In Italia, nell’ultimo anno, il 73% delle grandi imprese ha subito almeno un attacco informatico, e le organizzazioni stanno cercando di rafforzare la propria cybersicurezza.
Cresce del 15%, infatti, il mercato italiano della cybersecurity, che nel 2024 raggiunge il valore di 2,48 miliardi di euro. E si prevede un ulteriore aumento nel 2025. Per il 57% delle grandi organizzazioni la sicurezza informatica è una priorità di investimento nel digitale, e il 60% è intenzionato ad aumentare la spesa.
Al contempo, l’Italia è ancora all’ultimo posto tra i membri del G7 nel rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano.
Il 58% delle grandi imprese ha un CISO
Contestualmente all’aumento degli attacchi informatici, alimentati da tecnologie potenziate dall’AI, il panorama della cybersecurity in Italia e nel mondo è in rapida evoluzione.
Cresce il numero degli specialisti interni alle aziende dedicati alla cybersecurity, e oggi il 58% delle grandi imprese dispone di un Chief Information Security Officer (CISO), profilo sempre più business-oriented attento a identificare e gestire i rischi. Sussistono però diverse lacune nei processi di gestione del rischio cyber.
Mentre esplodono le minacce, non si diffonde infatti alla stessa velocità la capacità di gestirle, e si amplia il divario tra organizzazioni mature e non. Ancora poche imprese mostrano un approccio proattivo ai rischi cyber.
Il “cyber divide” tra organizzazioni è sempre più evidente
“Il mercato della Cybersecurity in Italia continua a crescere – conferma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio -. Nonostante questo segnale incoraggiante il ‘cyber divide’ tra organizzazioni mature e non è sempre più evidente, rappresentando una criticità silenziosa: la protezione rischia di rimanere un ‘privilegio’ per poche organizzazioni. È essenziale che le istituzioni locali e internazionali continuino a lavorare per abbattere le barriere che impediscono l’introduzione di tecnologie e competenze. Nonostante l’aumento degli investimenti, infatti, ancora oggi la cybersecurity viene vista in molte realtà come un’attività onerosa, e c’è il rischio che sia compromessa la capacità di resilienza e risposta alle minacce. Inoltre il progresso dell’AI generativa rischia di creare nuove vulnerabilità e un’ulteriore intensificazione degli attacchi”.
“La cybersecurity diventerà un pilastro della competitività economica e dell’equilibrio politico sociale”
“Il panorama delle minacce informatiche si conferma allarmante: nel 2024 sono stati registrati 3.541 incidenti cyber gravi di dominio pubblico a livello globale, di cui circa il 10% in Italia, ma la capacità di gestire efficacemente i rischi cyber moderni non si sta diffondendo alla stessa velocità. Di certo, si evidenzia una crescente centralità della cybersecurity nelle priorità aziendali e istituzionali – afferma Gabriele Faggioli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Ma persone con scarsa alfabetizzazione digitale possono essere sempre più vittima di disinformazione, frodi online e violazioni della privacy. La cybersecurity si appresta a diventare un pilastro della competitività economica e dell’equilibrio sociale e politico”.