Forme e strutture dei migliori tavoli di design

Il tavolo è un accessorio che dal 1700 è diventato elemento fondamentale nella vita di tutti. Non è solo un mero supporto, ma rappresenta un pilastro di arredo vero e proprio. Negli ultimi anni sono sempre più diffusi i tavoli di design.

Parliamo di tipologie di tavolo che sono in grado di garantire un carattere ed una precisa impronta ad un’intera stanza. Infatti, grazie alla loro bellezza e unicità riescono ad irradiare personalità in ogni angolo della casa.

Esistono in varie forme e materiali: in ogni caso, sono in grado di rappresentare il cuore di un allestimento domestico. Per scegliere l’opzione che possa più adattarsi alle vostre esigenze, bisogna anche tener conto del tipo di messaggio che si vuole comunicare.

Cosa considerare nella scelta di un tavolo di design

Nella scelta di un tavolo di design è molto importante tener conto delle proprie esigenze. In genere, tutto dipende dalla grandezza della stanza e anche dall’utilizzo che si vorrà fare di questo elemento.

La priorità nella scelta di un tavolo artistico in un soggiorno ed in una cucina, sta anche nella sua funzionalità. Si può optare per tavoli rettangolari, quadrati, rotondi oppure ovali. Inoltre, a fare la differenza sono anche le sue funzioni. Vi sono quelli estendibili oppure quelli realizzati in materiali più o meno resistenti.

La forma rappresenta poi, un aspetto fondamentale per un tavolo artistico. È meglio optare per quelli un po’ più grandi negli ambienti abbastanza spaziosi. Negli ambienti più piccoli, invece è consigliabile optare per una forma geometrica tondeggiante, così da rendere un’immagine caratteristica dello spazio che state arredando.

Colori e tendenze dei tavoli artistici

La scelta di un tavolo di design deve tener conto anche di quelle che sono le tendenze di arredo per una casa, uno studio o un’attività commerciale. In genere, bisogna optare per dei colori adeguati.

Meglio neutrali all’interno di uno spazio domestico, anche eccentrici invece in uno spazio commerciale. Le linee poi, possono essere essenziali o esagerate: tutto dipende da quello che è l’effetto finale che volete creare!

Come misurare il livello di silenziosità di un condizionatore d’aria?

Se stai pensando di acquistare un nuovo condizionatore d’aria, sicuramente la potenza ed il livello di efficienza energetica sono dei fattori importanti da considerare. Assieme a questi però, va anche considerata la rumorosità.

Più un condizionatore d’aria è silenzioso infatti, migliore è il comfort percepito e soprattutto è possibile adoperarlo anche in camera da letto durante la notte senza che per questo il nostro sonno venga disturbato.

Quali sono i condizionatori d’aria più silenziosi?

Sicuramente, i condizionatori d’aria più silenziosi sono quelli che hanno un livello di rumorosità inferiore ai 45 decibel, ed in particolar modo quelli che sono sotto i 30 decibel vengono considerati i più silenziosi in assoluto.

Per poter capire quanti decibel abbia il condizionatore d’aria che si sta esaminando, è sufficiente leggere la scheda tecnica o direttamente l’indicazione della rumorosità espressa in decibel che si trova sulla confezione stessa. Tra tutti, i condizionatori Daikin sono riconosciuti tra i più silenziosi in assoluto.

Come norma generale, bisogna ricordare che i condizionatori d’aria portatili sono più rumorosi di quelli fissi. Infatti, il motore dei condizionatori portatili è decisamente più rumoroso dei modelli che si fissano a parete, anche perché questo si trova all’interno del dispositivo stesso e non viene invece fissato all’esterno dell’edificio come avviene per le unità dei condizionatori portatili.

Sicuramente, la silenziosità di un condizionatore d’aria dipende anche dalle caratteristiche di progettazione del dispositivo e dagli split interni, così come dalle ventole ed all’eventuale presenza della tecnologia inverter la quale è decisamente utile a rendere il dispositivo assolutamente silenzioso.

La tecnologia inverter

La tecnologia inverter infatti, evita che il dispositivo debba continuamente accendersi e spegnersi andando a disturbare tutte le persone che si trovano nei pressi di casa nostra inclusi i nostri vicini, dato che in sua assenza l’unità esterna va ad accendersi continuamente (si per raggiungere la temperatura desiderata e si spegne dopo averla raggiunta) e questo può essere fastidioso soprattutto di notte.

Meglio dunque scegliere un climatizzatore moderno e dotato di tecnologia inverter, ossia di quelli fissi (con il motore che viene piazzato all’esterno) e con un livello di rumorosità che sia al di sotto dei 45 decibel.

Asciugamani Elettrici Mediclinics

Spesso i dettagli sono in grado di fare la differenza e al tempo stesso la fortuna di una attività commerciale di qualsiasi tipo. La cura per i particolari e l’attenzione verso qualsiasi aspetto legato al benessere dell’utente, in particolar modo alla sua piacevole esperienza all’interno della nostra struttura o dei nostri locali, sono in grado di far percepire agli ospiti la nostra attività come più confortevole  rispetto altre dello stesso tipo. Una delle cose più fastidiose ad esempio, quando ci si trova nei servizi igienici, è il constatare che dopo essersi lavate le mani sarà necessario asciugarle con dei fazzoletti o tovagliette di spugna. I fazzoletti ad esempio, non asciugano del tutto le mani e lasciano quei fastidiosi piccoli residui di carta sulla pelle. Gli asciugamani di spugna invece asciugano meglio le mani ma rischiano di essere poco igienici, dato che batteri e sporcizia possono depositarsi su di essi prima che qualcuno li utilizzi.

Esiste invece una soluzione pratica e assolutamente igienica, che garantisce una perfetta asciugatura delle mani sia dal punto di vista del tatto che dell’igiene: stiamo parlando degli asciugamani elettrici Mediclinics, ovvero asciugamani di ultima generazione perfetti per essere impiegati all’interno di strutture ricettive di ogni tipo ma anche ristoranti, attività commerciali e aziende. Questi veri e propri gioielli della tecnologia sono in grado di asciugare perfettamente le mani nell’arco di 10 – 15 secondi, hanno un sistema ad imbuto che consente di raccogliere le gocce d’acqua e una tecnologia che consente di risparmiare energia. È la soluzione perfetta per te che sei così attento alle necessità dei tuoi clienti e vuoi offrire loro sempre il massimo del benessere, potendo ovviamente contare su un prodotto come questo che rispetta pienamente tutte le normative europee in tema di sicurezza. Per un preventivo o richiesta di informazioni puoi contattare il recapito telefonico 0264672220.

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

La pandemia e la conseguenza necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie alla sicurezza sanitaria ha fatto sì che il mercato delle tecnologie touchless registrasse un’importante accelerazione. Stando alle stime degli analisti, infatti, il comparto dovrebbe in soli 5 anni triplicare il proprio fatturato. Un report Piplsay ha intervistato 30.173 americani e 6.090 britannici per valutare la penetrazione delle tecnologie touchless e ha evidenziato come il 51% degli americani e il 44% dei britannici abbiano espresso la loro preferenza per questo tipo di tecnologie in tempo di pandemia. Un dato doppiato dall’82% per cento degli americani e dal 71% dei britannici che si aspetta una continuità nello sviluppo e nell’utilizzo di queste tecnologie.

Non solo metodi di pagamento

D’altronde la tecnologie touchless era già ampiamente utilizzata per i sistemi di pagamento a distanza, ben prima dell’emergenza sanitaria, ma ora sta registrando un vero e proprio boom che cambierà il senso stesso di molte abitudini. Secondo Markets and Markets  questo mercato, per quanto riguarda il riconoscimento dei movimenti, dovrebbe raggiungere i 32,3 miliardi di dollari nel 2025 da 9,8 miliardi di dollari nel 2020, mentre per quello che concerne il rilevamento senza contatto raggiungerà i 15,3 miliardi di dollari nel 2025 da 6,8 miliardi di dollari nel 2020.

Dagli aeroporti ai ristoranti

Gli esempi di nuove innovazioni e applicazioni in questo ambito sono già numerosi. Ad esempio, negli aeroporti e sugli aerei si traduce nell’uso di tecnologie biometriche e di riconoscimento del volto, nell’implementazione dei cancelli e delle procedure di self-boarding. In questo senso, l’aeroporto di Abu Dhabi ha installato una tecnologia touch-free Keypad che permette ai passeggeri di scegliere il piano semplicemente muovendo la mano davanti a un pannello posto all’interno dell’ascensore, il tutto senza premere alcun pulsante. E, ancora, i chioschi automatici di Emirates per il self-check-in hanno cominciato a operare all’Aeroporto Internazionale di Dubai con funzioni touchless come la possibilità di gestire i controlli attraverso il proprio smartphone. “Nei ristoranti le occasioni di contatto fisico si stanno riducendo: dalle porte d’ingresso ai pagamenti, fino al menu personalizzato, tutto può essere declinato in modalità touchless” spiega una nota su Adnkronos. E anche il coffee break può diventare touchless, semplicemente usando una app che gestisce l’odine del caffè direttamente dal telefono, senza toccare nemmeno un tasto. Addirittura, si potrebbe installare un distributore d’acqua santa nel chiese che si attiva automaticamente attraverso un sensore.

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Il 54% delle imprese italiane utilizzerà lo smart working anche dopo l’emergenza sanitaria. Cresce quindi la preparazione delle imprese per questa modalità di lavoro, e aumenta il gradimento degli interessati. Ma nel disegnare la settimana lavorativa ideale, l’opinione prevalente è che si dovrebbe fare a metà, ovvero 2,6 giorni in presenza e 2,4 a distanza. Sono alcuni risultati della ricerca di Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione dei manager, promosso da Confindustria e Federmanager.

“Abbiamo investito nella formazione manageriale, aumentando del 70% i progetti dedicati alla Fad rispetto a undici mesi fa – afferma Costanza Patti, direttore generale del Fondo – e i risultati dimostrano che la readiness aziendale in meno di un anno è salita del 16%, portandosi al 56%”.

Covid-19, un acceleratore per il lavoro a distanza

Prima dell’emergenza sanitaria faceva ricorso allo smart working solo il 13% delle imprese, mentre oggi solo il 4% non lo ha mai sperimentato. Le più propense a utilizzarlo anche in tempi post emergenziali saranno le cooperative (86%), seguite da enti no profit (85%) e da aziende di beni e servizi (58%). Questa modalità sarà più diffusa nei servizi, meno in quelle manifatturiere, coinvolte più spesso nelle filiere produttive dei beni necessari, per i quali sono indispensabili attività in presenza. Il Centro è l’area territoriale caratterizzata dal maggior numero di lavoratori coinvolti dallo smart working (54,8%) seguito dal Nord (47,2 %) e il Sud (43,1%).

Quanto si sente soddisfatto chi pratica il lavoro agile?

Nella scala da 1 (molto poco) a 5 (moltissimo), il dato medio è incoraggiante, 3,79, con una punta massima per gli imprenditori (4) seguiti da impiegati e funzionari (3,85). Tra gli aspetti positivi del lavoro da casa il primo è l’equilibrio con la vita privata, a cui in media viene dato il voto 3,91 su 5, seguono la gestione e flessibilità del tempo (3,72), il livello di concentrazione (3,48), la produttività individuale (3,44) e il raggiungimento degli obiettivi (3,32). Più in generale, gli impiegati attribuiscono maggiori effetti positivi alla qualità del lavoro in smart working rispetto ai manager, che in media si attestano su un punteggio di 3,1 su 5.

Gli aspetti problematici di un’esperienza ancora in fase di transizione

Attribuendo sempre un voto da 1 a 5, dove 1 significa ‘non critico’, e 5 ‘molto critico’, la mancanza di rapporti sociali ottiene in media 3,76, e l’impossibilità di interagire fisicamente con il proprio gruppo di lavoro 3,6. Non vanno sottovalutati nemmeno alcuni problemi tecnico-logistici, come i problemi di connessione (3,19), gli spazi limitati a disposizione (3,09) e l’assenza di infrastrutture e strumenti idonei al lavoro da casa (3,05). I manager si trovano, poi, d’accordo sul rischio di un ricorso eccessivo a videoconferenze, l’alienazione del lavoro, e l’operare senza limiti orari. Come riporta Adnkronos, ben venga poi la formazione online (3,5 su 5), anche se quella in presenza resta la più apprezzata, con un punteggio di 4,4 su 5.

Nel mirino del cybercrime banche e Made in Italy

Nel mirino del cybercrime banche e Made in Italy

Nell’anno del Covid il cybercrime ha preso sempre più di mira l’industria del Made in Italy e la proprietà intellettuale dei suoi prodotti, oltre alle banche. Il vettore di attacco principale sono i canali tradizionali, come email e Pec. Si tratta di alcune evidenze emerse da un rapporto di Yoroi, la società specializzata in cybersicurezza, sui dati del 2020. Yoroi conferma quindi un allarme già lanciato il primo marzo dall’Intelligence italiana nella sua Relazione annuale, relativo proprio all’aumento del rischio di attacchi informatici diretti al settore del Made in Italy e agli istituti di credito.

Quasi ogni tipo di violazione dei dati inizia con un attacco di phishing

In base alla ricerca di Yoroi quasi ogni tipo di violazione dei dati inizia con un attacco di phishing. In particolare, più del 50% dei tentativi di phishing si è registrato nel settore dei materiali da costruzione (industrie produttrici di gesso, cemento, acciaio, legno, vetro e argilla), un business piuttosto importante per l’Italia. Seguono i macchinari, l’equipaggiamento e la componentistica, il comparto software e l’It services (18,60%), molto sensibile al furto di proprietà intellettuale, e i servizi finanziari. In questi casi le aggressioni sono motivate da spionaggio commerciale e industriale, oppure da sabotaggio di specifici target, che “possono avere un impatto su qualsiasi componente hardware o software in produzione”, si legge nel rapporto.

In aumento gli attacchi di Double Extortion

Il 75,6% dei file malevoli utilizzati per attaccare le organizzazioni sono malware zero-day, cioè virus malevoli appena conosciuti, che riescono ad aggirare i tradizionali perimetri di sicurezza, riporta Ansa. Tra le novità segnalate dal rapporto si riscontra anche l’aumento degli attacchi di Double Extortion, ovvero basati su ransomware che richiedono alla vittima un doppio pagamento, uno per riscattare i dati e l’altro per tacere dell’attacco subito da parte degli aggressori.

Ora le cyber aggressioni arrivano anche dall’interno della Ue

Un altro elemento nuovo che emerge dal rapporto è di carattere geopolitico, con le cyber aggressioni che ormai arrivano anche dall’interno della Ue, e in particolare, il 3% dalla Germania e l’1% dal Regno Unito. Gli Usa occupano i primi posti della classifica dei paesi da cui hanno origine le aggressioni, con il 34% di attacchi, mentre i tentativi provenienti dalla Cina sono scesi dal 31% del 2019 al 24% del 2020, e quelli dalla Russia sono aumentati dal 9% all’11%. India, Vietnam, Brasile, Taiwan e Indonesia condividono poi il 26% della distribuzione totale, che nel 2019 era il 41%.

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

La pandemia ha portato diversi cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Gli acquirenti fanno maggiore riferimento ai negozi di vicinato, e gli acquisti si sono spostati dagli ipermercati ai supermercati più vicini a casa o ai negozi più prossimi all’abitazione. Non è un caso che le ricerche ‘vicino a me’ su Google aumentino vertiginosamente. Le ricerche locali sul motore di ricerca sono infatti arrivate a rappresentare il 73% del totale, e le ricerche di attività limitrofe sono cresciute addirittura del 20.000%. Secondo quanto rileva Google, in testa la Lombardia, seguita da Lazio, Veneto, Piemonte, e Toscana.

Aumentano le ricerche effettuate dai consumatori relative a ‘vicino a me’

“Con le ricerche online – spiega Google – si scoprono le attività locali più vicine e se ne scoprono di nuove nei paraggi”. Questo perché le persone si spostano di meno e conoscono meglio i negozi più vicini. La pandemia ha permesso infatti a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona. Non solo però prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere. Secondo Google Trends, in merito a molti prodotti alimentari e attività legate al food, sono molte le ricerche effettuate dai consumatori ricercando ‘vicino a me’ sul motore di ricerca.

Impennata per supermercati, sushi a domicilio, bar più vicino

Qualche esempio? Pescherie vicino a me, +4650%, Pizzeria senza glutine, +4500%, Ristoranti con consegna a domicilio, +4250%. E Supermercati aperti oggi, Panifici, Sushi a domicilio, Bar più vicino, registrano una vera e propria impennata. I dati Google riferiti al periodo da febbraio 2020 a febbraio 2021 parlano chiaro: durante la pandemia le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del 20.000%, riporta Askanews. Di contro, secondo Nielsen, per quanto riguarda la grande distribuzione organizzata, nel corso del 2020 a soffrire maggiormente sono stati ipermercati e cash&carry, registrando trend negativi del -8,9% e -19,2%, mentre discount, negozi specializzati e supermercati si sono mostrati in controtendenza.

Fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità

“Con il Covid-19 – commenta Luca Bove, ceo di Local Strategy – è cresciuto l’ecommerce, ma ci sono molte opportunità per le attività commerciali, sia singoli negozi sia grandi catene. Gli italiani tendono a visitare maggiormente le attività commerciali non lontane dalla propria abitazione, complice il fatto che molte persone non si recano più al lavoro, ma operano in smart working, oppure seguono le restrizioni di movimento adottate dal Governo – aggiunge Bove -. Così oggi è fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. In questo contesto oggi è possibile segnalare ai clienti la distanza verso l’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, e l’attesa prevista per accedere nello store”.

Elettrodomestici, arriva la nuova etichetta energetica

Elettrodomestici, arriva la nuova etichetta energetica

Etichette energetiche sugli elettrodomestici, si cambia. Addio alle categorie con una sequenza – dopo la lettera – di “+”, sì a una classificazione più ordinata e omogenea, stabilita solo in base alla lettera di apparenza. Si tratta di una novità prevista dal Regolamento quadro europeo 2017/1369, che prevede pertanto una scala comune per tutti i prodotti con classi energetiche da A (prodotti più efficienti) a G (prodotti meno efficienti). Spariscono quindi le classi A+, A++, A+++, per certi versi diventate troppo numerose e difficili da interpretare.

Più facile comprendere l’impatto energetico

Sono tantissimi i prodotti che devono sottostare a questo nuovo regolamento: frigoriferi, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie,, cantinette per il vino, lampade e display elettronici inclusi monitor Tv e pannelli digitali. In questo modo, grazie all’introduzione delle nuove etichette energetiche europee, la scelta sarà non solo più semplice, ma sarà anche più immediato comprendere il reale impatto energetico di ogni singolo elettrodomestico. Secondo la Commissione Europea le nuove misure sull’ambiente introdotte, fra cui le nuove etichette energetiche, potranno far risparmiare alle famiglie europee oltre 33 miliardi di euro l’anno, in media 150 euro a nucleo familiare. Il risparmio energetico annuo sarà di 167 TWh (Terawattora) entro il 2030, pari, ad esempio, a quasi il 50% del consumo energetico annuale italiano.

L’introduzione ufficiale dal 1 marzo 2021

Anche se già si trovano modelli di elettrodomestici con la nuova classificazione, il passaggio ufficiale all’etichetta semplificata è stato fissato partire dal 1 marzo 2021 per frigoriferi e congelatori, incluso cantinette per vino ad uso domestico, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, TV e display e dal 1° settembre 2021 per le sorgenti luminose. Le nuove etichette hanno anche una grafica rinnovata che include un QRcode per ottenere molte informazioni aggiuntive sul prodotto accessibili attraverso uno smartphone. Ora il sistema di classificazione andrà solo da A (massima efficienza) a G (bassa efficienza). A partire dal 2024, poi, non potranno più essere venduti i prodotti classe G e alcune classi F (i prodotti meno efficienti).

I consumatori sono attenti ai consumi e alla sostenibilità

Questa semplificazione è importante per compiere acquisti più consapevoli, e i consumatori non sono insensibili a tali tematiche. Secondo l’Eurobarometro Speciale 492 l’etichetta energetica è riconosciuta dal 93% dei consumatori e il 79% la considera quando acquista nuovi elettrodomestici. Ancora, questa novità sarà un ulteriore stimolo per i produttori nella messa a punto e produzione di elettrodomestici sempre più rispettosi dell’ambiente e delle risorse.

Le previsioni 2021 sulla cybersecurity

Le previsioni 2021 sulla cybersecurity

Cosa riserva il 2021 per la sicurezza informatica? Secondo Avast l’anno nuovo porterà un incremento significativo di truffe sui vaccini anti Covid-19, attacchi alle reti domestiche e  aziendali, oltre alla persistenza degli attacchi ransomware. Avast prevede inoltre l’aumento delle campagne deepfake di disinformazione e altre campagne generate dall’AI per ottenere maggiore capacità di diffusione. Inoltre, poiché molti dipendenti continueranno a lavorare da casa, è molto probabile che continuino gli attacchi informatici sull’infrastruttura e sui provider VPN aziendali, con l’obiettivo di infiltrarsi nelle reti delle organizzazioni per sottrarre informazioni riservate e rubare proprietà intellettuale e clienti.

Truffe sui vaccini e attacchi alle organizzazioni sanitarie e farmaceutiche

Verso l’inizio della pandemia falsi store legati al Covid-19 hanno iniziato a circolare, promettendo dubbie cure e consigli di sopravvivenza alla pandemia. Ora, con la disponibilità dei vaccini prevista nel 2021 Avast prevede un aumento delle truffe sulle vaccinazioni, presentate agli utenti tramite falsi store e annunci sui social media.  Quest’anno, poi, diverse istituzioni sanitarie negli Stati Uniti, in Europa e in Asia sono state attaccate da ransomware, che hanno sottratto e pubblicato dati, e gruppi di criminalità informatica hanno anche avviato attacchi di spionaggio contro organizzazioni di ricerca clinica e farmaceutica, e nel 2021 Avast prevede ulteriori attacchi in questi settori.

Deepfake e campagne di disinformazione

La qualità dei deepfake è notevolmente migliorata negli ultimi anni, e secondo gli esperti di Avast nel 2021 probabilmente raggiungeranno una qualità tale per cui potranno essere utilizzati attivamente nelle campagne di disinformazione. L’aumento delle persone che lavorano da casa e la maggiore dipendenza dalla connettività online, oltre alla crescente pressione economica, potrebbero alimentare l’efficacia dell’uso dei deepfake per diffondere notizie false. Inoltre, Avast ha osservato un’accelerazione nella crescita di minacce nuove ed emergenti basate sull’AI. Questa crescita è dovuta all’uso dell’automazione da parte dei criminali in cui l’AI può essere impiegata in combinazione con tecniche più semplici. Campagne dannose, attacchi mirati e minacce avanzate persistenti (APT) generate utilizzando tecniche di AI sono già praticabili, ma gli esperti di Avast prevedono che nel 2021 e oltre i cybercriminali acquisteranno le competenze necessarie a renderle efficaci.

Adware e stalkerware continueranno a prosperare

Per la maggior parte del 2020, l’adware è stata la principale minaccia Android, rappresentando un terzo del totale. Secondo Avast questa tendenza rimarrà dominante anche per il 2021, insieme ai Fleeceware, una truffa in abbonamento che può essere descritta come una combinazione di adware e app false, una delle novità più presenti nel 2020 su iOS e Android. Dalle prime campagne di stalkerware durante la prima ondata di pandemia, il numero di questo tipo di attacchi è rimasto elevato per tutto il 2020. Lo stalkerware include app che vengono installate segretamente per spiare la vittima, controllare la sua posizione fisica, i messaggi e registrare le telefonate. Gli esperti di Avast si aspettano che questa tendenza continui, senza però nuove impennate.

5G, i vantaggi per le Piccole e medie imprese

5G, i vantaggi per le Piccole e medie imprese

Per stare al passo con i tempi le aziende dovranno cogliere i vantaggi del 5G come strumento di comunicazione e come vettore di innovazione, soprattutto le Pmi. Se il 5G delinea un futuro in cui avremo più elevate velocità di scambio dati, anche il business sarà più veloce. Di fatto, il nuovo standard offre una grande opportunità per accelerare la realizzazione di idee innovative, nuovi prodotti e servizi, e modelli di business “dirompenti”. Esistono già numerosi esempi che dimostrano come le Piccole e medie imprese possano intraprendere un percorso di digitalizzazione avanzato tramite il prossimo network, peraltro senza grossi investimenti.

Dispositivi più connessi alle risorse via cloud

Un esempio fra tutti è quello dei dispositivi dei dipendenti. Con il 5G saranno in grado di connettersi in misura maggiore alle risorse via cloud, dove si concentrerà gran parte delle richieste di potenza di calcolo e che si spostano appunto dal singolo dispositivo (computer, tablet, smartphone) al cosiddetto “edge” della rete. Basterà quindi un semplice telefonino 5G ready per accedere a nuovi servizi. La medesima capacità di trasferimento dati in bassa latenza sarà alla base di videochiamate più fluide, anche in 3D, con condivisione in tempo reale di schermi e prototipi, riporta Ansa. E in uno scenario lavorativo che punta sempre più su remote e smart working la possibilità di essere produttivi ovunque fuori dall’ufficio diventeranno sempre più rilevanti.

Formazione, realtà aumentata e IoT

Dal punto di vista della formazione, poi, uno dei vantaggi del 5G è che i nuovi modi di comunicare consentono modalità di apprendimento decisamente più interattive. La realtà aumentata, ad esempio, migliora la formazione sul posto di lavoro, fornendo l’input continuo di cui i dipendenti hanno bisogno per svolgere le attività, e i tecnici possono sfruttare informazioni in tempo reale da inviare ai neoassunti. I casi aziendali sull’applicazione di realtà virtuale e aumentata continuano a crescere, ma saranno possibili solo con una tecnologia in grado di garantire contenuti in alta definizione a un frame rate elevato senza ritardi percettibili. Il 5G è anche la porta di ingresso per un maggiore uso dell’Internet of Things. L’IoT vede un particolare campo di azione nell’attivazione di software per l’automatazione, ma anche per il monitoraggio e gli interventi predittivi sul parco macchine aziendale.

Un’innovazione alla portata di tutti

Dalla gestione efficiente della produzione da remoto fino al controllo delle scorte in magazzino e all’ottimizzazione delle consegne ai clienti, l’IoT basato sul 5G aiuterà le piccole imprese a risolvere grandi problemi. Un’attività agricola, ad esempio, potrebbe utilizzare sensori a bassa potenza per monitorare lo stato dei raccolti e attivare procedure automatizzate, come la calibrazione di irrigazione o fertilizzazione in base a condizioni specifiche. Come dimostra un recente studio della Yong Loo Lin School of Medicine di Singapore il 5G rappresenta un importante “ultimo miglio” per far in modo che le innovazioni possano diventare alla portata di tutte le realtà imprenditoriali, dalle grosse company enterprise alle Pmi di provincia.

Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento, Mantova e Pordenone sono le tre città più “green”d’Italia. La conferma arriva dalla 27esima edizione del rapporto di Legambiente 2020 in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali delle città italiane. Dagli anni Novanta lo studio di Legambiente compara gli indicatori di 104 comuni capoluogo italiani, basandosi su 18 parametri raggruppati in 5 macroaree, come aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente. E la novità di quest’anno è la crescita delle performance di molto capoluoghi in fatto di aria più pulita, meno rifiuti e una maggiore raccolta differenziata.

Quest’anno ovunque le polveri sottili restano sotto la soglia limite

“Per la prima volta, ovunque, le polveri sottili restano sotto la soglia limite”, ha spiegato Mirko Laurenti, responsabile di Ecosistema Urbano di Legambiente, in riferimento al limite europeo fissato in una media annua di 40 microgrammi per metro cubo. Un risultato, quello di un miglioramento delle polveri sottili, collegato soprattutto alle restrizioni alla mobilità dei veicoli e alle attività industriali imposte dalla pandemia da Covid, ma anche da buone pratiche messe in campo da molti Comuni italiani.

L’unico capoluogo del Sud è Cosenza, all’ottavo posto

Se Trento si riconferma città più green, e Mantova anche quest’anno riconquista il secondo gradino del podio, Bolzano scende di una posizione, la quarta, lasciando a Pordenone la medaglia di bronzo per le performance ambientali. Tra le 20 classificate, ai primi posti spicca al quinto posto anche Reggio Emilia, tallonata da Belluno e Parma, rispettivamente in sesta e settima posizione.

All’ottavo posto compare l’unico capoluogo del Sud, precisamente della Calabria, Cosenza, che precede Biella, Verbania, Treviso, e Forlì-Cesena, alla pari al dodicesimo posto.

Sondrio, Macerata e la marchigiana Pesaro chiudono la Top 20

Al tredicesimo posto si trova Cremona, seguita da Rimini e Cuneo, riporta Italpress. Al sedicesimo si piazza invece Bologna, che porta a sei le città eco-virtuose dell’Emilia-Romagna, mentre alla diciassettesima posizione figura La Spezia, seguita da Sondrio e Macerata, in penultima posizione. Infine, al ventesimo posto chiude la Top 20 di Legambiente la marchigiana Pesaro.

Per quanto invece riguarda la “classifica degli alberi”, che riporta le città con il maggior numero di alberi per 100 abitanti, le prime cinque posizioni sono ricoperte da Cuneo, Modena, Brescia, Reggio Emilia e Arezzo, seguita da Ravenna e Milano. Al primo posto dei capoluoghi di provincia con più isole pedonali c’è invece Lucca, mentre Matera, Trento e Rieti completano il podio delle città con più chilometri quadrati di verde urbano per abitante.