Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento è ancora la città italiana più “green”

Trento, Mantova e Pordenone sono le tre città più “green”d’Italia. La conferma arriva dalla 27esima edizione del rapporto di Legambiente 2020 in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali delle città italiane. Dagli anni Novanta lo studio di Legambiente compara gli indicatori di 104 comuni capoluogo italiani, basandosi su 18 parametri raggruppati in 5 macroaree, come aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente. E la novità di quest’anno è la crescita delle performance di molto capoluoghi in fatto di aria più pulita, meno rifiuti e una maggiore raccolta differenziata.

Quest’anno ovunque le polveri sottili restano sotto la soglia limite

“Per la prima volta, ovunque, le polveri sottili restano sotto la soglia limite”, ha spiegato Mirko Laurenti, responsabile di Ecosistema Urbano di Legambiente, in riferimento al limite europeo fissato in una media annua di 40 microgrammi per metro cubo. Un risultato, quello di un miglioramento delle polveri sottili, collegato soprattutto alle restrizioni alla mobilità dei veicoli e alle attività industriali imposte dalla pandemia da Covid, ma anche da buone pratiche messe in campo da molti Comuni italiani.

L’unico capoluogo del Sud è Cosenza, all’ottavo posto

Se Trento si riconferma città più green, e Mantova anche quest’anno riconquista il secondo gradino del podio, Bolzano scende di una posizione, la quarta, lasciando a Pordenone la medaglia di bronzo per le performance ambientali. Tra le 20 classificate, ai primi posti spicca al quinto posto anche Reggio Emilia, tallonata da Belluno e Parma, rispettivamente in sesta e settima posizione.

All’ottavo posto compare l’unico capoluogo del Sud, precisamente della Calabria, Cosenza, che precede Biella, Verbania, Treviso, e Forlì-Cesena, alla pari al dodicesimo posto.

Sondrio, Macerata e la marchigiana Pesaro chiudono la Top 20

Al tredicesimo posto si trova Cremona, seguita da Rimini e Cuneo, riporta Italpress. Al sedicesimo si piazza invece Bologna, che porta a sei le città eco-virtuose dell’Emilia-Romagna, mentre alla diciassettesima posizione figura La Spezia, seguita da Sondrio e Macerata, in penultima posizione. Infine, al ventesimo posto chiude la Top 20 di Legambiente la marchigiana Pesaro.

Per quanto invece riguarda la “classifica degli alberi”, che riporta le città con il maggior numero di alberi per 100 abitanti, le prime cinque posizioni sono ricoperte da Cuneo, Modena, Brescia, Reggio Emilia e Arezzo, seguita da Ravenna e Milano. Al primo posto dei capoluoghi di provincia con più isole pedonali c’è invece Lucca, mentre Matera, Trento e Rieti completano il podio delle città con più chilometri quadrati di verde urbano per abitante.

Dal remote working all’ufficio, il ritorno nei luoghi di lavoro sarà flessibile

Dal remote working all’ufficio, il ritorno nei luoghi di lavoro sarà flessibile

Nell’era pre-Covid l’ufficio era ritenuto elemento fondamentale per la produttività dei dipendenti, soprattutto da parte del datore di lavoro. Durante questi ultimi mesi la rapidità e l’efficacia lavorativa a distanza hanno sorpreso tutti, e hanno dimostrato che non solo si riesce a lavorare anche al di fuori dei soliti contesti, ma si diventa anche più produttivi e responsabili. Da un sondaggio di McKinsey risulta infatti che l’80% dei lavoratori apprezza, o ha apprezzato. il lavoro da casa, e il 41% si è detto più produttivo. D’altra parte, per molti il lavoro da casa è anche più faticoso, perché non sempre l’ambiente domestico si rivela adatto o adeguato. Gli orari di lavoro si sono dilatati, e coordinarsi a distanza per molto tempo genera stress. Insomma, l’home working non è per tutti.

Ripensare ai metodi, i ruoli e gli ambienti lavorativi

La fatica rilevata dalle persone che hanno lavorato a casa è anche di tipo emozionale. Se è vero che la maggior parte dei lavori d’ufficio possono essere svolti anche fuori da un ufficio tradizionale, le interazioni permesse dall’ambiente di lavoro non sono riproducibili all’esterno. E ora che si rientra in ufficio è importante gestire attentamente la fase transitoria, che porterà a una nuova normalità. Perché anche se la situazione, a livello sanitario, è ancora delicata, tutti hanno bisogno di riappropriarsi dei propri spazi e abitudini, ma si dovrà fare gradualmente, garantendo la massima sicurezza. Ciò significa in particolare che si dovranno riprogettare i posti di lavoro, ripensare ai metodi di lavoro e riclassificare i ruoli dei dipendenti, riporta Ansa.
Accordare le esigenze aziendali con quelle delle persone

Tornare alla normalità senza paura, quindi, ma senza rinunciare alla socialità. Occorrerà accordare i bisogni aziendali con le esigenze delle persone. E la cosa più importante è che le persone si sentano al sicuro una volta rientrate in ufficio.

Secondo McKinsey gli ambienti lavorativi dovranno essere, in generale, più flessibili, per garantire aree di incontro sicure e aree per il lavoro individuale rispettando le regole di distanziamento sociale. Inoltre, gli spazi di lavoro dovranno essere dotati della tecnologia adatta per permettere a chi opera da remoto di collegarsi.

Il confronto con gli altri è un generatore di “occasioni”
Il confronto con gli altri è importante: l’uomo non è fatto per stare da solo, e il confronto dà vita alle idee migliori poiché rappresenta un generatore di “occasioni”. Il contatto con gli altri e la casualità dell’incontro sono aspetti irrinunciabili quando si parla di opportunità lavorative. Quindi, come sarà il ritorno nei luoghi del lavoro? Sicuramente cauto, ma caratterizzato dalla voglia di confrontarsi, collaborare, e tornare a esplorare gli spazi del lavoro sotto a una luce diversa. Con la consapevolezza di cosa significhi veramente smart working, che sia dall’ufficio, da casa o, ad esempio, al mare.

La ripresa è all’orizzonte, le previsioni degli esperti

La ripresa è all’orizzonte, le previsioni degli esperti

Il lockdown ha sconvolto le economie globali, milioni di persone hanno presentato domanda di sussidi di disoccupazione, e se in molti luoghi il contagio da Covid-19 sembra aver raggiunto il picco persiste il rischio di nuovi focolai.

Nonostante le notizie non siano positive, sul fronte macroeconomico potrebbe non essere così. Gli investitori, infatti, per quanto molti titoli azionari siano calati su base annua, non hanno del tutto perso l’interesse, e guardano con ottimismo a una ripresa futura. Le loro speranze sono sostenute dalle massicce misure di stimolo varate dai governi e da tassi d’interesse ai minimi storici.

Le fasi rialziste sono sempre state più robuste di quelle ribassiste

Come evidenziano gli esperti di Capital Group, alcune aziende, percepite come beneficiarie dell’obbligo di confinamento sociale, tra cui imprese di e-commerce, video streaming e fornitura a domicilio di prodotti alimentari, si sono addirittura mosse al rialzo in quella che è stata la peggiore fase economica e di mercato dalla crisi del 2008-2009.

“È indubbio che le fasi ribassiste siano dolorose – si legge nell’Outlook relativo al secondo trimestre 2020 redatto dagli esperti dell’asset manager americano -. E quando ci si trova in mezzo a queste fasi, sembra che non finiscano mai. Tuttavia, l’importante è ricordare che, a partire dal periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, le fasi rialziste sono sempre state ben più robuste di quelle ribassiste, oltre ad aver avuto una durata nettamente superiore”.

Le società più robuste sono state fondate in tempi difficili

Nel mercato azionario USA una ripresa realizza in media rendimenti complessivi del 279% e dura 72 mesi, a fronte di fasi ribassiste che durano 14 mesi e registrano una flessione del 33%. Inoltre, gli esperti di Capital Group evidenziano come le società più robuste, spesso, sono state fondate in tempi difficili. Qualche esempio? Airbus, Microsoft e Starbucks, fondate all’epoca della stagflazione degli anni Settanta. Questo a conferma, così come insegna la storia, che i business robusti trovano modo di sopravvivere, e perfino prosperare in un contesto di volatilità dei mercati, e in presenza di condizioni economiche difficili.

Come posizionare il proprio portafoglio

Ma quali società potrebbero uscire dalla crisi provocata dal Covid-19 come leader di mercato? E considerando un contesto macro, come posizionare il proprio portafoglio? Per gli esperti dell’asset manager americano, riporta Ansa, sono due gli elementi fondamentali da considerare. Sul fronte azionario, la ricerca fondamentale è diventata più importante che mai. Anche se USA, Europa, Giappone e mercati emergenti sono fonti di opportunità interessanti nel lungo periodo, la selezione dei titoli è fondamentale. A livello di reddito fisso invece il basso livello di crescita, e la ridotta inflazione, suggeriscono un approccio diversificato, e una ricerca fondamentale attiva.

Unioncamere, il lockdown ha bloccato la nascita di nuove imprese: -44mila

Unioncamere, il lockdown ha bloccato la nascita di nuove imprese: -44mila

Non è certo una sorpresa, ma il lungo lockdown ha comportato, tra i tanti effetti, anche una decisa contrazione del numero di nuovo imprese. Lo rivela Unioncamere, che ha anche proposto al Governo una serie di dieci punti per rilanciare il sistema produttivo italiano. In particolare, stimano le Camere di Commercio italiane, negli ultimi mesi sono calate di 44mila unità le registrazioni di nuove imprese rispetto all’anno passato: e il calo è particolarmente pesante al Nord.

Dieci punti per ripartire

Nel corso della sua ultima assemblea annuale, Unioncamere ha illustrato agli associati i punti presentati al ministro del Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. “Si tratta – ha detto il presidente Carlo Sangalli – di agire su digitalizzazione e tecnologie 4.0, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e mediazione, internazionalizzazione, turismo, nuove imprese e giovani, sostenibilità, formazione, dotazione finanziaria e irrobustimento organizzativo delle imprese. Agire su questi punti è la vera priorità del Paese”. “Spingere l’acceleratore sulla digitalizzazione delle imprese e sull’adozione delle tecnologie 4.0 – ha poi aggiunto il presidente di Unioncamere – porterebbe un incremento di oltre un punto e mezzo di Pil nel breve termine, mentre ridurre gli oneri burocratico-amministrativi sulle imprese (in primo luogo quelli legati all’avvio di un’azienda o al pagamento delle imposte) vuol dire per l’Italia recuperare quasi 2 punti di Pil”.

Calano le iscrizioni del 42,8%

La situazione è grave, lo dicono i numeri: tra marzo e maggio scorsi, il Registro delle imprese segnala oltre 44mila iscrizioni in meno di nuove aziende rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una riduzione in termini percentuali del 42,8%. In particolare, le Regioni del Nord e del Centro – peraltro quelle dove l’emergenza sanitaria è stata più critica – mostrano i datti peggiori. In Lombardia e nelle Marche le iscrizioni di nuove imprese si sono dimezzate tra marzo e maggio 2020 rispetto allo scorso anno, in Toscana ed Emilia-Romagna sono calate di oltre il 47%, Lazio e Friuli Venezia Giulia vedono una battuta d’arresto delle nuove imprese superiore al 45%. In valore assoluto, è proprio la Lombardia a registrare lo stop maggiore nel fermo nella diffusione di nuove aziende: -8.721 rispetto al 2019. A seguire il Lazio, con -5.056 nuove iscrizioni. Quindi l’Emilia-Romagna, con -3.535 nuove imprese. Va meglio, anche se i dati si confermano negativi, in alcune Regioni del Sud Italia: ad esempio in Basilicata, Sicilia, Campania e Molise i cali sono stati meno consistenti e le nuove imprese iscritte nei tre mesi del lockdown sono diminuite tra il 20 e il 30% rispetto al 2019.

Attacchi di phishing contro gli utenti Apple aumentati del 9%

Attacchi di phishing contro gli utenti Apple aumentati del 9%

Gli utenti che utilizzano dispositivi digitali popolari sono sempre di più, e questa tendenza sta attirando un numero sempre maggiore di criminali informatici. Ma se il volume di software dannosi in grado di minacciare gli utenti macOS e il Sistema operativo iOS è molto più basso rispetto a quello che mette in pericolo gli utenti Windows e le piattaforme Android, quando si tratta di phishing le cose cambiano.

Il phishing è una cyberminaccia cosiddetta “agnostica”, ovvero adattabile a qualsiasi tipo di software o sistema operativo. E il numero di questi attacchi lanciati contro gli utenti Apple nella prima metà del 2019 è arrivato a 1,6 milioni. Un dato che supera circa del 9% il numero rilevato nel corso dell’intero 2018.

Ricorrere al social engineering per rubare le credenziali degli account

Si tratta di uno dei principali risultati emersi dal Karpersky’s Threats to Mac Users Report 2019. La maggior parte degli attacchi di phishing, ricorrendo soprattutto al social engineering, non ha nulla a che fare con i software in uso. La ricerca di Kaspersky mostra che il numero di casi nei quali gli utenti si sono trovati di fronte a pagine online fraudolente che sfruttavano il marchio Apple come esca è aumentato significativamente nei primi sei mesi dell’anno. E tra i sistemi fraudolenti più diffusi ci sono quelli progettati per assomigliare il più possibile all’interfaccia di iCloud, e rubare le credenziali degli account ID Apple.

Finte email provenienti dall’assistenza tecnica o siti che creano allarmismo

I collegamenti a questo tipo di pagine online vengono incentivati solitamente tramite email spam, che fingono di essere comunicazioni provenienti dall’assistenza tecnica. E che spesso minacciano di bloccare un account utente in caso di mancato clic sul link riportato all’interno della email.

Un altro sistema piuttosto diffuso è quello che riguarda l’utilizzo di siti online che cercano di creare allarmismo, facendo pensare all’utente che il computer sia ad alto rischio dal punto di vista della sicurezza, e che serviranno solo pochi clic e un po’ di denaro per risolvere il problema.

L’ecosistema del mondo Mac è considerato più sicuro

Anche se questi schemi fraudolenti non sono nuovi, “pensiamo che rappresentino un pericolo ancora più grande per gli utenti di dispositivi Apple. Questo perché l’ecosistema che riguarda il mondo Mac e i suoi dispositivi è generalmente considerato molto più sicuro – spiega Tatyana Sidorina, Security Researcher di Kaspersky -. Per questo motivo gli utenti potrebbero essere meno attenti di fronte a siti web fraudolenti”.

Il furto delle credenziali degli account iCloud potrebbe portare a gravi complicazioni. Un iPhone o un iPad, ad esempio, potrebbero rischiare di essere bloccati o resettati a distanza da un utente malintenzionato. Gli utilizzatori di dispositivi Apple dovrebbero quindi prestare maggiore attenzione alle email ricevute da presunti mittenti dell’assistenza tecnica. Soprattutto se richiedono dati o invitano a cliccare su determinati link.

Arriva Ultrabio, l’app italiana che accerta se il cibo è sano

Arriva Ultrabio, l’app italiana che accerta se il cibo è sano

Come fare per capire se durante i pasti stiamo assumendo sostanze tossiche? Semplice, ci affidiamo a Ultrabio, l’applicazione che permette di accertare se il cibo che mangiamo possiede livelli pericolosi di contaminazione. Ultrabio è stata messa a punto dalla fondazione Toscana Life Sciences di Siena “per colmare queste difficoltà oggettive e fornire un servizio alla collettività”, spiega l’amministratore delegato di Bioscience Research Center, Monia Renzi. Non si tratta di un’app pensata per gli esperti, ma fornisce report giornalieri e settimanali per permettere la correzione di eventuali criticità bilanciando l’alimentazione e restando sotto la soglia settimanale prevista.

Stimare l’esposizione teorica a sostanze chimiche

Con Ultrabio chiunque può gestire la propria alimentazione semplicemente mantenendo i pasti consumati sotto la soglia settimanale di esposizione ai contaminanti chimici consigliata, riporta Agi. “L’applicazione non è un dispositivo medico, ma rende possibile la stima dell’esposizione teorica a sostanze chimiche potenzialmente pericolose utilizzando il dato associato dall’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) all’alimento generico e di mettere in relazione il dato di assunzione al proprio peso corporeo”, continua Renzi.

Obiettivo, bilanciare rigore scientifico e semplicità

Uno degli obiettivi del team di ricerca è stato quello di bilanciare il rigore scientifico con la necessità di semplificazione dell’app. “Il prodotto finale – aggiunge Renzi – prende in considerazione i contaminanti più interessanti per l’utente in termini di salute e per i quali esistono dati completi e soglie di rischio specifiche”. Ccome ad esempio mercurio, cadmio, piombo e composti per fluorurati. Basta inserire i propri dati relativi a peso, sesso ed età, e accedere alla schermata che permette di inserire giorno per giorno le dosi di alimento consumato. Sono attivate anche funzioni specifiche per porre in condizioni di maggiore cautela le donne in stato interessante.

“Un sistema che memorizza le proprie abitudini alimentari per migliorarle”

Lo sviluppo dell’app è stato complesso, perché contiene un database completo con livelli di contaminazione scientificamente attendibili e aggiornati per oltre ottocento tipologie di alimenti combinabili tra loro. Ma come funziona? Al momento dell’inserimento dei dati per ogni sostanza chimica considerata l’utente può visualizzare graficamente il livello di esposizione soggettivo rispetto alla soglia settimanale consigliata dall’Efsa. Si tratta di “un sistema che permette di memorizzare le proprie abitudini alimentari e guidare l’utente al loro miglioramento con indicazioni pratiche semplici – sottolinea Renzi – basate sulle attuali conoscenze scientifiche in materia di contaminazione degli alimenti e sicurezza alimentare”.

Influenza, quanto ci costi?

Influenza, quanto ci costi?

Una banale influenza si traduce in un “prezzo” sociale davvero imponente, che va a gravare sui conti sia del SSN sia dei cittadini. Lo dicono i freddi numeri: il costo dell’influenza stagionale equivale addirittura a mezzo punto di Pil. Una stima confermata dai dati del primo studio nazionale che ha valutato il prezzo sostenuto dalle famiglie confrontandoli con quelli sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La prossima stagione influenzale, che è stata preventivamente definita di intensità media, prevede cinque milioni di contagiati a cui si aggiungono gli italiani colpiti dalle infezioni respiratorie simil-influenzali di origine virale, che si fanno sentire durante tutti i 12 mesi, a differenza dell’influenza vera e propria che incide in un preciso e conosciuto periodo dell’anno.

Prezzo sociale sia per il SSN sia per i cittadini

La ricerca, condotta da Roberto Dal Negro, responsabile del Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria (Cesfar) di Verona, in collaborazione con Research & Clinical Governance di Verona e AdRes Health Economics and Outcome Research di Torino, ha rilevato che il SSN spende circa 16 euro, soprattutto per antibiotici e corticosteroidi, mentre le famiglie spendono 27 euro in medicinali di fascia C a totale carico del cittadino. Complessivamente, tantissimi soldi.

I pazienti più gravi i più “onerosi”

“Per il SSN – precisa Nardini – la maggioranza dei costi deriva dalla gestione dei pazienti più gravi: il 39% della spesa è imputabile ai ricoveri, il 15% agli accessi in pronto soccorso. Per la società e per le famiglie l’aggravio maggiore è invece causato dalla perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro: l’88% del costo annuo di influenza e sindromi simil-influenzali deriva infatti dalle assenze lavorative, una spesa ‘silenziosa’ che passa quasi inosservata, ma che pesa sul Pil”.

Ancora pochi si vaccinano

La vaccinazione è un’arma di prevenzione ancora poco seguita dagli italiani. “I dati dello studio – spiega Dal Negro – mostrano inoltre che un quarto dei soggetti intervistati spenderebbe di tasca propria oltre 20 euro per prevenire un episodio di influenza o una sindrome simil-influenzale, anche se nel caso dell’influenza la pratica della vaccinazione, pur a basso costo per la famiglia e per il SSN, risulta ancora sottoutilizzata. Di fatto, nonostante il 70% degli intervistati consideri essenziale la vaccinazione, solo il 14% si vaccina ogni anno e circa il 60% non lo ha mai fatto”. Di conseguenza, aumentano i malati, gli assenti dal lavoro e il Pil perde mezzo punto.

Il successo non è raggiungibile? L’analisi di LinkedIn

Il successo non è raggiungibile? L’analisi di LinkedIn

Ne è convinto un italiano su cinque: il successo è una sorta di miraggio, qualcosa di irraggiungibile.“In questo periodo storico, riuscire a emergere, farsi notare, ottenere risultati e magari venire anche premiati per il nostro lavoro – ha dichiarato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn- non è così semplice e scontato”. Secondo la ricerca ‘This Is Success’, realizzata da LinkedIn, il 41% dei lavoratori italiani pensa di non avere successo e, addirittura, il 38% non sa se riuscirà mai a ottenerlo. Di questi, uno su cinque (20%) afferma addirittura che non lo raggiungerà mai. Gli uomini (44%) hanno un approccio più positivo rispetto alle donne (42%) e i millennial sembrano essere i più sognatori e, nonostante più di uno su due (59%) creda di non avere ancora raggiunto il successo, quasi uno su quattro (24%) è convinto di raggiungerlo nei prossimi cinque anni.

La soddisfazione non viene dal lavoro

Un’analisi, condotta da YouGov tra ottobre e novembre 2017, su un campione di oltre 18 mila intervistati in 16 Paesi, tra cui Italia, Francia, Australia, Inghilterra, Stati Uniti, ha rivelato come a livello globale la definizione di successo corrisponda principalmente all’essere felici (73%), allo stare bene (70%) e al passare del tempo con la propria famiglia (56%), relegando agli ultimi posti quindi l’aspetto professionale.

Gli italiani cercano il benessere

Per il 69% degli oltre mille lavoratori intervistati il successo coincide con lo stare bene, per il 67% significa essere felici, per il 53% avere un buon equilibrio tra vita privata e professionale. In fondo alla classifica le voci: guadagnare più dei propri amici (4%) e ottenere un aumento (13%). La maggior parte dei professionisti, sia a livello nazionale (31%) che internazionale (28%), vorrebbe che la società oggi desse meno valore al concetto di successo.

Ciò che conta sono gli affetti, il tempo per se stessi

La difficoltà nel raggiungere il successo e il rischio di non ottenerlo possono esporre a depressione e infelicità. In un’epoca in cui la società e il business ci richiedono di essere sempre always-on, senza però riconoscere sufficientemente lo sforzo prodotto per essere performanti, l’aspetto più importante della propria giornata diventa il tempo dedicato a se stessi, ai propri affetti.

La campagna LinkedIn

Per dare ai propri utenti spunti utili per seguire i sogni, LinkedIn ha deciso di avviare una nuova campagna internazionale ‘#InItTogether’, che arriva in Italia con il nome di ‘#SogniamoInGrande’. L’iniziativa coinvolge alcuni utenti e influencer italiani presenti sulla piattaforma che hanno deciso di raccontare la loro storia di successo

A Milano la mobilità è più sostenibile

A Milano la mobilità è più sostenibile

Milano è la città italiana più sostenibile dal punto di vista della mobilità. Su quattro città italiane il capoluogo lombardo si piazza davanti a Torino, Roma e Palermo, staccando di netto le altre. Questo è il risultato del rapporto Living. Moving. Breathing. Ranking of 4 major Italian cities on Sustainable Urban Mobility, realizzato dal Wuppertal Institute per conto di Greenpeace.

Si tratta dell’approfondimento di uno studio diffuso lo scorso maggio su 13 città europee in materia di sostenibilità dei trasporti. Utilizzando la stessa metodologia, sono stati utilizzati i dati relativi al 2016 provenienti da fonti pubbliche ufficiali o dalle amministrazioni delle 4 città.

21 indicatori sintetizzati in 5 parametri

Le città sono state analizzate attraverso 21 indicatori, sintetizzati in 5 parametri: sicurezza stradale, qualità dell’aria, gestione della mobilità, trasporti pubblici, mobilità attiva.

In termini di punteggio Milano stacca nettamente le altre, anche se le differenze di punteggio complessivo non sono marcate. I punteggi specifici ottenuti sui diversi parametri, però, rendono un quadro più chiaro delle profonde differenze tra i vari contesti urbani, riferisce Adnkronos. Il risultato di Milano è determinato da buone performance in materia di trasporto pubblico e mobility management: gli stessi indicatori che hanno maggiormente determinato il risultato negativo di Palermo.

Tutte superano i livelli di concentrazione massimi di biossido di azoto

Torino è risultata la città con le strade più insicure, ed anche la città con l’aria più inquinata. Ma l’inquinamento atmosferico è grave in ognuna delle 4 città: tutte superano i livelli di concentrazione massimi previsti dalle normative per il biossido di azoto.

La Capitale mostra inoltre indirizzi molto deboli di mobility management, che disincentivano poco o affatto l’uso del mezzo privato. Ciò determina anche una mobilità fortemente congestionata, con un incremento di circa il 40% dei tempi di spostamento. A Palermo i livelli di congestionamento del traffico sono perfino leggermente superiori.

Manca una concezione integrata della mobilità

La disponibilità di servizi di bike e car sharing è buona a Milano, modesta a Roma e nel capoluogo siciliano. La qualità del trasporto pubblico è l’indicatore sul quale si registrano le distanze maggiori tra i quattro sistemi urbani: da Milano, che ha un Tpl europeo, al bassissimo livello di utilizzo dei mezzi pubblici da parte dei palermitani. Questi ultimi utilizzano un mezzo privato per il 75% degli spostamenti in città, i milanesi vi ricorrono invece solo nel 43% dei casi. Quello che manca alle città italiane è una concezione integrata della mobilità. “Agire per potenziare un singolo aspetto – spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace – senza saldarlo fortemente a ogni altra forma di mobilità sostenibile, porta a risultati molto parziali”.

Arriva in Italia Samsung Pay, il nuovo sistema di pagamento da smartphone di Samsung Electronics

Arriva in Italia Samsung Pay, il nuovo sistema di pagamento da smartphone di Samsung Electronics

Arriva anche in Italia Samsung Pay, il sistema di pagamento elettronico di Samsung Electronics. Samsung Pay consente infatti di pagare da smartphone gli acquisti effettuati in qualsiasi esercizio commerciale che accetta le carte di credito, di debito o prepagate delle banche partner. Il servizio supporta la tecnologia Nfc (Near Field Communication) ed Mst (Magnetic Secure Transmission), e funziona con quasi tutti i terminali di pagamento e con i circuiti di pagamento aderenti.

Parole d’ordine, semplicità e sicurezza

Samsung Pay è stato progettato per rendere i pagamenti tramite smartphone sicuri, semplici e convenienti. “Dopo il recente lancio di Galaxy S9 e S9+, Samsung introduce da oggi un altro servizio innovativo che contribuirà a rendere più semplice la vita degli utenti dei nostri prodotti”, dichiara Carlo Barlocco, presidente di Samsung Electronics Italia. I partner del servizio sono Bnl, CheBanca!, Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, Unicredit, Mastercard, Visa, Nexi e Sia.

Nel 2017 in Italia i pagamenti digitali con carta sono aumentati di oltre il 10%

Secondo i dati del nuovo studio dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2017 in Italia i pagamenti digitali con carta sono aumentati di oltre il 10%, raggiungendo un giro d’affari di 220 miliardi di euro.

Nel settore dei New Digital Payment, riferisce una notizia di Askanews, sono proprio i pagamenti tramite smartphone e tablet pc a fare la parte da leone. Non è un caso che i Mobile Proximity Payment, i pagamenti effettuati presso i punti vendita attraverso gli smartphone,  abbiano avuto una vera e propria impennata. E nel 2017 si sono registrati oltre 70 milioni di euro in transazioni, in netta crescita rispetto ai 10 milioni scarsi del 2016. Una modalità di pagamento che nel futuro sarà sempre più utilizzata: si stima che nel 2020 la cifra raggiunta dalle transazioni elettroniche potrebbe valere dai 3,2 ai 6,5 miliardi di euro.

La cashless society renderà la gestione del denaro totalmente trasparente

“Siamo convinti che il lancio in Italia di Samsung Pay contribuirà alla trasformazione del rapporto degli italiani con il denaro in direzione di quella ‘cashless society’ di cui si parla ormai da tempo – aggiunge il presidente di Samsung Electronics Italia – e che in alcuni Paesi è già una realtà capace di apportare benefici concreti al sistema paese nel suo complesso. Grazie anche al fatto di rendere la gestione del denaro totalmente trasparente”.