologici) contro target europei e italiani è aumentato. Nel 2023 sono nati e si sono consolidati gruppi hacktivisti pro-Russia, che hanno attuato nuove tattiche volte a destabilizzare i Paesi europei sfruttando le tensioni sociali interni alle società occidentali.

Il settore trasporti è preso di mira dai gruppi hacktivisti con attacchi di tipo DDoS – Distributed Denial of Service, che impediscono il funzionamento di un sito o un server. Nel primo trimestre 2024, Danimarca (10%), Italia (10%), Repubblica Ceca (9%) sono stati i 3 Paesi più colpiti da attacchi di questo tipo, una sorta di vandalismo digitale in cui viene modificata senza consenso l’aspetto di una pagina web o dell’intero sito, allo scopo di lanciare messaggi offensivi o politici.

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Com’è cambiato l’approccio degli italiani verso la salute?

Non è certo un segreto che negli ultimi anni la crisi causata dalla pandemia abbia profondamente influenzato i bisogni e l’approccio degli italiani riguardo salute e benessere. Questo cambiamento ha avuto ripercussioni anche sulle strutture sanitarie, che hanno dovuto affrontare le nuove esigenze degli utenti e adattarsi a uno scenario in continua trasformazione.

Offerta e domanda, l’evoluzione è guidata dalla tecnologia  

Si è svolto di recente un evento sul tema, About Health, organizzato dallo Studio Legale Delli Ponti, dalla web agency Noetica e dalla società di ricerche Nomisma. Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di analizzare le evoluzioni nel settore salute e di esplorare le opportunità offerte da tecnologie, canali di comunicazione innovativi e strategie di digital marketing. Una prima indagine di Nomisma, rivolta alle realtà operanti nei settori health, socio-assistenziale, salute e benessere, ha evidenziato le esigenze di promozione delle imprese, l’uso di strategie di comunicazione e strumenti di digital marketing per raggiungere i potenziali pazienti. La seconda indagine ha coinvolto la popolazione italiana per approfondire l’interesse verso i temi della salute e del benessere, e per capire come gli italiani cercano informazioni e scelgono le prestazioni, i professionisti e le strutture sanitarie.

L’importanza della rete

Oggi, la rete gioca un ruolo sempre più rilevante: il 42% degli italiani cerca informazioni sulla salute su siti web specializzati, mentre il 38% utilizza Google. Tuttavia, il medico di base resta una figura centrale, coinvolta dal 56% degli italiani che cercano informazioni sulla salute. Google viene utilizzato principalmente per trovare risposte rapide e chiare su disturbi o sintomi (52%), strutture, prestazioni o servizi (44%) e informazioni sulla prevenzione (32%). Tra i contenuti più apprezzati online, ci sono le interviste agli specialisti (58%) e gli articoli di approfondimento su blog e siti specializzati (53%).

La scelta delle strutture sanitarie

Per individuare le strutture sanitarie, gli italiani si affidano principalmente a Google (47%), ma il canale preferito si conferma il passaparola (55%). Le esperienze degli altri giocano un ruolo cruciale nelle decisioni, con il 69% degli italiani che considera fondamentali le recensioni dei clienti. I principali driver di scelta sono le agevolazioni economiche (88%), la possibilità di consultare referti online (76%) e di prenotare visite sul sito della struttura (73%), oltre a un servizio clienti rapido e soddisfacente (73%).

Dopo la prestazione, cosa desiderano gli utenti?

Una volta scelta la struttura, quasi 4 italiani su 10 preferiscono prenotare direttamente online, anche se il canale telefonico resta il più utilizzato (67%). Dopo la prestazione medica, 3 italiani su 5 preferiscono rimanere in contatto con la struttura tramite e-mail e newsletter (78%). Inoltre, il 60% degli italiani lascia recensioni, siano esse positive o negative, sulle esperienze sanitarie vissute.

La sicurezza dei dati sanitari

Infine, la sicurezza dei dati sanitari è motivo di preoccupazione per l’83% degli italiani, che richiedono chiarezza sulle modalità di trattamento dei dati. Trattamenti non corretti e violazioni possono compromettere il rapporto di fiducia con le strutture sanitarie, con quasi 3 italiani su 10 che eviterebbero di tornare in strutture che hanno subito violazioni di dati.

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In Valle d’Aosta le case sono più… green

Obiettivo: ridurre in maniera netta il consumo energetico e le emissioni di gas inquinanti riconducibili a case e palazzi entro il 2035, per realizzare immobili a zero emissioni entro il 2050. È quanto ha deciso il Consiglio dei ministri europei di Economia e Finanze, che lo scorso 12 aprile ha dato il via libera all’Ecofin, la direttiva sulla prestazione energetica degli immobili in Europa.

Tra le regioni italiane è la Valle d’Aosta a detenere il primato per numero di case green. Secondo i dati raccolti dal Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (Siape), la Valle d’Aosta vanta un punteggio di 8,4 su 10: è prima per l’elevato numero di attestati di prestazione energetica APE (22,1%), il 14,3% in più di attestati rispetto alla media italiana, e per l’indice di consumo medio di energia rinnovabile (40,8 kWh/m 2 anno).

Sul podio anche Trentino-Alto Adige, Lombardia e Basilicata (a parimerito)

La classifica nazionale prende in considerazione variabili come gli APE green, che come ricorda la guida di Acea Energia, devono contenere la classificazione energetica degli immobili, le emissioni di CO2 e gli indici di consumo medio di energia rinnovabile (EP gl,ren) e non rinnovabile (EP gl,nren). 
In ogni caso, la medaglia d’argento va al Trentino-Alto Adige, con uno score di 7,9 punti.

Al terzo posto la Lombardia, che però è seconda per numero di attestati di prestazione energetica (20,7%), e la Basilicata, quarta per APE (18,6%) e per l’impiego medio di energia rinnovabile (25,9 kWh/m 2 anno), che totalizzano entrambe un punteggio di 7,6 su 10.

La top 10 dell’energia rinnovabile da Nord a Sud

Fuori dal podio le Marche (6,4) e il Friuli Venezia-Giulia (6), seguite a pari merito dall’Abruzzo (5,8), caratterizzato da basse emissioni di CO 2 e da un uso ridotto di energie non rinnovabili, e il Veneto (5,8), penalizzato da un basso utilizzo di energia rinnovabile.

La classifica prosegue con Piemonte (5,4) e Toscana (5). Al nono posto, entrambe con un punteggio di 4,9, Puglia e Umbria. La prima, grazie al rilascio di basse quantità di CO2, la seconda per l’alto valore di consumo medio di energia rinnovabile.
Chiude la top 10 la Sicilia (4,7), prima per emissioni ridotte di anidride carbonica.

Meno virtuose Lazio e Molise

Tra le regioni meno virtuose, riferisce Askanews, con margini di miglioramento, la Calabria (4,4), l’Emilia-Romagna (4,1, prima per utilizzo di energia non rinnovabile, con 240,7 kWh/m 2 anno, superiore alla media annuale italiana di 203,7 kWh/m 2 ), il Molise (3,8) e il Lazio (3,1), sulle quali pesa un numero estremamente ridotto di APE green rilasciati.

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Lavoro: come cambia l’interazione professionale al tempo del Metaverso?

Una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports ha messo a confronto l’impatto psicologico di tre contesti di interazione professionale (videoconferenza online, riunione in presenza e in una realtà virtuale tridimensionale) per verificare gli effetti sulla mente delle persone.
Lo studio è stato condotto su 60 individui da Nicola De Pisapia, docente di Psicobiologia e Psicologia fisiologica al dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’università di Trento. 

I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi riuniti rispettivamente in una sala meeting, su una piattaforma online e con la realtà virtuale.
In ognuna di queste condizioni il gruppo ha dovuto lavorare in team per discutere possibili soluzioni di un problema, mentre un osservatore nascosto misurava diversi aspetti del loro modo di interagire.

La presenza facilita il coinvolgimento

Al termine delle riunioni ai partecipanti sono stati sottoposti diversi questionari per raccogliere elementi riferiti alla capacità creativa di elaborare idee innovative, al grado di coinvolgimento nell’attività richiesta, all’eventuale stress provocato dall’uso del visore durante l’immersione nella situazione virtuale.

In sintesi, i test hanno dimostrato che le riunioni in presenza facilitano più delle altre modalità il coinvolgimento dei partecipanti, che riescono così a sviluppare valide idee.
Il lato negativo è che fanno registrare una prevalenza di emozioni negative e stress. Soprattutto, se nel gruppo sono presenti superiori, poiché si percepisce il rapporto di gerarchia. Inoltre, emerge la competitività.

Pro e contro di RV e videoconferenza

La realtà virtuale si è rivelata quasi simile a quella fisica per quanto riguarda la partecipazione e la sensazione di ‘immersione’.
Gli individui tra loro collaborano attivamente, come se indossare un visore ed essere nascosti dietro un avatar faccia sentire protetti, liberi di esprimersi, maggiormente coinvolti e creativi.
Oggi i visori però non sono ancora perfettamente ergonomici, quindi risultano pesanti, ingombranti e provocano stanchezza.

Quanto alla videoconferenza, è anch’essa un’efficace modalità di lavoro, seppur con forti limiti comunicativi.
Nel corso della riunione le persone si focalizzano sull’argomento da discutere, parlano senza sovrapporsi e il livello di tensione è moderato, ma si annoiano facilmente. 

L’avatar in riunione presto non sarà fantascienza

In pratica, ambienti diversi hanno conseguenze diverse sulla performance lavorativa, riferisce AGI.
“La realtà virtuale – sottolinea De Pisapia – può essere applicata anche ad altre situazioni, come la scuola. Le aspettative sono che diventerà sempre più presente. Ecco perché bisogna conoscerla bene per poterci convivere. Quando i visori saranno più piccoli e leggeri, tutti potremo andare nel metaverso, ma consapevoli di quello che fanno”.

Insomma, immaginare di incontrare i colleghi e le colleghe di lavoro nel ‘metaverso’ per una riunione, magari in un ambiente che simuli una spiaggia caraibica, semplicemente indossando un visore, tra qualche anno potrebbe non essere più fantascienza.

PNRR: “poca trasparenza” su spesa e avanzamento dei progetti

A oltre cinque mesi dall’approvazione del ‘nuovo PNRR’ non esiste ancora un quadro finanziario aggiornato sulle misure del piano, né sono disponibili le informazioni sullo stato di avanzamento dei singoli progetti, in particolare, su quanto è stato speso fino a oggi.

L’allarme PNRR è stato lanciato dall’Osservatorio civico PNRR, insieme a più di 300 organizzazioni della società civile riunite nella campagna ‘Dati Bene Comune’, che stanno chiedendo maggiore trasparenza e accesso pubblico alle informazioni fin dall’avvio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Il Piano è stato modificato, ma..

Per questo motivo, come riporta AcrtionAid, la Fondazione Openpolis, il 17 aprile, ha inoltrato al Governo un’ulteriore richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia), la quarta in due anni, con oggetto i dati del PNRR.

Lo stesso Osservatorio civico ha inviato una lettera sul tema alla ‘Cabina di regia’ del Governo sul PNRR.
Con la revisione approvata dalle istituzioni europee nel dicembre scorso, il piano di investimenti, pari a circa 194 miliardi di euro, è stato sostanzialmente modificato, tanto che oggi è lo stesso Governo a parlare di un ‘nuovo PNRR’.

…siamo di fronte a un vuoto informativo

Tuttavia, l’esecutivo non ha ancora messo a disposizione le informazioni relative agli importi delle centinaia di misure indirizzate ad ambiti fondamentali, come sanità, scuola, transizione ecologica o digitale.

In questo modo, “è praticamente impossibile analizzare il piano” per misurare la riuscita degli investimenti e verificare l’utilizzo di risorse pubbliche di tale portata. Per non parlare del raggiungimento delle priorità trasversali sull’eliminazione dei divari di genere, generazionali e territoriali.
Siamo di fronte a un grave vuoto informativo e a una mancanza di trasparenza inaccettabile, che impedisce una soddisfacente attività di monitoraggio civico, da parte della società civile, degli addetti ai lavori e dei media.

…che lascia l’Italia in una condizione di incertezza

Insomma, tutto ciò lascia le comunità, le amministrazioni locali e le imprese in una condizione di grave incertezza.

Con l’ultima richiesta di accesso agli atti si richiede nuovamente (come era stato fatto attraverso un Foia lo scorso febbraio) lo stato di avanzamento dei singoli interventi e la spesa effettivamente sostenuta. Nonostante le rassicurazioni pubblicate dal Governo su Italia Domani, a oggi queste informazioni non sono ancora pubbliche.

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