L’intervento del Governo frena la stangata bollette: +29,8% luce e +14,4% gas

I prezzi delle materie prime corrono verso i massimi storici. Si tratta di una dinamica in forte crescita, dovuta non solo alla ripresa delle economie dopo i ribassi dovuti alla pandemia e alle difficoltà nelle filiere di approvvigionamento, ma anche alle alte quotazioni dei permessi di emissione di CO2. Questa dinamica ha portato a un aumento superiore al 45% per la bolletta dell’energia elettrica, e di oltre il 30% per quella del gas. L’Arera, l’Autorità per Energia Reti e Ambiente è intervenuta annullando transitoriamente gli oneri generali di sistema presenti in bolletta, e potenziando il bonus sociale alle famiglie in difficoltà. Con l’intervento dell’autorità l’aumento per la bolletta della luce si è fermato quindi a +29,8%, e quello per il gas a +14,4%.

Stangata un po’ meno forte per 29 milioni di famiglie

Il decreto di urgenza del Governo, che ha stanziato le risorse necessarie, ha consentito di attutire l’impatto dei costi aggiuntivi per luce e gas su 29 milioni di famiglie italiane e 6 milioni di microimprese. Per loro la stangata sarà un po’ meno forte. Applicando ai numeri di oggi le misure varate dall’Esecutivo, valide per il prossimo trimestre, l’aumento per la famiglia tipo in tutela sarà infatti ridotto a quasi il 30% (+29,8%, rispetto a oltre il 45% in più) per la bolletta dell’elettricità e dimezzato per quella del gas (+14,4% rispetto a oltre il 30% in più), grazie anche alla riduzione dell’Iva contenuta nel decreto.

Incrementi tariffari azzerati per i nuclei con ISEE basso

Per oltre 3 milioni di nuclei familiari aventi diritto ai bonus di sconto per l’elettricità, e per i 2,5 milioni che fruiscono del bonus gas in base all’ISEE, gli incrementi tariffari sono stati sostanzialmente azzerati dal decreto, riporta Italpress.
“Siamo in presenza di un ulteriore incremento del costo delle materie prime, più ampio ed imprevedibile del precedente – ha commentato il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini -. L’intervento del governo, cui abbiamo fornito il necessario supporto tecnico, ammorbidisce gli effetti in una fase delicata della ripresa per proteggere i consumatori più fragili”.

“È necessaria una riduzione strutturale dei costi energetici” 

“Accanto all’attenzione alle famiglie in più grave difficoltà, è ormai evidente l’ampia percentuale di famiglie e imprese, che pur essendo ‘nella media’, fatica a sopportare la quotidianità – ha aggiunto Stefano Besseghini -. È a maggior ragione necessario un continuo lavoro per sfruttare tutte le opportunità per una riduzione strutturale dei costi energetici”.

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Moda, l’export torna in segno positivo per Milano Monza Brianza Lodi

Anche se l’effetto Covid pesa ancora sui numeri delle imprese attive nel settore moda di Milano Monza Brianza Lodi (-2,9 % in un anno), le prime conferme positive arrivano dall’export: a giugno si registra in un anno +38,8%, dato che fa recuperare anche rispetto al 2019. Il volume delle esportazioni del settore, con un +1,1%, torna quindi di segno positivo. Dal 21 al 27 settembre si è tenuta la Milano Fashion Week, ancora in versione phygital, ma con gli eventi in presenza che tornano a superare gli appuntamenti digitali. E le aspettative sul sistema moda, da sempre traino del Made in Italy, sono confermate proprio dalla crescita dell’export, mentre resta ancora di segno negativo la variazione del numero delle imprese attive nel settore. Si tratta di una sintesi dei dati elaborati sul settore dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Un settore da circa 12.500 imprese attive

Tra Milano Monza Brianza e Lodi il settore moda comprende circa 12.500 imprese attive, e in termini di posti di lavoro conta oltre 82.000 addetti. Per la sola Milano si tratta di 10.410 imprese per oltre 73.600 addetti, che rappresentano il 3,4% sia sul totale delle attività economiche sia sugli occupati. Tra i settori, il 40% del totale del comparto di Milano, Monza Brianza e Lodi è rappresentato da imprese manifatturiere (circa 5.000 imprese attive), a cui si aggiungono 7.500 attività del commercio al dettaglio e all’ingrosso. Rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, si registra una variazione nel numero delle imprese attive del -2,9%, dato comunque in recupero rispetto al -3,7% rilevato nel confronto giugno 2020/giugno 2019.

A livello regionale segnali di recupero per l’intera filiera 

Per la filiera che, solo nel territorio di Milano Monza Brianza Lodi nel 2019 produceva più di 22 miliardi di euro di fatturato, l’ultima analisi congiunturale regionale, relativa al II trimestre 2021, mostra segnali di recupero rispetto al 2020, anche se rispetto al periodo pre-Covid restano di segno negativo le variazioni di produzione e fatturato per quasi tutti i settori. Rispetto al 2019 le industrie tessili lombarde registrano -8,2% per produzione e -5,9% per fatturato, -8,1% e -12,8% le variazioni delle imprese manifatturiere attive nella fabbricazione di articoli in pelle. In recupero invece il fatturato per la confezione di articoli di abbigliamento, con un +5,5% anche se la produzione fa segnare -7,4%.

USA, Cina, Francia, Corea del Sud, Regno Unito i primi Paesi di destinazione

Nei primi sei mesi del 2021 l’export per i territori di Milano Monza Brianza Lodi vale più di 4 miliardi di euro, di cui 2 miliardi hanno origine dalle esportazioni di articoli di abbigliamento e circa 1,5 miliardi dall’export di articoli in pelle. Si tratta di circa il 62% delle esportazioni lombarde di questi prodotti. USA, Cina, Francia, Corea del Sud e Regno Unito sono i primi Paesi di destinazione. A eccezione del mercato USA (-8,2%) il volume degli scambi evidenzia un aumento rispetto al 2019 per Cina (+14,2%), Francia (+4,8%), Corea del Sud (+10,9%), e Regno Unito (+74%).

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Ragazzi e smartphone, il 37% degli italiani lo ha ricevuto in età scolare

Gli italiani hanno iniziato a usare lo smartphone in età scolare. Come evidenzia un’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, il 37% degli italiani oggi adulti ha infatti avuto il suo primo cellulare in età scolare, e tra questi, 563.000 lo hanno avuto addirittura prima dei 10 anni. L’indagine è stata svolta tra il 29 aprile e il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di 1.012 interviste CAWI a un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni. E dai risultati della ricerca non è difficile constatare come oggi l’età media del primo telefono si sia molto ridotta rispetto al passato.

Dove usano il cellulare i ragazzi?

La fine delle vacanze e il rientro a scuola potrebbe quindi rappresentare per molti bambini e ragazzi il momento per avere il primo cellulare. Ma quanto e come usano lo smartphone i giovanissimi? E a che età lo hanno ricevuto? Se si guarda al luogo dove chi ha ricevuto il cellulare in età scolare lo utilizza con più frequenza risulta che al primo posto c’è il letto. Infatti, vanno a dormire con il cellulare più di 6 intervistati su 10. Un dato che fa emergere il diffondersi di una cattiva abitudine, che oltre a incidere negativamente sulla qualità del sonno, ha conseguenze anche sul pericolo di isolamento dalla famiglia e dalla realtà circostante. 

Come viene usato il telefonino?

Al secondo posto tra i luoghi dove si utilizza con maggiore frequenza lo smartphone vi è il salotto, mentre al terzo il bagno, un’area della casa dove più di un intervistato su 3 dichiara di usare regolarmente il cellulare. Ma cosa fanno più frequentemente i giovani con lo smartphone? Telefonare, ovviamente, ma soprattutto videochiamare e mandare messaggi. Queste rimangono ancora le funzionalità più sfruttate (74,5%), mentre ormai ha ottenuto quasi pari importanza l’uso dei social network. Tanto che il 62% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare per svago e in modo ricorrente app come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok e altri social.

La paura più grande? Rimanere sconnessi dal mondo 

Naturalmente, postare foto e video è imprescindibile per i social, infatti il 47% degli intervistati ha affermato che la fotocamera è una delle funzioni più usate dello smartphone. Poco meno, il 43%, ha invece dichiarato di usare frequentemente il cellulare per ascoltare musica. È inoltre curioso notare come alla domanda “qual è la tua paura più grande legata allo smartphone?” le preoccupazioni più grandi risultino quella di perderlo (47%), di romperlo (42%), o di perdere i dati (35%). Ma a spaventare di più i giovani non è tanto il danno materiale al dispositivo, quanto l’idea di rimanere senza, ovvero, di restare “sconnessi” dal mondo. 

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Mutui per i giovani, si risparmia fino a 22.500 euro

Alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), un valore ai minimi storici .Il mondo bancario risponde quindi alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa. Grazie a queste condizioni, secondo le simulazioni di Facile.it,gli under 36 possono infatti risparmiare decine di migliaia di euro in interessi. Un esempio? Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro.
Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro. Il risparmio risulta quindi di quasi 900 euro l’anno, e di circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

Unico limite, età del richiedente e importo massimo erogabile

Ma se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.
“Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile – afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it – oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi”.

Come beneficiare delle novità introdotte dal Governo

Oltre a queste condizioni, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare anche delle novità introdotte dal Governo, tra cui l’ampliamento fino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, e di diverse esenzioni, tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, e in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

Salgono le richieste di finanziamenti da parte degli under 36

Come evidenzia l’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target. Nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

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Ricerca scientifica: in Italia tante donne, ma poche in ruoli top

In Italia, sono donne quasi 5 ricercatori scientifici su 10 (percentuale di presenza femminile del 44%). Parità conquistata o poco ci manca, quindi? Non proprio. Secondo i dati raccolti dal report annuale “Gender in research” dell’editore scientifico Elsevier (con oltre 3.000 pubblicazioni in tutti gli ambiti) nel nostro Paese le “donne di scienza” sono tante, ma poche occupano ruoli apicali.

Italia al secondo posto in Europa

Lo studio di Elsevier prende in esame la partecipazione delle donne nel campo della ricerca in Europa e in altri 15 Paesi del mondo. A sorpresa, con il suo 44% l’Italia è decisamente sopra la media europea (39%) e seconda solo al Portogallo, che è il Paese guida sul genere. Siamo a pari livello con la Spagna e decisamente meglio di Francia, Danimarca, Olanda e Germania. Fuori dall’Europa, l’Australia è al 39,46%, le performance in Argentina e Messico sono molto buone e il Giappone è in ultima posizione, con il 15.22%. Dopo 50 anni di conquiste, oggi  le donne sono presenti come mai prima d’ora nella scienza, tecnologia, ingegneria e tra i laureati in matematica (STEM) e medicina. Ma il risultato non è completamente soddisfacente anche per una lunga serie di piccole differenze, che sembrano sfumature, ma non lo sono.

Cosa manca per la parità

“I nostri ultimi risultati – sottolinea Kumsal Bayazit, Chief Executive Officer di Elsevier – indicano che le disparità continuano ad esistere, con una crescita più lenta degli articoli pubblicati dalle donne, numero maggiore di donne che lasciano la ricerca e aree di ricerca poco studiate. Questo rapporto evidenzia anche che le donne non partecipano a reti di collaborazione allo stesso livello maschile, con un potenziale impatto sulla loro carriera. In media, gli uomini hanno più coautori delle donne, con una tendenza a collaborare con quelli dello stesso sesso, dimostrando che anche su questo ambito c’è lavoro da fare per affrontare i problemi che tagliano la parità tra diversità e inclusione”. Inoltre, in media, l’impatto delle citazioni del primo autore maschile nelle pubblicazioni è superiore a quello delle donne, cosa che fa sorgere il dubbio di un pregiudizio di genere nella pratica della citazione. Un altro obiettivo ancora da raggiungere è la parità sul fronte delle retribuzioni, un tema sul quale  il nostro Paese si rivela sorprendentemente virtuoso. In Italia, infatti, il pay gender gap tra i ricercatori scientifici si attesta al 7%, uguale all’andamento dell’intera economia, mentre le cose vanno decisamente peggio in Europa, con una media di differenza retributiva del 15% e addirittura un caso (la Danimarca) che arriva al 20%. Come anticipato, invece, non va altrettanto bene per quanto riguarda le posizioni top occupate dalle donne nella scienza. In Europa, infatti, si supera in media il 40%, mentre nel nostro Paese siamo indietro di 10 punti, al 30%. L’impressione, però, è che le cose possano cambiare in fretta, come lascia sperare il fatto che in Italia la rappresentanza femminile superi addirittura quella degli uomini fra i candidati ai dottorati (52%).

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Estate 2021: per le vacanze i giovani (e non solo) preferiscono l’outdoor

Inutile negare che anche l’estate 2021 sarà contraddistinta dalla sgradevole presenza del Covid. Certo, rispetto all’anno scorso ci sono le coperture vaccinali e la protezione assicurata dal Green Pass, ma stando agli ultimi dati la pandemia farà andare in vacanza poco più di un italiano su due. Di questi, ed è il dato più interessante, un quarto pianifica una vacanza outdoor. A rivelare la tendenza è l’ultimo Osservatorio del Turismo Open Air commissionato all’Istituto Piepoli da Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e da Human Company:  lo studio ha indagato le vacanze all’aria aperta dell’ultimo anno, i cambiamenti indotti dalla pandemia, le previsioni di soggiorni outdoor per l’estate 2021 e l’influsso della campagna vaccinale sulle prossime vacanze estive.

Il profilo di chi ama la vacanza “natura”

Il profilo del viaggiatore outdoor 2021 è simile a quello dell’ultimo anno, con una decisa presenza di giovani (21%) e scarsa di over 64 (3%). Non sorprende che il periodo preferito per concedersi le meritate vacanze sia agosto, che  si conferma il mese dominante per il 48% degli italiani e per il 54% dei turisti outdoor, però sale l’appeal del mese di settembre scelto dal 28% dei viaggiatori propensi all’outdoor.

Soprattutto al mare, in sicurezza

Secondo le stime dell’indagine per l’estate 2021 più di un italiano su due ha programmato una vacanza in media per più di una settimana, di questi un quarto pianifica una struttura outdoor, villaggio e agriturismo in testa seguiti da camping e rifugio montano. Il 65% di chi pianifica outdoor sceglierà una destinazione di mare, il 20% la montagna, il 16% città e località d’arte. Oltre l’80% sceglierà una struttura in Italia, Sicilia in testa (16%), seguita da Sardegna (14%) e Liguria (12%). Ma quali sono le principali leve che fanno scegliere una location piuttosto che un’altra? Innanzitutto il prezzo: con il 29% la convenienza è la prima ragione, seguita però a ruota (con il 26%) dalla garanzia di rispetto delle norme igieniche preventive del contagio, evidenziando sempre una grande sensibilità al tema pandemico. In effetti l’andamento della campagna vaccinale ha un grande impatto sulla propensione alla prenotazione: invoglia alle vacanze sette italiani su dieci, addirittura nove su dieci tra i propensi a fare una vacanza in strutture outdoor.

Un’altra estate italiana

“Questa per i nostri concittadini sarà un’altra estate italiana, ma stavolta sembra esserlo per scelta” commenta Livio Gigliuto, Vice Presidente Istituto Piepoli. “L’accelerazione della campagna vaccinale libera la nostra voglia di vacanze e nel farle abbiamo riscoperto l’open air, che ci fa sentire sicuri, la natura, con cui durante la pandemia abbiamo recuperato un rapporto che non vogliamo più perdere, e l’Italia, cui ci sentiamo anche emotivamente più connessi di prima. Sarà in ogni caso un’estate all’insegna della prudenza, tanto che il rispetto delle norme igieniche e sanitarie è ormai il criterio principale di scelta delle destinazioni e delle strutture, alla pari con la convenienza”.

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Il futuro digitale aumenta il gap di genere?

Il nostro presente e il nostro futuro sono sempre più digitali, ma dobbiamo garantire che le donne e le ragazze occupino la loro giusta quota nel settore tecnologico e siano incoraggiate a contribuire alla sua crescita. Uno dei maggiori problemi che frenano l’uguaglianza di genere però è la segregazione nell’istruzione e nel lavoro, ovvero una concentrazione di donne o uomini in determinate materie o lavori. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, lo European Institute for Gender equality è un programma specifico della Comunità Europea istituito per promuovere la parità e combattere le discriminazioni di genere. Nel suo Index annuale ratifica progressi e arretramenti del gender gap, e rileva come ci sia ancora molta strada da fare sotto molti aspetti, in particolare nel mondo digitale. 

Dal 2010 aumenta la segregazione professionale

Nonostante le iniziative speciali per incoraggiare le donne a studiare scienze, ingegneria o ICT, la segregazione è effettivamente aumentata dal 2010. Nell’UE, solo due lavori su dieci nel settore ICT , le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono occupati da donne. Al contrario, nel settore dell’assistenza mancano gli uomini, che costituiscono solo il 15% dei lavoratori in infermieristica, ostetricia e cura della persona nei servizi sanitari. L’Indice dell’istituto per la gender equality di quest’anno si concentra in particolare sugli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. Le donne corrono un rischio maggiore di essere sostituite nel loro lavoro da robot e sono sotto rappresentate nello sviluppo di Intelligenza artificiale, start-up digitali e prodotti ad alta tecnologia come astronavi, fibre ottiche, laser e microchip.

L’espansione del lavoro online riproduce le tradizionali disuguaglianze

Se le donne non virano decisamente verso le discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), quelle più in linea con l’imponente sviluppo del digitale, il gap di genere rischia di essere ancora più drammatico. L’espansione del lavoro organizzato attraverso piattaforme online, avverte l’istituto europeo, sta riproducendo le tradizionali disuguaglianze di genere, come il divario retributivo e la segregazione. Ad esempio, gli uomini hanno maggiori probabilità di lavorare nello sviluppo di software o nella consegna di cibo, mentre le donne lavorano di più nella traduzione online o nei servizi domestici.

Stem, un settore caratterizzato da un forte gender gap

In Italia solo il 18.9% delle laureate ha scelto discipline Stem, e nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei compagni, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione.
D’altronde, le discipline Stem sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro: si stima che nei prossimi 10 anni le occupazioni in questo campo cresceranno due volte più velocemente rispetto alle altre occupazioni e garantiranno maggiori possibilità di carriera e di guadagno. Nonostante questo, si tratta di un settore caratterizzato da un forte gender gap.

Pesce e bollicine, i più gettonati nel primo trimestre del 2021

Nel primo trimestre del 2021 procede, anche se a ritmo meno sostenuto, l’aumento degli acquisti alimentari domestici. Secondo il panel Ismea-Nielsen, dopo aver chiuso il 2020 con un +7,4% sui primi tre mesi dello stesso anno la spesa di cibi e bevande registra un ulteriore spunto di crescita di quasi il 3% sul 2019, attestandosi comunque di ben il 12% sopra un’annata “normale” come il 2019. In attesa della riapertura a pieno ritmo dei ristoranti gli italiani si sono organizzati a casa, facendo volare gli acquisti di prodotti gourmet come il pesce (+21%) e le bollicine (+55%), tra i top sellers nei primi tre mesi del 2021.

Per la prima volta da inizio pandemia la crescita è trainata dai prodotti freschi

L’aumento del 2021 risente ancora del perdurare delle restrizioni alla socialità e delle limitazioni del canale Horeca. Un trend destinato ad affievolirsi con le progressive riaperture, ma che secondo l’Ismea, non si esaurirà del tutto, anche per effetto del diffuso ricorso allo home-working, che ha spostato tra le mura di casa parte dei consumi dell’extradomestico. Il primo scorcio dell’anno si distingue per alcune tendenze opposte rispetto al quadro di inizio pandemia: per la prima volta a trainare la crescita sono i prodotti freschi sfusi rispetto ai confezionati (+3,7% contro un +2,5%), e soprattutto, le bevande (+13%) rispetto ai generi alimentari (+1,7%).

Volano i prodotti gourmet e la categoria degli apertivi 

Il contesto di maggior fiducia verso un’uscita sempre più vicina dalle restrizioni imposte dalla pandemia conferisce nuovo slancio ai prodotti che fungono “da compensazione alle privazioni”. Volano prodotti gourmet come il pesce e gli alcolici: vini, spumanti, birra e in generale tutta la categoria degli aperitivi. Tra i top sellers troviamo infatti vini e spumanti (+14,5%), trainati soprattutto dalle bollicine (+55%) per riflesso alla rinnovata voglia di festeggiare, e i prodotti ittici freschi (+21%).

Un nuovo incremento anche per carni, salumi, e uova

Dopo la ripartenza nel 2020, anche il comparto dei proteici di origine animale, come le carni (+9,8%), i salumi (+8,3%), e le uova (+14,5%), mettono a segno un nuovo incremento nel 2021, seppur con minore slancio (+1,3% le carni e +4,2% i salumi) e con alcuni segmenti in ripiegamento. Quello delle uova, ad esempio, che nel 2020 era stato il segmento più dinamico, apre il 2021 con un’attesa flessione (-4,3%), mantenendo comunque un divario positivo sui livelli di spesa del periodo pre-Covid.

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TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

A maggio TikTok è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo, sia su Play Store di Google sia sull’Apple Store. Il social cinese, di proprietà della società ByteDance, batte quindi Instagram e Facebook, e di fatto nel mese di maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni. Soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), e dai cinesi (12%), dove però il suo nome è Douyin. Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization di SensorTower ha evidenziato infatti come l’app cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa anche nei mesi di marzo e aprile.

Le installazioni aumentano del 35%, ma non anno su anno

Sempre nel mese di maggio, secondo gli analisti di SensorTower le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nella top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Sull’Apple Store YouTube al secondo posto, su Play Store Facebook

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Bandita in India e minacciata da Trump

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden, riporta Ansa, però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

 lockdown ci hanno fatto riscoprire i piaceri della cucina e della buona tavola, facendoci apprezzare più che mai la pasta: un successo planetario che ha trasformato questa icona italiana in un piatto ormai completamente globale. In base alle previsioni firmate da Statista, infatti, nel 2021 il maggior mercato mondiale sarà la Cina che, da sola, vale quasi 25 miliardi di dollari. Significativi anche i dati mondiali: in media, il consumo pro capite all’anno è di 7,7 kg di pasta,a fronte di una spesa di 16,3 dollari. 

I record del 2020 

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo i dati di Unione Italiana Food il 2020 è stato un anno d’oro sia per quanto riguarda i consumi nazionali, sia per l’export.  In Italia l’anno scorso si sono vendute oltre 50 milioni di confezioni in più, con punte di circa il +40% a marzo e +10% tra ottobre e novembre; le esportazioni sono cresciute del 16%, superando i 3,1 miliardi di euro. Con un incremento record del 40%, gli Stati Uniti sono diventati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, superando la Francia (+4,3%) e la Germania (+16%). Ottimi i risultati in arrivo anche dalla Gran Bretagna (+19%), nonostante la Brexit.

Previsioni in crescita per i prossimi 4 anni

La passione per la pasta non sembra una moda passeggera. I dati di Statista prevedono infatti che, dopo aver sfiorato i 123 miliardi di dollari nel 2021 (122.925 milioni per la precisione), a livello globale le vendite di pasta continueranno a crescere del 2,35% l’anno nei prossimi quattro anni. 

Un “insolito” successo

Più tempo trascorso in cucina e a tavola uguale più voglia di cimentarsi con nuovi formati e nuove ricette. I lockdown del 2020 hanno aumentato la propensione all’acquisto di prodotti particolari, con cui gratificarsi e divertirsi, cucinando qualcosa di nuovo. Sì, siamo diventati tutti un po’ chef, a caccia di sperimentazioni, innovazioni e abbinamenti mai osati prima. Tra i successi dell’ultimo periodo c’è sicuramente la pasta fresca surgelata, alternativa molto più pratica rispetto alla versione “home made” ed estremamente simile alla produzione artigianale per aspetto, consistenza e sapore. Oltre al successo della pasta, il 2020 ha consacrato anche quello degli gnocchi, spaziando dalla ricetta classica a base di patate per arrivare a quelli ripieni. Pure in questo caso, è stato l’insolito a conquistare  consumatori, che in più si sono rivelati particolarmente attenti al packaging, dimostrando di preferire le confezioni e gli imballi riciclabili e comunque sostenibili.