Sanità digitale nel mirino: aumenta il rischio di cyberattacchi

Il sistema sanitario italiano sta affrontando un periodo delicato sul fronte della sicurezza informatica. L’adozione crescente di tecnologie digitali, l’uso di dispositivi medici connessi e il ricorso a fornitori esterni hanno ampliato i punti di accesso per potenziali attacchi. Secondo le analisi contenute nel Rapporto Clusit 2025, nel corso del 2024 si sono registrati 810 attacchi informatici nel comparto sanitario a livello globale, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente.

In Italia, numerosi episodi hanno avuto un impatto rilevante, con almeno 13 casi documentati pubblicamente come attacchi di entità elevata. L’interesse crescente dei cybercriminali per questo settore è legato alla possibilità di ottenere dati sanitari sensibili, altamente richiesti nel mercato nero digitale, e alle debolezze infrastrutturali presenti in molte strutture.

Oltre il 70% delle strutture colpite nell’ultimo anno

Un’indagine condotta da Censuswide per Kaspersky, che ha coinvolto dirigenti di aziende sanitarie italiane con oltre 1.000 dipendenti, ha rivelato che il 73% degli intervistati ha subito almeno un episodio di sicurezza informatica negli ultimi dodici mesi. Il 24% ha riportato attacchi di grave entità, spesso accompagnati da interruzioni dei servizi essenziali.

In media, ogni organizzazione ha vissuto due blocchi operativi all’anno, e nel 63% dei casi questi episodi si sono ripetuti più volte, compromettendo la regolarità delle prestazioni sanitarie. Il 66% dei centri sanitari ha inoltre segnalato tentativi di sottrazione di dati riservati, con un’accelerazione degli attacchi rilevata negli ultimi mesi.

Le forme di attacco più frequenti

Tra i pericoli più diffusi spicca il ransomware, indicato come minaccia principale dal 31% dei responsabili intervistati. Questo tipo di malware blocca l’accesso ai sistemi finché non viene pagato un riscatto. Altri rischi segnalati includono le intrusioni fisiche all’interno delle strutture (23%) e le minacce provenienti dall’interno, come comportamenti scorretti o disattenzioni da parte del personale (22%).

Seguono gli accessi non autorizzati ai sistemi, gli attacchi ai fornitori e la mancanza di controllo sui dispositivi digitali, che mostrano quanto sia complesso mantenere un’adeguata supervisione delle tecnologie adottate.

Le conseguenze: dalla perdita economica al danno reputazionale

Le ripercussioni di un attacco informatico non si fermano alla perdita di dati o al blocco dei servizi. Le strutture sanitarie temono in particolare sanzioni legate alla mancata conformità alle normative europee sulla privacy, come il GDPR, oltre a danni reputazionali e perdite economiche. Il 76% degli intervistati ha citato proprio il rischio di penalità legali tra le maggiori preoccupazioni.

Preoccupano inoltre l’interruzione delle cure, il deterioramento della fiducia pubblica e l’integrità dei dati clinici, fondamentali per garantire la qualità delle terapie.

Cosa ostacola la protezione dei sistemi?

Uno dei problemi più ricorrenti è la difficoltà di tradurre il rischio informatico in parametri concreti. Questo impedisce di pianificare investimenti e strategie adeguate. A ciò si aggiungono la mancanza di personale formato, l’evoluzione continua delle minacce e la complessità tecnica del linguaggio utilizzato nel settore della sicurezza.

Il 87% dei dirigenti ha inoltre espresso preoccupazione per la fragilità della propria rete di fornitori, e cita criticità come la presenza di dispositivi non aggiornati, punti di accesso fisici deboli e una catena di fornitura difficile da gestire.

Uno scenario in continua evoluzione

Guardando al futuro, le principali aree di rischio restano il ransomware e la sicurezza dei partner esterni. In parallelo, emergono nuove sfide legate all’uso dell’intelligenza artificiale e alla crescente diffusione di dispositivi connessi. Anche l’adattamento alle normative rappresenta un impegno per i responsabili della sicurezza digitale .

Come sottolineato da Cesare D’Angelo, responsabile per l’Italia di Kaspersky, è necessario un cambio di approccio: la protezione informatica deve essere parte integrante della gestione strategica delle strutture sanitarie, comprese la cultura della sicurezza e la formazione del personale.