TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

TikTok batte Facebook ed è l’app più scaricata

A maggio TikTok è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo, sia su Play Store di Google sia sull’Apple Store. Il social cinese, di proprietà della società ByteDance, batte quindi Instagram e Facebook, e di fatto nel mese di maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni. Soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), e dai cinesi (12%), dove però il suo nome è Douyin. Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization di SensorTower ha evidenziato infatti come l’app cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa anche nei mesi di marzo e aprile.

Le installazioni aumentano del 35%, ma non anno su anno

Sempre nel mese di maggio, secondo gli analisti di SensorTower le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nella top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Sull’Apple Store YouTube al secondo posto, su Play Store Facebook

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Bandita in India e minacciata da Trump

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden, riporta Ansa, però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

Pasta, successo mondiale: dopo i lockdown la crescita è inarrestabile

 lockdown ci hanno fatto riscoprire i piaceri della cucina e della buona tavola, facendoci apprezzare più che mai la pasta: un successo planetario che ha trasformato questa icona italiana in un piatto ormai completamente globale. In base alle previsioni firmate da Statista, infatti, nel 2021 il maggior mercato mondiale sarà la Cina che, da sola, vale quasi 25 miliardi di dollari. Significativi anche i dati mondiali: in media, il consumo pro capite all’anno è di 7,7 kg di pasta,a fronte di una spesa di 16,3 dollari. 

I record del 2020 

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo i dati di Unione Italiana Food il 2020 è stato un anno d’oro sia per quanto riguarda i consumi nazionali, sia per l’export.  In Italia l’anno scorso si sono vendute oltre 50 milioni di confezioni in più, con punte di circa il +40% a marzo e +10% tra ottobre e novembre; le esportazioni sono cresciute del 16%, superando i 3,1 miliardi di euro. Con un incremento record del 40%, gli Stati Uniti sono diventati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, superando la Francia (+4,3%) e la Germania (+16%). Ottimi i risultati in arrivo anche dalla Gran Bretagna (+19%), nonostante la Brexit.

Previsioni in crescita per i prossimi 4 anni

La passione per la pasta non sembra una moda passeggera. I dati di Statista prevedono infatti che, dopo aver sfiorato i 123 miliardi di dollari nel 2021 (122.925 milioni per la precisione), a livello globale le vendite di pasta continueranno a crescere del 2,35% l’anno nei prossimi quattro anni. 

Un “insolito” successo

Più tempo trascorso in cucina e a tavola uguale più voglia di cimentarsi con nuovi formati e nuove ricette. I lockdown del 2020 hanno aumentato la propensione all’acquisto di prodotti particolari, con cui gratificarsi e divertirsi, cucinando qualcosa di nuovo. Sì, siamo diventati tutti un po’ chef, a caccia di sperimentazioni, innovazioni e abbinamenti mai osati prima. Tra i successi dell’ultimo periodo c’è sicuramente la pasta fresca surgelata, alternativa molto più pratica rispetto alla versione “home made” ed estremamente simile alla produzione artigianale per aspetto, consistenza e sapore. Oltre al successo della pasta, il 2020 ha consacrato anche quello degli gnocchi, spaziando dalla ricetta classica a base di patate per arrivare a quelli ripieni. Pure in questo caso, è stato l’insolito a conquistare  consumatori, che in più si sono rivelati particolarmente attenti al packaging, dimostrando di preferire le confezioni e gli imballi riciclabili e comunque sostenibili.  

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

Una nuova generazione di manager, i Nativi Covid-19

È nata una nuova generazione di manager, che si potrebbe definire come Nativi Covid-19. Se l’emergenza sanitaria globale ha sicuramente generato incertezze e grandi difficoltà al contempo ha creato nuove opportunità per i professionisti disposti a cambiare ruolo o lavoro, acquisendo responsabilità manageriali all’interno della stessa azienda.
“I manager ‘Nativi Covid-19’ si trovano a lavorare in uffici completamente smaterializzati, con persone che non hanno mai incontrato dal vivo – afferma Francesca Contardi, managing director di EasyHunters, società di ricerca e selezione tramite Digital Operating Process – ed è per questo che, insieme alle competenze tecniche, diventa indispensabile saper leggere le emozioni proprie e altrui, saper anticipare i cambiamenti, sempre più repentini, ed essere estremamente flessibili”.

L’intelligenza emotiva

Ma quali sono le competenze dei manager Nativi Covid-19?  “La situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e che, purtroppo, viviamo ancora è certamente complicata – continua Contardi -, anche a livello professionale, e obbliga i manager a compiere un grande sforzo per risolvere tutti i problemi legati al remote working e alla gestione dei team a distanza”. È importante quindi acquisire intelligenza emotiva. I manager Nativi Covid-19 si sono trovati a gestire una situazione lavorativa nuova, in una nuova azienda o in un nuovo ruolo, in un momento estremamente complicato che nessuno aveva immaginato. Appare evidente, quindi, quanto sia importante comprendere le emozioni proprie e altrui per evitare che il clima diventi troppo pesante e che, a lungo andare, comprometta il successo e lo sviluppo del business.

Gestire i team a distanza

Un’altra competenza richiesta ai manager Nativi Covid è la capacità di gestire a distanza le risorse umane. Saper gestire le persone a distanza, magari mai incontrate dal vivo, richiede un approccio completamente diverso per farsi conoscere e per conoscere i singoli componenti del team. Quando le informazioni viaggiano soltanto online è indispensabile che le comunicazioni siano puntuali, chiare e precise affinché tutti possano lavorare nella giusta direzione per raggiungere gli obiettivi.

La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale

Muoversi in un contesto in continua evoluzione e ricco di incertezze come quello segnato dall’emergenza Covid-19 richiede necessariamente grande flessibilità per reagire in modo repentino ai cambiamenti. E i manager Nativi Covid-19, riporta Adnkkronos, sono flessibili per definizione. Ma poiché il Coronavirus è ancora presente in tutto il mondo, i manager Nativi Covid-19 hanno dovuto fare i conti con questo scenario dal “giorno zero”. La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale, quindi, per creare una struttura capace di reagire alle avversità. Se informarsi e confrontarsi è sempre stato importante, ora è indispensabile.

Industria lombarda, bene il primo trimestre del 2021: +0,2%

Industria lombarda, bene il primo trimestre del 2021: +0,2%

Segnali positivi per l’industria lombarda nel primo trimestre del 2021: la ripresa prosegue e si attesta allo 0,2%, con cali solo per il comparto dell’artigianato. A dare queste indicazioni è l’indice manifatturiero di Unioncamere Lombardia, che evidenzia in particolare come sia positivo il dato tendenziale (+8,7%) e gli ordinativi esteri e interni dell’industria (+10,5% e +12,6% su base tendenziale), che ritornano a livelli pre Covid. Appaiono però ancora in sofferenza il settore artigiano e la moda, mentre destano una certa preoccupazione gli incrementi di prezzo per le materie prime.

C’è ancora da recuperare per tornare ai livelli pre-crisi

La ripresa, anche se esiste, è tuttavia ancora insufficiente per tornare ai livelli produttivi pre-crisi. Come spiega il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio, “Per raggiungerli l’industria deve ancora recuperare 2,3 punti percentuali rispetto alla media del 2019 e l’artigianato ben 11,3 punti percentuali. Segnali positivi dagli ordinativi per l’industria che si mostrano dinamici sia per il mercato estero che per quello interno (+1,3% congiunturale per entrambi), mentre per l’artigianato si registra una contrazione congiunturale degli ordini. Generano preoccupazione le tensioni sui prezzi delle materie prime con incrementi congiunturali dell’8-9% registrati sia dall’industria che dall’artigianato. Gli imprenditori mostrano ottimismo con aspettative migliorate per la produzione, la domanda interna ed estera e l’occupazione”.

I livelli di industria e artigianato

Il primo trimestre 2021 registra un nuovo lieve incremento congiunturale della produzione industriale (variazione congiunturale destagionalizzata +0,2%) e un rimbalzo tendenziale consistente (la variazione è del +8,7%). Queste dinamiche non riescono però a compensare il gap della produzione con il periodo pre-crisi, che è ancora inferiore del 2,3% rispetto alla media 2019. In contrazione la produzione delle aziende artigiane manifatturiere: -2,2% la variazione congiunturale destagionalizzata ma è più modesto il rimbalzo tendenziale (+5,5% la corrispondente variazione). In questo caso la distanza dal periodo pre-crisi è ancora più rilevante arrivando al -11,3%. Più nel dettaglio, per l’industria l’indice della produzione industriale si ferma a quota 109,0 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) senza raggiungere il livello di fine 2019 (111,7). Per l’artigianato l’indice della produzione scende a quota 91,1 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora al disotto non solo del periodo pre-crisi, ma anche del livello di riferimento dell’anno base.

I settori in rimonta

Sono cinque i settori che mettono a segno aumenti a due cifre rispetto al primo trimestre del 2020. Sono i Mezzi di trasporto (+19,6%), la Siderurgia (+19,4%), Minerali non metalliferi (+17,0%), Legno- mobilio (+13,6%) e Meccanica (12,3%). Bene anche la Gomma-plastica (+9,4% tendenziale) e la Chimica (+6,6% tendenziale). Dall’altra parte, Abbigliamento (-15,4%), Tessile (-6,1%) e Alimentari (-3,3%) vedono ulteriormente ridursi i livelli produttivi.

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

Mercato touchless, un comparto in crescita esponenziale

La pandemia e la conseguenza necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie alla sicurezza sanitaria ha fatto sì che il mercato delle tecnologie touchless registrasse un’importante accelerazione. Stando alle stime degli analisti, infatti, il comparto dovrebbe in soli 5 anni triplicare il proprio fatturato. Un report Piplsay ha intervistato 30.173 americani e 6.090 britannici per valutare la penetrazione delle tecnologie touchless e ha evidenziato come il 51% degli americani e il 44% dei britannici abbiano espresso la loro preferenza per questo tipo di tecnologie in tempo di pandemia. Un dato doppiato dall’82% per cento degli americani e dal 71% dei britannici che si aspetta una continuità nello sviluppo e nell’utilizzo di queste tecnologie.

Non solo metodi di pagamento

D’altronde la tecnologie touchless era già ampiamente utilizzata per i sistemi di pagamento a distanza, ben prima dell’emergenza sanitaria, ma ora sta registrando un vero e proprio boom che cambierà il senso stesso di molte abitudini. Secondo Markets and Markets  questo mercato, per quanto riguarda il riconoscimento dei movimenti, dovrebbe raggiungere i 32,3 miliardi di dollari nel 2025 da 9,8 miliardi di dollari nel 2020, mentre per quello che concerne il rilevamento senza contatto raggiungerà i 15,3 miliardi di dollari nel 2025 da 6,8 miliardi di dollari nel 2020.

Dagli aeroporti ai ristoranti

Gli esempi di nuove innovazioni e applicazioni in questo ambito sono già numerosi. Ad esempio, negli aeroporti e sugli aerei si traduce nell’uso di tecnologie biometriche e di riconoscimento del volto, nell’implementazione dei cancelli e delle procedure di self-boarding. In questo senso, l’aeroporto di Abu Dhabi ha installato una tecnologia touch-free Keypad che permette ai passeggeri di scegliere il piano semplicemente muovendo la mano davanti a un pannello posto all’interno dell’ascensore, il tutto senza premere alcun pulsante. E, ancora, i chioschi automatici di Emirates per il self-check-in hanno cominciato a operare all’Aeroporto Internazionale di Dubai con funzioni touchless come la possibilità di gestire i controlli attraverso il proprio smartphone. “Nei ristoranti le occasioni di contatto fisico si stanno riducendo: dalle porte d’ingresso ai pagamenti, fino al menu personalizzato, tutto può essere declinato in modalità touchless” spiega una nota su Adnkronos. E anche il coffee break può diventare touchless, semplicemente usando una app che gestisce l’odine del caffè direttamente dal telefono, senza toccare nemmeno un tasto. Addirittura, si potrebbe installare un distributore d’acqua santa nel chiese che si attiva automaticamente attraverso un sensore.

Forme e strutture dei migliori tavoli di design

Il tavolo è un accessorio che dal 1700 è diventato elemento fondamentale nella vita di tutti. Non è solo un mero supporto, ma rappresenta un pilastro di arredo vero e proprio. Negli ultimi anni sono sempre più diffusi i tavoli di design.

Parliamo di tipologie di tavolo che sono in grado di garantire un carattere ed una precisa impronta ad un’intera stanza. Infatti, grazie alla loro bellezza e unicità riescono ad irradiare personalità in ogni angolo della casa.

Esistono in varie forme e materiali: in ogni caso, sono in grado di rappresentare il cuore di un allestimento domestico. Per scegliere l’opzione che possa più adattarsi alle vostre esigenze, bisogna anche tener conto del tipo di messaggio che si vuole comunicare.

Cosa considerare nella scelta di un tavolo di design

Nella scelta di un tavolo di design è molto importante tener conto delle proprie esigenze. In genere, tutto dipende dalla grandezza della stanza e anche dall’utilizzo che si vorrà fare di questo elemento.

La priorità nella scelta di un tavolo artistico in un soggiorno ed in una cucina, sta anche nella sua funzionalità. Si può optare per tavoli rettangolari, quadrati, rotondi oppure ovali. Inoltre, a fare la differenza sono anche le sue funzioni. Vi sono quelli estendibili oppure quelli realizzati in materiali più o meno resistenti.

La forma rappresenta poi, un aspetto fondamentale per un tavolo artistico. È meglio optare per quelli un po’ più grandi negli ambienti abbastanza spaziosi. Negli ambienti più piccoli, invece è consigliabile optare per una forma geometrica tondeggiante, così da rendere un’immagine caratteristica dello spazio che state arredando.

Colori e tendenze dei tavoli artistici

La scelta di un tavolo di design deve tener conto anche di quelle che sono le tendenze di arredo per una casa, uno studio o un’attività commerciale. In genere, bisogna optare per dei colori adeguati.

Meglio neutrali all’interno di uno spazio domestico, anche eccentrici invece in uno spazio commerciale. Le linee poi, possono essere essenziali o esagerate: tutto dipende da quello che è l’effetto finale che volete creare!

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Smart working per il 54% delle imprese anche dopo la pandemia

Il 54% delle imprese italiane utilizzerà lo smart working anche dopo l’emergenza sanitaria. Cresce quindi la preparazione delle imprese per questa modalità di lavoro, e aumenta il gradimento degli interessati. Ma nel disegnare la settimana lavorativa ideale, l’opinione prevalente è che si dovrebbe fare a metà, ovvero 2,6 giorni in presenza e 2,4 a distanza. Sono alcuni risultati della ricerca di Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione dei manager, promosso da Confindustria e Federmanager.

“Abbiamo investito nella formazione manageriale, aumentando del 70% i progetti dedicati alla Fad rispetto a undici mesi fa – afferma Costanza Patti, direttore generale del Fondo – e i risultati dimostrano che la readiness aziendale in meno di un anno è salita del 16%, portandosi al 56%”.

Covid-19, un acceleratore per il lavoro a distanza

Prima dell’emergenza sanitaria faceva ricorso allo smart working solo il 13% delle imprese, mentre oggi solo il 4% non lo ha mai sperimentato. Le più propense a utilizzarlo anche in tempi post emergenziali saranno le cooperative (86%), seguite da enti no profit (85%) e da aziende di beni e servizi (58%). Questa modalità sarà più diffusa nei servizi, meno in quelle manifatturiere, coinvolte più spesso nelle filiere produttive dei beni necessari, per i quali sono indispensabili attività in presenza. Il Centro è l’area territoriale caratterizzata dal maggior numero di lavoratori coinvolti dallo smart working (54,8%) seguito dal Nord (47,2 %) e il Sud (43,1%).

Quanto si sente soddisfatto chi pratica il lavoro agile?

Nella scala da 1 (molto poco) a 5 (moltissimo), il dato medio è incoraggiante, 3,79, con una punta massima per gli imprenditori (4) seguiti da impiegati e funzionari (3,85). Tra gli aspetti positivi del lavoro da casa il primo è l’equilibrio con la vita privata, a cui in media viene dato il voto 3,91 su 5, seguono la gestione e flessibilità del tempo (3,72), il livello di concentrazione (3,48), la produttività individuale (3,44) e il raggiungimento degli obiettivi (3,32). Più in generale, gli impiegati attribuiscono maggiori effetti positivi alla qualità del lavoro in smart working rispetto ai manager, che in media si attestano su un punteggio di 3,1 su 5.

Gli aspetti problematici di un’esperienza ancora in fase di transizione

Attribuendo sempre un voto da 1 a 5, dove 1 significa ‘non critico’, e 5 ‘molto critico’, la mancanza di rapporti sociali ottiene in media 3,76, e l’impossibilità di interagire fisicamente con il proprio gruppo di lavoro 3,6. Non vanno sottovalutati nemmeno alcuni problemi tecnico-logistici, come i problemi di connessione (3,19), gli spazi limitati a disposizione (3,09) e l’assenza di infrastrutture e strumenti idonei al lavoro da casa (3,05). I manager si trovano, poi, d’accordo sul rischio di un ricorso eccessivo a videoconferenze, l’alienazione del lavoro, e l’operare senza limiti orari. Come riporta Adnkronos, ben venga poi la formazione online (3,5 su 5), anche se quella in presenza resta la più apprezzata, con un punteggio di 4,4 su 5.

Come misurare il livello di silenziosità di un condizionatore d’aria?

Se stai pensando di acquistare un nuovo condizionatore d’aria, sicuramente la potenza ed il livello di efficienza energetica sono dei fattori importanti da considerare. Assieme a questi però, va anche considerata la rumorosità.

Più un condizionatore d’aria è silenzioso infatti, migliore è il comfort percepito e soprattutto è possibile adoperarlo anche in camera da letto durante la notte senza che per questo il nostro sonno venga disturbato.

Quali sono i condizionatori d’aria più silenziosi?

Sicuramente, i condizionatori d’aria più silenziosi sono quelli che hanno un livello di rumorosità inferiore ai 45 decibel, ed in particolar modo quelli che sono sotto i 30 decibel vengono considerati i più silenziosi in assoluto.

Per poter capire quanti decibel abbia il condizionatore d’aria che si sta esaminando, è sufficiente leggere la scheda tecnica o direttamente l’indicazione della rumorosità espressa in decibel che si trova sulla confezione stessa. Tra tutti, i condizionatori Daikin sono riconosciuti tra i più silenziosi in assoluto.

Come norma generale, bisogna ricordare che i condizionatori d’aria portatili sono più rumorosi di quelli fissi. Infatti, il motore dei condizionatori portatili è decisamente più rumoroso dei modelli che si fissano a parete, anche perché questo si trova all’interno del dispositivo stesso e non viene invece fissato all’esterno dell’edificio come avviene per le unità dei condizionatori portatili.

Sicuramente, la silenziosità di un condizionatore d’aria dipende anche dalle caratteristiche di progettazione del dispositivo e dagli split interni, così come dalle ventole ed all’eventuale presenza della tecnologia inverter la quale è decisamente utile a rendere il dispositivo assolutamente silenzioso.

La tecnologia inverter

La tecnologia inverter infatti, evita che il dispositivo debba continuamente accendersi e spegnersi andando a disturbare tutte le persone che si trovano nei pressi di casa nostra inclusi i nostri vicini, dato che in sua assenza l’unità esterna va ad accendersi continuamente (si per raggiungere la temperatura desiderata e si spegne dopo averla raggiunta) e questo può essere fastidioso soprattutto di notte.

Meglio dunque scegliere un climatizzatore moderno e dotato di tecnologia inverter, ossia di quelli fissi (con il motore che viene piazzato all’esterno) e con un livello di rumorosità che sia al di sotto dei 45 decibel.

Nel mirino del cybercrime banche e Made in Italy

Nel mirino del cybercrime banche e Made in Italy

Nell’anno del Covid il cybercrime ha preso sempre più di mira l’industria del Made in Italy e la proprietà intellettuale dei suoi prodotti, oltre alle banche. Il vettore di attacco principale sono i canali tradizionali, come email e Pec. Si tratta di alcune evidenze emerse da un rapporto di Yoroi, la società specializzata in cybersicurezza, sui dati del 2020. Yoroi conferma quindi un allarme già lanciato il primo marzo dall’Intelligence italiana nella sua Relazione annuale, relativo proprio all’aumento del rischio di attacchi informatici diretti al settore del Made in Italy e agli istituti di credito.

Quasi ogni tipo di violazione dei dati inizia con un attacco di phishing

In base alla ricerca di Yoroi quasi ogni tipo di violazione dei dati inizia con un attacco di phishing. In particolare, più del 50% dei tentativi di phishing si è registrato nel settore dei materiali da costruzione (industrie produttrici di gesso, cemento, acciaio, legno, vetro e argilla), un business piuttosto importante per l’Italia. Seguono i macchinari, l’equipaggiamento e la componentistica, il comparto software e l’It services (18,60%), molto sensibile al furto di proprietà intellettuale, e i servizi finanziari. In questi casi le aggressioni sono motivate da spionaggio commerciale e industriale, oppure da sabotaggio di specifici target, che “possono avere un impatto su qualsiasi componente hardware o software in produzione”, si legge nel rapporto.

In aumento gli attacchi di Double Extortion

Il 75,6% dei file malevoli utilizzati per attaccare le organizzazioni sono malware zero-day, cioè virus malevoli appena conosciuti, che riescono ad aggirare i tradizionali perimetri di sicurezza, riporta Ansa. Tra le novità segnalate dal rapporto si riscontra anche l’aumento degli attacchi di Double Extortion, ovvero basati su ransomware che richiedono alla vittima un doppio pagamento, uno per riscattare i dati e l’altro per tacere dell’attacco subito da parte degli aggressori.

Ora le cyber aggressioni arrivano anche dall’interno della Ue

Un altro elemento nuovo che emerge dal rapporto è di carattere geopolitico, con le cyber aggressioni che ormai arrivano anche dall’interno della Ue, e in particolare, il 3% dalla Germania e l’1% dal Regno Unito. Gli Usa occupano i primi posti della classifica dei paesi da cui hanno origine le aggressioni, con il 34% di attacchi, mentre i tentativi provenienti dalla Cina sono scesi dal 31% del 2019 al 24% del 2020, e quelli dalla Russia sono aumentati dal 9% all’11%. India, Vietnam, Brasile, Taiwan e Indonesia condividono poi il 26% della distribuzione totale, che nel 2019 era il 41%.

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

Le ricerche locali su Google crescono del 20.000%

La pandemia ha portato diversi cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Gli acquirenti fanno maggiore riferimento ai negozi di vicinato, e gli acquisti si sono spostati dagli ipermercati ai supermercati più vicini a casa o ai negozi più prossimi all’abitazione. Non è un caso che le ricerche ‘vicino a me’ su Google aumentino vertiginosamente. Le ricerche locali sul motore di ricerca sono infatti arrivate a rappresentare il 73% del totale, e le ricerche di attività limitrofe sono cresciute addirittura del 20.000%. Secondo quanto rileva Google, in testa la Lombardia, seguita da Lazio, Veneto, Piemonte, e Toscana.

Aumentano le ricerche effettuate dai consumatori relative a ‘vicino a me’

“Con le ricerche online – spiega Google – si scoprono le attività locali più vicine e se ne scoprono di nuove nei paraggi”. Questo perché le persone si spostano di meno e conoscono meglio i negozi più vicini. La pandemia ha permesso infatti a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona. Non solo però prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere. Secondo Google Trends, in merito a molti prodotti alimentari e attività legate al food, sono molte le ricerche effettuate dai consumatori ricercando ‘vicino a me’ sul motore di ricerca.

Impennata per supermercati, sushi a domicilio, bar più vicino

Qualche esempio? Pescherie vicino a me, +4650%, Pizzeria senza glutine, +4500%, Ristoranti con consegna a domicilio, +4250%. E Supermercati aperti oggi, Panifici, Sushi a domicilio, Bar più vicino, registrano una vera e propria impennata. I dati Google riferiti al periodo da febbraio 2020 a febbraio 2021 parlano chiaro: durante la pandemia le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del 20.000%, riporta Askanews. Di contro, secondo Nielsen, per quanto riguarda la grande distribuzione organizzata, nel corso del 2020 a soffrire maggiormente sono stati ipermercati e cash&carry, registrando trend negativi del -8,9% e -19,2%, mentre discount, negozi specializzati e supermercati si sono mostrati in controtendenza.

Fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità

“Con il Covid-19 – commenta Luca Bove, ceo di Local Strategy – è cresciuto l’ecommerce, ma ci sono molte opportunità per le attività commerciali, sia singoli negozi sia grandi catene. Gli italiani tendono a visitare maggiormente le attività commerciali non lontane dalla propria abitazione, complice il fatto che molte persone non si recano più al lavoro, ma operano in smart working, oppure seguono le restrizioni di movimento adottate dal Governo – aggiunge Bove -. Così oggi è fondamentale dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. In questo contesto oggi è possibile segnalare ai clienti la distanza verso l’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, e l’attesa prevista per accedere nello store”.