Aumentano i prezzi all’ingrosso. I dati lombardi

Aumentano i prezzi all’ingrosso. I dati lombardi

I prezzi dell’agroalimentare, dei materiali da costruzione e dell’energia stanno toccando soglie decisamente elevate, che pesano sulle tasche delle famiglie e delle imprese. Per quanto riguarda l’agroalimentare, il settore dei cereali, in particolare frumento, mais, soia e oli vegetali, ha subito un forte rincaro a partire dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia, con conseguenze sui settori dell’hospitality e ristorazione, già gravati dal caro energia. Identificare le cause per il caro vita odierno è un’operazione complessa, ma necessaria. Di fatto, il 2022 si sta confermando come un anno di forte inflazione, dovuta a una combinazione di fattori, tra i quali i più recenti eventi geopolitici.

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte, che proviene da un periodo di grande difficoltà a causa del Covid-19. Gli allevatori sono costretti a diminuire il numero di mucche da produzione, e di conseguenza, la quantità di latte sul mercato, da qui il rincaro di latte spot e formaggi. Aumenti anche nel settore della carta e dei materiali per l’edilizia, che forti di una rapida ripresa post Covid-19 non hanno potuto soddisfare con la propria offerta l’abbondante domanda di beni. I prezzi sono lievitati a causa della scarsità di materie prime, e alcuni sostengono, spinti da un ulteriore speculazione dei soggetti intermediari. 

La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East

“La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East, Cina, Malesia, Indonesia, a causa dei costi di nolo e forti speculazioni – dichiara Alberto Zanotti, vicepresidente della Commissione Prezzi per le materie prime per saponeria, raffineria e stearineria -. Gli effetti sono devastanti per le nostre industrie”. 
Davanti a tempi tanto incerti per le imprese diventa quindi indispensabile stare al passo con i prezzi.
Secondo alcune variazioni dei prezzi all’ingrosso monitorate dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi, per il mais nazionale ad aprile 2022 la quota è pari a 382 euro a tonnellata contro i 292 euro di febbraio 2022 (pre-guerra). Vertiginoso aumento anche per gli oli vegetali: se da settembre a dicembre 2021 si era verificato un aumento di 30 euro/t, da dicembre 2021 ad aprile 2022 l’aumento è stato di 460 euro/t.

Grande rincaro per la carta e i materiali da costruzione

Il latte spot invece in un anno è passato dal prezzo alla tonnellata di 315 euro ad aprile 2021 a 525 euro/t oggi. Grande rincaro annuale anche per il Cartone in fogli, che subisce un aumento del 68% dal 2021, e per la Carta per fotocopiatrici, che segue con un +23% nello stesso periodo. E ancora, per i materiali da costruzione, un aumento annuale del 50% per il polietilene reticolato espanso, un’isolante acustico, mentre i rottami di metallo e acciaio balzano al 75% in più in un anno.

Le autostrade italiane? “Bocciate” dai viaggiatori

Le autostrade italiane? “Bocciate” dai viaggiatori

Gli italiani sono severi nel giudizio nel confronto delle autostrade italiane. Lo rivela un recentissimo report di SWG, che evidenzia come i nostri connazionali siano generalmente poco contenti del principale servizio di mobilità del Paese, criticandone vari aspetti, dal costo dei pedaggi alla manutenzione del manto stradale, e promuovendo – seppur con voti non proprio eccelsi – i limiti di velocità attualmente in vigore e il sistema di controllo della velocità. L’altro aspetto interessante è che i giudizi, raccolti fra chi utilizza la rete autostradale italiana almeno una volta l’anno, non sono molto omogenei fra le diverse aree geografiche del Paese.

Oltre 6 italiani su 10 sono critici

Le percentuali raggiunte da chi si dice poco contento sono decisamente importanti: il 63% degli italiani si dichiara insoddisfatto con una votazione media pari a 5,7 su una scala da 1 a 10. Tale insoddisfazione emerge soprattutto nelle isole, dove il giudizio medio scende a 5,1, ma anche nel Nord-ovest, 5,5. Va un po’ meglio al Sud, dove il punteggio sale a 5,8, e al Centro, con una valutazione che arriva a 5,9. La sufficienza piena si registra solo nell’area del Nord Est, dove chi utilizza l’autostrada almeno una volta all’anno assegna una valutazione pari a 6,1. In particolare, l’aspetto più criticato è il costo dei pedaggi, che registra un voto medio pari a 3,7 con l’88% degli automobilisti che dà un giudizio negativo. Giudizi nettamente negativi anche per la percorribilità e la manutenzione delle infrastrutture autostradali. Giudizi ancora sotto la sufficienza anche per modernità (5,2) e sicurezza (5,5). Raggiungono invece la sufficienza la distribuzione delle stazioni di rifornimento e di servizio, la segnaletica e la copertura del territorio (carente però nelle Isole). 

I limiti di velocità? Sì, approvati

In termini di velocità, più della metà degli italiani ritiene che i limiti imposti in autostrada siano adeguati. A pensarla così sono soprattutto i più giovani, mentre il 42% degli uomini considera necessario un aumento dei limiti. Anche per quanto riguarda i sistemi di controllo della velocità quali autovelox e tutor, una parte consistente degli utenti delle autostrade crede che siano distribuiti correttamente. Meno di 1 rispondente su 3 ritiene che siano troppi, mentre solo il 22% li considera insufficienti, percentuale che però sale al 38% nelle isole. Insomma, la morale sembra essere una: seppur con qualche giudizio positivo, le autostrade ne devono ancora fare di strada per piacere davvero ai propri utenti.

Il carrello della spesa è tricolore, e ha le bollicine

Il carrello della spesa è tricolore, e ha le bollicine

La sovranità alimentare guadagna spazio nel carrello della spesa. Ormai un prodotto alimentare su quattro acquistato nei supermercati o ipermercati nazionali è connotato in etichetta come italiano. Si tratta di oltre 22mila referenze, che in un anno hanno aumentato le vendite del +1,8%, incassando oltre 8,7 miliardi di euro. E sono soprattutto vini e spumanti a trainare l’aumento delle vendite, a partire dalle bottiglie Docg. Lo rivela la decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha analizzato le informazioni riportate sulle confezioni di oltre 125mila prodotti di largo consumo.

Un diffuso ‘segnale’ di identità
La bandiera italiana è il più diffuso ‘segnale’ di identità nazionale: presente sulle etichette di 13.266 prodotti alimentari, per un giro d’affari complessivo che sfiora i 5 miliardi di euro (+0,2%), ha visto aumentare le vendite soprattutto di pizze surgelate, patatine, arrosti affettati e bevande a base di tè.
Birre, arrosti affettati, ricotta, acqua minerale naturale e pomodori trainano invece le vendite dei 6.688 prodotti alimentari che si dichiarano in etichetta ‘100% italiano’, e che hanno realizzato 3,5 miliardi di euro di giro d’affari (-0,3%). Le 6.945 referenze alimentari che vengono presentate in etichetta con il claim ‘prodotto in Italia’ hanno, invece, realizzato 1,5 miliardi di euro. Le performance migliori? Quelle del pesce preparato panato surgelato e i secondi piatti surgelati.

Vini Docg: +17,1%
Ma a brillare è stata soprattutto la Docg, trainata dalla domanda di prosecco, vini e spumante classico. In un anno, gli 877 vini a Denominazione di origine controllata e garantita hanno aumentato il giro d’affari del +17,1%, superando 273 milioni di euro.  Vini e spumanti hanno determinato l’aumento delle vendite dei 1.861 prodotti Doc (+9,1%, oltre 466 milioni di euro), e quelle dei 793 prodotti Igt, che hanno incassato oltre 163 milioni di euro (+3,0%). Speck e bresaola affettati, patate, cipolle rosse e piadina sono stati invece i prodotti più performanti tra i 1.083 contrassegnati Igp, arrivati a oltre 432 milioni di euro di vendite (+3,8%).

Tipicità territoriali: +5,4%
Il valore dell’italianità alimentare è sempre più spesso declinato in tipicità territoriale e comunicato in etichetta specificando il nome della regione da cui il prodotto proviene. Nei 12 mesi le vendite di questi 9.429 prodotti registrano un +5,4% e superano i 2,6 miliardi di euro, portando così i prodotti alimentari connotati come regionali a generare l’8,2% del fatturato di tutto il mondo alimentare rilevato, rappresentando il 10,8% delle referenze totali. Nella classifica delle regioni più segnalate sulle etichette quella con il maggior numero di prodotti a scaffale è il Piemonte, seguita da Toscana e Sicilia. La regione con il maggior giro d’affari in GDO resta il Trentino-Alto Adige, davanti a Sicilia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. Mentre Lazio (+17%), Puglia (+16,6%) e Veneto (+15,5%) sono le tre regioni che hanno registrato i maggiori tassi di crescita annui delle vendite.

Il 94% degli europei non sa quanta plastica c’è nei vestiti

Il 94% degli europei non sa quanta plastica c’è nei vestiti

Il tema della sostenibilità legata all’abbigliamento è uno degli aspetti più ‘misconosciuti’ dai consumatori. Tanto che il 94% degli europei non sa quanta plastica sia contenuta nei vestiti che indossa. È quanto è emerso dal nuovo rapporto di Electrolux, l’azienda produttrice di elettrodomestici, dal titolo The Truth About Laundry – Microplastic Edition, che ha coinvolto 15.000 adulti in quindici mercati europei. Chiamati a rispondere a un test sulle fibre, il 68% degli europei non sapeva infatti che il nylon è una fibra di plastica, e il 62% che il poliestere, la fibra più usata al mondo, è anch’essa plastica.
Parte del problema, secondo Sarah Schaefer, Electrolux VP Sustainability (Europe), è proprio la mancanza di consapevolezza del significato di ‘sintetico’.

Cosa significa ‘materiale sintetico’?

“Siamo diventati così abituati alla frase ‘materiale sintetico’ che la maggior parte di noi ha perso di vista il fatto che la maggioranza di questi materiali sintetici sono in realtà plastica – ha affermato Sarah Schaefer -. La nostra ricerca mostra che c’è un urgente bisogno di aiutare le persone a capire di più sui materiali che stanno acquistando e su come prendersene cura al meglio, oltre a incoraggiare il maggior numero di persone possibile ad adottare pratiche di lavaggio più rispettose dell’ambiente – ha continuato Schaefer -. Facendo una serie di piccoli passi, tra cui l’installazione di un Filtro per le Microplastiche, ognuno di noi può ridurre l’impatto ambientale dei prodotti tessili”.

Un filtro per non disperdere le microplastiche con i lavaggi in lavatrice

Electrolux, infatti, ha lanciato sul mercato un nuovo Filtro per le Microplastiche, che aiuta a prevenire il rilascio di fibre di microplastica dai tessuti lavati in lavatrice. Con questo dispositivo è possibile evitare il rilascio di microplastiche nell’ambiente in una quantità che può raggiungere fino a due sacchetti di plastica all’anno per famiglia. Di fatto, il nuovo Filtro per le Microplastiche può catturare fino al 90% delle fibre di microplastica, ovvero più grandi di 45 micron, rilasciate dagli indumenti sintetici durante il lavaggio.

Nel mare mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica all’anno 

Ma quanto pesa sull’ambiente il rilascio di microplastiche dagli indumenti sintetici? In pratica, riporta Adnkronos, ogni anno con il lavaggio dei tessuti circa mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica vengono rilasciate in mare. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), questa quantità equivale alla dispersione in mare di tre miliardi di magliette in poliestere ogni anno.

Scarsità dell’acqua: gli italiani sono più consapevoli  

Scarsità dell’acqua: gli italiani sono più consapevoli 	 

Il 22 marzo cade la Giornata Mondiale dell’Acqua, e in occasione dell’evento mondiale Ipsos ha realizzato un’indagine per Finish al fine di comprendere la consapevolezza degli italiani in merito al problema della scarsità di acqua, le percezioni relative al proprio consumo di acqua e i principali comportamenti sostenibili per ridurne lo spreco. E dall’indagine Ipsos, sembra aumentare, soprattutto tra i giovani, la presa di coscienza sul problema della scarsità di acqua, mentre diminuisce la quota di quanti ritengono che la disponibilità d’acqua non sia un problema attuale. Ma soltanto 1 italiano su 2 è cosciente del maggior consumo personale rispetto agli altri Paesi europei. 

Dati leggermente più incoraggianti rispetto a un anno fa

Dall’indagine Ipsos emerge che rispetto all’anno scorso è aumentata tra gli italiani la consapevolezza relativa al problema della scarsità dell’acqua: il 25% tra gli adulti (+4% vs 2021) e il 31% tra i giovani (+15% vs 2021). Inoltre, diminuisce anche la quota di quanti ritengono che la disponibilità d’acqua non sia un problema attuale, passata dal 9% nel 2021 al 7% nel 2022, oppure che sia un problema solamente di specifiche aree e in specifici momenti dell’anno (68% nel 2022 vs 70% nel 2021). Al tempo stesso, nonostante i dati leggermente più incoraggianti rispetto a quanto rilevato l’anno scorso, gli italiani rimangono tra i più spreconi d’Europa.

In Italia si consumano 220 litri al giorno

Infatti solo 1 italiano su 2 è cosciente del maggior consumo personale rispetto agli altri Paesi europei (220 litri in Italia vs 165 litri di media europea), ma anche questo dato è in crescita, passando dal 48% del 2019 al 54% del 2022. Inoltre, il 68% ritiene che il consumo per famiglia sia inferiore ai 100 litri giornalieri (vs i 500 litri reali). Tra i principali comportamenti virtuosi, messi in campo dagli italiani per ridurre il proprio impatto su consumo e spreco di acqua, rientrano chiudere il rubinetto quando non necessario e utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico (73%), preferire la doccia alla vasca (67%) e fare docce più brevi (49%).

È ancora la meno controllata dagli italiani

Relativamente ai consumi, dai risultati dell’indagine Ipsos l’acqua si dimostra ancora la meno controllata dagli italiani, con un trend in linea con gli anni passati: il 40% degli intervistati dichiara di controllare sempre il consumo di energia elettrica, il 38% quello di gas e soltanto il 32% si preoccupa del consumo di acqua. In ogni caso, secondo la scala del World Resources Institute, entro il 2040, l’Italia sarà in una situazione critica di stress idrico, e in merito a questa previsione, il 76% dei cittadini ritiene il dato veritiero, mentre per il 17% dei giovani si tratta di dati infondati. 

Come progettare un salone da parrucchiere?

Progettare un salone da parrucchiera è un delicato equilibrio di aspetti tecnici e decorativi di fondamentale importanza per il successo di un’attività.

Soprattutto nel caso di una parrucchiera, l’immagine che vogliamo dare dei locali è fondamentale dato che contribuisce in maniera decisiva alla percezione che i clienti si faranno dell’attività.

Dunque bisogna prestare grande cura a tutti quegli aspetti che riguardano il design e l’architettura, ma anche gli allestimenti più funzionali e gli arredi che garantiscono sempre una piacevole permanenza.

Ecco il motivo per il quale quando si va a progettare un salone da parrucchiera bisogna tener conto di tutti questi elementi per avere la certezza di offrire veramente il meglio alle clienti e partire con il piede giusto.

La pianificazione degli spazi

Solitamente la pianificazione degli spazi è la prima cosa da gestire dopo aver individuato i locali.

Bisogna riuscire ad immaginare in anticipo le aree in cui sarà necessario avere campo libero per poter lavorare bene e quella in cui prevedere la reception nonché la zona cassa, la zona dedicata al lavaggio e al taglio dei capelli ed infine quella destinata all’area per il relax nell’attesa di essere serviti.

La zona di ingresso deve sempre essere ampia, luminosa e sgombera da qualsiasi arredo: essa non deve Infatti dare l’impressione di essere una zona buia e confusionaria ma al contrario infondere benessere e senso di ampiezza.

La zona in cui avviene il lavoro vero e proprio deve prevedere invece un minimo di due mobili lavatesta ed eventuali mobili a parete in cui riporre shampoo e lozioni, nonché asciugamani e altre attrezzature.

Per quel che riguarda la zona in cui avviene il taglio dei capelli bisogna fare in modo da pensarla in maniera tale che questa riceva quanta più luce naturale è possibile.

Inoltre l’illuminazione artificiale non deve essere diretta ma al contrario essere diffusa, arrivando prevalentemente dall’alto. In questa maniera eviteremo di creare delle ombre che impediscono di percepire bene i dettagli.

Arredi e attrezzature

Elementi d’arredo vanno selezionati appositamente per riuscire ad infondere nel cliente quella sensazione di benessere e relax di cui avverte il bisogno quando riceve questo tipo di servizio.

È meglio per questo prevedere delle comode poltrone e divanetti per l’attesa, con un tavolino per poggiare gli oggetti. Anche il bancone che ospita la cassa va considerato come un importante mobile che concorre a creare il design individuato.

Possiamo abbinare al nostro bancone anche dei piccoli espositori in cui mostrare dei prodotti che i clienti possono decidere di acquistare. È importante scegliere con cura anche le varie forniture per parrucchieri quali spazzole, phon, sterilizzatori, poltrone e caschi da parrucchiere, ad esempio.

Si tratta infatti di elementi che concorrono a creare nel cliente quella piacevole sensazione di sapere di essere serviti con le migliori risorse a disposizione, facendo così in modo che l’esperienza percepita possa essere sempre la migliore possibile.

In breve

Dunque tenendo conto di tutti questi fattori sarà possibile riuscire a progettare adeguatamente il proprio salone da parrucchiere, facendo in modo che tutto possa essere organizzato nel migliore dei modi e con grande cura dei dettagli.

Ricorda sempre che gli elementi che concorrono a rendere unica un’esperienza all’interno di un salone sono tanti e che è bene curarli tutti se desideriamo fare in modo che i clienti tornino ad usufruire dei nostri servizi anche in futuro.

Export arredamento e illuminazione: nel 2021 +20,9%

Export arredamento e illuminazione: nel 2021 +20,9%

Il macrosistema arredamento e illuminazione pesa per quasi tre quarti delle vendite estere totali della filiera L-A, e sul fronte esportazioni cresce del +20,9% sul 2020, superando i livelli del 2019 con una variazione del +9,4%. Tutti i mercati principali sono caratterizzati da netti incrementi, e nel periodo che va da gennaio a novembre 2021, la Francia si conferma la prima destinazione. Con un +25,1% sul 2020, e un fatturato alla produzione di 2 miliardi di euro nel 2021, la Francia è uno sbocco commerciale che rimane promettente, dove il contract, nonostante fatichi a tornare alla normalità, trova uno dei principali hub mondiali. Sono alcuni dati resi noti da FederlegnoArredo in occasione della presentazione della 60esima edizione del Salone del Mobile (dal 7 al 12 giugno 2022 a Milano).

Dopo la Francia, Stati Uniti e Germania completano il podio 

Al secondo posto dei mercati di destinazione, gli Stati Uniti (+42,8% sul 2020, fatturato alla produzione 1 miliardo e 356 milioni di euro nel 2021), con andamenti particolarmente dinamici per i comparti camere da letto, imbottiti, materassi, complementi d’arredo, mobili e accessori bagno e illuminazione. Seguono Germania (+15,3% sul 2020), che registra andamenti positivi nelle esportazioni dei comparti area living e termo arredi, Regno Unito (+25,5% sul 2020) Svizzera (+18% sul 2020) e Cina (+28,9% sul 2020), in marcata crescita per i comparti vasche da bagno e chiusure doccia, imbottiti, camere da letto, pavimenti. La Russia passa invece dal +14,9 sul 2020 al -5,9 sul 2019.

I sistemi più dinamici: arredamento e arredobagno

Tra i sistemi più dinamici, l’arredamento (+15,6% sul 2019) e l’arredobagno (+10,1% sul 2019), entrambi con un andamento positivo sia per le vendite Italia sia per quelle estere. In linea con il sistema arredamento anche il comparto cucine (+12,2% sul 2019) che recupera sul 2020 e supera i livelli pre-pandemia, beneficiando più di altri delle condizioni positive sul mercato interno.
Parziale recupero anche per i comparti legati al non residenziale (uffici, arredamenti commerciali, hospitality) sebbene ancora sia lontano il ritorno alla normalità. 

Una crescita determinata anche dall’effetto-prezzo

Anche nel 2021 si confermano meno dinamici i comparti più connessi con il mondo contract rispetto a quelli legati alla casa. Se l’andamento del sistema ufficio rispetto al 2020 è positivo (+20,0% il fatturato alla produzione), non sono tuttavia ancora recuperati i valori registrati nel 2019 (-4%) prima del periodo pandemico. A causa dell’export ancora rallentato, il sistema illuminazione si mantiene al di sotto dei livelli 2019. Bene invece le vendite sul mercato italiano, che tornano ai livelli pre-pandemia (+2,8%). A determinare l’entità della crescita del 2021 contribuisce anche l’effetto-prezzo. Per fronteggiare i maggiori costi di materie prime ed energia le imprese hanno dovuto ricorrere a un aumento dei listini, spesso affiancato alla riduzione della marginalità, e in misura minore, anche al ricorso all’autoproduzione energetica.

Fatturato dei servizi, ancora difficoltà per turismo e ristorazione

Fatturato dei servizi, ancora difficoltà per turismo e ristorazione

Il settore dei servizi ha dovuto affrontare grandi difficoltà legate alla pandemia, e gli effetti si fanno ancora sentire. Lo certifica l’Istat e lo conferma l’Ufficio Studi Confcommercio in base ai dati diffusi dall’Istituto di Statistica  sul fatturato dei servizi nel quarto trimestre del 2021. 

I dati Istat

Nel quarto trimestre 2021 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi cresce del 2,1% rispetto al trimestre precedente; l’indice generale grezzo registra un aumento, in termini tendenziali, del 13,6%.

Nel quarto trimestre 2021 si evidenzia una crescita congiunturale in quasi tutti i settori. Incrementi si registrano per le Agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (+4,7%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+3,4%), per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+2,3%), per il Trasporto e magazzinaggio (+1,4%) e per le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,8%). Si registra una diminuzione solo per le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-1,0%).

L’indice del fatturato dei servizi nel quarto trimestre 2021 registra variazioni tendenziali positive in tutti i settori. Aumenti consistenti contraddistinguono le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione, con una crescita dell’81,3%, il Trasporto e magazzinaggio (+25,6%), le Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+12,7%) e il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+10,0%). L’incremento è più contenuto per i Servizi di informazione e comunicazione (+8,1%) e per le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+5,3%).

Il commento di Confcommercio

Il settore dei servizi, in linea con quanto era già emerso da altri indicatori, ha chiuso il 2021 in forte rallentamento. I dati testimoniano i ritardi nel recupero dei livelli di attività pre-crisi sia dei servizi di alloggio che di ristorazione, le cui dinamiche appaiono decrescenti anche rispetto al terzo trimestre del 2021. Nel complesso, lo scorso anno ha mostrato un’inaspettata capacità di reazione del tessuto produttivo nel complesso, le cui dinamiche aggregate hanno superato ogni più rosea previsione. Tuttavia, resta l’elemento di debolezza costituito dalle differenti performance settoriali, conseguenza della diversa distribuzione degli shock della pandemia e delle restrizioni tra i diversi comparti produttivi. I più colpiti nel terziario di mercato sono quelli che manifestano a tutt’oggi difficoltà che rischiano di essere prolungate e acuite tanto dalla crisi energetica quanto dalle tensioni geopolitiche, i cui potenziali riflessi negativi sul nostro turismo non devono essere sottovalutati.

Come cambiano le abitudini di viaggio degli italiani

Come cambiano le abitudini di viaggio degli italiani

Gli italiani, dopo le difficoltà legate alla pandemia, hanno voglia di viaggiare, sia per vacanza sia per lavoro. Ma non tutto è come prima dell’emergenza sanitaria. Per scoprire quali siano i comportamenti degli nostri connazionali rispetto al viaggio arriva l’osservatorio EY “Future Travel Behaviours” effettuato su un campione di oltre 1.000 soggetti. I risultati, ottenuti sia con rilevazioni esplicite che attraverso tecniche di neuroscienze cognitive, hanno permesso di individuare le intenzioni e le attitudini degli italiani nel 2022 e di delineare nuovi profili dei viaggiatori.

Nel 2021 l’80% si è spostato per vacanza

Nel 2021 oltre l’80% degli italiani ha ripreso a viaggiare per motivi di vacanza. Anche le intenzioni dichiarate per il 2022 confermano il trend: il 60% afferma di voler tornare alle abitudini di viaggio pre-pandemia e 1 su 4 desidera addirittura aumentare il numero di viaggi. Due intervistati su tre dichiarano di voler viaggiare nel nostro Paese, mentre un 6% di italiani ha pianificato di lavorare da remoto in un luogo di villeggiatura, secondo la tendenza sociale nota come workation.
Tra i mezzi di trasporto preferiti per i viaggi nel 2021, l’auto privata è sempre al primo posto sia per andare in vacanza (64% del campione) che per viaggi di lavoro (60%). Tra i fattori che influenzano maggiormente le scelte dei viaggiatori, comodità e prezzo rimangono ai primi posti, ma ben il 74% degli interpellati dichiara di aver effettuato scelte di viaggio con un occhio di riguardo all’ambiente. A livello di trasporti, l’aereo è percepito come mezzo meno ecosostenibile, con una relativa crescente attenzione alle iniziative di riduzione dell’impatto ambientale di tale tipologia di viaggio: ad esempio 2/3 degli intervistati è disposto a pagare un sovraprezzo per garantire la compensazione delle emissioni di CO2 dei propri viaggi a medio e lungo raggio. Se dall’analisi delle scelte esplicite emerge che il 46% considera importante o molto importante l’impatto delle proprie scelte sull’ambiente, i test impliciti confermano la crescita di ansia verso i problemi ambientali, evidenziata nel 75% del campione (era il 67% nella scorsa edizione). Rispetto al 2020 si è ridotta di quasi 10 punti la percentuale di coloro che hanno dichiarato di non aver effettuato alcun viaggio, mentre raddoppia la percentuale di chi ha viaggiato più di 5 volte all’anno. Per coloro che hanno ripreso a viaggiare l’Italia rimane la meta preferita dal 67% del campione, ma è in aumento anche la percentuale di coloro che desiderano trascorrere le vacanze all’estero (33%). Anche per i viaggi di lavoro il nostro Paese è la meta preferita: 89% contro l’11% che immagina di dover trascorrere un periodo all’estero per questioni professionali.

Perchè si viaggia

I dati raccolti dall’Osservatorio EY hanno evidenziato profondi cambiamenti nelle motivazioni alla base delle scelte di viaggio con una decisa spinta verso esperienze sempre più diversificate e personali. Emergono 8 diversi profili rappresentativi dei viaggiatori del 2022, che tengono conto di caratteristiche anagrafiche, comportamenti e preferenze di viaggio, intenzioni esplicite e motivazioni rilevate con analisi implicite. Il profilo più numeroso è quello dei Potential Frequent Travelers (20% del campione, +2% rispetto al 2020) ovvero coloro che intendono aumentare i propri viaggi nel 2022 sia per vacanza che per lavoro. In crescita anche i Reluctant Travelers (+3%), che continueranno a limitare gli spostamenti e gli Health and Environmental Concerned Travelers (+1%), che non intendono aumentare il numero di viaggi a causa di preoccupazioni legate alla salute e all’ambiente.

Il futuro dell’azienda è ibrido e flessibile. Soprattutto per gli under 30 

Il futuro dell’azienda è ibrido e flessibile. Soprattutto per gli under 30 

Fattori imprescindibili per il futuro del lavoro sono la flessibilità e il giusto bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa. Ma allo stesso, si deve facilitare una costante presenza in ufficio.
Per questo la strada da seguire nel futuro è quella di un modello di lavoro ibrido. È quanto emerge dalla survey Il futuro del lavoro in Italia, commissionata da Nestlé in Italia a Toluna, con l’obiettivo di indagare le preferenze e le necessità degli under 30, i ragazzi e ragazze che si stanno affacciando al mondo del lavoro.

Il 74% dei giovani valuta positivamente l’esperienza degli ultimi mesi

Con l’obiettivo di ascoltare e dare voce a chi ha appena concluso gli studi o a chi ha appena iniziato a lavorare, lo studio riflette sul rinnovato mondo del lavoro, raccontando come gli ultimi due anni abbiano modificato i modelli organizzativi tradizionali aprendo nuove prospettive per il futuro. In generale, nonostante le preoccupazioni, i giovani hanno dimostrato forte capacità di adattamento alla nuova situazione lavorativa. Infatti, il 74% degli under 30 valuta positivamente l’esperienza di lavoro degli ultimi mesi, in quanto ha contribuito a favorire la propria autonomia (47%) e ha accelerato l’acquisizione di nuove competenze utili per crescere (44%).

Un terzo degli under 30 preferirebbe tornare in ufficio

È chiaro, nel lavoro da remoto non mancano alcuni aspetti negativi a cui le aziende dovranno prestare massima attenzione, come la ridotta socializzazione (33%) e la difficoltà di ‘staccare’ dal lavoro e godersi il tempo libero (26%). Se da un lato lo smart working regala più tempo da dedicare alle proprie attività, dall’altro rischia di portare alla mancanza di un confine netto e necessario tra lavoro e casa, a scapito della sfera privata. Insomma, la prospettiva futura di un modello di lavoro ibrido è la preferita da più della metà degli intervistati (52%), ma circa un terzo dei giovani preferirebbe tornare totalmente in ufficio, riconoscendo i benefici e i vantaggi del lavorare in presenza rispetto al lavorare sempre da casa (12%).

Considerare le esigenze di chi non è ancora entrato nel mondo del lavoro

Come tutte le aziende che vogliono guardare avanti, riporta Adnkronos, Nestlé sta costruendo il suo modello di lavoro ascoltando il parere e le necessità delle persone, ma ritiene anche fondamentale considerare le esigenze di chi non sta ancora lavorando e che magari arriverà in azienda tra qualche anno.
Con l’introduzione dello smart working già dal 2012 l’azienda adotta una forma di lavoro che garantisce maggiore flessibilità alle persone, tutelando il corretto bilanciamento tra vita personale e professionale. Oggi l’azienda ha deciso di aggiornare il proprio modello coniugandolo al meglio con politiche di welfare aziendale, che diventano sempre più importanti per far vivere bene il lavoro, e che possono favorire la crescita, personale e aziendale.